Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere
Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere

Nella mitologia anglosassone lo Spread è un mostro che abita nel baratro che si trova tra Germania e Italia. In alcune saghe islandesi si narrava che qualche viandante lo avesse incontrato in tempi remoti. Le origini di questa figura sono senz’altro indoeuropee. Ne troviamo infatti questa testimonianza in un frammento attribuito a Tacito, che alle cose germaniche era attento: «Berlusconem cum vellet Neapolitanus occultare, iussit aedificium fabricare in quo monstrum illud execrabile ab oculis omnium amoveretur. Novum surgit tamen monstrum execrabile Spraedum.»
Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere

Ora si move il forte re Gradasso
Sopra l’alfana con tanta baldanza,
Che tutto il mondo non stimava un asso.
Orlando innamorato, IV, 73
Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere
Nota di Giusi Meister
Un occhio completamente vuoto e un altro folle. Il doppio sguardo di Woland sul mondo è la vertigine che sommerge nel momento che segue la consapevolezza dell’inevitabilità, soprattutto di se stessi. Vero che sembra esserci anche un altrettanto inevitabile destino, ma è nel modo in cui si riavvolge il filo che la matassa dei giorni prende forma. E spesso gli uomini ci mettono molto del loro. Come ne ‘L’ora del diavolo’ di Pessoa, questo diavolo non spezza per disperdere, ma compie piuttosto il processo alchemico ben rappresentato nel proprio arcano dei tarocchi come solve et coagula. Scioglie da se stesso chi lo desidera restituendolo ad una dimensione di libertà e di pace. Una pace senza luce, certo, ma in cui poter respirare a pieni polmoni. Un libro immenso sulla possibilità che ci è data quotidianamente di scegliere cosa volere o non volere per sé, e sulla dimensione, anche collettiva, delle nostre debolezze. Un libro carnalmente umano e luminoso, senza giudici né condanne inappellabili. Un libro aperto, in cui passa tanta aria sempre nuova e sottile. Certo, una storia d’amore, ma di quel genere con cui potresti fabbricarti collane perché ogni gesto o sguardo o parola è una perla, da guardare con tenerezza per giorni.

Se è legittimo l’uso della parola pace ad esprimere una condizione del rapporto tra gli umani e le forze naturali, allora è legittimo anche l’uso della parola guerra ad esprimere una condizione diversa. In Liguria abbiamo subito un attacco sotto forma di alluvione. Siccome la condizione di pace con le forze naturali è transitoria (come lo è il suo opposto), gli umani dovrebbero adottare tutte le precauzioni e le tecniche per rendere i danni più leggeri nel caso di un riesplodere del conflitto sempre latente. Invece cosa si vede, massime da noi? Si vede che coloro che dovrebbero gestire il territorio non solo lo fanno malissimo, attenti solo al risparmio o al profitto immediati, ma addirittura dimenticano che l’umanità non è con la natura in una condizione di pace permanente, ma di armistizio, che l’una e l’altra parte volentieri e spesso infrangono. Ma noi abbiamo sempre sottomano il comodo rimedio dell’aumento delle accise…
Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere