Il matematico convinto di pensare

«Ma in un paese ideale e razionale, cosa ci si potrebbe aspettare? Una procreazione responsabile richiederebbe anzitutto e soprattutto la considerazione e la difesa del diritti dei nascituri. Diritti che includono quelli enunciati in teoria dalla Costituzione: salute, istruzione, lavoro. Ma anche quelli rivendicati in pratica da chiunque: benessere, felicità, autorealizzazione.
In mancanza di adeguate prospettive che rendano l’adempimento di queste condizioni se non certe, cosa ovviamente impossibile da assicurare, almeno probabili e prevedibili, i tribunali dovrebbero intervenire per impedire la procreazione. Anzitutto, in maniera preventiva, forzando all’uso di anticoncezionali. E poi, quando la prevenzione avesse fallito, imponendo la cessazione della gravidanza.»

Chi scrive questo è Piergiorgio Odifreddi, nel suo blog di Repubblica. Secondo lui, dunque, la sedicenne di Trento che non vuole abortire dovrebbe esservi obbligata dal tribunale, cioè dallo Stato. Quanto sia liberale questa posizione è evidente. Il luogo ideale in cui dovrebbe vivere Odifreddi è lo Stato immaginato da Orwell. È poi chiaro che per questo matematico convinto di pensare il diritto alla salute è superiore al diritto all’esistenza. Questa superiorità chi la stabilisce e su cosa si fonda? E cos’è la salute di cui si parla? Definirla è una delle imprese più problematiche. Odifreddi dovrebbe meditare sulle mirabili pagine che sull’argomento ha scritto Svevo nella Coscienza di Zeno.

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8 thoughts on “Il matematico convinto di pensare

    1. Anche le provocazioni dovrebbero essere “consistenti”, per rimanere nella logica di Odifreddi. Mi pare che la sua presenti un grosso problema interno, nell’affermazione di un diritto alla salute preminente di fronte al diritto all’esistenza. Dal mio punto di vista, l’obbligo esterno di abortire qui tematizzato è incomparabilmente più grave di quello di portare a termine una gravidanza, per l’ovvia ragione che il primo, oltre a violare una volontà libera, fatto che c’è anche nel secondo, porta alla cessazione di una esistenza, che invece il secondo garantisce.

      1. Il genere di consistenza cui fa riferimento Odifreddi è molto formale e non connotato né moralmente né giuridicamente. Il diritto all’esistenza lo è. Si può dire, al più, che la provocazione di Odifreddi è molto superficiale, ma quanto ha consistensa, per come la intende un logico, potrebbe anche starci.

        Per altro, il “diritto all’esistenza” è un ginepraio, e la necessità di garantirlo richiederebbe l’assunzione di non poche premesse questionabili.

        1. In realtà la “consistency” inglese, da cui PGO trae la sua “consistenza”, significa “coerenza”. In effetti un’argomentazione può essere incoerente ma nient’affatto inconsistente. Ma lasciamo perdere questo: il fatto è che rilevare semplicemente la questione della coerenza in un modo “non connotato né moralmente né giuridicamente”, ma entro un discorso che certamente è pregno di umori antireligiosi e per nulla neutro, e su questioni che non sono di logica formale ma di valori, di vita e di senso dell’esistenza, è mera insensatezza.

          1. Non è un’insensatezza, al più un artificio retorico. Resta il fatto che la sua provocazione è assai superficiale.

  1. Non capisco perché PGO si senta autorizzato a pontificare su tutto solo perché è (o si ritiene) un grande matematico. Si legga l’Apologia di Socrate dove si parla di quelli, che, per essere esperti in qualche campo, pensano di fare i maestri universali. Mi sembra di ricordare che tempo fa ha dichiarato di poter giudicare il Cristianesimo, la Chiesa ecc. perché ha letto tutta la Bibbia. Anche se la sapesse a memoria non vorrebbe dire niente. Si dice che satana conosca la Scrittura meglio di ogni altro e mi pare che PGO si ispiri più ai “difettosi sillogismi” del suddetto, che ad una vera lettura per cui non può mancare la semplicità e l’umiltà. Potrebbe leggere un po’ i Padri, invece di andare a Compostella e spararle grosse…

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