- La prima preoccupazione del riformista italiano è cambiare il nome delle cose.
- Da quando mi interesso alla politica, da mezzo secolo, ho sempre sentito i politici italiani riempirsi la bocca di “si deve”. Un “si deve” quasi mai legato ad una precisa determinazione di tempo. I ministri e gli uomini politici in carica non dovrebbero mai parlare in termini di generico dover fare. “Si deve fare questo”, “si deve fare quello” è la lingua dell’uomo della strada, del singolo cittadino che invoca interventi. Il dovere del politico nelle circostanze normali è agire nell’ora presente, senza esprimere vaghi desideri, speranze, auspici o “dovere”.
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Per me i Beatles sono sempre stati pecore belanti, anche quando ero adolescente. Canzoncine per bambini, come del resto poi quelle di Battisti e di quell’ipocrita di De André. Ero esterno alla mia generazione, lo ammetto.
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Ci vorrebbe un undicesimo comandamento: non farti prete invano.
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Disse il Maestro: “Il potere sopra gli altri umani, che è ciò che l’essere umano desidera più di ogni cosa, si può raggiungere in due modi principali: mediante la ricchezza di forza o di beni materiali o mediante la povertà di forza o di beni materiali. Più sincero è il primo modo. Perché anche l’asceta che si priva di tutto può conseguire l’ammirazione dei molti, può divenirne l’idolo, e dirigerli a proprio piacimento, e mascherare come assoluta indifferenza la sua sconfinata brama di potere”.
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Anche se chi lo emana è l’uomo più povero del mondo, il potere sacro, finché è tale, attira il denaro come la calamita il ferro, come il miele le mosche.
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Una folla di persone libere è impensabile. Se sei in una folla diventi folla, perdi l’individualità, perdi te stesso, e applaudi Salvini, o Grillo, o il ducetto di turno.
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Un fenomeno di questi anni targato Facebook: l’ingiunzione di condividere.
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Si può toccare il fondo solo se il fondo esiste, ma la sua esistenza non è mai stata inconfutabilmente provata.
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Ma quanto si è lavorato nel corso dei millenni nelle curie e negli episcopati, affinché attraverso la cruna dell’ago evangelico passino anche i cammelli?
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Episcopi contra Papam pugnantes. Per un non-papista come me, che attende da sempre una riforma del papato dall’interno, il tempo presente è gioioso. Ma penso che la guerra interna alla Chiesa iniziata con l’invenzione del Modernismo da parte di Pio X, e continuata con alterne vicende passando attraverso il Vaticano II, durerà due secoli.
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La tragedia della filosofia è stata il suo divorzio dal coraggio.
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È una visione ingenua, che sento riproporre fin da quando, negli anni Cinquanta, si diffuse nelle famiglie la TV, quella di un tempo felice, pre-tecnologico, in cui le famiglie raccolte intorno al desco per il pranzo e la cena avrebbero vissuto intensi momenti di comunicazione e dialogo tra le generazioni, mentre la televisione avrebbe ucciso la conversazione. Non è affatto vero che il televisore sia causa di silenzio: guardando insieme un programma nelle famiglie nucleari moderne si comunica di più di quel che accadeva nelle antiche famiglie patriarcali contadine, in cui spesso anche i sessi erano separati, le donne silenziose servivano il cibo agli uomini, e solo il patriarca e i maggiori tra i figli maschi prendevano ogni tanto, parcamente, la parola. La cena era luogo di silenzio, non di dialogo nella civiltà contadina. E marito e moglie si parlavano pochissimo, comunicavano realmente ancora meno. E la separazione tra i sessi era visibile anche nelle chiese. Ma eterna nell’umanità è l’idealizzazione del passato.
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Il vero scontro nella Chiesa oggi è uno scontro di ecclesiologie. Chi non capisce questo non capisce nulla. Lo sapete, nevvero, che ci sono due papi viventi? Col suo ritiro, Ratzinger ha compiuto un gesto infinitamente più rivoluzionario di tutti quelli che potrà compiere Bergoglio.
- “Abbiamo diritto anche noi a una vita normale”, ripetevano i Cartaginesi assediati dall’esercito romano.
- E però una differenza essenziale c’è tra l’usare le etichette come kalashnikov e l’usare i kalashnikov contro le etichette. Tra l’usare le parole come pietre e l’usare le pietre come parole.
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Poche espressioni sono tanto fallaci quanto “farsi un’opinione”. L’opinione uno non “se la fa”: nessuno, o quasi nessuno, ha questo potere di autonomo costruttore di pensieri, per quanto volatili. Noi le opinioni le prendiamo a prestito di qua e di là, le imitiamo. Anche in questo gli umani sono mimetici. E gli “opinion maker” giornalistici sono generalmente solo maneggiatori di idee altrui, in una spirale senza fine. “Ho le mie idee”. Ma sei sicuro che siano tue? Quando te le sei fabbricate? Da chi le hai prese? “Leggi questo per farti un’opinione”. Vorrai dire: “Prova un po’ a copiare quello che scrive costui”.
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La realtà è immensamente complessa. La sua complessità genera dubbio e incertezza. Gli umani non amano vivere nel dubbio e nell’incertezza. Dunque gli umani si ritagliano piccoli frammenti della realtà, li definiscono l’unica Verità, vi si appigliano con tutte le loro forze, ed espellono e perseguitano quelli che non riconoscono lo stesso valore allo stesso frammento a cui essi hanno legato la loro vita.
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I nodi della guerra attuale sono così intricati e numerosi che chi si impegna a scioglierne uno ne aggroviglia altri. Qualsiasi posizione venga assunta, ha un risvolto di falsità, o anche più d’uno. Non c’è scampo, e non c’è alcuna giustizia possibile, perché qui il più giusto si muta in ingiusto. E’ una situazione di carattere mitologico, violento e sacrificale, che i nostri occhi di occidentali si rifiutano di vedere. Intravediamo appena i morti di Beirut, quelli africani per noi non esistono, e tuttavia siamo pronti a flagellarci per la nostra scarsa sensibilità. Mai una civiltà nell’intero universo è stata così avanzata e così ipocrita.
- A che giova chiedersi di chi siano le maggiori responsabilità,? A che serve cercare capri espiatori contro cui indirizzare la propria rabbia impotente, scagionando sempre se stessi da ogni colpa? A che serve accusare questi e quelli, quando i denti del drago sono stati da tempo seminati, e dal suolo iniziano a sorgere guerrieri? Ovunque emergeranno idre di Lerna, le loro teste tagliate rispunteranno incessantemente. Non è più il tempo di Eracle, e nemmeno dei suoi pallidi e presuntuosi imitatori: è il tempo di tragici clown.
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Sono nato in casa, estratto dal medico condotto col forcipe. Nascita traumatica, esperienza sensoriale negativa, diciamo. Poi il seno materno negato, perché non digerivo il latte umano, sostituito da quello di capra. Che non era Amaltea. Ciò non è stato senza conseguenze fisiche e psichiche: si determinarono allora i presupposti per la mia insofferenza della psicoanalisi, e la mia tendenza ad una visione seria del mondo.
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Vedo un gran dibattere sulle cause del terrorismo jihadista. C’è chi le individua nella povertà dovuta allo sfruttamento capitalistico, all’emarginazione di grandi masse, e in definitiva accusa l’Occidente; c’è chi ne incolpa l’Islam in generale, e chi mette sotto accusa gli interessi dei Paesi del Golfo, ecc. Da tutte le analisi manca il convitato di pietra: mai un’analisi dei testi fondanti dell’islamismo radicale, mai appare l’auto-comprensione dei jihadisti, non si discutono mai i loro riferimenti teorici. Come se i fondamentalisti islamici non avessero né voce né pensieri. Inquietante.
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Difficile ragionare con gente abituata al benessere e alla bambagia occidentale che all’improvviso urla il bisogno di Radicalismo e Ideali, invoca la mobilitazione contro il Male, e scambia per anelito spirituale il sussulto delle proprie interiora.
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Nessun essere umano può permanere in una condizione di empatia generalizzata con tutti i perseguitati, gli sventurati, i sofferenti e i disgraziati del mondo. Sono troppi. Non c’è sopravvivenza senza un grande oblio. Chi accusa questo e quello, o un generico “noi”, di falsa coscienza perché dimentichiamo questa o quella sventura di questo o quel popolo è, lui sì, in una condizione di falsa coscienza. Da sempre, un certo grado di indifferenza alle sofferenze degli altri è ambivalente, perché le sofferenze sono causate in parte dalla natura, in parte da altri umani: partecipazione emotiva significa dunque anche disposizione a difendere e vendicare l’altro, ed è principio anche di guerra, non solo di pace.
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Se la vita è così dura
è perché c’è la Congiura,
la Congiura Universale:
Loro vogliono il tuo male,
e programmano Invasioni,
scie chimiche, esplosioni,
e collassi finanziari,
per fregarti i tuoi denari.
