SOVRANISMO

33598367_1673871105981816_2237279555754655744_n

Una piena sovranità non si ottiene mai rimanendo sul piano meramente economico. Infatti, nemmeno la Germania, che oggi sembra dominare l’Europa, è pienamente sovrana. Lo è più di noi, ma non del tutto. I Paesi pienamente sovrani infatti sono quelli che oltre ad una economia forte (o comunque la capacità di sopravvivere in qualche modo da soli) non ospitano basi militari straniere sul proprio territorio, ma soprattutto per la loro difesa non hanno bisogno di altri. E la Germania oggi ha un esercito con capacità operative ridicole, e senza gli USA cadrebbe preda di Putin. Per questo oggi per la Merkel il rapporto con Macron diventa vitale: se gli USA si allontanano dall’Europa, non resta che l’asse Reich-Frankreich. La Francia è una potenza nucleare (tutti lo dimenticano quando parlano dell’asse franco-tedesco). I nostri sovranisti dimenticano sempre la questione militare, la loro è la sovranità degli imbecilli.
(Il sottomarino nucleare della foto, Le Terrible, è l’ultimo di una classe di 4. Ed è dotato di 16 missili balistici, ciascuno dotato di testate termonucleari: da 6 a 10 per missile).

Annunci

GIANO

23376221_1481471448555117_3521295665562517440_n

Passo il tempo a parlare con Giano.
E Giano è nella foglia,
nella foglia che oscilla ad oriente
per il vento dal curvo occidente,
e cade la foglia matura,
la figlia di Giano, la foglia.

Passo il tempo a parlare con Giano.
E Giano è nella lacrima
che scese sul volto bambino,
la lacrima della mia soglia
di un debole, un forte destino.

Passo il tempo a parlare con Giano.
E Giano è in questa pietra,
una figlia di Giano, la pietra.
Rivoltata in anni lontani,
che ritrovo. Un’altra? La stessa?

Passo il tempo a parlare con Giano.
Passo gli ultimi, poveri giorni,
a parlare con Giano, che tace.
Giano è due. Non parla in due bocche,
guarda cose, a oriente, a occidente.

Micronote 69

gufin

Fabio Brotto

  1. PERCEZIONE. Molti si sentono traditi, nessuno si sente traditore.
  2. VITE. Anche un libro incompleto ha le sue ultime pagine.
  3. FARSA. Guai a liquidare un sommovimento politico dicendo “è una farsa”! Ricordatevi che da sempre commedia e tragedia convivono, e le loro maschere sono intercambiabili.
  4. SETE. La sete di dominio sempre si traveste da amore.
  5. NOMI. Inquadro il fenomeno dell’eccesso di nominazione, che si riscontra nei vari termini usati a sproposito (il primo è da noi fascismo con la sua costellazione) dai Grillini e da altri, in una generale crisi dei significanti che è chiaramente, a mio avviso, un fenomeno mondiale.
  6. KOPROS. Come gli escrementi attirano molti insetti, così i fondi pubblici sono appetiti da molti coprofagi umani.
  7. SALTI. Nessuno può saltare oltre la propria ombra, è ben vero. Molti però ci provano.
  8. BREVITÀ. Breve un’ora. Brevi anche dieci anni. Breve una vita.
  9. SUINI. Se prima il nemico, poi l’avversario politico, infine chi la pensa diversamente è visto come un porco, l’orizzonte si oscura.
  10. EN-STASIS. Quando senti che il tuo figlio autistico ti ha divorato tutto il tempo, l’intelletto e la vita, abbandona il mondo delle apparenze caotiche, e concentrati sul Sole di cui nulla può essere detto.
  11. ASTRAZIONE. Quello di concretezza è uno dei concetti più astratti, diciamo.
  12. SCAMBIO. Mi pare che oggi quasi tutti confondano l’eloquenza con la loquacità.
  13. ERRORE. L’idea che per ogni problema personale, politico e sociale esista sempre una soluzione ragionevole e praticabile è falsa.
  14. IDEE. Anche le idee si ammalano, e possono morire. A volte anche rinascono: le buone e le maligne.
  15. INEVITABILE. Anche gli intelletti più raffinati presentano aspetti di rozzezza, diciamo.
  16. NEURODIVERSITA’: passeggiando con Guido, che considera ogni cacca di animale una leccornia, la sperimento nella versione radicale.
  17. OSSESSI. Smontare, decostruire, sbugiardare, smascherare: ossessione di spiriti flaccidi.
  18. VOTAZIONI. Un giorno voterà 1 elettore su 10. Demoastenia.
  19. Intossicati dai metalli PENSANTI.
  20. POPULISTI.  Molti si autodefiniscono fascisti. Nessuno si dichiara seriamente populista. Un motivo c’è.
  21. CORRUZIONE. Dalla Cina all’Arabia Saudita, ad ogni paese, l’accusa di corruzione  è sempre usata per liquidare gli avversari.
  22. ASCOLTO. Chi sa ascoltare? Chi prende sul serio le parole e i silenzi degli altri.
    Pochissimi lo fanno.
  23. DUE. Il dio dell’uno per l’altro è un demone.
  24. ALLEATE. Ignoranza, Stupidità e Follia sono molto diverse fra loro, ma talvolta stringono una Santa Alleanza.
  25. BEL PAESE. Il mare e il cielo e la terra e la religione e la storia, tutto concorse a rendere l’assunzione di responsabilità rara in Italia.

