La porta nella roccia dell’autismo

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In questi giorni che precedono il due aprile, giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, ho cercato a lungo un’immagine che potesse visibilmente incarnare la situazione reale, e non illusoria e fantasiosa, in cui versa la mia famiglia con un ragazzo autistico a basso funzionamento, e in cui versano numerose altre famiglie che vivono la stessa esperienza. Ho trovato questa immagine, potentissima, in un quadro di Karl Friedrich Schinkel , del 1818. Si intitola La porta nella roccia, e mostra un gruppo di tre persone con due muli che stanno salendo a fatica per una stretta via tortuosa verso un portale immenso. Sembra quasi di avvertire un vento gelido che esce dal quadro. Cosa ci sarà oltre quel portale, cui si giunge dopo aver corso pericoli e speso energie a dismisura lungo una strada infinitamente lunga? Che destino attenderà i viaggiatori? Ci sarà ristoro o un’altra infinita via? È una porta che porta ad un luogo, o che si apre sul nulla? Tutte le fatiche sopportate avranno una ricompensa o si dimostreranno vane? Ecco, il mio due aprile sarà in questo quadro.

John Barleycorn

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John Barleycorn, il protagonista assoluto di questa autobiografia alcoolica di Jack London (trad. L. Bianciardi, UTET 2008) non è un umano, è la personificazione della birra e del whisky. L’io narrante è lo stesso London, che dalla sua prima ubriacatura a soli 5 anni vive il bere come fatto eminentemente sociale, come un elemento fondativo della vita di tutti i maschi di carattere, avventurosi e di un qualche valore. Il rapporto con John Barleycorn si prolunga per tutti i decenni qui narrati, con episodi spesso epici e grandiosi, in cui la miseria umana confina con l’eroismo, nel puro spirito londoniano. Alla fine, la conclusione dell’autore sembra essere quella della necessità di chiudere tutti i saloon: finché esisteranno questi luoghi di incontro tra maschi, l’unico mediatore sarà sempre e solo l’alcool. Per chi ama London, un libro imperdibile.

