Alba

alba

L’alba dissolve la languente dea
che la notte affannata concreava
con la mia mente, pallida sovrana
dei sogni liquefatti dell’amore.
Non riconosco l’incosciente trama
dei desideri che l’oscuro gonfia
signore delle brame e dei possessi.
E mi trafigge la bruciante lama
del tuo ricordo, donna dell’istante
che urge al fondo delle inquiete soglie.

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La mia religione 5

Brotture

Καὶ εὐθὺς τὸ πνεῦμα αὐτὸν ἐκβάλλει εἰς τὴν ἔρημον. καὶ ἦν ἐν τῇ ἐρήμῳ τεσσεράκοντα ἡμέρας πειραζόμενος ὑπὸ τοῦ σατανᾶ, καὶ ἦν μετὰ τῶν θηρίων, καὶ οἱ ἄγγελοι διηκόνουν αὐτῷ.

Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato dal satana; stava con gli animali selvatici, e gli angeli lo servivano.

Non si può servire a due ragioni: non si può avere un modo di pensare emancipato, demitizzato e scientifico in tutti gli ambiti della vita, e pensare in modo religioso-mitologico nei piccoli spazi dedicati alla fede. O meglio, teoricamente non si potrebbe, ma è quel che avviene nella maggioranza di coloro che si dichiarano cattolici. In Italia, del resto, più che in altri Paesi, pesa tuttora l’eredità della persecuzione del Modernismo, della totale stroncatura di ogni velleità di pensiero libero all’interno della Chiesa. Ci fu un tentativo nuovo negli anni intorno al 1968…

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La mia religione 4

Brotture

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καὶ εὐθὺς ἀναβαίνων ἐκ τοῦ ὕδατος εἶδεν σχιζομένους τοὺς οὐρανοὺς καὶ τὸ πνεῦμα ὡς περιστερὰν καταβαῖνον εἰς αὐτόν·

E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.

Fin dai miei primi anni mi è risultato del tutto inaccettabile il Cattolicesimo come mera consuetudine, come insieme di pratiche e riti, e di formule verbali nelle quali sia possibile credere un po’ sì e un po’ no, e senza coerenza alcuna. Se in gioco era la vita eterna, perché allora la gente era tutta uguale, e i comportamenti dei credenti e dei non credenti erano del tutto indistinguibili? Questa domanda mi assillò per anni, fino al punto che, intorno al mio sedicesimo compleanno, i nodi vennero al pettine e, come tanti altri coetanei, fui sul punto di abbandonare la pratica religiosa e la frequenza ai sacramenti. Già la confessione era per me difficile, perché…

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La mia religione 3

Brotture

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ἐγένετο Ἰωάννης ὁ βαπτίζων ἐν τῇ ἐρήμῳ καὶ κηρύσσων βάπτισμα μετανοίας εἰς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν.

Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

Nella catechesi che mi fu impartita nei miei primi anni avevano un peso determinante l’idea di peccato e la figura del Demonio, con la connessa idea-incubo della dannazione infernale. Ricordo i raccapriccianti racconti della mia catechista, una signora abbastanza anziana, che avevano il fine di distogliere noi bambini dal peccato col terrore delle sue conseguenze. Il terrore della dannazione eterna nell’Inferno o di anni senza numero nel Purgatorio. Erano quasi sempre racconti di apparizioni del Diavolo, o di anime del Purgatorio che invocavano preghiere e suffragi per poter essere liberate dai tormenti. Talvolta rimanendo invisibili, ma facendo strani rumori nel cuor della notte, sinistri scricchiolii, colpi  e sbattere di porte e finestre. Ne derivarono miei incubi notturni, brutti sogni…

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SIRENA

sirena

Forse nata dalla putredine del mare
una ignobile ma dolce sirena
sta su uno scoglio e sui liquidi inquinati
canta la solitudine e l’oblio.

Ma chiusi nei giardini senza vento
ci separano dai teneri colloqui
la nostalgia dei desolati inverni
e il piacere della nostra pena.

La mia religione 2

Brotture

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φωνὴ βοῶντος ἐν τῇ ἐρήμῳ, ἑτοιμάσατε τὴν ὁδὸν Κυρίου, εὐθείας ποιεῖτε τὰς τρίβους αὐτοῦ

Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri

Se uno grida nel deserto, sicuramente non sarà udito, perché il deserto è tale solo se non vi sono umani. Il deserto è il luogo abbandonato, la solitudo. L’eremo, in cui vive l’uomo solo, l’eremita. Un deserto abitato dagli esseri umani è un paradosso. Se la stessa strada del Signore è nel deserto, essa è una strada desertificante. La caratteristica essenziale del deserto è quella di essere un luogo senza centro. In tutta la tradizione biblica, Jahvé ha un rapporto privilegiato col deserto, non è un dio delle città. Mentre le città hanno tutte il loro centro-tempio, il luogo del sacrificio, senza il quale sono impensabili, il deserto non ha un centro: è un ovunque-da nessuna parte. Il Dio che…

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La mia religione 1

Brotture

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La mia Cresima, maggio 1958 (col mio padrino Elvio Petrovich)

