Don Verzè

Come sempre, gli Ialiani si dividono tra quelli che inneggiano e quelli che fischiano, tra quelli che lodano e quelli che infangano. Difficile stabilire le somme del bene e del male, e definire se questo sacerdote abbia fatto più dell’uno o dell’altro. Quello che mi inquieta, tuttavia, in lui e nel suo gruppo, è la potenza ostentata. I Sigilli, poi, sembrano fatti apposta per un romanzo di Dan Brown. Molti, nella Chiesa, hanno una innata tendenza al faraonico, come si è visto nei secoli nel Papato, coi suoi flabelli e splendidi palazzi, e oggi, ad esempio, negli ori e ricchezze del sacrario di Padre Pio. E nell’opinione pubblica si alimenta la convinzione di una Chiesa che trama sempre nascostamente, amica dei potenti, degli affaristi, delle potenze oscure.

Un Dio coinvolgente.

werblcoinDottrina teologica su Dio, recita il sottotitolo. E su cos’altro dovrebbe riflettere una teologia? Il numero e la qualità delle note che occupano un grande spazio nelle 686 pagine della traduzione italiana (di A. Aguti e C. Danna) di Gott Verbindlich. Eine theologische Gotteslehre, e le 18 pagine della bibliografia, testimoniano l’immensa erudizione di Jürgen Werbick, uno dei teologi cattolici più significativi di oggi.  Werbick affronta qui la questione di Dio, e del Dio trino della fede cristiana, confrontandosi con le tradizioni delle Chiese, coi principali pensatori dell’Occidente (tra cui Nietzsche), e col pensiero contemporaneo. L’opera è poderosa, la lettura defatigante per la natura della prosa sinuosa di Werbick e per la sua estrema densità, che richiede un lettore sempre attivamente pensante.  Infine, non ne esco soddisfatto, e mi si confermano le grandi difficoltà in cui si avvolge oggi la teologia cattolica ufficiale e accademica, anche quando è straordinariamente dotata di intelligenza, come in Werbick. Soprattutto, ai miei occhi rimane aperto il baratro cosmologico. Ovvero, l’Universo qual era concepito nei secoli d’oro del Cristianesimo era il piccolo mondo abitato dagli umani, circondato dai Sette Pianeti, in cui il tempo che scorreva ovunque era quello stesso degli umani sulla Terra, misurato dai corsi del Sole e della Luna. Il tempo della fede e della teologia si inseriva senza difficoltà nel tempo della storia, storia sacra e storia profana si sposavano, e si poteva pensare al Dio trascendente come partecipante univocamente  alle vicende degli umani, con un prima e un dopo l’Incarnazione del Verbo. L’Universo come lo vediamo noi oggi, coi suoi miliardi di anni-luce e la miriade di mondi, e anche con la possibilità che non sia l’unico Universo, rende impossibile la tradizionale cosmo-teologia, e impone un pensiero audace, che però la Tradizione ostacola. Sicché anche in Werbick sembra che l’Universo su cui Dio esercita la sua signoria sia lo stesso piccolo Universo di Dante, e che il Dio dell’Universo sia solo il Dio della piccola storia degli umani. Inserendo, in qualche modo, la temporalità in Dio, Werbick vi inserisce il piccolo tempo terrestre. Ma che tempo è? E il resto del Cosmo? In tutto il libro, il passo per me più interessante si trova a pag. 460, dove confrontandosi con Nietzsche il teologo tedesco scrive:

«L’avversione ‘apocalittica’ di Dio e della fede a quanto accade in realtà in questo mondo è qualcosa di più di un risentimento, di un rifiuto della nostra vita nello spazio e nel tempo, che è fatta di nascita e di morte, di appropriazione e di dedizione di sé, di far soffrire e di soffrire e che vuole essere affermata in tutte le sue dimensioni? Con Nietzsche molti la vedranno così. Contro Nietzsche alcuni rappresentanti di interessi sanno oggi perciò utilizzare questo ‘argomento’ per le loro strategie: crede nella volontà di Dio colui che non ha il coraggio di accettare  questa vita come la realtà ultima e autentica e chi perciò prende troppo sul serio se stesso, le proprie sofferenze e sacrifici, la propria morte.
La fede dei cristiani nella volontà di Dio, che deve essere fatta contro tutto ciò che è semplicemente il caso e che conduce in ogni caso alla morte, al disprezzo delle sofferenze, alla degradazione dell’uomo,  la fede nella volontà che deve essere fatta al di là di tutto questo è effettivamente l’avversione, la volontà contraria a ciò che è infinitamente privo di volontà, al semplicemente fattuale; o a un non-volere, che non vuole altro che se stesso, partecipare al quale – con-volerlo – non significherebbe altro che sacrificarsi ad esso. E in questo senso la fede dei cristiani è avversione a un essere vittime. Già Nietzsche le ha rimproverato esattamente questo e esattamente per questo le ha intentato il processo morale e storico universale »[…] Ovviamente, neppure qui viene mai citato Girard…

Il bene sia con voi!