Micronote 63

gufin

  1. Alle domande mal poste si risponde col silenzio.
  2. Vite che si incrociano, che si perdono, scie di lumache in una notte di luna.
  3. Lavare i piatti e le pignatte, e le stoviglie tutte: una pratica quotidiana raccomandata agli aspiranti filosofi e ai filosofi compiuti.
  4. Perché i sogni svaniti, le illusioni perdute, le speranze distrutte, le persone scomparse per sempre, i piaceri che non rivivremo, irradiano tanta luce intorno a sé, una luce che a volte ci acceca?
  5. Da sempre i movimenti totalitari intendono se stessi come radicalmente differenti, puri e incontaminati, e rifiutano ogni compromesso e accordo con gli altri: ladri, sfruttatori, usurai, immorali, degenerati, impuri, massoni, élites, ebrei, nemici del popolo, ecc. ecc.
  6. Post-verità, post-menzogna, post-vergogna. Ci siamo.
  7. TRADIZIONI. Alcuni uomini molto pii e religiosi di diverse tradizioni si recarono dal Maestro, e gli chiesero, per provocarlo: “Tu che sai tutto, vuoi dirci quale tradizione tra le nostre è vera, o almeno più vicina alla verità?”
    Rispose: “Voi vi attaccate alle vostre tradizioni come cuccioli alle mammelle della madre: quella è la vostra madre, e le madri degli altri vi appaiono tutte brutte e cattive.  Voi non potete uscire da voi stessi, le vostre tradizioni vi avvolgono come il bozzolo avvolge il baco, ma da voi non uscirà nessuna farfalla, perché il vostro bozzolo sarà filato per tessere vesti che non conoscerete mai.  La vostra idea di verità è quella della vostra tradizione, e con essa misurate tutte le altre verità, e le altre tradizioni fanno la stessa cosa, misurano tutto secondo la propria misura.  Se verrà da fuori un nuovo misuratore, voi non potrete misurarlo, perché verrà da un mondo diverso dal vostro, e voi di lui non capirete nulla: ciascuna tradizione lo vedrà a modo suo, secondo la sua scala di verità e falsità, di retto giudizio e di menzogna, che si sarà costruita per sopravvivere e per giustificarsi davanti ai suoi propri occhi”.
  8. C’è una forza arcana, una potenza ineffabile e trascendente, che mi tiene lontano da alcuni autori. Ad esempio, da Bauman.
  9. In una discussione filosofica, prima di sostenere o negare l’esistenza di qualcosa bisognerebbe essersi accordati su cosa si intenda per esistere. (Non ne avremo mica un’idea pre-critica, immediata, e di puro senso comune, nevvero?). Altrimenti la discussione da filosofica si fa paurosamente vicina ad una discussione da bar, diciamo.
  10. RISPETTO. Mi capita di sentire Antonio Padellaro su La 7 invocare rispetto per i milioni di Italiani che hanno votato per il Movimento 5 Stelle. E penso che in politica, e non solo, la categoria del “rispetto” sia estremamente scivolosa e problematica.
    In primo luogo, essa appare sempre legata al numero e alla forza (il rispetto si impone, come nel caso degli uomini di grande rispetto dell’universo mafioso e paramafioso). Non si è soliti invocare rispetto per la volontà di gruppi piccoli e sparuti, ma di movimenti grandi, di grossi animali politici.  In secondo luogo, ma in preciso rapporto col primo fattore, il rispetto non è di per sé legato all’aspetto qualitativo-morale. Anche la volontà dei milioni di elettori tedeschi che nel 1933 votarono per il NSDAP esigeva rispetto, e lo ha ottenuto.
