LE RAMBLAS E IL NULLA

ramblas

Bella riflessione di Carlo Ossola sul Sole 24 ore di oggi, intitolata “La necessità del lutto”. In cui si legge: “Permettere che il commercio, il passeggio, il su e giù dei turisti (perché altro non c’è nelle Ramblas) riprendessero come se nulla fosse, appena rimossi i segni di morte, non è solo un’offesa alle vittime, ma ancora il cedimento speculare alla visione degli assassini. Qui, come a Nizza, essi falciando pedoni ignari dichiarano che l’uomo non vale nulla; è un birillo da buttar giù in fretta; ma la risposta che diamo è del tutto simmetrica: anche noi diciamo che l’uomo non vale nulla, perché occultiamo nell’indifferenza la morte, e riprendiamo al più presto i traffici quotidiani”.
Sono d’accordo. Noi non vogliamo accettare l’idea che le nostre spensierate vacanze edonistiche siano finite, e di conseguenza ficchiamo la testa sotto la sabbia. A questo livello, non è in atto uno scontro di civiltà ma un incontro di nichilismi.
E tuttavia non penso che il fiume si possa arrestare o che si possa mutare la sua direzione. Perché molti sono i segni del fatto che la vita dell’individuo in Occidente da un lato è assolutizzata come Il Valore, da cui sgorga il supremo «diritto di avere diritti», per usare l’espressione di Rodotà, dall’altro è mercificata e ridotta a nulla, manipolabile fin nel ventre materno ed acquistabile sul mercato dei figli, così nullificata da comportare pene minime per chi la toglie ad un altro. Pensiamo solo alla idea di PUNIZIONE, da un lato espulsa da ogni contesto, dalla famiglia alla scuola all’alta cultura, dall’altro circolante nelle viscere della società come ricerca affannosa di un capro espiatorio.
Siamo lotofagi sprofondati nell’oblio, ci sveglieremo troppo tardi.

La mia religione 7

Brotture

File:Ghirlandaio, Domenico - Calling of the Apostles - 1481.jpg

καὶ ἐξεπλήσσοντο ἐπὶ τῇ διδαχῇ αὐτοῦ· ἦν γὰρ διδάσκων αὐτοὺς ὡς ἐξουσίαν ἔχων καὶ οὐχ ὡς οἱ γραμματεῖς.

Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

Come insegnano gli scribi? Gli scribi hanno come valore fondamentale il testo cui fanno riferimento, e che sommergono di interpretazioni nello stesso momento in cui affermano la sovranità del testo stesso, e la purezza del suo significato, da loro stabilito e trasmesso, che consegnano ai loro uditori. Autorità di apparato e autorità singolari, o carismatiche. Quella di Gesù è un’autorità singolare, non derivante dall’appartenenza ad una struttura cui l’autorità stessa sia inerente – come è degli scribi, depositari di un sapere tecnico. Quasi tutte le autorità nelle quali ci imbattiamo nel corso della nostra vita, e per moltissimi tutte, sono autorità strutturali-tecniche, prive di qualsiasi carisma. Inevitabilmente, questo avviene anche all’interno della Chiesa…

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La mia religione 6

Brotture

καὶ λέγων ὅτι πεπλήρωται ὁ καιρὸς καὶ ἤγγικεν ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ· μετανοεῖτε καὶ πιστεύετε ἐν τῷ εὐαγγελίῳ.

e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo.

Poiché convertitevi-μετανοεῖτε, cioè cambiate la vostra mente, è detto ad Israeliti, questa parola non significa invito ad adottare un altro dio. L’unico dio è Dio, e non possono esistere più monoteismi, ciascuno dei quali rivendica il diritto di essere considerato l’unico autentico, vero e puro. Veramente, può accadere che il Dio di cui ci si proclama servi, e in nome del quale si scende in guerra con chi professa fede in un altro Dio unico, o in molti dèi, non sia che l’assolutizzazione del proprio Desiderio. Perversione del monoteismo: io sto col Bene, dunque chi non sta con me sta col Male. Chi non sta con me è malvagio, e con lui non…

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Alba

alba

L’alba dissolve la languente dea
che la notte affannata concreava
con la mia mente, pallida sovrana
dei sogni liquefatti dell’amore.
Non riconosco l’incosciente trama
dei desideri che l’oscuro gonfia
signore delle brame e dei possessi.
E mi trafigge la bruciante lama
del tuo ricordo, donna dell’istante
che urge al fondo delle inquiete soglie.

La mia religione 5

Brotture

Καὶ εὐθὺς τὸ πνεῦμα αὐτὸν ἐκβάλλει εἰς τὴν ἔρημον. καὶ ἦν ἐν τῇ ἐρήμῳ τεσσεράκοντα ἡμέρας πειραζόμενος ὑπὸ τοῦ σατανᾶ, καὶ ἦν μετὰ τῶν θηρίων, καὶ οἱ ἄγγελοι διηκόνουν αὐτῷ.

Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato dal satana; stava con gli animali selvatici, e gli angeli lo servivano.