Passione di Passione

31206335_1642850062417254_768150782015963136_n

Ho finito di rileggere Passione secondo Matteo di Hans Blumenberg, letto nell’agosto del 1993. Un corpo a corpo con la prosa di Blumenberg, che mantiene nella traduzione di Carlo Gentili il suo carattere denso e avvolgente. Questo difficile libro parla della celebre cantata di Bach in rapporto alla storia della ricezione dei testi evangelici. Basta una citazione per darne un’idea. La prendo da pag. 204.

La musica della Passione dà forma a quella che è forse la più grande occasione mancata, nella tradizione cristiana, per superare il docetismo della cristologia nel suo nocciolo più duro: quella di lasciare nel suo «realismo» la parola circa la tentazione di Gesù.
Che qui sia rimasto qualcosa della genuina insuperabilità della gnosi possiamo apprenderlo dall’opera di Bach, in quanto Passione della Passione.

Uno di quei libri che mette in movimento il pensiero.

Pettirosso

28471157_1588000391235555_417990197936826414_n

Canta di primissimo mattino il pettirosso (Erithacus rubecula), uccellino del freddo. E l’antico cacciatore di beccacce poteva dire al compagno: “domattina ci troviamo al canto del pettirosso”. Come spesso capita per creature minute e graziose, gli umani vedono in genere dell’uccellino solo l’aspetto bello e gentile, ignorandone del tutto comportamenti e abitudini. Lo spavaldo pettirosso è in realtà uno dei piccoli volatili più fieri, e il suo canto non è, come del resto quello di tutti i pennuti canori, una libera espressione di gioia di vivere, ma ha una precisa funzione di difesa del territorio. Il pettirosso è un guerriero, estremamente aggressivo verso gli altri uccellini, anche quelli della sua stessa specie. 

(Illustrazione di Walter Linsenmaier per il primo volume de Les oiseaux nicheurs d’Europe, Zurigo 1966, dedicato all’ordine dei Passeriformi).