  11. EBREI. Se tu odii qualcuno, un pretesto per giustificare il tuo odio ai tuoi stessi occhi e per sostenere che non si tratta di odio ma di tua avversione per l’altrui malvagità, e di puro desiderio di ristabilire la giustizia da lui violata, un pretesto che funziona lo troverai sempre. Così accade per l’odio verso gli Ebrei, un odio proteiforme, che nei secoli instancabilmente si rigenera, assumendo sempre nuove forme e nuovi colori. Un odio che, nella sua più profonda radice, è l’odio dei secondi verso i primi, di quelli che vengono dopo verso quelli che hanno aperto la strada: che è anzitutto la strada verso il monoteismo etico. Da questo tutto il resto segue.
  12. Ormai solo un cieco non vede che la civiltà è una incrostazione superficiale su un magma ribollente, e che l’umano ha una dimensione violenta, sacrificale e conflittuale ineliminabile. Ma, come i saggi di tutti i tempi hanno detto, l’umanità è composta quasi totalmente da ciechi. Per questo una speranza meramente mondana è priva di fondamento quanto quella religiosa, e l’esito apocalittico è certo.
  13. Quello che appare un detto potrebbe invece essere un contraddetto.
  14. RIGOPIANO. Guardate le pendici del Vesuvio piene di case, leggete la Ginestra, e meditate su due realtà che sempre si intrecciano: l’avidità degli umani e la loro cialtroneria da un lato, dall’altro il disperato bisogno di capri espiatori per ogni sventura.
  15. SILENZIO. La verità non grida mai, e spesso tace. La menzogna urla spesso, ma anch’essa qualche volta tace.
  16. PATTUME. Quanti sono quelli che pensavano di essere gli spazzini che con le loro ramazze avrebbero spazzato la società e riempito le pattumiere della storia, e ora sono loro stessi in quelle pattumiere, e nemmeno si rendono conto di essere rifiuti!
  17. VEDERE. Mai come in questo momento storico è apparso vero che ciascuno vede solo ciò che vuole vedere, ma questa verità i più non la vogliono vedere.
  18. VEDERE 2. Ognuno vede solo quello che può vedere, e di quel che può vedere vede realmente solo quel che vuole vedere. (Massimamente in politica.)
  19. La neuropsichiatria si evolve: a quando la diagnosi di metempsicosi infantile?
  20. KRISIS. Molti dovrebbero rifare le elementari. Quelle di una volta, dove si insegnava l’ortografia. Abbiamo “una scuola primaria ottima” ripetono come un mantra – infatti è pieno di gente che scrive un italiano improbabile, denso di stà, ecc.. Lasciamo perdere, per il momento, sintassi e congiuntivi, dei quali anche parlamentari e ministri fanno un uso, diciamo, impreciso. Del resto, la maggior parte di loro non ha letto neppure il Bignami. Una riforma della scuola dopo l’altra, senza visione, senza intelligenza, senza senso del reale, sotto il dominio di un pensiero pedagogistico inconsistente e fallace, hanno devastato l’Italia. Ma è tardi, i buoi sono scappati, e sono diventati hamburger, e il lamento sulla decadenza non ha più senso alcuno. Purtroppo il crollo del livello culturale della borghesia italiana corrisponde alla non-crescita e al nostro progressivo allontanamento dai Paesi che contano. Tra Leopolda e Casaleggio & Associati, senza scampo. Amen.