Debbo fare i conti con la mia religione. Sono stato allevato nel cristianesimo cattolico, ho vissuto gli anni della contestazione ecclesiale e delle comunità di base, ho mantenuto sempre una indipendenza di giudizio e una mente critica, mi sono sempre sentito cristiano in quanto indissolubilmente legato alla figura di Cristo. Ma quale Cristo? Questo è il problema. E quale cristianesimo? Tanti sono gli aspetti che mi allontanano dalla adesione a tutti i dogmi e precetti della Chiesa Cattolica, che certamente se fossi esaminato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sarei dichiarato eretico. Con me lo sarebbero molti altri, che però continuano a considerarsi e ad essere considerati cattolici, come Vito Mancuso. Devo fare i conti con la mia religione. È richiesto dall’amore per la verità. Da tempo sono convinto di non essere propriamente religioso, pensando anche che…

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L’AMANTE

L'amante

Nell’alto cielo ai limiti di sera
l’inerzia che ogni giorno lo consuma
si fa corposa.
L’alta mancanza, spaziale frutto
già consumato ai limiti del giorno,
non lo riposa.
Brevi e silenti sono andati gli anni.

Incomprensibile frutto di vita
prigioniero dei molti anni,
ora la carne è pronta a coglierti
ma lo spirito è vecchio, vecchio, vecchio.

Illuminazioni rapsodiche offendono
il limite corposo delle cose
che gli son care.
Offesa resta l’incapacità di dire
il tremendo profumo delle rose.

Tremano i vetri delle grandi case
carezzati dal sole del tramonto
pallido e strano
e sui prati si destano miriadi
e aprono le orecchie della sera.
Per questo stesso istante ti lasciavo
molti anni fa, né più ti ho vista amica,
e ancora resta il tremore del futuro
che incarnava i fantasmi che amavo.

Come dell’usignolo il canto atroce
si spande dagli alberi del fiume
così trapassa l’anima fugace
velata dai residui della luce.
E passa accanto il tuo ricordo, donna
del tempo oscuro, della lontananza.

Tace la stanza e tutto mi ricorda
questa tua assenza, disparita amante.
Sole riflesso su pareti bianche,
voci di fuori, le mie membra stanche,
l’anima vuota, vi filtrano bagliori
di speranze e d’attese incenerite.
E tanti libri, posati alle pareti,
non hanno dato la felicità:
l’angoscia nera qui stende le reti
e vuol regnare e si pretende eterna.

Tace la stanza e la piccola sapienza
accattata negli anni è fatta esangue.
L’idea finale ancora si presenta,
solitario veleno, ghiaccia il sangue.
A riscaldarlo manca il tuo calore.

Ecco il vuoto fa corpo intorno a me
e mi devasta l’attimo del sonno
che più non viene: ti ho veduta e dunque
s’incarna nel mio cuore il tuo fantasma.

Turbinare d’immagini rifrante
plasma il terrore della solitudine
in una sempre più feroce danza.
E tiene ancora l’anima sospesa
il vano amore della tua sembianza.

Canto di solitudine e di oblio
nella notte affannata ci rimbalza
il misterioso uccello che lontano
lamenta la distanza della luna.
E ancora in alto la lucente sfera
illumina il tuo volto di fantasma
nato da questo grembo della sera.

Ma luce occidente non dilegua,
anche se dolce la speranza muore
desiderata, l’immagine del fiore
che coltivavi una volta per me.
E non so ancora se il frutto dell’assenza
la piaga, la piaga inespiabile,
sia uno sterile seme del nulla
o la speranza di una vita nuova.

Tutta l’angoscia che la terra chiude
mi hai rivelato in questo alef di pianto
nascosto nel sorriso della donna.
Ti ho qui davanti, il dio che tutti illude,
e vorrei che l’uccello di Minerva
rispiccasse il suo volo nell’aurora.

Raffaello e le sue vicine

Arnim

Denso pastiche romantico, questo racconto di Achim von Arnim del 1923 è una lettura indispensabile per tutti coloro che sono ancora affascinati dal romanticismo tedesco (come me). Tra le altre cose, il marito deforme e scimmiesco della “Fornarina”, che di notte dipinge cose raffaellesche ma senz’anima, appare una variazione sul tema del doppio e del mostro. Sehr schön!

(SE 2002, a cura di Gabriella Catalano, che scrive una eccellente postfazione)

Il sessantottino

sessantottino

Ritmo più ampio batteva, più calda vibrava la mente
al tempo dei giovani cuori, dei sogni addestrati a mentire.
Il sessantotto era l’anno, il secolo a te si inchinava.
Si inorbitava la Storia al sole del tuo desiderio.
A tutti si offriva la chiave di comprensione del mondo
che costava poco, e alleviava la dura fatica di intendere.
Abbattere un grande nemico, e generare un felice
immenso ed eterno avvenire per tutti, uomini e donne.
E ora che è chiusa la porta e trepida il curvo Occidente,
tu sei nella nebbia dei vecchi a cercare quell’ultima luna.