EPOS

epos

di Fabio Brotto

Dura materia l’alta mente pose 
quando durava il vento delle cose
e di rose suonava alta la guerra.
Ora molle ti sciogli nella terra.

L’Essere unito in sé contento giace.
Giace. Il riposo eterno è il solo sogno.
Anime disfiora nella pace.

Immagine: disegno di Giuseppe Ghedina (1825 -1896)

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(E)MIGRANTI

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Questione di prefissi. Avete notato il diverso lessico? Quelli di destra parlano sempre di IMmigrazione e di IMmigrati (solitamente clandestini), quelli di sinistra di migrazione  e di migranti. Certo non è un caso, come non è un caso che ben pochi parlino di Emigrazione e di Emigranti. La cosa può essere considerata sotto diversi punti di vista, e qui ne richiamo solo uno.
Secondo me, la destra usa il suffisso IN perché il suo sguardo è concentrato sul territorio-comunità-cultura da difendere: gli IN-migrati sono coloro che sono entrati nel nostro spazio (e non dovevano farlo), in sostanza sono invasori da controllare e respingere. La sinistra, di contro, vede con sospetto tutto quello che ruota intorno a identità e radici, e ama il mutamento, il meticciamento, il cambiamento e la sovversione. Scomparso il proletariato marxiano, essa ne cerca un sostituto, e lo trova nelle masse dei migranti. Senza IN, perché essa ama il movimento, non lo stabilirsi, il fissarsi entro confini, il radicarsi. Ma anche senza E. Per opposte ragioni, destra e sinistra hanno bandito la parola Emigrazione. Quella E rimanda infatti all’origine, ad una radice che né la destra né la sinistra vogliono vedere e davvero comprendere.

Sogno americano

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Nei primi 45 giorni del 2018, nelle scuole statunitensi sono già avvenute 18 sparatorie. Nicholas Cruz, diciannove anni, è l’autore dell’ultima, ma ce ne saranno ancora e ancora: è evidente che non basta la disponibilità delle armi a causare le stragi, occorre una pulsione omicida, e questa sembra abbondare negli USA. E anche è evidente che nel mondo non esiste nulla di paragonabile alle scuole americane, e che in nessun luogo del mondo, che non sia zona di guerra, andare a scuola è più pericoloso che negli USA. Precisiamo: primo, non sono affetto da antiamericanismo; secondo, non provo orrore per le armi: il mio primo fucile da caccia l’ho avuto a 18 anni. Nondimeno, il Sogno Americano lo lascio volentieri a qualcun altro.

Allodola

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Quando l’allodola vedo battere
gioiosamente l’ali incontro al sole,
ed ecco s’oblia e si lascia cadere
per la dolcezza che le giunge al cuore,
ah! sì grande invidia mi prende
d’ogni essere ch’io veda gioire,
ch’è meraviglia se tosto
il cuore dal desio non mi si strugge.

Così nella celeberrima canzone del trovatore Bernart de Ventadorn, XII secolo. L’allodola (Alauda arvensis) nell’immaginario umano è uccello solare, piccolo cantore che si leva sopra i campi inebriato dal proprio stesso canto. E io in tale atto nella mia vita ne ho viste e udite centinaia. Le sue uova sono deposte al suolo, e lì le cova. E io un’allodola in cova non l’ho mai veduta.
(Illustrazione di Walter Linsenmaier per il primo volume de Les oiseaux nicheurs d’Europe, Zurigo 1966, dedicato all’ordine dei Passeriformi).

