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Dirò solo che al godimento che sempre mi procura la lettura della prosa di Blumenberg qui si unisce quello che provo ogni volta in cui mi imbatto in un autore che metta in luce le debolezze del freudismo e la precarietà delle radici (ormai marce, anche se nessuno se ne vuole accorgere) della psicoanalisi. Che a questa manchi poi il “pendant” della psicosintesi è una deliziosa affermazione che si legge a pag. 363.

Fabio Brotto

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L’AMANTE

Brotture

AMANTE

L’AMANTE

di Fabio Brotto​

Nell’alto cielo ai limiti di sera
l’inerzia che ogni giorno lo consuma
si fa corposa.
L’alta mancanza, spaziale frutto
già consumato ai limiti del giorno,
non lo riposa.
Brevi in silenzio sono andati gli anni.

Incomprensibile frutto di vita
prigioniero dei molti anni,
ora la carne è pronta a coglierti
ma lo spirito è vecchio, vecchio, vecchio.

Illuminazioni rapsodiche offendono
il limite corposo delle cose
che gli son care.
Offesa resta l’incapacità di dire
il tremendo profumo delle rose.

Tremano i vetri delle grandi case
carezzati dal sole del tramonto
pallido e strano
e sui prati si destano miriadi
e aprono le orecchie della sera.
Per questo stesso istante ti lasciavo
molti anni fa, né più ti ho vista, amica,
e ancora resta il tremore del futuro
che incarnava i fantasmi che amavo.

Come dell’usignolo il canto atroce
si spande dagli alberi del fiume,
così trapassa…

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Assunta

assunta

Fabio Brotto

L’umile Maria gradualmente nei secoli assunse il carattere di Iside, la grande Dea Madre celeste, col manto azzurro e la corona di stelle. Certamente il monoteismo ebraico-cristiano non ammette in Dio il genere, poiché Dio non è né maschio né femmina. Però l’incarnazione del Cristo avviene mediante una donna, ma si realizza nel maschio Gesù. Sicché la natura umana assunta in Dio con Cristo è la natura umana rappresentata dal maschile. E il recente dogma cattolico dell’ assunzione in cielo di Maria in qualche modo sembra correggere lo sbilanciamento. Lo squilibrio però rimane: per Maria non ci può essere adorazione ma solo venerazione, e l’Assunta non impedisce alla Chiesa cattolica di rimanere una istituzione governata dal maschile. Le donne restano escluse dal sacerdozio con l’argomentazione che Gesù scelse come apostoli solo uomini e non donne. Quanto al cielo, domandate a un prete cosa sia: avrete in risposta frasi fatte e parole quasi senza senso. Chiedetelo ad un fedele qualsiasi, e in risposta avrete balbettamenti. In realtà, al fedele medio del cielo non importa nulla, altrimenti dedicherebbe alla sua conquista un impegno almeno pari a quello che dedica a difendere il proprio conto in banca, se ce l’ha. Se non ce l’ha, dal cielo si aspetta solo aiuto e grazie per gli affanni della vita presente.

Pena di morte

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Fabio Brotto

Per molte ragioni, che qui non espongo, sono personalmente contrario alla pena di morte. Di conseguenza, non mi dispiace che l’attuale papa abbia corretto la dottrina cattolica tradizionale su questo punto. Tuttavia, sono interessanti le modalità con cui la Chiesa svolge la sua argomentazione del “non cambiamento dottrinale”, cioè della fedeltà alla tradizione. Vale in molti campi. Basta andarsi a leggere il Sillabo e confrontarlo con l’attuale dottrina corrente per vedere i mutamenti clamorosi: vedi la libertà di stampa e di religione, là condannate ora affermate come valori. Perché il punto è: se la Chiesa di volta in volta si adegua, interpretandolo, allo spirito dei tempi e ai suoi valori, perché il singolo credente non dovrebbe sentirsi del tutto libero di fronte al Magistero? Forse oggi non sarei un buon cattolico se fossi a favore della pena di morte, e nell’Ottocento, quando ancora il santo papa Pio IX firmava condanne, sarei stato pessimo cattolico se fossi stato contro la pena di morte? Finiamo nel relativismo storico, è evidente. Negli anni intorno al 1960, non millenni fa, il frate domenicano L. Bender, scriveva: “La dottrina tradizionale della Chiesa è che la pena di morte non è contraria alla legge divina, ma neanche è richiesta come necessaria da questa legge: la sua necessità dipende dalle circostanze. Un buon cattolico può sostenere in base a diverse circostanze e valutazioni delle medesime la pena di morte o la sua abolizione, ma non può arrivare a dire che l’infliggere questa pena sia una violazione del diritto naturale” (Dizionario di Teologia morale, ed. Studium, voce “pena di morte”). Ora la pena capitale è esclusa in ogni caso. Direi che con Bergoglio siamo in una prospettiva vicina al Modernismo, della qual cosa mi rallegro, anche se vedo emergere contraddizioni insanabili. Ma da anni ormai io sono al di fuori della Chiesa Cattolica…

 