Sono Ebrei e Americani,
sono Turchi e Musulmani,
sono Negri ed Emigranti,
di sicuro sono tanti,
tutto il giorno a congiurare
sopra e anche sotto il mare,
ed in mezzo c’è Big Pharma
che vuol trasformarti in tarma,
con scienziati compiacenti
che coi loro esperimenti
intontiscono le menti.
Ma tu certo non la bevi,
voti Grillo, a lui sì credi. - Pulvis et umbra sumus, et in internet navigantes.
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Per mesi quelli del PD hanno ripetuto il mantra “quarantuno per cento alle europee”. Il mio mantra è invece “quarantasette per cento di analfabeti funzionali”. Perché questo Paese sta sprofondando nell’ignoranza e nell’emotività, confuse e intrecciate insieme.
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Il Vangelo comanda di non odiare nessuno, anzi di fare del bene a coloro che ci odiano. Ma non comanda di stimare tutti nella stessa misura. Perché i talenti non sono distribuiti in misura uguale, e anche il loro uso non è lo stesso da parte di tutti.
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L’idea di “ponte” viene spesso opposta a quella di “muro”. Il ponte unisce, il muro separa. Ma ci sono separazioni buone e unioni cattive. E ci sono anche i ponti come strumento di guerra, da più di duemila anni. Ponti fissi e ponti mobili. Chi si ricorda di Caio Duilio?
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Quando si dimentica l’irriducibile complessità del mondo, ci si fissa sopra un’idea particolare, si dichiara guerra ad un Nemico in suo nome, ci si accanisce contro i suoi critici e avversari, allora quell’idea particolare perde i caratteri della razionalità, si trasforma in agente del contagio mimetico e si volge in menzogna. La sfera mediatica è impregnata di idee particolari, ovvero di menzogne in lotta tra loro.
Micronote
Micronote 49
1. L’indipendenza di uno Stato che per rimanere tale ha bisogno permanente delle armi altrui è un’indipendenza relativa, e può essere anche meramente nominale. L’integrità del vaso di coccio dipende dai movimenti del vaso di ferro. Se poi il vaso di coccio è un vasetto…– Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti». Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre». (Matteo 12, 46-50)
Ma non importa, lui non viene solo, non vengono solitudini, ma gruppi, comunità, e ovunque vadano cercano il simile. Non giungono atomi dispersi, pronti ad aggregarsi ad altre molecole di atomi differenti. Si formano aggregati di simili. Quartiere ebraico, quartiere cinese, quartiere polacco, quartiere italiano, quartiere greco, quartiere cingalese, quartiere nigeriano. Il diverso è il simile, il simile è il diverso». (John Chung, “Diversity”, 1998)
Micronote 48
1. Se un alieno mi chiedesse di spiegargli la nostra cultura, comincerei dicendogli che noi negli ultimi due secoli abbiamo prodotto una massa enorme di riflessioni sull’eros, e molto poco o quasi nulla sull’amicizia.
2. Negli anni Settanta infuriava un’epidemia di psicanalite, e io mi sono vaccinato. L’effetto della vaccinazione è permanente. Nei decenni successivi ho avuto molti contatti con la psicanaglia italica, senza riportarne alcun danno.
3. Gratta e perdi. Gratta un po’, e dal piccolo borghese italiano emerge il fascista, magari convinto di essere di sinistra o di non essere niente di preciso. No, quello di piccola borghesia è un concetto zoppicante. Sostituiamolo con ceto medio insicuro e risentito. Resta il fascismo potenziale, la fascinazione della potenza totalitaria mai sopita, il sogno di una forza che risolva i problemi con la scure.
4. L’ accettazione delle differenze pone un insolubile problema di fondazione. Dove si colloca, e come, il discrimine tra le differenze da accogliere e quelle da respingere? Perché non esiste alcuna società umana che respinga ogni differenza, e ugualmente non può esistere alcuna società che le accetti tutte. L’equilibrio, infine, mi pare stabilito di volta in volta dai rapporti di forza, secondo le declinazioni che la forza assume nei vari contesti socio-culturali.
5. Il compimento di una vita (esistono vite compiute e incompiute?) implica l’esistenza del compimento.
6. Non c’è spettacolo più deprimente di quello offerto dal piccolo borghese nord-italico, che sogna risibili secessioni indolori, e ora, impaurito di fronte a profughi e migranti perché teme di perdere il suo benessere, abbaia rabbiosamente sui social media, invocando muri e durezza, ma alla vista di un’arma qualsiasi si cacherebbe addosso.
7. Quando fanno un discorso, i politici si rivolgono alle viscere di chi li ascolta, per dirigere le sue emozioni, e additano nemici. Fanno sempre esattamente quello che un uomo saggio non deve fare. Politica e filosofia non possono convivere. I politici sono inevitabilmente gli assassini di Socrate. E nella Bibbia il fondatore della prima città, della prima polis, non a caso è Caino.
8. Il politico italiano deve ottenere i voti di un elettorato composto per il 47% di analfabeti funzionali (tra i quali, temo, anche molti politici). Questo spiega molte cose.
9. Non c’è nulla di più terribile del conflitto tra diritti.
10. Questa è una nota formale che non ha una valenza politica immediata. Quando si divide il campo tra gli umani e le bestie, si compie un atto che rimanda ad un’attitudine ancestrale, e che trova molte corrispondenze nell’antropologia. Sappiamo infatti che in molte culture tribali i membri della propria tribù venivano designati come uomini, mentre gli appartenenti a tribù vicine e rivali erano le pulci, i cani, ecc. Tale attitudine è consustanziale all’umano, e può riemergere in qualsiasi momento, in tutte le culture. Per quanto ci possa apparire spregevole e malvagio un nostro avversario, la sua espulsione verbale dalla sfera umana e il suo abbassamento all’animale è un atto culturalmente gravido di implicazioni estremamente negative, e strettamente connesso alla violenza.
11. A proposito di matrimonio cattolico, penso ai tanti casi in cui l’uomo unisce ciò che Dio voleva mantenere diviso. Voleva? A me pare che la volontà di Dio sia lo scoglio su cui si infrangono tutte le teologie, nessuna esclusa. E anche le pratiche di tutte le chiese, nessuna esclusa.
12. Un vecchio saggio è sempre e solo un saggio che è diventato vecchio. La specie è stata sempre rara, oggi appare quasi estinta.
13. Tra bontà e buonismo c’è di mezzo il mare. No: l’oceano. Distinguere è però difficile, perché la nostra è un’epoca emotiva e sentimentale.
14. Tutti gli esseri umani sono simili. In questo: mal sopportano le differenze che non sono istituite e controllate da loro stessi.
15. Tutti i cattolici integralisti che conosco spirano risentimento, livore e odio, diversamente miscelati e graduati. Hanno bisogno anzitutto di nemici da condannare, e di avere sopra di sé autorità che esercitino anzitutto giudizio e condanna. Ma questo non avviene solo nella Chiesa cattolica, è un carattere essenziale di tutti gli integralismi.
16. La casa, disse, è troppo vasta, il sole
non la raggiunge mai, la strada
empia e contorta che svanisce a volte
puoi vederla di notte scintillare.
17. Un’analisi approfondita della tanto vituperata indifferenza ne porta alla luce la natura ambivalente. Essa infatti da un lato determina disinteresse nei confronti degli altri e ripiegamento sul proprio interesse personale, dall’altro immunizza dal contagio mimetico della violenza. Questa infatti tanto più facilmente dilaga nelle società in cui sono forti i legami clanici e gli obblighi solidaristici interpersonali, le società pre-moderne, nelle quali ad esempio la vendetta per l’uccisione di un familiare, di un amico, o di un membro del clan, è un obbligo assoluto. Proprio perché in esse non vi è indifferenza, nelle società tradizionali è facilissimo che si verifichi l’offesa, che un gesto involontario venga letto come un insulto, che una parola fuori posto scateni una reazione violenta. L’indifferenza ha due volti, e noi ne vediamo solo uno.
18. Ascolto Antonio Prete sostenere che la poesia è per essenza la realtà più antitetica alla guerra. Mi dovrebbe spiegare come mai la poesia nasce come epica… Ha mai letto l’Iliade? Gli ultimi libri dell’Eneide? Il Bhagavadgītā?
19. “O voi che lodate sempre la memoria”, disse il Maestro, “sappiate che essa è il principio della riconoscenza e del pentimento, ma anche della vendetta”.
20. La memoria dei popoli è spesso come quella dei vecchi: ricordano meglio i fatti lontani, e peggio o per niente quelli vicini nel tempo. Così nella memoria dei Serbi è impressa indelebilmente la sconfitta del Kossovo (1389) e in quella degli Ungheresi la sconfitta di Mohács del 1526. Entrambe ad opera dei Turchi musulmani che si stavano espandendo verso l’Europa. Questo dovrebbe far comprendere il substrato profondo delle ansie di oggi. Se lo sguardo si ferma solo all’ultimo secolo non afferra la realtà.