 

Asperger vs Averbale

6a00d8357f3f2969e2017616ef7fea970cQualche anno fa mi telefonò un uomo sui cinquant’anni. Un ingegnere. Aveva trovato il numero del mio cellulare in internet, mi disse, dopo aver letto alcuni miei post sull’autismo. Mi raccontò di essere marito e padre di un ragazzo (del tutto normale), e di aver ricevuto da poco, in Inghilterra, dove il suo lavoro lo portava per lunghi periodi, la diagnosi di Asperger. Voleva solo parlarne un po’ con me, e mi avvisò però del fatto che avrebbe potuto non rendersi conto di annoiarmi con le sue digressioni: non era in grado di comprendere se i suoi interlocutori fossero interessati o meno agli argomenti che interessavano a lui. Ne era consapevole, perciò mi chiedeva, nell’eventualità, di farglielo presente. Conversammo amabilmente, e penso con grande utilità reciproca, per una mezzora abbondante. Gli raccontai a mia volta, ovviamente, anche di mio figlio Guido e della sua condizione di autistico a basso funzionamento cognitivo, iperattivo e averbale. Fu molto colpito dalla condizione di Guido, e mi confessò che dei soggetti come mio figlio lui non capiva assolutamente nulla. Mi resi conto in quel momento, e fu una evidenza solare, abbagliante, come se davanti ai miei occhi fosse esplosa una supernova, che io, normotipico con tratti autistici pari a zero, ero più vicino, condividendone molti più aspetti e caratteristiche, ad una persona con diagnosi di Asperger come il mio interlocutore telefonico, ovvero ad un umano collocato dentro lo Spettro dell’Autismo, di quanto quello fosse vicino ad un soggetto come Guido, collocato all’altro estremo dello Spettro. Io con l’ingegnere Asperger potevo realizzare ciò che caratterizza l’umanità nella sua essenza, lo scambio di segni che crea il discorso e si fonda sul linguaggio: ci potevamo raccontare storie, comunicare le nostre esperienze di vita: lui mi poteva narrare di suo figlio normotipico, io gli potevo parlare del mio Guido autistico LF. Ma mentre io capivo tutto quello che lui mi raccontava, lui di contro non poteva comprendere, per quanto si sforzasse, la natura della mia esperienza con Guido. Guido per lui era un alieno, come lo era e lo è per me. La domanda quindi è: perché? E la risposta è questa: l’ingegnere ed io eravamo entrambi abitanti della sfera del linguaggio, Guido invece a quella sfera è estraneo, del tutto estraneo, perché non ha mai pronunciato una sola parola. Allora compresi anche che non è tanto quello che si riferisce all’etichetta autismo, per cui l’ingegnere e Guido stanno entrambi nello Spettro, a costituire il problema di Guido e della sua famiglia. Cioè il problema per noi non è un autismo in sé, quella cosa lì, che viene appunta concepita quasi come una sostanza che si esprime in varie manifestazioni, stereotipie, difficoltà, ecc., mentre è solo una serie di accidenti. Perché, come ora è sempre più chiaro, certe forme di autismo possono anche conferire vantaggi adattivi, come nell’ambito dell’informatica è evidente. La disabilità più profonda, quella che compromette l’intera vita di Guido, e delle altre persone autistiche averbali, si esprime nell’estraneità totale al linguaggio, al logos umano, una estraneità che ricade su ogni aspetto della vita di mio figlio. Hic Rhodus hic salta.