Postverità e altri enigmi

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Mi ha sempre stupito l’uso corrente del mito greco di Narciso, il giovane il cui desiderio è proiettato unicamente su se stesso, tanto che l’unica cosa che l’innamora è la sua stessa immagine riflessa. Il Narciso mitico non cerca di suscitare, in alcuna forma, il desiderio altrui, tanto che non cura minimamente quello della ninfa Eco, che finisce per consumarsi d’amore. Non è un caso che nella seconda delle tre dissertazioni di cui si compone il libro di Maurizio Ferraris, intitolata Dal capitale alla documedialità, il filosofo si imbatta in Narciso trattando del bisogno di riconoscimento, senza il quale l’attuale sviluppo dei social sarebbe del tutto incomprensibile.
«… non c’è nulla di più erroneo (e, come spesso accade, di pesantemente moralistico) dell’interpretazione dei selfie come narcisismo. Narciso si specchiava e si appagava di questo. Chi si fa un selfie, invece, lo fa per pubblicarlo, e il suo obiettivo non è affatto l’autoappagamento, bensì il riconoscimento da parte del massimo numero possibile di altri esseri umani. Più che un piacere, abbiamo a che fare con un dovere, stretto parente di quella responsabilità che (…) indicavo come un carattere fondamentale degli umani: pubblicare la propria foto, non diversamente dal rispondere alla perentoria domanda “dove sei?”. Non è autoappagarsi narcisisticamente, bensì rispondere a una ingiunzione sociale». (pp. 107 -108)
Le prime due dissertazioni hanno più il carattere della pars destruens, e come tali sono sapide, pungenti e comunicative. La terza, intitolata Dalla postverità alla verità, per essere pienamente apprezzata richiede al lettore un di più di preparazione filosofica (comunque, leggere il libro senza sapere nemmeno lontanamente cosa siano ermeneutica, filosofia analitica, ecc. non è possibile).
Seguire una intelligenza di prim’ordine alle prese coi caratteri fondamentali della nostra epoca è un piacere intellettuale profondo. L’ho provato con questo libro, e ne godo ancora.

 

Micronote 67

gufin

  1. LA. Al cognome di una donna io continuerò a premettere l’articolo la. Lo so che questo mi fa apparire arretrato e protervo, ma tant’è. E, per addurre un esempio, dichiaro che nulla, né uomini né dèi, né demoni né eroi né ninfe, mi porterà a leggere un libro della Ferrante.
  2. AMORE. La distinzione tradizionale tra amore e innamoramento è necessaria, ma insufficiente: oggi la cultura occidentale tende a pensare l’amore tra due persone nei termini di un innamoramento prolungato, senza fine, ovvero come passione permanente – anche nel matrimonio – ed è questo il punto critico e paradossale.
  3. PACE. Questo so, che pensare una pace perpetua garantita per sempre ad una parte di mondo (L’Europa Occidentale) è mera insensatezza.
  4. MACELLAI. Macellai intellettuali fanno a pezzi i problemi complessi e danno le frattaglie in pasto alla massa furente.
  5. MITI. I miti e i sogni sono il carburante per le macchine del consenso.
  6. ENTI. L’Italia è quel paese in cui le istituzioni vengono chiamate col nome filosofico di enti. Per la qual cosa, appare giusto che le province oggi stiano sulla sottile soglia che divide l’essere dal non-essere.
  7. DIALOGO. Se un dialogo autentico è possibile solo quando ciascun interlocutore è aperto alla verità dell’altro, ovvero ad una ricerca comune, allora è impossibile se un interlocutore si sente graniticamente certo della propria verità. A maggior ragione se la certezza granitica è di tutti. Per questo, quando ci sono dogmi non c’è mai dialogo, ma al massimo trattativa, che spesso viene chiamata dialogo, ma è un’altra cosa: e spesso è un semplice armistizio.
  8. CONSUMISMO. Spesso chi condanna il consumismo pretende di essere dalla parte dell’emancipazione femminile, e non coglie affatto il nesso storico tra i due fenomeni. L’emancipazione femminile ha come presupposti: civiltà industriale, capitalismo (anche di stato, come nei paesi comunisti), consumismo. Il resto è vaniloquio.
  9. MAGO. Da un lato gli Italiani sono emotivi (e direi quasi affetti da disturbo bipolare), dall’altro sono convinti che il corso delle cose sia determinato e governato in modo sostanziale dalle parole, alle quali si affidano, pensando che il mutarle senza sosta adottandone sempre di nuove modifichi profondamente la realtà. Ma questa, al fondo, è una concezione della realtà nei termini della magia. E infatti gli Italiani in politica cercano sempre il Mago. E il Mago si incarna sempre di nuovo: in figure di duce, di energumeno, di piacione, di guitto, e così senza fine.
  10. BELLEZZA, DESIDERIO. La bellezza è nella perdita, la bellezza suprema e schiacciante è nella perdita per sempre. Per questo l’esperienza estetica della bellezza è sempre estatica, ti proietta fuori dall’esser-presente, in un luogo metafisico senza tempo dove tutto è trasfigurato, e al tuo ritorno in te è seguita da una lacerante nostalgia. E il desiderio presuppone l’assenza, se non c’è assenza non c’è desiderio, poiché nessun umano desidera ciò che già possiede.
  11. EDEN. La sofferenza dei viventi è iscritta nell’ordine del mondo fin dalla sua fondazione. Ammesso che si possa parlare propriamente di ordine.
  12. MODELLI. Tutto fluttua, ma non totalmente e sempre in tutti. Da ciò che è pensiero comune e che pur mutando ci avvolge, ci si può disancorare solo in parte. Parliamo la lingua comune, altrimenti non potremmo nemmeno discutere. E quella lingua non l’abbiamo creata noi. Anzi, il nostro io è frutto di processi che lo trascendono totalmente. Il suo spazio è limitato, ma può essere allargato. Gli strumenti per l’allargamento non sono affatto inventati autonomamente da ciascuno, ma si ritrovano in una catena di modelli che risale all’antichità.
    Il sentimento da solo di sé non sa nemmeno che cosa esso stesso sia. Men che meno se sia libertà o schiavitù. Visto dall’esterno, anzi, il sentimento per eccellenza agli occhi di noi moderni, quello amoroso di tipo romantico, ovvero la passione, come dice la parola stessa è incatenamento ed esattamente l’opposto della libertà. Il sentimento non “aborre qualsiasi modello”, e negli umani è totalmente culturalizzato, noi impariamo tutto da modelli, compresa la presunta libertà da qualsiasi modello.
  13. DUE DOMANDE. Forse condanne a morte, omicidi e massacri operati dal Signore, più o meno direttamente, nelle Scritture sono proiezioni dell’umana brama di capri espiatori e nemici da distruggere? Forse i primogeniti degli Egiziani resero lode a Dio?
  14. NATURALE. Il concetto di naturale, essendo un concetto elaborato entro la cultura umana, è esso stesso non naturale. Il suo uso può sfociare in paradossi e assurdità. Va maneggiato con cautela.
  15. BEOTI. I beoti sono molto più numerosi degli antichi abitanti della Beozia, e la loro dura cervice determina la storia.
  16. ANTISIONISMO. Anche travestito da antisionismo, l’antisemitismo rimane la risorsa suprema dei cervelli deboli.
  17. NUDA VITA. Io penso che nelle attuali condizioni di tecno-medicina definire la vita (umana) sia un compito impossibile. La ragione può solo avvicinarsi, e lascia il campo all’intuizione. Anzi, a differenti intuizioni, tra loro in conflitto.
  18. PERIFERIA. L’umano è un essenzialmente periferico che brama costituirsi come Centro e rifiuta la propria perifericità costitutiva. Per questo da sempre ha perduto l’Eden.
  19. SPARIRE. Trascorsi migliaia di anni, possiamo ancora leggere le tavolette dei Sumeri, ma tra pochi anni nessuno leggerà nulla di noi, e le foto digitali saranno svanite.
  20. CIECHI. Clericalismo e anticlericalismo sono anche due opposte forme di accecamento.