Il bene sia con voi!

Il bene sia con voi! è il titolo dello scritto che chiude il libro ononimo di Vasilij Grossman (Adelphi 2011). Ci sono alcuni racconti, e appunto questa narrazione-meditazione sulla breve permanenza dell’autore in Armenia, quando ormai la sua vita si stava avviando al declino. Vi troviamo note tolstoiane, come l’apprezzamento di una semplicità e purezza contadine che è tipicamente russo, e in generale una straordinaria apertura umanistica. Grossman, che nella vita ha molto sofferto, è infinitamente lontano da qualsiasi tendenza nichilistica, e pur conoscendo il male profondo, e la capacità umana di abbracciarlo e diffonderlo, è un credente nel bene, e lo cerca e vede là dove è possibile vederlo, nel chiaroscuro delle vite umane. Riporto due passi che mi sembrano molto belli. Continua a leggere

Profumo di ignoranza

Il Ministro Profumo

Il nuovo Ministro della Pubblica Istruzione, l’oligarca Profumo, della setta dei Tecnolatri, partecipa ad un videoforum di Repubblica. Rispuntano le idee che da anni ci affliggono, già espresse a suo tempo dal mirabile predecessore Lombardi. Anzitutto il primato dell’informatica, che per tutti i Tecnolatri è la vera panacea. Profumo di stantio, incapacità di afferrare la realtà, trionfo degli idola theatri, ignoranza di che cosa sia l’insegnamento. Continua a leggere

Scuola e non scuola 23

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana e postgelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere

Micronote 9

1. La classe politica nel suo insieme vede bene le elezioni nel 2013. Ma che cosa diranno i partiti, il cui fallimento nella gestione dell’Italia è palese, per ottenere il voto? Penseranno che dopo qualche mese di Monti ci saremo dimenticati della loro inettitudine rapace? Ma forse la questione non è questa. L’inettitudine rapace è di moltissimi italiani. I più allontanano, indignati, lo specchio. Continua a leggere

Il matematico convinto di pensare

«Ma in un paese ideale e razionale, cosa ci si potrebbe aspettare? Una procreazione responsabile richiederebbe anzitutto e soprattutto la considerazione e la difesa del diritti dei nascituri. Diritti che includono quelli enunciati in teoria dalla Costituzione: salute, istruzione, lavoro. Ma anche quelli rivendicati in pratica da chiunque: benessere, felicità, autorealizzazione.
In mancanza di adeguate prospettive che rendano l’adempimento di queste condizioni se non certe, cosa ovviamente impossibile da assicurare, almeno probabili e prevedibili, i tribunali dovrebbero intervenire per impedire la procreazione. Anzitutto, in maniera preventiva, forzando all’uso di anticoncezionali. E poi, quando la prevenzione avesse fallito, imponendo la cessazione della gravidanza.»

Chi scrive questo è Piergiorgio Odifreddi, nel suo blog di Repubblica. Secondo lui, dunque, la sedicenne di Trento che non vuole abortire dovrebbe esservi obbligata dal tribunale, cioè dallo Stato. Quanto sia liberale questa posizione è evidente. Il luogo ideale in cui dovrebbe vivere Odifreddi è lo Stato immaginato da Orwell. È poi chiaro che per questo matematico convinto di pensare il diritto alla salute è superiore al diritto all’esistenza. Questa superiorità chi la stabilisce e su cosa si fonda? E cos’è la salute di cui si parla? Definirla è una delle imprese più problematiche. Odifreddi dovrebbe meditare sulle mirabili pagine che sull’argomento ha scritto Svevo nella Coscienza di Zeno.

Scuola e non scuola 22

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana e postgelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere

Pubblicità regresso

Lo Stato italiano fa passare in TV questo spot tremendo, in cui un essere umano viene posto sullo stesso piano di parassiti e insetti. L’umano nello spot ha la barba incolta e un’espressione da serial killer o maniaco sessuale. Questo è uno spot nazista. Mettici l’ebreo, e la logica è la stessa. Un orrore, del quale pochi sembrano essersi scandalizzati. Ma il meccanismo del capro espiatorio è sempre al lavoro.