Il toro non sbaglia mai

Il toro non sbaglia mai

Ecco un libro robusto e suggestivo, quale la letteratura italiana dei nostri giorni raramente ci offre. Del tutto controcorrente e senza concessioni allo spirito dei tempi, uno spirito di animalismo sentimentale e malaticcio. Mi è piaciuto dalla prima pagina il romanzo-saggio di Matteo Nucci Il toro non sbaglia mai (Ponte alle Grazie 2011). Storia della ricerca del significato profondo della corrida da parte di un italiano, la cui amicizia con un giovane torero ambiguamente fallito lo mette a contatto con tutti gli aspetti più problematici e profondi della tauromachia, una pratica le cui radici affondano nella notte dei tempi e sono mitiche.
Nucci ci fa capire, tra le altre cose, come la vita del toro selvaggio, selezionato per la corrida, sia infinitamente migliore di quella dei suoi consimili allevati per la carne, la cui brevissima vita si svolge in pochi metri quadrati di spazio, senza che l’animale prima di essere ucciso nel mattatoio abbia visto un filo d’erba. Il toro da corrida vive cinque anni libero nei prati, e alla fine muore da toro, cioè combattendo. In qualche caso, come nel filmato che qui sotto si vede, un episodio di cui racconta Nucci nel libro, il toro viene per la sua bravura indultato, e passa il resto della vita tra vacche e prati, in un paradiso terreno che se fossi un toro io bramerei per me, sapendo che senza corride quel paradiso non esisterebbe per nessun figlio di una vacca.

 Un profano come me impara molto sulla corrida leggendo Nucci. Dal mio punto di vista (quello di uno che ha levato alti lai e invocato gli dèi dell’Averno quando gli Inglesi hanno abolito la caccia alla volpe), l’arcaismo della corrida è una ricchezza culturale immensa. Essa ci riporta alle ere in cui tra gli umani era sommamente apprezzato chi senza paura e con valore affrontava i grossi e pericolosi erbivori selvaggi (mammut, bisonti, bovidi giganteschi) per procurare al gruppo la carne. Qui si tratta anzitutto del coraggio di fronte alla morte. Questo arcaismo dobbiamo tenercelo caro, assieme ad altri, se non vogliamo che il nostro mondo sprofondi nel grigiore dell’omologazione e dell’indifferenziazione.

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4 risposte a "Il toro non sbaglia mai"

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