21. Alcuni ormai usano liberista come insulto, altri come offesa sindacalista.
22. La legge di gravità vale anche per le nazioni. Un Paese piccolo orbiterà attorno ad uno più grande, necessariamente. E anche entro una unione di Paesi, di qualsiasi tipo sia, ve ne sarà sempre uno dotato di maggior forza gravitazionale, come la Germania in Europa. Ma attenzione alla densità, perché vi sono Paesi piccoli ad alta densità tecnologico-militare (Israele) o finanziaria (Svizzera), ecc. Catalogna e Veneto non saranno mai del primo né del secondo tipo. E non saranno mai nemmeno un Afghanistan o un Vietnam, perché sono imbelli.
23. Disse che il Diavolo ha fatto due tentativi per introdurre il caos nel mondo e sovvertire la Creazione cancellando le differenze poste da Dio. Disse che il primo lo ha fatto all’inizio, persuadendo Adamo ed Eva che potevano essere come Dio mangiando il frutto della conoscenza del bene e del male. Disse che il secondo tentativo lo sta facendo ora, persuadendo gli umani che sono animali, e che gli animali sono come loro, che non c’è nessuna differenza.
24. Non c’è niente da fare: solo ciò che è perduto è veramente bello.
25. Instancabilmente, gli psicoanalisti secernono una poltiglia di pensieri, e la offrono come pensiero. E da decenni gli occidentali la bevono.
26. Non conosco alcun critico delle certezze altrui che non ne abbia lui stesso molte e inscalfibili
27. Il se stesso, il me stesso di cui parliamo, di cui andiamo alla ricerca e che spesso difendiamo violentemente non sono che la sistemazione provvisoria di un tessuto di relazioni intricatissimo e in continuo rifacimento, e che muta i suoi colori col passare del tempo.
28. La cosa splende di una luce dura,
mentre tu sei dentro l’eterna caccia
e perdi ogni peso, ogni misura
lasci lungo il sentiero senza traccia,
l’angelo dell’autunno sulla faccia.
29. Basta con questa esaltazione a priori del nuovo e del cambiamento e del meticciamento. Perché voi li sognate indolori. Ma nella storia sono stati sempre accompagnati da lacrime, sangue e immani sofferenze. Sono inevitabili? Ma l’inevitabile non è una categoria del bello, e sovente si accompagna al terribile.
30. La polis greca non è nemmeno concepibile senza il tempio (e il sacrificio), e dunque pensare che la religione e la politica siano due realtà originariamente e per sé separate è pensare malamente. La loro separazione concettuale è un fatto storico, e per ciò contingente. A noi sembra ovvia solo perché viviamo in questa cultura e in questa epoca.
Micronote 47
1. “Per pensare davvero, cioè liberamente, occorre pensare contro il proprio tempo”. “Io, che penso jihadisticamente, penso forse contro il mio tempo?”All’obiezione degli stolti “ma allora tu perché riconosci diritti a chi non può avere doveri, come ad esempio un bambino appena nato o una persona in coma?” si risponde che quelli appartengono all’umano, non all’animale, e avranno o hanno avuto o potranno o avrebbero potuto avere doveri, perché la sfera dell’umano coincide con quella del dovere, che scaturisce dall’obbligazione, che nasce dal legame mediato dalla rappresentazione. No moral obligation without representation.
Micronote 46
1. Dico che, prima di scagliarci contro gli altri accusandoli di fabbricare capri espiatori, dobbiamo sottoporci ad un severo auto-esame per scoprire i nostri.
2. Mi ricordo nel porto di Venezia, negli anni Sessanta, i caccia della marina militare italiana Indomito, Intrepido, Impavido e Impetuoso. Forse c’era anche l’Impresentabile, ma non l’ho mai visto.
3. Oggi nel mondo occidentale si registra una chiara frattura, che vede da un lato coloro che sostengono le ragioni dell’identificazione e della differenziazione, dall’altro coloro che difendono quelle dell’unità e dell’indifferenziazione. Con una generale incapacità di cogliere la vera complessità, e le ragioni dell’altro. Ma bisognerebbe pensare, non abbandonarsi a slogan e sentimentalismi. Rispondere anche, in modo convincente, a domande come: perché dovrei preferire una società multietnica e multiculturale ad una culturalmente omogenea?
4. Il gatto mi guarda, e mi dice: “tu sei un re”. Il cane mi guarda, e mi dice: “tu sei il mio re”. Io mi guardo allo specchio e mi dico: “sono il re di me stesso, ma sto per abdicare”.
5. Non ho mai amato Pasolini: né come scrittore, né come regista, né come altro… Niente mi ha mai detto, niente mi dice. Non è un mio autore, punto. Del resto, chi può segua il suo sentiero. Il mio non ha mai intersecato PPP.
6. Mancuso e Recalcati: bella coppia di forgiatori di banalità che paiono profonde. Hanno capito che la chiave del successo per loro è quella di far in modo che il loro lettore si senta intelligente anche quando non sia tale.
7. Litania. Corrotto, corruzione, corrotti, corruzioni, corrompere corrotti, comprare corruzioni,corrompere comprati, comprare corrotti. Amen.
8. Gli umani sono esseri simbolici. I simboli per essi sono più importanti di qualsiasi cosa, ne vivono a tutti i livelli della loro vita, anche quando non lo sanno. E anche ne muoiono, ne sono morti e ne moriranno. I simboli hanno molto a che fare con l’appartenenza, l’unità del gruppo, la gerarchia e la differenziazione, senza le quali gli umani non possono vivere. Essi devono identificare se stessi, e non possono farlo se non escludendo ciò che non sono. Imitano gli altri in ciò che includono ed escludono. Io imparo quello che sono anche escludendo quello che non sono. Il “tu non sei” per il bambino è importante quanto il “tu sei”. Epica del negativo, del privativo.
9. Da un lato vi è la necessità di incanalare il risentimento sociale crescente, dall’altro disponibilità decrescente di mezzi per poterlo fare. Necessità, contemporaneamente, pena il collasso sistemico, di alimentare il desiderio nella sfera immaginale-mediatica, mentre alla maggioranza della popolazione è del tutto impossibile accedere alla realizzazione del desiderio instillato, e ne consegue una pesantissima frustrazione.
10. Lo sport è dopato, il calcio è corrotto, Il tifo è ridicolo.
11. “Perché non devo rubare, se lo fanno tutti?”. Me lo son sentito dire una volta, dal mio preside, che parlava di se stesso. La risposta a questa semplice domanda non è affatto semplice, a meno di non appellarsi alla legge divina, al Corano, ecc.
12. La verità è che i luoghi in cui appaiono entità femminili-divine sono luoghi di culto pagano.
13. Dall’entrata dell’Italia nella I GM è trascorsa 1 vita di centenario. Fu ieri. Da Waterloo sono trascorse 2 vite di centenari. Fu l’altroieri.
14. Quei meschini, gli italini,
ben si meritan Salvini.
15. Chi per meriti propri, o di altri, o per l’onnipotente sorte, abbia potuto occupare una posizione centrale, un Centro piccolo o grande da cui sia ben visibile, e percepire quindi come reale il suo valore, e ben guadagnato il luogo da cui si rivolge alle popolatissime periferie dei senza nome, dei non-riconosciuti, dei reietti che pullulano e sgomitano sui media, e sciamano per ogni dove nella società tecnotronica, disperatamente tentando di emergere a loro volta, e di essere riconosciuti, e di penetrare nel Centro e di stabilirvisi a loro volta, costui, come Eco e come ogni altro Autore, Maestro o maestrino, guarderà con stizza, rabbia o aperta ira, o con sarcasmo e ironia, la moltitudine di quelli che restano confinati nelle periferie e parlano e tessono infiniti vani discorsi, e si auto-propongono come scrittori, opinionisti e sapienti, non accettando di riconoscere la propria nullità. [Cavolo, che periodo, che bravo che sono!]
16. Un tempo le persone colte disputavano tra loro, ora si sputano addosso a vicenda. E sui social media non avvengono dispute ma scambi di sputi.
17. Stato contro Stato, Nazione contro Nazione, Stato contro Regione, Regione contro Comune, Regione contro Regione, ma tutti nell’Unione.
18. Ho sempre pensato che Vito Mancuso fosse portatore di un pensiero fortemente claudicante. Il suo punto debole è sempre stato il concetto di natura. Ascoltandolo parlare del suo ennesimo libro, emetto su di lui un giudizio definitivo: è un teologo da salotto radical-chic frequentato da signore di mezza cultura. Va bene per Repubblica, sì.
19. Patteggiamo, patteggiamo,
ed un gruzzolo teniamo,
ed il culo ci salviamo,
e fra un poco ritorniamo!
20. “Se Dio ha potuto creare l’universo dal nulla, può anche intervenire in questo mondo e vincere ogni forma di male. Dunque, l’ingiustizia non è invincibile” dice il papa nell’enciclica appena uscita. Chiunque affermi questo, dico io, deve pensarlo pensandosi contemporaneamente nei panni di un ebreo a Buchenwald.
21. Enciclica : “Per questo è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti”. (193). Questa la vedo un po’ dura.
22. Enciclica, 204: “…l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca”. Né in Bosnia, né in Iraq, né in Ruanda il massacro è nato dall’ossessione consumistica. Alle letture di Francesco e collaboratori manca Girard, senza dubbio.