RAZZISMO

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Fabio Brotto

Se ne parlerà sempre di più. Perché esistono costanti storiche e modelli che, con mutamenti superficiali e innumerevoli varianti, si ripetono. Parlo sine ira et studio, come uno che non si entusiasma all’idea del melting pot e di fantastici paradisi di meticciamento, come uno che da tempo sottolinea criticamente l’estasi della non-identità, la voluttà dello sradicamento, in cui si culla tanta intellettualità progressista e di sinistra, affetta da un insanabile ideologismo vittimario. Io vedo un’Italia auto-indulgente, lamentosa, e pronta a scaricare la responsabilità dei suoi fallimenti su capri espiatori: da Bruxelles ai migranti. Questa Italia non è affatto vaccinata contro il razzismo: del resto, le leggi razziali del 1938 mostrano chiaramente come nessuna educazione cattolica di per sé contrasti il virus, e oggi l’Italia è un Paese cattolico solo parzialmente, e sostanzialmente pagano (qui c’è continuità, pagano lo era anche nel 1938). Penso che i fenomeni di natura razzista aumenteranno di numero e forse di intensità col crescere numerico della popolazione di origine africana. Nessuna predica moraleggiante potrà modificare gli orientamenti profondi della popolazione: questi potranno mutare sulla distanza di anni, e non è detto che avverrà in meglio. Anche perché al momento i giornali e i media in generale non sembrano comprendere (in alcuni casi lo comprendono benissimo) quanto conti il linguaggio che si usa, e quanto potenti siano le influenze che si riversano sui cervelli di una popolazione che legge sempre meno libri e in cui cresce a dismisura la percentuale degli analfabeti funzionali.
Guardate infine quel manifesto elettorale democratico del 1869. Dice che la piattaforma elettorale del Partito Democratico è a favore dell’uomo bianco, mentre quella del Partito Repubblicano è a favore dei negri. Semplificazioni deprecabili? Non che gli slogan delle ultime elezioni italiane fossero molto meglio… #razzismo

Un vuoto

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Fabio Brotto

Seduti per il picnic, sparo a me e a Guido una foto con la macchinetta retroversa, e colgo il suo movimento continuo anche da seduto. Rivolgo in me un pensiero, con varie implicazioni: caro Guido, dopo 20 anni di vita insieme, questo di sicuro posso dire: che per me resti un essere insondabile, di cui capisco forse l’1%. Chiunque sostenesse di “capirti” (io non lo sostengo, e penso che questo si possa estendere a molti nella tua condizione di autismo a basso funzionamento) azzarderebbe un’affermazione senza senso. Si potrà forse stabilire un rapporto con te, provare dell’affetto e percepire in te qualcosa di simile all’affetto quando tu dai un bacio, ecc., ma anche quando si riesce a trovare un modus vivendi, e si conoscono un po’ le tue modalità di agire e reagire, rimane fuori quasi tutto. Rimane fuori l’essenziale per gli umani, ad esempio, qualsiasi racconto. Non solo non ti posso raccontare una storia, ma non ti posso nemmeno chiedere “cos’hai fatto oggi?”, “Ti è piaciuta la gita?”. Tu non puoi raccontare nulla, non puoi dire nulla, e per te il racconto di un altro non ha senso, perché nessun discorso ha senso. La nostra reciproca comprensione di umani si fonda sulla possibilità di scambiarci parole sul passato comune, a cominciare dal minimo di informazione, del tipo “ho camminato molto e sono stanco”. E in te c’è quest’abisso vuoto, questa carenza abissale. Chi discute sulle differenze tra l’autismo a basso e ad alto funzionamento si affacci su questo abisso vuoto, e su tutte le sue conseguenze esistenziali, per favore.

ULTIMO VINO

ULTIMO VINO

di Fabio Brotto

Anche se tu non vuoi svuotarti
sarai svuotato, sarai calice infranto.
Anche se non vuoi restringerti, sarai ristretto.
Diventerai tu ombra di un’ombra,
luce pallida su foglie gocciolanti nel crepuscolo,
sogno di un insetto vagante tra le pietre,
muschio che nessuna aurora tinge.
È questo il canto delle Esperidi,
le navi sono partite nell’ora inattesa
e tu sulla punta estrema di scogli inesistenti
cerchi una vela, immagine che ti sigilli il cuore,
tardi, tardi ormai, anche per l’ultimo vino.

 

EROSTRATO

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I libri ricordano ancora, dopo migliaia di anni, il nome di Erostrato, un uomo che non valeva nulla, ma acquistò la fama dell’eterna infamia, che è pur sempre fama, per un unico atto criminoso: l’incendio del sacro tempio di Artemide ad Efeso nel 356 A.C. La fama nei secoli significa il massimo di centralità, di distinzione dalla massa oscura di coloro di cui il tempo annienta ogni ricordo. Un’aspirazione condivisa da larga parte degli umani: divenire immortali, essere ricordati per sempre. I gesti “folli” hanno dietro di sé un incentivo che non è affatto folle. E stimolano la tendenza mimetica insita in tutti gli umani. Tendenza al Centro, luogo dell’annientamento sacrificale e insieme del Sacro e del Potere, e pulsione mimetica irresistibile: la radice dell’umano è qui.

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