FINI DEL MONDO

 

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Sono alla mia terza Fine del Mondo. La PRIMA è stata quella che mi terrorizzava nei primissimi anni di catechismo, negli anni Cinquanta: quella che poteva arrivare all’improvviso, da un momento all’altro, anche di notte, accompagnata dal terribile Giudizio Universale. Per cui bisognava essere assolutamente buoni e non cattivi, sennò si sarebbe finiti per sempre tra le fiamme dell’Inferno, in mezzo ai diavoli. La SECONDA Fine del Mondo è stata quella degli anni Sessanta, che incombeva a causa della Bomba Atomica. Ero alle medie, quando la Crisi di Cuba, con le navi russe cariche di missili che si avvicinavano all’America, terrorizzava me e i miei compagni: pensavamo che il mondo potesse finire da un momento all’altro. E ora sono alla TERZA. Dopo Diavoli e Atomo, l’Anidride Carbonica. Mi entusiasma meno delle due precedenti, diciamo. Sembra che tutti abbiano bisogno della Fine di Qualcosa.

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Viaggio di nozze

Brotture

mod1Per la prima volta in vita mia leggo il mio primo libro di un autore poco dopo che gli è stato assegnato il Nobel. È Patrick Modiano. Ne leggerò altri, perché questo romanzo (Voyage de noces, 1990, riedito da Frassinelli nel 2014 nella traduzione di L. P. Caruso) mi è molto piaciuto. Narrazione frammentata, con intreccio di piani temporali, Viaggio di nozze ha un tono malinconico e crepuscolare, quello delle cose che finiscono.  La vita del personaggio che narra è sospesa, tra un passato ormai senza valore e un futuro vacuo, e le altre vite narrate appaiono anch’esse sospese, frammenti di un tutto che stenta a ricomporsi. Con l’eccezione della vita compiuta della protagonista femminile, suicida a 45 anni, di cui il narratore cerca di recuperare qualcosa, di esplorare il poco che si può riattingere. Non si tratta tuttavia di un testo nichilista, si avverte una profonda, sebbene controllatissima…

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CHE COS’È IL POPULISMO.

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di Fabio Brotto

Per capire cosa sia il populismo, dovete guardare gli ultimi due video di Salvini. Nel primo il capo assoluto della Lega si mostra come mangiatore di Nutella. Il messaggio è: sono uno come voi, come tutti quelli che spalmano Nutella, un italiano come tanti altri, non uno di quelli dell’élite. Un popolano.
Nel secondo video, che risponde in modo geniale alle critiche rivolte da molti politici e giornalisti al primo, Salvini, il Capitano, il Salvatore dell’Italia dall’invasione, il potentissimo capo della Lega e potentissimo Ministro dell’Interno, è davvero uno del popolo. Lo sfondo qui è la parte più importante, conta molto più delle parole. Si intravedono palazzoni con tanti appartamenti, finestre, luci accese e luci spente: insomma, la vita ordinaria, quella della gente semplice alle prese coi problemi di tutti i giorni, in un quartiere anonimo, uno tra tanti. Un quartiere abitato da quella gente comune che quelli di prima tenevano a distanza. Siamo agli antipodi dei palazzi e delle ville di Berlusconi, l’alleato storico che sogna di diventare di nuovo alleato del Capo. Il Miliardario e il Popolano, in fondo però qualcosina in comune devono pure avercela avuta, o no? La risposta è semplice: dal punto di vista formale, entrambi hanno operato una rottura delle mediazioni tipiche della democrazia liberale occidentale. Entrambi si rivolgono direttamente alla gente, al popolo, come, del resto, i grillini fanno coi loro cittadini. Il POPULISMO è questo: il capo del popolo, in quanto è uno del popolo, incarna il popolo, è il popolo. Di conseguenza, trascina il popolo. L’azione di trascinare il popolo in greco si chiama demagogia.

MIGRAZIONE

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Fabio Brotto

Leggo e ascolto spesso le argomentazioni degli intellettuali di sinistra “pro immigrazione” (definizione banale e imprecisa, ma funzionale), e noto in esse un pilastro duplice, sempre presente ma contraddittorio. Infatti, si dice continuamente che “la migrazione è una ONDATA INARRESTABILE”, contro la quale non valgono muri e filo spinato, per cui si può al massimo regolarla (se è un'”ondata inarrestabile”, non vedo come sia regolabile, perché per regolare occorre parzialmente arrestare, e arrestare come?). D’altro lato, si ripete che ogni allarme, ogni timore di fronte all’invasione è infondato, perché non c’è NESSUNA INVASIONE, come dimostra il calo del numero degli sbarchi. Ora, è chiaro che ONDATA e INVASIONE sono sinonimi, e se non c’è l’invasione non c’è neppure l’ondata. Se si dice, di contro, che l’ONDATA c’è, ma non si è ancora abbattuta su di noi, allora questo non tranquillizza chi ha paura dell’INVASIONE, perché questa è in ogni caso imminente. Concludendo: l’argomentazione pro migranti dei “progressisti” non si può reggere su questi due pilastri contraddittori, che sono piuttosto degli slogan. E con gli slogan Salvini e i suoi sono più bravi.

