R(i)enzi

La sanguinosa figura di Matteo Renzi – ops, volevo dire di Rienzi – tra Olgettine e Black bloc. Titolo dell’opera di Wagner: Rienzi, l’ultimo tribuno.

Micronote 6

1. La libertà conduce in spazi ampi, che sovente sono anche desolati.
2. Siamo una civiltà in cui si guarda se stessi dall’esterno.
 3. Per la Sinistra italiana si pone anche il problema della sua anima radical-borghese. Troppe anime fanno morire, come nessuna anima.
4. Il capitalismo ha i secoli contati, disse quello.
5. Tutti in pensione a 67 anni. Peccato che le aziende ti mandino via prima. Continua a leggere

Anatomia di una scomparsa

Anatomia di una scomparsa

Anatomia di una scomparsa, di Hisham Matar (Anatomy of a Disappearance, 2011, trad. di M. Pareschi, Einaudi 2011). Sapientemente costruito per un pubblico di lettori globale, questo romanzo di Matar non mi pare anzitutto “politico-arabo”, nel senso che il suo nucleo è colorato di una condizione socio-politico-esistenziale, quella dell’esule in fuga dal dispotismo di un regime mediorientale, solo marginalmente. Se il padre di Nuri el-Alfi, l’io narrante, non fosse stato un ministro di uno stato mediorientale, ma semplicemente un ricco uomo d’affari della borghesia internazionale, la cui vita si svolge tra un Paese e l’altro, improvvisamente e misteriosamente scomparso, il senso della vicenda non cambierebbe affatto. Continua a leggere

Scuola e non scuola 11

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere

Montedidio

Nota di Giusi Meister

Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli 2005

Montedidio

Vedere un albero dalla parte delle radici
Per me leggere un libro di De Luca è sempre, esattamente, questo: vedere un albero dalla parte delle radici.
La realtà sotterranea, quella che nutre e dà alimento alla vita lui te la cava fuori dalla terra per mettertela in mano e mostrartela. Non so quanti scrittori siano in grado di far questo attraverso una mescolanza così riuscita di poesia e di prosa. Perché è così: nei suoi libri non sai dove finisce una e inizia l’altra.
‘Montedidio’, che è uno dei suoi libri più belli, ti riempie l’anima ad ogni pagina, e ti spinge a voler sapere di più anche della tradizione yiddish, ché Rafaniello da quella è mutuato.
De Luca narra di realtà perdute, di tempi trascorsi, di quel che è stato, ma ancora e sempre è. Infatti, se fosse solo una narrazione del passato, non ci toccherebbe tanto.
Lui è, come mast’Errico, un ebanista delle parole; un artigiano che lavora con lentezza, uno che non è ossessionato dalla lunghezza, ma dalla clorofilla delle lettere e dalla linfa del significato.
Un esempio, decisamente, per riacquistare, in questo mondo prolisso e sovrabbondante, l’essenzialità e la sobrietà della natura vera e viva delle cose”.

Genius loci

Genius loci

Un esile libretto dal titolo attraente, che è quello del primo dei due racconti di cui è composto. Genius loci (trad. it. di L. Pignatti, Iperborea 2011) esplora un argomento frequente nella letteratura e caro alla Haasse, quello della casa fortemente legata ad eventi del passato, ovvero a presenze inquietanti, o a qualcosa che determina una forte e inspiegabile suggestione. Nel primo racconto si narra di una donna che col marito (e spesso da sola) passa le vacanze in una casa che la coppia si è fatta costruire in un luogo isolato, in un bosco ove sono appena visibili i ruderi di un antico pozzo. La protagonista finirà per scoprire che quel pozzo forniva secoli prima l’acqua ad un giovane nobile, colpito dalla lebbra e confinato nel bosco. Con questo, che ella percepisce come il genius loci, si crea (o ella penserà che si crei) un rapporto. Nell’ambiguità vedo qualcosa del Giro di vite di James. Continua a leggere

Scuola e non scuola 10

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere

Il toro non sbaglia mai

Il toro non sbaglia mai

Ecco un libro robusto e suggestivo, quale la letteratura italiana dei nostri giorni raramente ci offre. Del tutto controcorrente e senza concessioni allo spirito dei tempi, uno spirito di animalismo sentimentale e malaticcio. Mi è piaciuto dalla prima pagina il romanzo-saggio di Matteo Nucci Il toro non sbaglia mai (Ponte alle Grazie 2011). Storia della ricerca del significato profondo della corrida da parte di un italiano, la cui amicizia con un giovane torero ambiguamente fallito lo mette a contatto con tutti gli aspetti più problematici e profondi della tauromachia, una pratica le cui radici affondano nella notte dei tempi e sono mitiche.
Nucci ci fa capire, tra le altre cose, come la vita del toro selvaggio, selezionato per la corrida, sia infinitamente migliore di quella dei suoi consimili allevati per la carne, la cui brevissima vita si svolge in pochi metri quadrati di spazio, senza che l’animale prima di essere ucciso nel mattatoio abbia visto un filo d’erba. Il toro da corrida vive cinque anni libero nei prati, e alla fine muore da toro, cioè combattendo. In qualche caso, come nel filmato che qui sotto si vede, un episodio di cui racconta Nucci nel libro, il toro viene per la sua bravura indultato, e passa il resto della vita tra vacche e prati, in un paradiso terreno che se fossi un toro io bramerei per me, sapendo che senza corride quel paradiso non esisterebbe per nessun figlio di una vacca. Continua a leggere

Centro del Centro

Foto stupenda dell’ottobre 2010: Gheddafi sta tra il dittatore yemenita e quello egiziano. C’è anche quello tunisino. Mai come in questi giorni appare in tutta la sua evidenza la verità fondamentale della condizione umana: il centro è il luogo della potenza ma anche quello della vittimizzazione. Il centro è il luogo da cui si irradia la potenza ma anche il punto del mirino reticolato di un’arma di distruzione. Tutto converge verso il centro.

Da uomo potentissimo a vittima inerme. Il linciaggio di Gheddafi, il trattamento inumano cui è stato sottoposto, sembrano scalfire ben poco la coscienza collettiva mediatizzata. Ancora una volta è evidente come l’alta considerazione in cui apparentemente è tenuta in Occidente la vita umana (e ora anche animale) sia solo una fragile crosta. Quel che J. Conrad aveva capito perfettamente, e noi che piangiamo per i gatti abbandonati ci rifiutiamo di vedere.

Scuola e non scuola 9

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere