Montedidio

Nota di Giusi Meister

Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli 2005

Montedidio

Vedere un albero dalla parte delle radici
Per me leggere un libro di De Luca è sempre, esattamente, questo: vedere un albero dalla parte delle radici.
La realtà sotterranea, quella che nutre e dà alimento alla vita lui te la cava fuori dalla terra per mettertela in mano e mostrartela. Non so quanti scrittori siano in grado di far questo attraverso una mescolanza così riuscita di poesia e di prosa. Perché è così: nei suoi libri non sai dove finisce una e inizia l’altra.
‘Montedidio’, che è uno dei suoi libri più belli, ti riempie l’anima ad ogni pagina, e ti spinge a voler sapere di più anche della tradizione yiddish, ché Rafaniello da quella è mutuato.
De Luca narra di realtà perdute, di tempi trascorsi, di quel che è stato, ma ancora e sempre è. Infatti, se fosse solo una narrazione del passato, non ci toccherebbe tanto.
Lui è, come mast’Errico, un ebanista delle parole; un artigiano che lavora con lentezza, uno che non è ossessionato dalla lunghezza, ma dalla clorofilla delle lettere e dalla linfa del significato.
Un esempio, decisamente, per riacquistare, in questo mondo prolisso e sovrabbondante, l’essenzialità e la sobrietà della natura vera e viva delle cose”.

3 pensieri su “Montedidio

  1. questo non lo avevo visto Fabio, Erri de luca, mi piace tantissimo come scrive…ho appena finito di leggere *i pesci non chiudono gli occhi*.
    si imparara sempre qualcosa da lui, della sua vita e della sua infanzia, le cose antiche tramandate e non perdute…
    il suo modo di raccontare arriva dritto all’essenza delle cose.
    Lo leggerò sicuramente…

  2. l’ho finito proprio ora…
    lui ti parla del dolore con un distacco che ti fa salire le lacrime…
    il rapporto tra lui e Maria mostra l’aspetto puro dell’amore – come dovrebbe essere inteso – tra l’uomo e la donna.
    è spontaneo, il suo descrivere, i gesti e gli usi,
    ed è straordinario, perchè per frammenti riesce a trasmettere l’unità di una storia e il profumo della sua terra.

    anche io penso di regalarlo…

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