ETERNITÀ

Eternità

di Fabio Brotto

In quale notte, dimenticata
la beffa degli anni luce
nel ticchettio dell’orologio.
risuonante
per la tua brevità,
sentisti fermo
tutto con te il tuo cuore?

In quale notte mai
non votato all’oblio,
ma sempre a te presente
nell’amore di tanti,
escluso il divenire,
ti percepisti?

Quella passò.
Piccole eternità son seminate,
piccole morti.

Immagine: disegno di Giuseppe Ghedina (1825 – 1896)

Verdone

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Dall’alto in basso, da sinistra a destra: il fanello (Linaria cannabina), il fanello nordico (Linaria flavirostris), il verdone (Chloris chloris), il venturone (Carduelis citrinella), il canarino (Serinus canaria). Il verdone lo vedo spesso, sovente nidifica, insieme a cince e merli, tra le fronde della vite americana che si inerpica, ricoprendolo tutto, su un vecchio palo della luce che orna il mio giardinetto. Quando la vite americana è in pieno rigoglio, fornisce un riparo e una protezione alle covate, sempre esposte all’attività predatoria di gazze e ghiandaie, i cui pulcini hanno sempre fame.
Il canto del verdone è piacevole. Un tempo, quando era consentita la cattura degli uccellini canori, e la loro vendita, era possibile acquistarli. Si adattavano bene alla cattività, e si potevano incrociare col canarino. Negli anni Cinquanta, quando ero bambino, vidi molti di questi ibridi.

(Illustrazione di Walter Linsenmaier per il primo volume de Les oiseaux nicheurs d’Europe, Zurigo 1966, dedicato all’ordine dei Passeriformi).