La nebbia blu di Nicoletti

nicoletti_1216Io figlio di mio figlio si intitola l’ultimo libro di Gianluca Nicoletti (Mondadori 2018). Parla di autismo, dell’autismo di suo figlio, del rapporto di lui padre col figlio. Un libro va promosso, perché oggi prima di tutto è una merce. Per promuoverlo, e distinguerlo nella messe crescente di libri che narrano, più o meno bene, storie di autismo, bisogna sparare qualche fuoco di artificio, bisogna smuovere un poco le acque. Questo è pane per il vulcanico Nicoletti, giornalista e conduttore di fortunate trasmissioni radiofoniche. Trovata: fare coming out e comunicare all’universo mondo che lui stesso si è fatto esaminare, ora ha una diagnosi, e risulta essere affetto da sindrome di Asperger: una tipologia di autismo, questa, che si accoppia benissimo ad un carattere bizzarro e ad una intelligenza spiccata, a rapporti personali sofferti come ad una carriera brillante e ricca di soddisfazioni e denaro. Cervelli ribelli, definisce così se stesso e il figlio, il cui autismo appare esso sì grave e bisognoso di assistenza in varie forme. A questo punto, l’invito a farsi a loro volta esaminare alla ricerca di tratti autistici, che lui rivolge ai genitori, in quei modi irritanti tipicamente nicolettiani, fa parte di una strategia di marketing ben studiata. Quanto più un libro del genere suscita scontri e passioni, tanto più venderà. Ma gli effetti di simili uscite sono disastrosi: già la persona comune, quella che non ha familiari con autismo in casa e non ne conosce nella vita reale, ha un’idea molto confusa di ciò che sta oggi sotto l’etichetta autismo : quello che Nicoletti dice aumenta la confusione. Cervelli ribelli è un’espressione che sfrutta l’aura positiva che da tempo in Occidente circonda la figura del ribelle, un’aura quasi sacra che il cinema e la letteratura hanno diffuso in tutti i modi. Ma quale ribellione d’Egitto! Il cervello di mio figlio, come quello di infiniti altri autistici a basso funzionamento intellettivo, non avrà mai alcuna idea né la più lontana percezione di ciò che significano conformismo e ribellione. È davvero singolare e inquietante, ma per nulla sorprendente per chi come me autistico non è (ed ha una buonissima teoria della mente e riesce a mettersi nei panni altrui, anche in quelli dei furbacchioni), che anche molti genitori di autistici contribuiscano a diffondere nel mondo quella nebbia che confonde tutte le forme e i livelli di autismo in un gran calderone. Anche se tinta di blu, una nebbia rimane una nebbia, ed ostacola la visuale. Se è fitta, la impedisce del tutto. Discernimento ci vuole, che anche nel mondo dell’autismo è merce rara.

 

LA CASA NELLA SELVA

la casa nella selva

Incatenato a me, dentro la selva.
Oscura è la selva del domani
per lui, per me, quando da altre mani
sarà condotto nei luoghi senza fiori.

La casa per mio figlio è vasta e vuota,
il sole non la raggiunge mai,
la strada empia e contorta che svanisce
puoi vederla di notte scintillare.

La casa splende di una luce dura,
mentre io sono nell’eterna caccia
e perdo ogni peso, ogni misura lascio
seguendo il suo sentiero senza traccia,
l’angelo dell’autunno sulla faccia.

(Pensando al futuro di mio figlio Guido, autistico averbale e con grave ritardo mentale).