23. Per la preda e il predatore,
per chi uccide e per chi muore,
per chi mangia e per chi è mangiato,
per chi prospera e per chi è malato,
per chi infetta e per chi è infettato.
24. “La mia libertà finisce dove inizia la tua”: così me l’hanno scritta nei temi centinaia di alunni. E io detesto questa frase per la sua indeterminatezza, tanto quanto l’altrettanto abusata “l’indifferenza è peggiore dell’odio”.
25. Ex comunisti ed ex fascisti uniti nell’infiammata difesa dei diritti civili e delle nozze gay: è questo il più interessante fenomeno dell’Italia di oggi.
26. Chiese il Maestro ai suoi discepoli: “Che cos’è l’uguale? Che cos’è il diverso? Quali uguali ami tu? Quali diversi? Quali differenze ami ugualmente? Quali uguaglianze ami differentemente?”
27. Favoletta rozza e reazionaria per spiegare ai bambini la differenza essenziale tra eterosessuale e omosessuale.
Tre barche in mezzo all’oceano: sulla prima tre coppie di giovani omosessuali maschi, sulla seconda tre coppie omosessuali femminili, sulla terza tre coppie di giovani eterosessuali, maschi e femmine.
I tre gruppi sbarcano su tre differenti grandi isole, molto lontane tra loro.
Dopo 50 anni, su ciascuna delle prime due isole ci sono sei scheletri, sulla terza c’è un popolo.
28. Nella nostra società l’accusa di razzismo, l’appiattimento delle argomentazioni dell’oppositore sul format razzista, è uno strumento di liquidazione dell’avversario che ha un indubbio carattere di violenza, e per dirla girardianamente, di scapegoating. Quando tu esprimi una critica all’idea di matrimonio omosessuale, puoi star certo che prima o poi, e più prima che poi, tu riceverai accuse di razzismo, gli impelagati nella psicoanalisi ti diranno che invidii il superiore piacere degli omosessuali, altri che sei preda di isterie protonaziste, ecc. ecc. Scontato che tu sia etichettato come fanatico, retrivo, ecc. E il bello è ricevere siffatte accuse, in difesa della coppia come istanza ultima, anche da quelli che negli anni Settanta erano i più accaniti smantellatori e decostruttori della coppia, del matrimonio, della stabilità affettiva, eccetera. Vedere la sinistra europea e italiana modellarsi sul radicalismo borghese che un tempo rigettava schifata è peraltro una grande soddisfazione, un piacere sublime.
29. Cantando il loro inno nazionale gli Italiani mentono. Fin da bambini. Cantano infatti una menzogna. “Siam pronti alla morte”, cantano, e non lo sono.
30. Teoria brottiana del gender (chi ha orecchi da intendere intenda): spada, genere femminile; spadone, genere maschile; daga, genere femminile; giavellotto, genere maschile; lancia, genere femminile; fioretto, genere maschile; scimitarra, genere femminile; pugnale, genere maschile; mitragliatrice, genere femminile; mitragliatore, genere maschile; arma, genere femminile, fucile, genere maschile; pistola, genere femminile; revolver, genere maschile.
Micronote 45
1. Nel paradosso la verità: la Turchia nega la storicità della espulsione-genocidio degli armeni. Perciò minaccia di espellere gli ultimi 100.000 armeni rimanenti.
2. «Io sono diverso da questa merda umana che mi circonda» dicono quasi tutti, «io sono migliore degli altri» pensa ciascuno, imitando in questo ogni altro essere umano, a esclusione di quella ridotta minoranza di auto-fustigatori che del proprio fallimento non incolpa società, politica, o potenze trascendenti.
3. Che la religione pura sia sempre soltanto un puro fattore di pace, e per sé non sia mai connessa alla violenza, è un grave fraintendimento della natura della religione. Basta leggere senza pregiudizi teologici e ideologici Giosuè, il Libro dei Giudici, i Libri dei Re, i Maccabei nella Bibbia, o il Corano, e vedere le spade attribuite a Muhammad, per uscire dall’illusione. E Gesù? Nella mia visione, lui non ha fondato alcuna religione, e molti papi invece hanno benedetto spade e lance brandite a difesa della fede…
4. Agli idioti ho chiuso la porta. Non sarà più riaperta fino alla consumazione dei secoli.
5. È saggio chi preferisce essere governato da gente corruttibile e corrotta anziché da puri e inflessibili paranoici. Perché la corruzione causa problemi e non giova al Paese, ma la paranoia è sempre causa di disastri e di distruzione. Perché il corrotto può prendere atto e pentirsi della sua corruzione, ma il paranoico non guarirà mai della sua paranoia, e anzi sarà sempre più convinto di essere puro, si circonderà di suoi simili, vorrà purificare il mondo, e non si renderà mai conto della sua follia.
6. «Mamma, cos’è un arciprete?»
«È un prete che ha tutti tutti i difetti dei preti».
7. Dalla terra Dio trasse l’uomo, dalla creta il cretino.
8. C’è chi usa gli –ismi come clave per colpire i nemici, i nemici di cui anche quelli che identificano se stessi come amanti della pace hanno un disperato bisogno.
9. Più che la l’ipocrisia che taluno imputa ai cosiddetti opinionisti, che pure è grande, opino io, la questione è quella della casualità che sta alla base del divenire un opinionista. Ovvero produttore di opinioni che avrebbero un peso superiore a quello, irrilevante, delle opinioni espresse dalla maggioranza dei concittadini, anche su questioni che non hanno il minimo rapporto con la carriera, la preparazione e il linguaggio del produttore di opinione. Per cui un oncologo discetta di costumi, un architetto di filosofia, un critico televisivo di antropologia, e così via. E cresce, naturalmente, il risentimento della massa di coloro che si sentono privati a torto di un analogo peso, e non vedono perché la loro opinione debba valere meno di quella di coloro che il caso ha impancato a opinionisti.
10. Memoria storico-familiare. Il mio bisnonno materno Gaetano Ghedina fu un fervido irredentista cortinese prima del 1918, e poi fascista. Mio nonno materno Gino Ghedina fu anche lui convintissimo irredentista, e nel 1915 rischiò la vita arruolandosi volontario negli alpini. Poi fu fascista. Suo figlio Gaetano, fratello di mia mamma, si arruolò nelle camicie nere nel 1945, e pochi giorni dopo la fine della guerra fu ammazzato dai partigiani, senza alcun processo. Il fratello di mia nonna materna, Cecco Rezzani, comandava un sottomarino che fu affondato presso Gibilterra. Per la perdita del fratello e del figlio, mia nonna Carolina morì di crepacuore. Il mio nonno paterno Elpino fu fascista fin dal 1922. Mio padre Nino non fu né fascista né antifascista, ma piuttosto un anarcoide, fu tenente di fanteria, prigioniero dei tedeschi in Polonia, si arruolò nell’esercito repubblichino e nello stesso tempo fece la talpa per i partigiani, ma più che altro fece l’italiano individualista.
11. Attualizzare la Resistenza è molto pericoloso. Ricordo i discorsi di attualizzazione che circolavano all’inizio degli anni Settanta, e i loro esiti funesti. Le resistenze sono sempre state forme di lotta armata contro eserciti occupanti. Invocare oggi una nuova Resistenza significa ignorare la differenza tra opposizione disarmata in uno Stato moderno e guerra irregolare contro una forza di occupazione. Ma si sa che oggi tutto tende a confondersi, anzitutto nel linguaggio.
12. Circolano moltissimi filosofi e filosofe, che in realtà sono solo studiosi di filosofia o filosofanti. Se la Marzano è una filosofa io sono un ornitorinco.
13. Hybris dell’umiltà conclamata, hybris della kenosi estrema: spaventose, nauseanti.
14. Tutti in Paradiso! I cani come forme animali care all’uomo, o anche gatti, cavalli, canarini, pappagalli, falchi, e tutti gli esseri che gli umani hanno amato? E quelli che hanno mangiato? E gli agnelli che Gesù stesso ha mangiato? E il vitello grasso fatto uccidere dal padre amorevole? E i pesci che Pietro pescava? E le fiere che hanno mangiato gli umani? E tutti gli altri animali, quelli che gli umani hanno combattuto, e odiato, come coccodrilli, leopardi, tigri, topi, predatori e parassiti vari? E te lo immagini l’animale in un paradiso in cui non può manifestare e realizzare la sua essenza, non può fare ciò che massimamente gli dava piacere: il cavallo che non può correre, il predatore che non può più cacciare, il leone in uno zoo spirituale? La verità è che un paradiso puramente spirituale è qualcosa per contemplativi, monaci e teologi, se lo sono pensato loro, per se stessi.
15. La mediocrità non può auto-analizzare brillantemente se stessa, altrimenti non sarebbe mediocrità. Dunque, i personaggi veramente mediocri della letteratura debbono essere esposti in terza persona, e se sono la voce narrante non scaveranno in alcuna profondità, né in se stessi né in altri. Ma proprio questo, a volte, può essere il sentiero della verità.