 

Renzi e PD

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RENZI & PD, un’analisi sintetica e fredda
di Fabio Brotto

Mi pare chiaro che Renzi non può né intende sparire dalla scena politica italiana, e mi pare altrettanto chiaro che, per varie e concorrenti ragioni, non può rimanere nel PD. Il PD è condannato all’estinzione, o ad una riduzione ai minimi termini, salvo imprevisti, che nella storia sono assai frequenti. Renzi certamente punta a far sua quella parte degli elettori di Forza Italia che, nell’eclissi di Berlusconi, sfuggono, per la loro natura di borghesi moderati, alla presa dell’estremismo antieuropeo e russofilo di Salvini. Bisognerà vedere quanti sono. Temo che non siano molti. In ogni caso, Renzi abbandona la Sinistra e si presenta come un Macron italiano. Ma proprio qui emerge un piccolo problema: per vincere oggi nelle democrazie occidentali, massmediocentriche e percorse dall’onda continua dei social, occorre che gli elettori, ammesso che esista davvero quella platea a cui Renzi pensa di riferirsi – in questo caso la borghesia, i ceti medi produttivi, ecc. – ti percepiscano come “novus”. E Renzi ha questo difetto: sarebbe percepito come un ritorno di quello che c’è già stato, e che molti italiani hanno odiato. Non funzionerà. Per sconfiggere il salvinismo e il grillismo occorre una novità vera, che all’orizzonte non si vede, per quanto potente sia il cannocchiale che usiamo.

Bruciali, ragazza, bruciali!

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Fabio Brotto

CROCIFISSI E INCENDIATI, durante la manifestazione degli studenti. L’atto di bruciare l’immagine di qualcuno lo costituisce come nemico radicale, ed esprime nel modo più violento possibile il desiderio del suo annientamento. Forse l’intenzione degli studenti non era quella di inscenare una simbolica crocifissione, ma la disposizione delle braccia dei due manichini è eloquente. Ed è notevole il fatto che a dare fuoco ai due sostituti simbolici delle persone reali di Salvini e Di Maio siano delle ragazze: dai tempi delle BR sappiamo però che il genere femminile non è affatto estraneo per natura alla violenza politica. Questa immagine non mi piace per nulla, proprio per il fatto che addita nel modo più efficace la pericolosissima china sulla quale sta avviandosi l’Italia. I linciaggi simbolici tendono a scatenare effetti mimetici che possono essere fulminei. E’ un brutto momento.

Aborto e papa

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Fabio Brotto

Il papa condanna quello che chiama “aborto terapeutico” mettendolo sullo stesso piano di un omicidio commissionato per “risolvere un problema”. Mi soffermo su un aspetto della sua argomentazione.
Se un figlio con gravissime malformazioni, e malattie incurabili, e destinato ad una vita di gravi sofferenze, e ad una morte precoce, fosse da considerare un dono di Dio ai genitori, dono fatto allo scopo di farli uscire dal loro egoismo e approdare ad una totale donazione di sé, come sostiene il papa, allora Dio farebbe ciò che nessun uomo dovrebbe mai fare, cioè considererebbe una persona (il figlio) non un fine, ma un semplice mezzo. Il male del figlio finalizzato al bene dei genitori: il che è mostruoso. Ma, alla radice, è l’attribuzione di tutto quello che accade alla “volontà di Dio”, ciò che necessariamente porta a queste mostruosità.

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Dirò solo che al godimento che sempre mi procura la lettura della prosa di Blumenberg qui si unisce quello che provo ogni volta in cui mi imbatto in un autore che metta in luce le debolezze del freudismo e la precarietà delle radici (ormai marce, anche se nessuno se ne vuole accorgere) della psicoanalisi. Che a questa manchi poi il “pendant” della psicosintesi è una deliziosa affermazione che si legge a pag. 363.

Fabio Brotto

L’AMANTE

Brotture

AMANTE

L’AMANTE

di Fabio Brotto​

Nell’alto cielo ai limiti di sera
l’inerzia che ogni giorno lo consuma
si fa corposa.
L’alta mancanza, spaziale frutto
già consumato ai limiti del giorno,
non lo riposa.
Brevi in silenzio sono andati gli anni.

Incomprensibile frutto di vita
prigioniero dei molti anni,
ora la carne è pronta a coglierti
ma lo spirito è vecchio, vecchio, vecchio.

Illuminazioni rapsodiche offendono
il limite corposo delle cose
che gli son care.
Offesa resta l’incapacità di dire
il tremendo profumo delle rose.

Tremano i vetri delle grandi case
carezzati dal sole del tramonto
pallido e strano
e sui prati si destano miriadi
e aprono le orecchie della sera.
Per questo stesso istante ti lasciavo
molti anni fa, né più ti ho vista, amica,
e ancora resta il tremore del futuro
che incarnava i fantasmi che amavo.

Come dell’usignolo il canto atroce
si spande dagli alberi del fiume,
così trapassa…

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