Non si può servire a due ragioni: non si può avere un modo di pensare emancipato, demitizzato e scientifico in tutti gli ambiti della vita, e pensare in modo religioso-mitologico nei piccoli spazi dedicati alla fede. O meglio, teoricamente non si potrebbe, ma è quel che avviene nella maggioranza di coloro che si dichiarano cattolici. In Italia, del resto, più che in altri Paesi, pesa tuttora l’eredità della persecuzione del Modernismo, della totale stroncatura di ogni velleità di pensiero libero all’interno della Chiesa. Ci fu un tentativo nuovo negli anni intorno al 1968…

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La mia religione 4

Brotture

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καὶ εὐθὺς ἀναβαίνων ἐκ τοῦ ὕδατος εἶδεν σχιζομένους τοὺς οὐρανοὺς καὶ τὸ πνεῦμα ὡς περιστερὰν καταβαῖνον εἰς αὐτόν·

E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.

Fin dai miei primi anni mi è risultato del tutto inaccettabile il Cattolicesimo come mera consuetudine, come insieme di pratiche e riti, e di formule verbali nelle quali sia possibile credere un po’ sì e un po’ no, e senza coerenza alcuna. Se in gioco era la vita eterna, perché allora la gente era tutta uguale, e i comportamenti dei credenti e dei non credenti erano del tutto indistinguibili? Questa domanda mi assillò per anni, fino al punto che, intorno al mio sedicesimo compleanno, i nodi vennero al pettine e, come tanti altri coetanei, fui sul punto di abbandonare la pratica religiosa e la frequenza ai sacramenti. Già la confessione era per me difficile, perché…

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La mia religione 3

Brotture

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ἐγένετο Ἰωάννης ὁ βαπτίζων ἐν τῇ ἐρήμῳ καὶ κηρύσσων βάπτισμα μετανοίας εἰς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν.

Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

Nella catechesi che mi fu impartita nei miei primi anni avevano un peso determinante l’idea di peccato e la figura del Demonio, con la connessa idea-incubo della dannazione infernale. Ricordo i raccapriccianti racconti della mia catechista, una signora abbastanza anziana, che avevano il fine di distogliere noi bambini dal peccato col terrore delle sue conseguenze. Il terrore della dannazione eterna nell’Inferno o di anni senza numero nel Purgatorio. Erano quasi sempre racconti di apparizioni del Diavolo, o di anime del Purgatorio che invocavano preghiere e suffragi per poter essere liberate dai tormenti. Talvolta rimanendo invisibili, ma facendo strani rumori nel cuor della notte, sinistri scricchiolii, colpi  e sbattere di porte e finestre. Ne derivarono miei incubi notturni, brutti sogni…

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SIRENA

sirena

Forse nata dalla putredine del mare
una ignobile ma dolce sirena
sta su uno scoglio e sui liquidi inquinati
canta la solitudine e l’oblio.

Ma chiusi nei giardini senza vento
ci separano dai teneri colloqui
la nostalgia dei desolati inverni
e il piacere della nostra pena.

La mia religione 2

Brotture

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φωνὴ βοῶντος ἐν τῇ ἐρήμῳ, ἑτοιμάσατε τὴν ὁδὸν Κυρίου, εὐθείας ποιεῖτε τὰς τρίβους αὐτοῦ

Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri

Se uno grida nel deserto, sicuramente non sarà udito, perché il deserto è tale solo se non vi sono umani. Il deserto è il luogo abbandonato, la solitudo. L’eremo, in cui vive l’uomo solo, l’eremita. Un deserto abitato dagli esseri umani è un paradosso. Se la stessa strada del Signore è nel deserto, essa è una strada desertificante. La caratteristica essenziale del deserto è quella di essere un luogo senza centro. In tutta la tradizione biblica, Jahvé ha un rapporto privilegiato col deserto, non è un dio delle città. Mentre le città hanno tutte il loro centro-tempio, il luogo del sacrificio, senza il quale sono impensabili, il deserto non ha un centro: è un ovunque-da nessuna parte. Il Dio che…

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La mia religione 1

Brotture

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La mia Cresima, maggio 1958 (col mio padrino Elvio Petrovich)

Debbo fare i conti con la mia religione. Sono stato allevato nel cristianesimo cattolico, ho vissuto gli anni della contestazione ecclesiale e delle comunità di base, ho mantenuto sempre una indipendenza di giudizio e una mente critica, mi sono sempre sentito cristiano in quanto indissolubilmente legato alla figura di Cristo. Ma quale Cristo? Questo è il problema. E quale cristianesimo? Tanti sono gli aspetti che mi allontanano dalla adesione a tutti i dogmi e precetti della Chiesa Cattolica, che certamente se fossi esaminato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sarei dichiarato eretico. Con me lo sarebbero molti altri, che però continuano a considerarsi e ad essere considerati cattolici, come Vito Mancuso. Devo fare i conti con la mia religione. È richiesto dall’amore per la verità. Da tempo sono convinto di non essere propriamente religioso, pensando anche che…

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