16. Appartengo alla piccola schiera di coloro che non amano il Piccolo Principe. Non solo non lo amo. Non mi dice niente.
17. Matrimonio omosessuale: qui sta implodendo una struttura antropica profondissima, ma la cosa viene trattata con una superficialità che sgomenta e imbarazza. Ed è significativo come una cultura che esalta il diverso in tutti i luoghi e tempi – nello stesso tempo in cui canta la lode del meticciato e ne condanna l’origine, ovvero la globalizzazione – veda il massimo (positivo) di diversità nell’amore omosessuale, là dove la differenza è più radicalmente negata, là dove non è amato il differente, ma l’uguale, quello che è sessualmente costituito nello stesso modo dell’amante.
18. È assolutamente evidente che la grande crisi che sta portando alla diffusione (in Occidente) della legalizzazione del matrimonio omosessuale è legata ad una profonda svolta culturale. Ripeto, culturale. Ad un lavorio intenso e continuo da due secoli almeno sul desiderio e sul matrimonio, il cui segno primo è stato il romanzo Le affinità elettive di Goethe, un lavorio al quale hanno contribuito, prima della saggistica, il romanzo e il cinema. Sarebbe molto interessante esaminare le origini del discorso poetico, letterario e filosofico su amore e matrimonio, che inizia nel medioevo con i trovatori, con l’assoluta negazione di ogni possibilità di coesistenza tra matrimonio e amore. Si potrebbe fare una infinità di citazioni in materia. Si pensi che anche nel Dolce Stil Novo e nella poesia cortese la donna amata non è mai né la fidanzata né tanto meno la moglie. È sempre la donna di un altro, anche per Dante. Per il semplice fatto che l’identificazione tra amore e desiderio implica che si possa amare solo ciò che non si ha, e che una volta avutolo in possesso non lo si desideri più, ergo non lo si ami più. I movimenti di una cultura non sono affatto così veloci come oggi pare, nemmeno oggi: si raccolgono i frutti di semine lontanissime. Diciamo che ci sono molti strati, e se si colgono, come si tende a fare di solito, quelli più superficiali secondo le parole di Leopardi, si erra dal vero. La liberazione del desiderio avvenuta nel secolo scorso, e la liberazione dell’amore inteso come passione avvenuta molti secoli fa, sono ancora una volta la stessa cosa: l’instabilità delle famiglie che vengono fondate sul desiderio-amore è una logica conseguenza. Intendere l’amore-desiderio come fondatore di realtà sociali quali la famiglia implica ovviamente che qualunque sia l’amore-desiderio esso sia ugualmente fondante, perché la passione non può essere discriminata, altrimenti si discrimina il soggetto amante e lo si vittimizza. Dunque anche quello omosessuale deve, per la cultura contemporanea, apparire come fondante e costitutivo di famiglie.
19. «Penso che se la moralità in Italia è tanto vulgatamente spregiata che la parola stessa moralista da noi costituisce anche per le migliori penne un quasi-insulto, allora ogni sdegno e financo ogni fremito davanti alla corruzione ovunque evidente è cosa risibile e vana», disse il Maestro.
20. Quando il concetto giuridico-istituzionale e quello comune-popolare di giustizia si allontano molto l’uno dall’altro, e il secondo non si riconosce più nel primo, allora si determina una crisi, nel senso originario del termine. Come tra Renzo e l’avvocato Azzeccagarbugli, si confrontano senza dialogo due modi di intendere la giustizia.
Micronote 44
1. Ogni Paese ha la sua feccia, la feccia non è mai un Paese.
2. Un grave problema nelle attuali democrazie, e massimamente in quelle del Sud Europa, è che anche essendo informati su quello che i candidati dicono non si è assolutamente informati su quello che effettivamente faranno.
3. Nessuna riforma della scuola, ammesso che sia realmente tale (e la Buona Scuola renziana tale non mi sembra) funzionerà mai senza il convinto sostegno di coloro sulle cui spalle dovrà marciare, ovvero gli insegnanti. Io dico solo una cosa, ovvero prima di riformare chiedetevi: tutti questi ricercatori italiani, che riescono a lavorare solo all’estero, cui si aprono le porte dei laboratori e delle università di mezzo mondo, che scuole hanno frequentato in Italia? Trovatele e premiatele, e fatene il vostro modello.
4. Gli Italiani recitano. Sempre. Tutti, come splendidamente spiegò Leopardi: e ognuno di loro è ben cosciente del fatto che tutti recitano, che tutto è teatro. Mattarella, lui, recita la parte del presidente-asceta. Salvini quella dell’energumeno. E così via, nella nostra eterna commedia dell’arte.
5. Solo idee politiche adatte a cervelli infantili ed espresse da energumeni potranno avere successo.
6. La Sinistra di tutti i paesi appare convinta che la violenza sia intimamente legata alla differenza, all’ineguaglianza e alla non-conoscenza reciproca, e che rendendo gli umani sempre più simili tra loro, con un meticciamento universale, si otterrà la pace. Una forma di accecamento illuministico radicale di fronte alla storia e al presente, che ci dicono invece che le guerre peggiori sono quelle civili, che l’odio più intenso è quello tra fratelli e parenti, che il cristiano detesta l’eretico ben più che il pagano, il vicino ben più che il lontano… Forse sciiti e sunniti non si conoscono benissimo? Forse che Russi e Ucraini sono due popoli che ignorano tutto l’uno dell’altro, e hanno religioni e costumi diversissimi? No, cari miei, quanto più due entità si assomigliano, quanto più si approssimano le loro auto-comprensioni, quanto più le loro pretese tendono ad essere la medesima, tanto maggiore la possibilità di uno scontro micidiale.
7. C’è un gravissimo complotto contro di noi. I Poteri Forti vogliono tenerci nascoste le prove del fatto che siamo idioti.
8. Dai grillini ai militanti dell’ISIS l’ossessione della purezza costituisce un continuum, con gradi diversi, senza salti.
9. Pensare che il conflitto tra umani sia sempre generato dalla scarsità delle risorse, e che un’equa distribuzione delle stesse scongiuri la violenza, è una grande ingenuità. Il desiderio umano, infatti, è infinito, e nessun oggetto finito lo può saziare. Ma ciò che gli umani bramano più degli oggetti è il potere, e il potere tende per sua natura alla non-condivisione: tende, viceversa, ad infinitizzarsi. E mentre io non posso godere se non in piccolissima parte di una ricchezza smisurata, nondimeno la ricerco: non per se stessa dunque, ma per il potere e il prestigio che mi conferisce, e dunque per una forma di relazione agli altri umani. Di contro, il potere è goduto tutto, per quanto grande sia, perché è insieme, dialetticamente, tutto nella relazione e tutto nella immediata presenza. Ed è questo anche il motivo per cui l’umano con molta maggior pena rinuncia al potere, e molto più facilmente alla ricchezza, e messo di fronte ad un’alternativa radicale, sceglierebbe quello. Perché Dio non è onniricco, ma onnipotente.
10. Il filosofo che fa il filologo è un’aquila che si spenna col suo becco.
11. Temo che molti pensino che l’unica Buona Scuola sia una scuola morta.
12. L’isteria collettiva sui social media: passa senza sosta da un oggetto all’altro. Dalle scie chimiche all’olio di palma. Moderno il mezzo, arcaico il terrore del maleficio, dell’avvelenamento, degli untori che si aggirano tra noi.
13. Insopportabile retorica degli uomini che l’8 marzo scrivono cose dolciastre per compiacere le donne: miseria dello spirito, spirito della miseria.
14. Gli Italiani sono un popolo debole, e per questo sono affascinati da un tipo di uomo politico che le nazioni civili disprezzano: l’energumeno.
15. In Europa i popoli si dividono in due categorie: quelli che possono vantare nella propria storia una grande vittoria militare in una decisiva battaglia contro un forte nemico, e quelli che non la possono vantare. I primi sono orgogliosi di sé, i secondi di sé hanno una bassa stima, e la mascherano in vari modi. Noi italiani apparteniamo alla seconda categoria.
16. Da un lato l’Imbonitore da mercato all’aperto, col suo codazzo di Garzoni e Ancelle saputelli e arroganti, dall’altra il giovane Energumeno, l’anziano Maniaco Sessuale, e la coppia di Esaltati dalle arruffate chiome. Questa, in breve, è la situazione politica italiana.
17. In Italia le forme superficiali sono eternamente mutevoli, mentre la sostanza reale permane, sempre identica a sé stessa. Così la scuola, così le tasse, così tutto. Res manet, nomina semper mutantur.
18. Il bene tende alla contemplazione più che all’azione, il male all’azione più che alla contemplazione. I malvagi sono più operosi dei buoni.
