MUSA

musa

Dei mille uccelli se si leva il canto 
dalle tue rive lungo il fiume, vita
d’ogni parola che nasce poesia,
ci smarrisce la luce della via.

E sospende una luce severa
sulle strade deserte di luna
chi ricerca una mano: nessuna
testimone incosciente della sera.

Torna dell’usignolo il canto atroce
che ci dilania l’anima, sonante
da una riva del fiume. O l’atra foce
delle delizie, la tua vita persa!

Sebbene si allunghino i giorni
tu musa lunare non siedi
a suonare il tuo flauto oscuro
mentre sogno lontani ritorni.

E così ti si muta anche il mio lutto,
fatto sorriso dalla tua distanza,
nella distolta immagine che forma
me prigioniero dell’assiduo flutto.

Disegno di Giuseppe Ghedina (1825 – 1896)

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La mia religione 11

Brotture

paralitico

Καὶ ἔρχονται φέροντες πρὸς αὐτὸν παραλυτικὸν αἰρόμενον ὑπὸ τεσσάρων. καὶ μὴ δυνάμενοι προσενέγκαι αὐτῷ διὰ τὸν ὄχλον ἀπεστέγασαν τὴν στέγην ὅπου ἦν, καὶ ἐξορύξαντες χαλῶσιν τὸν κράβαττον ὅπου ὁ παραλυτικὸς κατέκειτο. καὶ ἰδὼν ὁ Ἰησοῦς τὴν πίστιν αὐτῶν λέγει τῷ παραλυτικῷ· τέκνον, ἀφίενταί σου αἱ ἁμαρτίαι. Ἦσαν δέ τινες τῶν γραμματέων ἐκεῖ καθήμενοι καὶ διαλογιζόμενοι ἐν ταῖς καρδίαις αὐτῶν· τί οὗτος οὕτως λαλεῖ; βλασφημεῖ· τίς δύναται ἀφιέναι ἁμαρτίας εἰ μὴ εἷς ὁ θεός; καὶ εὐθὺς ἐπιγνοὺς ὁ Ἰησοῦς τῷ πνεύματι αὐτοῦ ὅτι οὕτως διαλογίζονται ἐν ἑαυτοῖς λέγει αὐτοῖς· τί ταῦτα διαλογίζεσθε ἐν ταῖς καρδίαις ὑμῶν; τί ἐστιν εὐκοπώτερον, εἰπεῖν τῷ παραλυτικῷ· ἀφίενταί σου αἱ ἁμαρτίαι, ἢ εἰπεῖν· ἔγειρε καὶ ἆρον τὸν κράβαττόν σου καὶ περιπάτει; ἵνα δὲ εἰδῆτε ὅτι ἐξουσίαν ἔχει ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ἀφιέναι ἁμαρτίας ἐπὶ τῆς γῆς– λέγει τῷ παραλυτικῷ· σοὶ λέγω, ἔγειρε ἆρον τὸν κράβαττόν σου καὶ ὕπαγε εἰς τὸν οἶκόν σου. καὶ ἠγέρθη καὶ εὐθὺς…

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Il gigante sepolto

Per il Nobel a Ishiguro.

Brotture

26225748Un romanzo difficile da etichettare, un sottile gioco letterario e una splendida narrazione è Il gigante sepolto di Kazuo Ishiguro (The Buried Giant, 2015, trad.it. di S. Basso, Einaudi 2015). Ambientato tra Sassoni e Britanni in un’epoca immediatamente post-arturiana, ha qualcosa del romanzo storico, e la presenza di orchi, folletti e di un drago ne potrebbero fare un fantasy. Ma gli elementi fantastici non hanno in fondo qui un ruolo davvero importante. Folletti, orchi e lo stesso drago da un lato sono molto carnali – c’è, tanto per dire, un orco che muore per aver mangiato (cruda) una capra avvelenata, e una spada affilata e un po’ di coraggio sono sufficienti a tenere a bada le creature non umane, e lo stesso drago, il drago-femmina Querig, quando alla fine appare è assai malandato e prossimo a morire, come un qualsiasi animale, di vecchiaia. Vecchio è il drago…

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Catalogna

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Fioca appare sui media la voce dei Catalani che non vogliono l’indipendenza e che non condividono l’avventurismo del loro governo regionale. In queste situazioni pre-caotiche la voce più forte è sempre quella degli estremisti e dei semplificatori a oltranza. Chi è deciso trionfa, anche se è in minoranza, hanno sempre pensato fascisti e comunisti. Anche perché – eredità romantica ancora attiva nelle menti europee – chi è deciso per dono divino interpreta ed esprime la volontà del popolo. E il popolo catalano vorrebbe l’indipendenza, anche se al referendum ha partecipato solo il 38% degli elettori… Qui la democrazia formale è andata a farsi benedire, insieme alla sostanza. Perché la sostanza della democrazia sta nella forma in cui viene esercitata, e non nella mistica del popolo. Quando si irride alle forme e alle garanzie dello stato liberale, si apre la strada alle baionette.

Sorgo rosso

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Se uno dei caratteri fondamentali dell’epica è la smisuratezza dei personaggi, la presenza di eroi che sono tali non per l’elemento morale ma per il loro oltrepassare le dimensioni consuete dell’umano, Sorgo rosso di Mo Yan (scritto nel 1988) è un grande testo epico. Questa sua natura epica emerge anche nei particolari minimi, non solo nelle battaglie tra cinesi e “diavoli” giapponesi invasori, ma anche in quelle tra ragazzi armati di bombe a mano e legioni di cani mangiatori di cadaveri, e in molto altro. Tutto qui è smisurato, a cominciare dall’oceano di sorgo, pianta semi-divina che offre cibo, vino, materiale da costruzione, e il cui colore richiama quello del sangue, che nel racconto scorre copioso. L’epos emerge negli aspetti minimi, ed un esempio formidabile è quello della cena dell’eroe centrale, Yu Zhan’ao, in una bettola in cui lui, affamatissimo, vorrebbe mangiarsi una bella porzione di quell’animale che sta bollendo in una pentola, spargendo intorno un invitante profumo: un cane. Ma l’oste gli vuol dare solo la testa, perché il resto è già prenotato dal grande bandito Collo Macchiato. Quindi:

“Yu Zhan’ao, seppure a malincuore, dovette piegarsi. Afferrò con una mano la tazza e con l’altra la testa del cane, bevve un sorso di vino e diede un’occhiata agli occhi della bestia che, sebbene cotti, apparivano ancora furbi e feroci, poi con l’animo di chi è stato trattato ingiustamente diede un morso mirando al naso: l’aroma era delizioso. Affamato com’era, non poteva certo fare il difficile, inghiottì gli occhi del cane, ne succhiò il cervello, masticò la lingua, e mangiò la carne del muso vuotando la tazza del vino. Fissò poi l’ossuto cranio della bestia, si alzò e ruttò”. (p.131)

È un libro per spiriti forti, non per mammole, diciamo.

 

La mia religione 10

Brotture

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Ὀψίας δὲ γενομένης, ὅτε ἔδυ ὁ ἥλιος, ἔφερον πρὸς αὐτὸν πάντας τοὺς κακῶς ἔχοντας καὶ τοὺς δαιμονιζομένους· καὶ ἦν ὅλη ἡ πόλις ἐπισυνηγμένη πρὸς τὴν θύραν. καὶ ἐθεράπευσεν πολλοὺς κακῶς ἔχοντας ποικίλαις νόσοις καὶ δαιμόνια πολλὰ ἐξέβαλεν καὶ οὐκ ἤφιεν λαλεῖν τὰ δαιμόνια, ὅτι ᾔδεισαν αὐτόν.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

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VERITÀ DEL POST

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POST VERITÀ, VERITÀ DEL POST. Pseudo-concetto ridotto ad etichetta che si può appiccicare ovunque, quello di “post-verità” sfiora il ridicolo. Quasi tutti quelli che ne discettano nei media non hanno mai affrontato quello della verità. Dunque, al massimo potrebbero affrontare il tema della verità dei POST. E quello della verità dei post è connesso alla loro brevità. Oggi nessuno legge un post se è lungo. Ma “lungo” significa eccedente le due righe. E anche due righe possono veicolare un concetto troppo arduo per la maggioranza degli abitatori dello spazio virtuale. Il POST di per sé, come forma comunicativa, tende dunque a distruggere la stessa percezione della brevità e della lunghezza su cui è stato costruito il tessuto delle relazioni che chiamiamo DEMOCRAZIA, che si fonda sul confronto delle opposte ragioni e sulla loro mediazione dialettica, che come sede principale ha i PARLAMENTI. Quello italiano sta diventando sempre più un luogo in cui non si parla, ma si abbaia. In questo processo distruttivo il fratello minore del post, il TWEET, è ancora più efficace.
La verità del post è la mimesi conflittuale radicalizzata e scatenata.

La mia religione 9

Brotture

guarigione suocera di Pietro 1

ἡ δὲ πενθερὰ Σίμωνος κατέκειτο πυρέσσουσα, καὶ εὐθὺς λέγουσιν αὐτῷ περὶ αὐτῆς. καὶ προσελθὼν ἤγειρεν αὐτὴν κρατήσας τῆς χειρός· καὶ ἀφῆκεν αὐτὴν ὁ πυρετός, καὶ διηκόνει αὐτοῖς.
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

Simone Pietro ha una suocera, quindi è sposato. Gesù fonda la sua Chiesa su di un uomo sposato. È del tutto evidente come il celibato ecclesiastico appartenga alla storia della Chiesa cattolica occidentale come un accidens (se pur di forte spessore, e ricchissimo di implicazioni socio-culturali) e non come elemento essenziale della fede. Degli altri apostoli nulla emerge dal Nuovo Testamento circa il loro essere sposati o meno. E non emerge per il semplice fatto che, di fronte a Gesù, essere sposati o no non ha alcuna importanza. La cosa evidente, infatti…

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NON PER SOGNARE

non per sognare

Non per sognare l’anima di un falco
o per vivere l’attimo del fuoco
che nella notte seguace ti sprofonda
o consumato ti abbandona esanime
là dove l’acqua in gorghi più profonda
attira a sé te, nel suo nerume,
ma per soffrire strade senza lume
ti sono date e ansia senza fine
e un desiderio che non placa il canto
di veraci sirene lungo il fiume.