Medjugorje

16998006_1253328661369398_1511755151330652024_nIl Cattolicesimo degli ultimi decenni presenta un evidente carattere inflazionistico: inflazione di santi proclamati, inflazione di papi santificati, inflazione di apparizioni mariane a Medjugorje. La soglia critica è stata raggiunta senza che l’istituzione stessa se ne rendesse conto. A questo movimento corrisponde lo svuotamento delle chiese per quel che riguarda la normale vita religiosa, e la riduzione della cultura cattolica a piccola nicchia nel mondo culturale più ampio. Tuttavia, non appare visibile quel tormento di Paolo VI sul divorzio tra cristianesimo e cultura contemporanea, tutto sembra passato in cavalleria dopo il passaggio devastante dell’armata wojtyliana. La stragrande maggioranza della popolazione italiana di religione sa nulla, non conosce neppure gli elementi fondativi del credo, ma venera esseri semi-divini come i padripii, e figure di dea madre come le varie Madonne. Il popolo, si sa, chiede prodigi e potenze protettrici. Il modo in cui Bergoglio tratterà Medjugorje sarà l’elemento sul quale io personalmente giudicherò il suo pontificato.

La voce segreta dei corvi

covbarMi ha affascinato il titolo, e ho preso il libro dallo scaffale di quelli a metà prezzo. Ma questo romanzo mi ha deluso: la cosa più bella rimane il titolo, che però non è l’originale (il romanzo di Christopher Barzak si intitola One for Sorrow – 2007, trad. it. di C. Nubile, Elliot 2008). Storia di formazione di un quindicenne, si presenta come una vera e propria iniziazione nel senso arcaico del termine, una discesa nel mondo dei morti, legata al rapporto con un coetaneo barbaramente assassinato che continua oltre la morte di costui. Il fatto è che anche quando si narra di ritorni di morti-non-ancora-del-tutto-morti, inquieti e nostalgici o assetati di sangue che siano (non è questo il caso), occorre anzitutto rispettare alcune fondamentali regole e offrire un quadro che potrà anche essere assurdo, ma nella sua assurdità o incomprensibilità non deve presentare contraddizioni. Qui l’autore pencola tra orrore ed elegia, quello che torna a visitare Adam, il morto Jamie, non è un etereo fantasma, ma un corpo freddo che si muove e parla, ma non è uno zombie, sebbene a lungo andare mostri segni di putrefazione… Insomma, che cosa è? Una narrazione deve fondarsi comunque su una antropologia anche fisica, per quanto strana o disturbante, che all’interno del racconto abbia un senso. Qui si fa davvero fatica a trovarlo, e non è il caso di sforzarsi. Si può concludere che se la morte rimane uno dei pilastri della letteratura, alta o bassa che sia, oggi è ben difficile che un autore possa affrontare il tema della condizione dei morti, non esistono più i presupposti culturali per farlo decentemente. Del morire, invece, e della perdita per sempre, si parlerà, narrerà e canterà finché il sole risplenderà sulle sciagure umane.

Conrad’s Shadow

lawtoo-conrads-shadowIl primo libro di Nidesh Lawtoo che ho letto è The Phantom of the Ego, necessaria premessa alla lettura di questo Conrad’s Shadow (sottotitolo: Catastrophe, Mimesis, Theory), edito da Michigan State Univerity Press nel 2016, un testo ricchissimo di idee ed estremamente acuto nell’analisi della vasta produzione del grande scrittore polacco in lingua inglese. Un libro anche di lettura estremamente impegnativa, nonostante la brillantezza della scrittura dello studioso. Da Nietzsche ai film legati a Conrad come Apocalypse Now di Coppola a Sabotage di Hitchcock, Lawtoo elabora la sua analisi della metafisica dell’orrore e della natura proteana del soggetto contemporaneo. Joseph Conrad ne esce come un gigante della letteratura e del pensiero. Condivido questo giudizio.

