Raffaello e le sue vicine

Arnim

Denso pastiche romantico, questo racconto di Achim von Arnim del 1923 è una lettura indispensabile per tutti coloro che sono ancora affascinati dal romanticismo tedesco (come me). Tra le altre cose, il marito deforme e scimmiesco della “Fornarina”, che di notte dipinge cose raffaellesche ma senz’anima, appare una variazione sul tema del doppio e del mostro. Sehr schön!

(SE 2002, a cura di Gabriella Catalano, che scrive una eccellente postfazione)

Sunset Park

DSC02066

Un romanzo di Paul Auster del 2010, subito tradotto da Einaudi nello stesso anno (dice qualcosa?). L’ho trovato pretenzioso, perfettino, troppo sapientemente costruito. Tecnicamente al top, ma non è sufficiente questo squarcio di vita dell’intellettualità ebraico-newyorchese per contenere il mondo, la condizione umana, come l’autore sembra volere.

Le perle di Vermeer

Brotture

9788881125845p1.jpgConsoliamoci con le parole di Gustaw Herling, che nel lager sovietico ben conobbe il vuoto, e attraverso di esso è tornato alla parola. Nell’aureo libretto da cui traggo queste righe, egli prospetta il giusto atteggiamento che si deve assumere davanti alle più alte creazioni dello spirito. Spero che, alla fine della mia carriera di insegnante, potrò dire di aver condotto due o tre esseri umani alle soglie di questa condizione. Herling qui sta iniziando a parlare di Rembrandt.

In miniatura o in nuce? Fa lo stesso; quello che conta è l’intenzione (e il desiderio) dello scrivente. In­tendo miniaturizzare un gigante, voglio sgranare il nucleo del suo genio, simile a un gioiello dalle molte sfaccettature, a una perla dalle molte sfumature, e descrivere alcune di esse con la massima concisione. Credo infatti che l’amore per i grandi artisti, così come l’innamoramento per una persona, sia un sentimento che impone una pudica…

View original post 43 altre parole

I sette pilastri della saggezza

Brotture

pilas.jpgNon si trova molta saggezza leggendo i Seven Pillars of Wisdom di T.E. Lawrence (1926), edito in Italia da Bompiani nel 1949 e riedito per la ventesima volta nel 2000 nella traduzione (discutibile) di E. Linder, ma sarebbe certo meglio leggere il libro di Lawrence d’Arabia nell’originale, perché se la mente dell’autore non è metafisicamente limpida e filosofeggia penosamente (ma è una pena autentica), la sua scrittura è spesso smagliante. Il traduttore traduce ostrich (struzzo) con ostrica, con la gustosa conseguenza che cinque capi arabi vengono “portando in dono uova d’ostriche arabe abbondanti nel loro deserto”. (p.199) Non so se questo errore si tramandi da venti edizioni. Non si trova vera saggezza, in questo libro, ma molta avventura, un problema d’identità culturale, un’ossessione per la purezza, un’estetica della guerra che si traduce in ammirazione per il valore anche del nemico, merce rara questa negli ultimi tempi.

 Su ogni campo…

View original post 229 altre parole

Il derviscio e la morte

Brotture

der1.jpg

Baldini & Castoldi ha ripubblicato qualche anno fa uno dei grandi romanzi del secondo Novecento, Il derviscio e la morte di Meša Selimović (a cura di L. Costantini).
E già non lo si trova più.
Storia di una vendetta, del crescere graduale di un odio feroce nell’anima di un derviscio (una sorta di “frate” musulmano) di Bosnia, come tutti i grandi romanzi l’opera dello scrittore serbo apre uno squarcio nel cuore dell’umano, dove si annida quella malvagia passione del distruggere e dell’essere distrutto che ha nome violenza. Il derviscio di Selimović è un derviscio per modo di dire. La sua interiorità non è certo quella di un vero esponente dell’ordine religioso, ma piuttosto quella di un intellettuale del Novecento, di un tipico intellettuale del Novecento, quale si presenta in innumerevoli romanzi dell’ultimo secolo: in contrasto col potere dominante, verboso, tormentato, inconcludente, fortemente risentito e infine sconfitto. La collocazione storica della vicenda bosniaca…

View original post 375 altre parole

I libri della mia vita

Brotture

copEd ecco una citazione da un adorabile librettino di Varlam Šalamov, edito da Ibis (Como – Pavia) nel 1994, nella collana Minimalia, tradotto da A. Pasquinelli (vedo che è stato riedito nel 2012). I libri della mia vita. L’autore dei terribili e bellissimi Racconti di Kolyma dice qui del suo rapporto ai libri, un rapporto vitale. C’è più sapienza e più dolore in queste poche pagine che in tutta la letteratura e in tutta la testimonianza sui lager tedeschi e sovietici che è stata scritta nel Novecento.

Ho sempre comperato dei libri, un poco alla volta, non fosse che uno ogni mese, ogni due mesi. Quando mi sono sposato, pensavo che sarei stato in grado di raccoglierne per me, da poter annotare, piegarne le pagine, stropicciare e sciupare, lisciarne le rilegature, cogliendo quel fruscio più grato dello stormire delle foglie nel bosco, quello delle pagine di un libro. Pian piano…

View original post 206 altre parole