19. «E oggi l’ortodossia gay è una delle ideologie più soffocanti e feroci». In un certo senso quanto scrive Loquenzi è vero, ma isolare la questione omosessuale è fuorviante. Sempre gli umani hanno bisogno di capri espiatori e di feticci. Al massimo possono invertire le parti, e il perseguitato diventa persecutore. Oggi, se affermi di essere contrario ai matrimoni gay negli ambienti culturalmente alti rischi il linciaggio. In ogni caso, la ideologia gay va compresa in un quadro più ampio: Politicamente Corretto, animalismo, antisionismo, anti-occidentalismo, antiamericanismo, vegetarismo ecc. ecc., pur essendo fenomeni diversi fra loro e spesso conflittuali, si possono capire nella loro essenza solo all’interno della cultura vittimaria-vittimista che si è stabilmente radicata in Occidente, per la quale sempre e ovunque esiste una spaccatura netta tra carnefici e vittime. E la Vittima si sposta: dall’ebreo al nero al palestinese all’islamico alla donna al gay all’animale alla pianta alla natura… Solo il maschio occidentale eterosessuale adulto non di sinistra non viene annoverato tra le vittime, di conseguenza viene collocato tra i carnefici, almeno potenziali. Figurarsi uno come me, che è anche cacciatore, e che mangia agnelli e capretti.
20. Se il bullismo su vasta scala è legato a particolari condizioni sociali e culturali, e se—come penso—queste condizioni andranno accentuandosi nei prossimi anni, insieme al crescente risentimento sociale che circola mediante i social media, il bullismo crescerà inesorabilmente. Nessun intervento pedagogico potrà fermarlo, perché la pedagogia dominante è parte del problema, e perché i suoi stessi presupposti sono erronei, come dimostra ampiamente la condizione della scuola italiana contemporanea.
21. Noi Italiani siamo l’unica nazione coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale che pensi di averla perso-vinta.
22. Un uomo sposa un uomo e vuole diventare padre. Questa per me è follia. Ce ne sono molte altre di follie al mondo, tu dici? Vero, ma il fatto di avere compagni nella follia non ti rende meno folle. Non sei d’accordo con me? Pazienza, io la penso così, e non posso altrimenti: è l’individualismo moderno, bellezza.
23. È un grave errore pensare che si possa “insegnare a pensare” ai ragazzi delle scuole prescindendo da quello che è pensato. È la solita fede tecnicista dei contemporanei, in simbiosi col terrore di un indottrinamento da parte dei docenti (l’unica forma di manipolazione delle menti temuta da una società nemica del pensiero critico). Si può apprendere a pensare solo mediante il contatto con un pensiero, che non esiste al di fuori del suo contenuto. C’è un unico metodo per insegnare a pensare: mostrare ai discenti il proprio pensiero in atto. L’illusione di una metodologia pura è una pura illusione.
24. I libri sono milioni, i romanzi da leggere sono una moltitudine che si accresce di anno in anno. Il tempo è poco. Non ho mai letto un libro di Baricco, e non ne leggerò mai. Mi basta averlo sentito parlare una volta in TV per escluderlo dalla mia casa. Vale per molti altri scriventi, del resto.
25. L’abbassamento costante del livello intellettuale e culturale della classe politica italiana è del tutto evidente. Un Faraone sottosegretario all’Istruzione è quasi un’oscenità. E tuttavia, se il livello culturale del PD renziano è basso (una Picerno nel vecchio PCI sarebbe stata impensabile, se non come valletta alle feste di partito), quello degli oppositori è scoraggiante. Quello dei 5 Stelle e della loro base, poi, è vicino al semi-analfabetismo. Questi decenni di smantellamento della scuola italiana non sono passati invano.
26. Nichilismo e desiderio smodato di fama danzano spesso insieme. Ogni umano è definito umano dalla sua spinta verso il Centro, che è sempre già occupato e respinge gli aspiranti verso la periferia. Qualcuno il Centro lo vede vuoto, occupato dal nulla, e vi si precipita, per farne parte. Ma solo perché quel nulla è il Centro. E l’atto dell’annullamento garantisce fama, il tuo nome irradiato dal vuoto centrale alla più lontana periferia. Come fece Erostrato, annichilendo il grande tempio di Efeso nel 356 AC, perché il suo nome risuonasse nel mondo. La cancellazione della sua memoria, che i giudici greci decretarono, per lui non funzionò, e il suo nome è pronunciato ancora. Tutti quelli che annientano se stessi in modo clamoroso hanno Erostrato in una delle camere segrete e impenetrabili della loro mente.
27. Poiché ci è impossibile appurare come stiano veramente le cose nei molti diversi campi in cui ci muoviamo dentro questa società complessa, dalla scienza all’informazione, dalla politica alla vita quotidiana, non ci resta che compiere continui atti di fiducia, nei confronti di coloro – istituzioni e persone – che ci sembrano esserne più degni. L’uno si affiderà a quelli, l’altro a questi, in base alla propria personalità e cultura. Un criterio assoluto di veridicità non lo abbiamo, e le passioni e gli istinti ottenebrano e dirigono i nostri giudizi. Scegliamo il verosimile, ma questo varia da te a me. Perché il nostro non è un mondo di pure pulsioni, ma di rappresentazioni: infinite, scambiabili, falsificabili e menzognere. Questo ci rende umani. Per questo tu credi che le Due Torri se le siano buttate giù gli Americani, e io no, per questo tu odi Israele, e io no.
28. Dunque, poiché tra le nostre leggi manca il crimine di tortura, ci sono solo quello di lesioni gravi, tentato omicidio, ecc., allora un poliziotto potrebbe massacrarmi impunemente? Ma massacrare una persona è tortura? Pensavo che la tortura fosse una cosa più raffinata.
29. Infine era necessario che i mostri concepiti fossero anche partoriti, e così è avvenuto, secondo necessità. Il generante guarda con orrore il generato, ma non comprende la causa del parto, non riconosce l’origine del seme.
30. Da bambini credevano a Babbo Natale, da adolescenti all’esistenza degli alieni, da adulti alle scie chimiche e relativi complotti: Sono fra noi, sono i Babbei.
Micronote 43
1. Il problema non è l’opulenza in sé, ma la sua relazione alla povertà, ovvero il donde derivi quell’opulenza, e se alla sua radice vi sia o non vi sia la miseria di qualcuno. Del resto il “guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione” mica l’ha detto Savonarola, e per quanto si stiracchino interpretazioni e si forzino le parole di Gesù, starà lì fino alla fine dei tempi.
2. L’inflazione delle parole, la gigantesca bolla verbale che si è formata nella nostra epoca nel mondo occidentale, non ha alcun precedente storico. Mai le parole hanno avuto così scarso valore, mai il singolo individuo ha avuto la certezza che qualunque cosa dirà nessuno lo prenderà davvero sul serio, nessuno attribuirà al suo discorso il suo reale significato, tutti minimizzeranno, celieranno, non ascolteranno. Dal papa al più umile essere umano: il valore comunicativo della parola è quasi nullo, essa tende ad essere, al massimo, mero slogan. Mentre il mondo islamico davanti alle gesta dell’ISIS nella sostanza tace. Che vi sia un nesso?.
3. Vorrei sapere se i cattolici tradizionalisti e i loro amici ritengono che i papi siano scelti dai conclavi su ispirazione dello Spirito Santo, oppure no. Se lo ritengono, vorrei sapere perché hanno questo atteggiamento molto negativo verso Bergoglio. Si è papisti solo se il papa piace?
4. Il papismo è questo: il successore presente del Pietro romano comanda, tutti gli altri nella Chiesa monarchica obbediscono. Nella successione dei successori romani di Pietro cambiano gli orientamenti, l’imperium non muta mai, può variare solo la forza con cui viene maneggiato. Questa è la sua struttura, e finché si rimane nel papismo ci saranno quelli che apprezzano maggiormente un papa rispetto ad un altro, che temono le conseguenze del governo di questo o di quello, ma potranno condurre solo battaglie oblique, semicoperte, ovvero sostanzialmente ipocrite. Almeno in Italia..
5. Sembra che per alcuni ci sia in giro un sacco di comunisti. Io non li vedo proprio, ma forse perché penso ancora che dietro le parole vi debba essere un significato, e che con le parole si formino concetti. Ma per comunista cosa si intende oggi in Italia? Uno che lo è stato in anni lontani? Che so, come Giuliano Ferrara? Allo stesso modo si dovrebbe dare del socialista a Brunetta, a Cicchitto…
6. Penso che la stragrande maggioranza di quelli che credono nelle scie chimiche ritenga che la fonte di ogni male dell’Italia presente sia l’euro..
7. In una società estremamente complessa come la nostra, nessuno può avere una reale competenza in tutti gli ambiti, in cui pure deve prendere delle decisioni, come quella del voto politico. Ne consegue che quasi ovunque noi agiamo e pensiamo sulla base di continui e rinnovati atti di fede, assegnando o negando fiducia a questo o quello, sulla base di ciò che ci appare come orizzonte di plausibilità…. Ad esempio, ai miei occhi, a causa dei miei orientamenti culturali, della mia formazione, e di coloro che assumo come credibili e degni di fiducia, le cosiddette scie chimiche sono una bufala situata al di là di ogni orizzonte di plausibilità per chi non sia un idiota (nel senso originario e non strettamente clinico-primo-novecentesco del termine)..