Questo è un mondo strano, nel quale l’ombra non segue le forme originali, ma piuttosto contribuisce a portare materialmente all’essere queste forme. Così che la questione non è più quella di smascherare il modo in cui i media simulano la realtà, generando copie dei fatti, ovvero ombre senza sostanza. Piuttosto la questione è rendersi conto che la maschera ha effetti materiali e in-forma il soggetto che essa copre proprio nella sua stessa sostanza ontologica, lungo linee che oltrepassano la distinzione tra superficie e profondità, copia e originale, idee e materia, ombre surreali e figure reali.
(p. 325)

Micronote 62

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  1. “Tutta questa luce ci ucciderà,” dissero. “Scaviamoci dunque delle tane oscure, nelle quali conservare intatte le nostre credenze e le illusioni che ci permettono di vivere”.
  2. “Il famoso letto di Procuste,” disse il sacerdote, “fu trasportato da Teseo in cima all’Etna, e posto sul bordo del cratere. Quando poi Empedocle salì sulla montagna del fuoco, essendo molto affaticato, si distese su quel letto, e trovandolo adatto a sé e molto comodo, vi si addormentò profondamente, dopo aver congedato il servo da cui si era fatto accompagnare. Costui, ritornato là dopo poche ore, non trovò più né il letto né il filosofo”. Sul momento pensai che il sacerdote fosse pazzo, ma in seguito per anni cercai un sapiente che potesse interpretare per me le sue parole.
  3. Ci sono silenzi eloquenti, e anche silenzi ciarlieri, ai quali si deve imporre di tacere.
  4. SABBIA. Quando anche le classi colte cominciano ad usare le parole in modo impreciso e vago, senza quella coscienza delle parole che è essenziale per la serietà e piena efficacia del discorso e del ragionamento, allora si percepisce il terreno liquefarsi sotto i piedi, diventare sabbia mobile e trappola. Senti che la violenza monta, un rumore sordo, in lontananza per il momento.
  5. Tema: la letteratura dei moderni a confronto con quella degli antichi.
    Svolgimento:
    Il folle amore e il corso delle stelle.
  6. Giorni come lampi, settimane come saette, mesi come fulmini, anni come bolidi.
  7. MORALISMO. Necessario ripeterlo per i secoli dei secoli, finché il sole risplenderà sulle sciagure umane: il tuo moralismo guarda sempre a quello che GLI ALTRI sono e fanno; la tua morale guarda sempre a quello che TU sei e fai.
  8. DILEMMA. A quella gente fu chiesto: “Volete burro o cannoni?”
    Risposero: “Burro, vogliamo, e spassarcela per tutta la durata dei nostri brevi anni!”
    Ebbero cannoni. Cannoni nemici.
  9. “Ma,” disse, “come potranno navigare attraverso le tempeste del futuro coloro che nelle tempeste del passato a stento sono sfuggiti al naufragio, e vi hanno perduto l’intero carico delle loro navi?”
  10. FUGA. Perché è la libertà con la sua fatica che gli umani spesso fuggono, preferendo le cipolle d’Egitto, o l’appartenenza al grosso animale che vive di capri espiatori. E questa fuga, unita al bisogno di venerazione e di sottomissione ad un Padre-Padrone umano-divino, sempre di nuovo ritorna.
  11. Gli esasperati contro l’establishment
    finiscon sempre con l’eleggere magnati.
    E questo è il loro punishment.
  12. La Sinistra-sinistra e il suo ceto intellettuale: la più miseranda realtà, e risibile, che l’Italia abbia partorito negli ultimi decenni. Insieme a una vomitevole Destra confusionaria, e ad una piccola e media borghesia ignorantissime e becere. Queste ultime del tutto prive di un qualcosa che meriti il nome di ceto intellettuale.
  13. Molti scrivono, ma non dovrebbero. Molti parlano, ma dovrebbero imparare il silenzio.
  14. Tutti sono pronti a difendere l’ordinamento generale quando la sua modifica colpisce il loro interesse particolare.
  15. Ho sognato il corso della mia vita come una serie di sipari, alcuni grandi e variopinti, altri più piccoli, grigi, rammendati e polverosi, che si aprono uno dopo l’altro, su scenari via via più ristretti e meno luminosi, e con attori sempre meno bravi e meno numerosi.
  16. DUE QUESTIONI. L’Europa ha davanti a sé due questioni fondamentali, quella economica e quella militare. Della prima parlano tutti, della seconda nessuno. I cannoni che non sparano sono silenziosi, quelli che sparano ci sembrano lontani.
  17. Non arrendersi mai alla disperazione apocalittica, che si presenta in varie e suadenti forme alla soggettività singola e collettiva.
  18. Da cinquant’anni leggo e ascolto attacchi e geremiadi contro i benpensanti da parte di malpensanti perfettamente inseriti nel sistema. E mi hanno tediato, diciamo.
  19. INDIFFERENZA. Non bisogna essere troppo pronti a condannare l’indifferenza. Anzitutto perché quella che si condanna è sempre l’indifferenza degli altri, ed è una condanna facile, a buon mercato e senza rischio. In secondo luogo perché vi sono molte circostanze in cui l’unica alternativa all’indifferenza è la guerra, e la guerra è difficile farla senza aver prima risvegliato la bestia dell’odio.
  20. C’è questo fatto, che è un segno dei tempi: in Italia al valore dell’istruzione (e della cultura) crede solo una minoranza. E tra i politici questa è una piccola minoranza.
  21. LOTOFAGI e LESTRIGONI. Quanto più corrotta è una società, tanta più apatia inocula nella maggioranza dei suoi membri, e tanto più numerosi vi sorgono pseudoprofeti, guide spirituali da strapazzo, e rivoluzionari a buon mercato mossi da vani furori.
  22.   SENSO. L’idea che il mondo sia insensato può nascere solo entro una civiltà che abbia conferito a sé stessa e al mondo un eccesso di senso.
  23. L’attivismo degli ignoranti è una sventura dell’umanità da almeno tremila anni.
  24. Si può amare un fantasma, o chi ama un fantasma in realtà ama solo se stesso? Questo è il tema del mio antico romanzo.
  25. Quanti ignobili giornaletti che nessuno legge, puro ciarpame, ricevono sovvenzioni pubbliche! Ovunque lo sguardo giri, vedi l’Italia come un immenso paesaggio punteggiato da mangiatoie, intorno alle quali si affollano greggi di amici, e di amici di amici, dal robusto appetito.