Se il cielo adesso è vuoto

squiz18

Mi è sembrato di respirare per qualche ora l’atmosfera delle comunità di base degli anni Settanta leggendo il libro di Gilberto Squizzato Se il cielo adesso è vuoto. È possibile credere in Gesù nell’età post-religiosa? (Il Segno dei Gabrielli editori, 2017). Un’atmosfera di radicalità cristiana (o meglio gesuana), di anti-capitalismo, di aspirazione ad una possibile Liberazione. Si tratta di una visione molto radicale, che condivido totalmente, come spesso mi accade per molti dei libri che leggo, nella sua pars destruens, molto meno in quella construens. Squizzato è in parte assimilabile, nella sua visione del cristianesimo come religione, a John Shelby Spong: «Per noi che abbiamo archiviato definitivamente una descrizione astronomica dei cieli sovrannaturali Gesù può essere vero solo di una verità esistenziale che ci aiuti a leggere la nostra stessa vita in una luce rivelatrice di nuove impensabili possibilità di significato senza bisogno di popolare il cielo di angeli e l’inferno di diavoli […] Per me personalmente Gesù può essere vero oggi, qui, come lo è l’amore di mia moglie e dei miei figli, come l’amicizia delle persone che mi sono più care, perché non sto parlando di una verità astratta, concettuale, dogmatica, ma di verità concrete, quotidiane, esistenziali». (p. 78) Come per Spong, anche per Squizzato il linguaggio e la concettualità metafisici, con cui la casta sacerdotale ha mediato la fede in questi duemila anni, vanno abbandonati. Lo stesso Simbolo di Nicea, il Credo, ordinato da Costantino per fini politici di governo dell’impero, non ha più senso nel mondo di oggi. Può rimanere solo un gesuanesimo orizzontale, intra-mondano: ovvero la memoria operante dell’uomo di Nazaret come colui che ha realizzato nel modo più pieno l’umanità. L’uomo perfetto, Gesù di Nazaret, che porta la sua totale dedizione agli altri, storicamente da lui incarnata nell’Israele di duemila anni fa, dominato dai Romani, fino alla morte sulla croce. Tutto il resto non può che essere rigorosamente demitizzato. «Ogni uomo di fede diventa come Gesù di Nazaret sacerdote nel momento in cui riconosce e onora il sacro che si manifesta nell’altro». (p. 85) Una totalmente laica e immanente pienezza di vita si attua nel donare sé stessi agli altri. (E per Squizzato l’altro per eccellenza oggi è il migrante). Questo, e solo questo, è il nucleo del cristianesimo (ammesso che sia ancora lecito chiamarlo così) perché anche chiamare Cristo il Gesù puro e perfetto uomo non è forse più possibile. L’eredità metafisico-platonica del cristianesimo, imperante per due millenni, con la sua svalutazione di questo mondo di fronte all’altro mondo, è annientata: «Ciò che conta per l’uomo di  fede che vuol credere a Gesù di Nazaret, il laico, il non sacerdote, il sovversivo, il politico della tenerezza, non è dunque la devozione religiosa, ma la metànoia (il cambiamento di prospettiva esistenziale) che porta a trasformare radicalmente il proprio modo di vivere, mettendosi al servizio dell’amore fraterno» (p.119) Poiché la trascendenza «è, semplicemente, la possibilità che ci è data di andare oltre noi stessi» (p. 168). Dio, come è nei catechismi e nella predicazione ecclesiastica, semplicemente non esiste e «Il “dio” di Gesù è un dio per atei, non quel Dio teista che appartenne all’antichità e che fu usato da ogni forma di potere per imporre la propria Verità e il proprio dominio» (p. 173). E la misericordia, che ricorre sulla bocca e negli scritti dell’attuale pontefice, ha oggi due nomi: assistenza e politica (p. 187).

Trovo ammirevole la passione che anima il testo di Squizzato, oltre a condividerne, come ho già accennato, la demolizione del cristianesimo religioso-metafisico. E tuttavia, lasciando da parte la questione economico-politica, che necessariamente la sua prospettiva apre, mi chiedo se la sua immagine di Gesù sia davvero solidamente fondata, anzitutto dal punto di vista storico. Perché quando affermiamo che la vita di Gesù si è orientata in questo modo o in quest’altro, su che fondamenti si basano le affermazioni che facciamo? Se gli unici documenti sulla vita e sulle idee di Gesù sono gli Evangeli, scritti decine di anni dopo la sua morte, differenti tra loro, e con una evidentissima costruzione teologica del personaggio, sicché quelle che sicuramente possono essere definite parole effettivamente pronunciate da lui sono pochissime, e le azioni effettivamente compiute nelle modalità narrate pochissime anch’esse, è evidente che anche la figura di Gesù uomo perfetto è una elaborazione a posteriori, la cui garanzia di verità sta solo in un atto di fede. In sostanza, occorre tanta fede e tanta fuoruscita dalla ragione per affermare l’umana perfezione di Gesù quanta ne occorre per proclamare la sua nascita da una vergine. Poiché una perfezione umana non è meno religiosa di una discesa dal cielo né meno metafisica di un essere perfettissimo.