8. Posta la necessità di distinguere concettualmente islamici e islamisti, Islam e islamismo radicale, si può essere islamismofobi e non islamofobi, essere anti-islamistici e non anti-islamici?
9. “Solo l’ateo uccide in nome di Dio”. Quali bestialità vengono dette e scritte in questi giorni! Dunque erano atei i crociati, atei i seguaci di Maometto lanciati alla conquista, atei Giosuè e i suoi che sterminavano i Cananei… No, veramente non ci siamo. Il mondo ha ben conosciuto atei che ordinavano e pianificavano massacri, ma lo facevano in nome della razza, della rivoluzione, dello stato. La verità è che ogni essere umano, religioso o meno, deve confrontarsi con la violenza, il sacro, e le loro innumerevoli metamorfosi. In questi giorni, poi, è un dovere pensare molto e parlare poco, perché la ragione fugge dagli animi eccitati..
10. “La violenza non paga mai!” Ma cosa dite? Farneticate? I grandi imperi, le grandi civiltà, e il nostro stesso attuale benessere, sono stati costruiti pacificamente? Sarebbe meglio dire che la violenza non paga a tutti. Paga, e molto, ai vincitori..
11. Una domanda tuttavia mi inquieta: se l’ISIS realizzasse un solido Stato, questo tra qualche anno apparirebbe molto differente dall’attuale Arabia Saudita? Risponda chi sa..
12. La confusione tra critica e satira è spaventosa, un segno del declino della ragione europea. Quella che chiamano satira di solito è vacua e superficiale, spesso ignobile e disgustosa. Quanto al preteso diritto di blasfemia, mi pare coincidere col diritto di sputare su quello che per altri è la cosa più cara, o il senso stesso della vita. Sputate pure dunque, deformate, trasformate quelli che odiate in mostri o creature ripugnanti, espelleteli dall’umanità con le vostre vignette, e siate felici. Ma quale grande battaglia avete mai vinto coi vostri sputi colorati? Ma a questo misero ornamento dell’oscurità, oggi sacralizzato dalla morte, non si contrappone nulla di luminoso, si oppone la micidiale serietà dei folli con le bandiere nere. In questo, e nel fatto che la satira in Europa goda di tanto prestigio, e tenda addirittura a sostituire la ragione politica, così che alla sovrana Economia dominante l’unica alternativa sono le sue pernacchie, è visibile in pieno la nostra attuale miseria..
13. Della barbarie saudita, di quello stato islamista che ha sequestrato anche La Mecca, quanto poco si parla. Sono alleati dell’Occidente, infatti, col pugnale dietro la schiena.
14. Facebook ha il merito di evidenziare quante persone si ritengano estranee alla massa, libere da condizionamento, esenti dai fenomeni di pensiero collettivo obbligato, e in grado di pensare autonomamente – essendo invece pienamente massificate, irrimediabilmente condizionate, pure particelle di pensiero collettivo, e totalmente confinate all’esterno del pensiero critico. In altre parole, umani ignoranti convinti di sapere, il cui pensare è il mero guscio del risentimento che li divora.
15. Dunque: se in giro c’è molto fuoco, e io mi penso libero e voglio affermare la mia libertà, vi lancerò benzina o acqua? This is the question.
16. Se cominciassero a distinguere arabo e islamico avrebbero fatto un bel passo avanti. Ma niente. Sono arrivato alla conclusione che l’informazione in Italia è gestita da qualche furbo e da molti idioti.
17. Prognosi: indifferenziazione crescente, impulsi mimetici massivi, capri espiatori come funghi dopo una pioggia di tardo agosto.
18. La struttura dell’informazione contemporanea inevitabilmente spinge i papi viaggiatori alla loquacità. Ma per sua natura questa stessa informazione ritaglia semplici segmenti di discorso e li consegna al circuito globale. Attorno a quei segmenti si generano vortici comunicativi che alterano il senso generale delle argomentazioni originarie. Ma questo i papi comunicatori non possono non saperlo. Come non possono non sapere che ogni loro parola verrà soppesata, usata e strumentalizzata. Ma rimangono loquaci, sono sempre più loquaci, e il processo appare inarrestabile.
19. I leoni, le tigri e gli altri animali in circhi e zoo stanno male? Cosa bisogna farne? (E i delfini nei delfinari?). Da bambino adoravo i numeri di circo con tigri e leoni, di acrobati e pagliacci non ne volevo sapere. In realtà, porsi il problema se gli animali stiano bene o male (cosa che solo la specie umana fa) è anch’ essa una forma di antropocentrismo: in ogni caso quel che dovrebbe essere bene o male per l’animale lo decidiamo sempre noi, interpretando la realtà secondo i nostri parametri, in modo diverso a seconda delle culture e dei tempi.
20. L’illusione di essere un diverso, uno fuori dagli schemi, addirittura “uno che pensa contro la propria epoca”. Chi è pervaso da questa illusione mi fa una certa tenerezza, come tutti i cultori del proprio più o meno evanescente ego, come tutti gli umani dunque.
In secondo luogo, quelli che dicono che “i Greci” si sono espressi in un certo modo ignorano che Tsipras è stato comunque scelto da una minoranza degli elettori, il 36%. Quindi è stato non-votato dal 64%. Senza contare gli astenuti e le schede bianche o nulle. Ma questo è un problema di tutte le democrazie, e più in profondità è un problema del linguaggio.
22. Basta uno Tsipras, e gli orfanelli di sinistra, soprattutto quelli attempati, sentono spirare in sé l’aura dei beati elisi.
23. Ricordi infantili: quando uno o più prendevano in giro, deridevano o insultavano altri ragazzini, finiva quasi sempre a botte. La derisione per natura (umana) precede lo scontro fisico, e ha in sé un anticipo di violenza. Ignorare la derisione di cui si è oggetto, fare finta di nulla, è un’arte che si impara crescendo, in alcuni ambienti culturali, non certo in tutti, anche nell’Occidente contemporaneo. In alcuni contesti, se ti deridono e tu non reagisci sei giudicato un vigliacco. Diciamo che nella quasi totalità delle culture umane vi è un controllo della derisione, più o meno complesso e articolato, finalizzato alla regolazione della violenza che ne può scaturire.
24. Come mi immagino un girone infernale? Popolato da demoni autistici, a basso funzionamento e iperattivi.
25. Quando esigere che i debiti siano pagati diviene impossibile, quando riscuotere un credito è un miraggio, quando chi è in credito passa per oppressore, ogni fiducia nei rapporti tra persone, gruppi e nazioni tende a dissolversi, e il caos avanza.
26. Vi sono affamati di assoluto che finiscono per trovarlo come cenere, e nella loro illusione gli innalzano templi dentro di sé, e nel loro orgoglio convocano incessantemente altri ad adorarlo. Cioè ad adorare loro e la loro cenere.
27. Qualsiasi sia il livello culturale medio di una nazione, essa avrà sempre la sua plebaglia.
28. È mai esistita una società complessa e stratificata in cui la prostituzione non esistesse?
29. Per la prima volta nella storia la potenza egemone nell’Europa centro-occidentale non è quella dotata–attualmente–delle armi più distruttive e dell’esercito più forte.
30. L’Italia è demograficamente ansimante. Paese di vecchi. Tuttavia siamo attualmente 60 milioni. Facciamo finta che il trend delle nascite sia positivo: quanti milioni di persone potrebbero abitare decentemente il nostro ristretto territorio senza farlo collassare? 80? 90? 100? Dal punto di vista economico-demografico è ipotizzabile e auspicabile in Italia una crescita indefinita della popolazione?
31. Al caos delle parole e al vuoto dei concetti seguirà necessariamente il caos delle azioni.
32. La stragrande maggioranza degli Italiani è vissuta negli ultimi decenni nell’illusione di una pace perpetua, senza porsi mai seriamente il problema di chi e che cosa avrebbe dovuto garantirla, rifiutandosi di ragionare di eserciti e armi, e vedendo anzi le armi stesse come il diavolo. Una maggioranza degli Italiani, perché una minoranza, a destra come a sinistra, ha sempre considerato lecito un certo uso delle armi (per la nazione, per la classe, ecc.). La maggioranza, fossilizzata dietro la falsa idea di un ripudio assoluto della guerra nell’art. 11 della Costituzione – il ripudio c’è, ma è condizionato, altrimenti non avrebbe senso un esercito italiano, né il “sacro dovere” di difendere la patria (art. 52) – ha semplicemente girato la testa dall’altra parte, come se pace, tranquillità, benessere economico, ecc. ecc. fiorissero spontaneamente e non dentro un recinto difeso dalle ferrate legioni imperiali.
33. Vorrei suggerire ai Governi occidentali, che sembrano non aver capito ancora niente: appena si verifica un attentato islamista, un omicidio o una strage in nome del Profeta, schierate uomini armati a protezione delle sinagoghe e dei principali luoghi ebraici, per favore. Perché sempre il fanatico islamista dopo aver ammazzato un cristiano o un ateo cercherà inevitabilmente l’Ebreo.