Cratofania

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Da sempre per uomini e dèi
veneranda tra tutte le cose
è la forza di animo e corpo
alla quale si inchinano tutti.
La rinuncia ai beni del mondo
è forza che si manifesta,
e l’asceta atleta di Dio
anche lui testimonia la forza.
Il casto che Venere sdegna
la donna che prega e digiuna,
il martire che si offre ai leoni,
chi prende la croce e la porta,
chi dice di essere nulla,
polvere innanzi all’eterno,
chi nudo affronta l’inverno,
la virtù eroica del santo,
e le debolezze felici,
sono ombra di forza divina,
perché sempre sovrana è la forza.

NeuroTribù

cover_neurotribes_silberman400rgb72Una prima nota sul libro di Steve Silberman NeuroTribes, uscito in Italia col titolo NeuroTribù nella traduzione di C. Mangione (Edizioni LSWR, Milano 2006) si può leggere qui. Il corposo libro di Silberman andrebbe letto in parallelo con l’altrettanto corposo In A Different Key di John Donvan e Caren Zucker (una nota qui). Entrambi sono scritti bene, hanno quel piglio narrativo che contraddistingue anche la divulgazione scientifica anglosassone, e condividono nella sostanza una lettura progressiva e scientifica della questione autismo. Il lavoro di Silberman, tuttavia, presenta una coloritura particolare, la cui origine e natura mi è parsa del tutto chiara solo quando stavo per chiudere il libro. Nei Ringraziamenti infatti si legge “Questo libro non sarebbe mai stato scritto senza l’incoraggiamento, il sostegno e la pazienza di mio marito Keith  Karraker (…)”. Sulle prime ho pensato ad un errore, ma poi ho visto sul risvolto di copertina, sotto la foto del simpatico Silberman con la sua barbetta, “Vive a San Francisco con suo marito Keith”. E ho allora compreso come la visione di Silberman degli autistici come gruppo sociale emarginato e incompreso e sottoposto a vessazioni inenarrabili per secoli, e ora finalmente giunto a piena autocoscienza e a capacità di self advocacy e lotta per i diritti, questa visione di minoranza oppressa ma piena di valori e capacità di operare per il bene collettivo, debba molto alla storia del movimento gay. Ma anche a quella di tutte le minoranze: etniche, religiose, sessuali. Ed è anche evidente, e tutto il libro lo dimostra, a cominciare dal sottotitolo (The Legacy of Autism and the Future of Neurodiversity, che nella versione italiana diventa addirittura I talenti dell’autismo e il futuro della neurodiversità) che data la struttura dello Spettro dell’Autismo questa lotta riguarda la sua parte alta e autocosciente, mentre lo stesso dialogo tra questa componente e le famiglie di coloro che non dispongono di parola né di concetto si presenta impervia e spesso impossibile.
L’ottimismo che pervade il libro di Silberman è comprensibile, ma un qualsiasi genitore di persona autistica a basso funzionamento, e magari del tutto averbale e con grave ritardo mentale, fatica molto a condividerlo: le ricadute delle conquiste degli Aspies sull’oscuro futuro di suo figlio gli appaiono fantasmatiche, inconsistenti e illusorie.
In ogni caso, nonostante alcune riserve, il libro è senz’altro consigliabile a tutti coloro che vogliano conoscere la storia dell’autismo, a cominciare dalle intuizioni fondamentali di Hans Asperger e Leo Kanner, e anzi, addirittura (secondo la prassi invalsa di retrodiagnosi talvolta avventurose) da personaggi del passato, come il settecentesco inventore e scienziato Sir Henry Cavendish, dal quale inizia il racconto.
La tesi fondamentale di Silberman è che l’umanità sia un composto di vari tipi di mente, prodotto di neuro-diversità che dovrebbero tutte trovare spazio per poter esprimere le loro potenzialità (di cui Silberman offre un vasto saggio); anzi, per l’autore il mondo degli umani ha bisogno, e lo ha sempre avuto, di menti autistiche, le cui bizzarrie e problematiche varie sono il contorno di una pietanza sostanziosa: la capacità di vedere cose che i neurotipici non vedono e di scoprire procedure e tecniche cui le persone normali non arriverebbero mai (come nel campo dell’informatica). Ma il punto cruciale, l’hic Rhodus hic salta della questione è tutto qui: se il mondo ha bisogno di menti differenti, ha comunque bisogno di menti funzionanti. Se quella dell’inventore Cavendish o di un ingegnere informatico nello Spettro funziona in alcuni campi in modo eccezionale, con risultati sorprendenti e benefici per tutti, quella di un autistico con grave ritardo mentale può disfunzionare in tutti i campi. E a lui non si applicherà quella formula gratificante.
Una differenza interessante rispetto al testo parallelo di Donvan e Zucker si trova nella valutazione del lavoro di Hans Asperger. Mentre i primi sottolineavano la compromissione di costui col regime nazionalsocialista, Silberman tende ad assolverlo, e questa assoluzione è senza dubbio legata al fondamentale ruolo che viene attribuito allo studioso austriaco nello sviluppo dell’idea di autismo come continuum, come spettro, contrastante con quella di autismo come disturbo raro che Leo Kanner difese per tutta la vita. In ogni caso, di tutti coloro che svolsero un ruolo fondamentale nella questione dell’autismo, dallo stesso Kanner a Rimland e Lovaas, per non parlare di Bettelheim, Silberman espone luci e ombre, impegno generoso e meschinità: il quadro è variegato e avvincente come un romanzo.
Concludo questa nota con una citazione che riguarda la tesi centrale di Silberman:
Dove Asperger aveva colto l’inestricabile intrecciarsi dei fili conduttori del genio e della disabilità nella storia familiare dei pazienti, a testimonianza delle complesse radici genetiche della condizione e del “valore sociale di quel tipo di personalità”, come ebbe ad affermare, Kanner vide l’ombra della sinistra figura che nella cultura popolare sarebbe diventata la famigerata “madre frigorifero”.
Kanner era un osservatore clinico acuto e uno scrittore persuasivo, ma in questo caso i suoi errori di interpretazione del comportamento dei pazienti ebbero implicazioni di larga portata. Attribuendo ai genitori la colpa di avere senza volere provocato l’autismo dei loro bambini, rese la sindrome fonte di vergogna e stigma per le famiglie di tutto il mondo, spingendo per decenni la ricerca nella direzione sbagliata.  (P. 171)