La Piazza

Un termine del linguaggio politico e giornalistico che oggi si usa molto, e che io amo poco, è piazza. La Piazza è ormai divenuta un’entità metafisica, che ha una propria autonomia e che accampa pretese. A volte è di destra, a volte di sinistra, ma sempre accampa pretese. La sua pretesa di fondo è di rappresentare la totalità. Anzitutto la totalità di coloro che hanno lo stesso orientamento, ma poiché la Piazza può essere solo una nel momento in cui sussiste come tale, essa non può pensarsi come dialogante, ma solo come imponente la propria unicità. È una entità metafisica che aspira alla totalità come quantità piena, e che anzitutto però vuol far dimenticare che la sua stessa natura è meglio espressa dalla parola massa. Per questo una Piazza non può accettare che in sé compaiano dei vuoti. E Berlusconi ieri a Roma temeva anzitutto che dei vuoti potessero apparire nelle riprese televisive, così ha ridotto le dimensioni delllo spazio, che doveva apparire pieno.

Pdl/ Berlusconi parla, piazza San Giovanni fischia Prodi

 

La Piazza ovviamente odia le differenze, per il semplice fatto di essere massa sotto altro nome, e questo prescinde totalmente dalla coloritura che essa assume nel momento del suo realizzarsi. L’unica differenza è quella tra la Piazza e il suo Oggetto Centrale, cioè il leader attorno al quale la Piazza si costituisce. In realtà, la Piazza ha in sé un fortissimo potenziale totalitario, per il semplice fatto che ogni Piazza si costituisce come totalità. Perciò io, che amo la differenza e detesto la totalità-massa, non amo la Piazza. Invece i democratici italiani, tutti coloro che dicono di esserlo, destra, sinistra e centro, dicono ad ogni piè sospinto di rispettare le piazze. Devo pensare di essere antidemocratico, allora.

 Io ritengo, invece, che una Piazza in cui il ministro della giustizia marcia con uno striscione ridicolo e falso (poiché non è vero affatto che l’amore vinca sempre sull’odio, anzi è un insulto a milioni di morti), annegando nella massa la propria differenza istituzionale, non solo non meriti alcun rispetto, ma faccia temere per le nostre sorti.

3 pensieri su “La Piazza

  1. “La Piazza ovviamente odia le differenze, per il semplice fatto di essere massa sotto altro nome, e questo prescinde totalmente dalla coloritura che essa assume nel momento del suo realizzarsi. L’unica differenza è quella tra la Piazza e il suo Oggetto Centrale, cioè il leader attorno al quale la Piazza si costituisce.”
    Così scrive Brotto nella sua riflessione sul significato della manifestazione del centrodestra a Roma. A mio sommesso avviso, commette un errore di grammatica quando qualifica come ‘massa’ quella che è soltanto una ‘folla’. Non vi è infatti bisogno di rinviare a Gustave Le Bon e alla sua “Psicologia della folla”, ‘livre de chevet’ di Benito Mussolini, ma è sufficiente confrontare tale manifestazione con le manifestazioni sindacali promosse dalla Cgil in occasione dello sciopero generale del 12 marzo scorso per sapere che la differenza tra i due concetti è essenziale in quanto è una differenza qualitativa (la massa è organizzata e di parte, la folla è disorganica e, per l’appunto, totalitaria; la massa si mobilita su parole d’ordine razionali e non dipende per la sua identificazione dal leader, la folla, invece, si costituisce in forma totalitaria grazie alla sua identificazione emotiva con il leader; la massa occupa le piazze, la folla vi si disperde ecc. ecc.).
    Una volta corretto questo errore e sostituito il termine ‘massa’ con il termine ‘folla’, sono pronto a sottoscrivere l’epigrafica conclusione con cui viene stigmatizzata la simbiosi, che la manifestazione del centrodestra ha perfettamente esemplificato, tra il ‘sovversivismo delle classi dominanti’ e la ‘mobilitazione reazionaria’ (antidemocratica e anticostituzionale) della folla interclassista: “Una Piazza in cui il ministro della giustizia marcia con uno striscione ridicolo e falso (poiché non è vero affatto che l’amore vinca sempre sull’odio, anzi è un insulto a milioni di morti), annegando nella massa la propria differenza istituzionale, non solo non merita alcun rispetto, ma fa temere per le nostre sorti.”

    1. C’è, tra le altre cose, il problema della “razionalità” della parola d’ordine. A me pare che la differenza tra “folla” e “massa” sia inconsistente. Esse trapassano l’una nell’altra, così come la razionalità mi sembra appartenere alle parole d’ordine assai meno delle pulsioni emotive che vi si attaccano. Uso “massa” nel senso di Elias Canetti, e in ogni massiccio raggruppamento di umani vedo sempre una potenziale “lynching mob”. A differenza degli individui, la massa non pensa,perché il pensiero collettivo non esiste, ed è sempre agita, anche quando sente di agire.

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