34. Quelli che chiacchierano di islamismo radicale e di ISIS ripetendo come un mantra che “la religione non c’entra” sono creature della notte in cui tutte le vacche sono nere. Sono convinti che la religione sia uno strumento della politica, della religione hanno un concetto meramente strumentale. Religione come epifenomeno dell’economia, del rapporto tra classi, patologia psichica transeunte, ecc. ecc., tutta la panoplia concettuale prodotta da qualche secolo di illuminismo superficiale. Occorrerebbe guardare il mondo anche con lo sguardo dell’altro, un altro che è veramente altro, non un medesimo travestito. Per il Califfo e i suoi adepti la realtà è rovesciata rispetto alla nostra: per loro la politica è uno strumento della religione. Il progetto del Califfato è quello dell’instaurazione globale di quest’ordine di valori. La stragrande maggioranza di politici e intellettuali d’occidente non è attrezzata per comprendere questo.
35. La non-mediazione è la natura stessa dell’ISIS, la sua essenza profonda. Il suo successo, la sua forza propulsiva ed espansiva, ciò che fa andare i suoi guerrieri alla morte, che infonde in loro un coraggio sconosciuto agli occidentali, è proprio questa non-mediazione, che per loro ha il nome di Allah. Questo è anche, esattamente, quello che attrae sotto le bandiere nere giovani di ogni estrazione sociale e culturale. Se l’ISIS abbracciasse una qualche forma di mediazione (qual è ad esempio la via diplomatica, in cui i nostri uomini politici continuano ad avere fiducia), perderebbe ogni attrattiva perché verrebbe meno alla sua intima ragion d’essere, e si sgonfierebbe. Ma non lo farà mai. L’ISIS non è uno tra i tanti gruppi islamisti, è una cosa nuova: non può trattare, ma solo combattere e uccidere, questo occorre averlo sempre ben presente. L’ISIS è la guerra santa, e come un magnete attirerà a sé elementi da ogni parte del globo, e spento da una parte si rianimerà da un’altra. Sarà una guerra lunghissima, pervasiva e devastante. Ma voi pensate al campionato di calcio, bravi ragazzi.
36. La rimozione della guerra da parte della coscienza nazionale italiana (chiamiamola così) è arrivata a tal punto che nemmeno la guerra partigiana è stata chiamata tale, ma lotta partigiana, come le lotte operaie combattute senza armi.
37. In tutto il mondo, e massimamente in Italia, appare sottovalutato l’immenso potere della Cialtroneria, alla quale moltissimi sono segretamente affiliati.
38. Giochetti di parole. “Democrazia è una parola greca, aiutiamo la Grecia!”. Se è per quello, anche oligarchia, demagogia e tirannide sono parole greche. Finiscono male quelli che danno se stessi in pasto ai nomi.
Micronote 42
Micronote 41
1. Purtroppo non esiste la coscienza in sé, uguale per tutti gli individui in ogni tempo e luogo. Le coscienze si formano fin dall’infanzia, nella famiglia, nella scuola, e nelle relazioni. Le coscienze non producono spontaneamente etica come le api secernono il miele. E in una società in cui tutti i punti di riferimento stanno crollando è inevitabile che venga a mancare un’etica comune di riferimento. In altre parole, siamo spacciati.
2. Un postulato: qualsiasi terapia dell’autismo venga offerta alle famiglie, per quanto bislacca e priva di evidenza scientifica e di seri fondamenti sperimentali, troverà sempre un certo numero di sostenitori convinti, appassionati, e talvolta fanatici. Vale per tutte le terapie, per tutte le ricette, per tutte le fedi.
3. La verità fondamentale del Cristianesimo è questa: il fatto di amare quelli che stanno per crocifiggerti non gli impedirà di crocifiggerti. Il Cristianesimo consiste nell’amare quelli che ti crocifiggono, e nel perdonarli perché non sanno quello che fanno, non nel dire che in fondo tutti sono buoni e basta accogliersi e parlarsi. Per questo, il Cristianesimo è umanamente impossibile.
4. Nelle polemiche sulll’art.18, si vede all’opera il pensiero riduzionista, che ha un disperato bisogno di ridurre le cause ad una, possibilmente legata ad un capro espiatorio da dare in pasto alla massa. Purtroppo la realtà è complessa e “strikes back”.
5. Mai dal secondo Ottocento si sono viste in Occidente tante barbe (in tutte le fasce d’età, quella sessantottesca era generazionale). Basta guardare i maschi della pubblicità: gli sbarbati sono una infima minoranza. E il motivo è chiaro: nell’indifferenziazione odierna la barba è l’unico elemento sicuramente maschile interdetto alle donne. Almeno a quelle che vogliano restare tali.
6. La crisi educativa del nostro Paese è tutta qui. L’assenza di una cultura della responsabilità. Dio chiede a Caino “Dov’è tuo fratello?”, noi rispondiamo “Sono forse il guardiano di mio fratello?”. Che nel linguaggio corrente equivale a: “Chi se ne fotte?”
7. Vedendo quel che accade in Senato, ascoltando le voci dei senatori, le volgarità e stupidaggini che escono dalle loro bocche, e guardando i loro gesti infantili e volgari, non si può non pensare che l’unico argomento che si addice loro sia il calcio. Infatti non percepiscono nemmeno la differenza tra il luogo in cui stanno per mandato elettorale e quello cui è diretto il loro vero interesse. Essi sono, anche in ambito politico, puri tifosi, e in questo sono degni rappresentanti di un popolo che ha perduto ogni dignità e ogni moralità.
8. Berlusconi, Grillo, Renzi: tre differenti incarnazioni della menzogna organica, che il sistema Italia produce senza sosta.
9. La cultura radical-borghese è incredibile: decenni di lotte per disgiungere amore e matrimonio (la tomba dell’amore) e per demolire l’ideologia della famiglia, e ora lotta per garantire ai gay il diritto che il loro amore sia riconosciuto col matrimonio. C’è da perdersi.
10. Anche al di fuori di un contesto religioso dichiarato, sempre gli umani cercano senza sosta nuove colpe e responsabilità di altri umani.
11. Il nostro mondo mediatico-immaginale penalizza severamente la serietà, escludendola – come “seriosità” – dall’ambito del visibile, ed esalta acriticamente, di contro, da un lato la leggerezza, e dall’altro, perversamente e con falsa coscienza, la crudeltà. Lo sanno bene anche i tagliatori di teste del Califfato.
12. La sconcertante sensazione che qualcosa nella Chiesa non vada, nel profondo. Questi preti che si danno un gran da fare, che muovono mari e monti, forse alla fine incontrano sempre lo spirito di Mammona.
13. Ci sono i club “Forza Silvio” e i fan inneggiano a Silvio, Matteo, ecc. È lo spirito dei tempi. Le bariste sconosciute dicono “ciao” al cliente sessantenne… Lo chiamo “il mondo della falsa prossimità”.
14. C’è un oscuramento generale della razionalità politica, e la legge è un fantasma irreale che si evoca a proprio piacimento. Marino incarna lo spirito relativistico e pressapochistico dell’Italia di oggi. Alla fine in questa prospettiva prevale la forza.
15. Se nessuna cultura umana è superiore alle altre o migliore delle altre, ma si può parlare solo di differenze, questo deve valere anche rispetto al passato, e si deve affermare che la cultura greca, basata sulla schiavitù e sulla subordinazione della donna, era diversa dalla nostra, ma non inferiore. Lo stesso per la cultura del nostro medioevo. Lo stesso per la cultura islamica. Ma se è così io ho tutto il diritto di dire che preferisco una società in cui il matrimonio tra persone dello stesso sesso sia ritenuto un abominio, perché se non esiste migliore e peggiore, ma solo differente, ogni scelta è possibile e lecita. Io invece penso che la categoria peggiore-migliore sia inevitabile, e che il pensiero attuale su questi temi sia sostanzialmente auto-contraddittorio e aporetico.
16. Bisognerebbe trattare la scrittura di poesie come si trattano i reati, e parlare di presunta poesia e presunto poeta, finché non sia passata una generazione, diciamo.
17. Un fenomeno interessante da numerosi punti di vista (antropologico, sociologico, ecc.) che riguarda i social media è questo: l’emergere di una massa di persone che, non sapendo nulla di alcuna materia, ed essendo totalmente inconsapevoli della propria abissale ignoranza e dei propri limiti umani e caratteriali, si accaniscono a discutere di ciò che non conoscono, si impancano a maestri, e impartiscono lezioni al mondo pontificando di questo e di quello, e soprattutto esprimono un insano irreprimibile bisogno di denunciare e linciare capri espiatori di ogni sorta. I social media sono la più potente struttura ideata dagli umani per far circolare il risentimento generando rivalità. Non è detto che questa funzione sia a priori negativa.
18. La tragedia dell’umanità è qui: che per salvare l’umanità dall’orrore a volte bisogna combattere e uccidere.
19. Trovatemi un ordinamento giuridico nel quale l’amore tra due persone sia condizione necessaria perché possano contrarre matrimonio. Non lo trovate? Dunque il matrimonio non si fonda sull’amore.

