Odifreddure

odifreddi

Tempo fa, in una nota sulle sue sparate, ho definito Piergiorgio Odifreddi il matematico convinto di pensare. Questa sua convinzione emerge, insieme alla sua infondatezza, anche in un recentissimo post, che il talebano della logica-illogica ha dedicato alla questione del negazionismo. In esso,  a proposito della vicenda dei funerali di Priebke, Odifreddi scrive: «Due tipi contrapposti e complementari di fanatismo si sono scontrati di fronte alla salma di un uomo senza vita, dunque una pura cosa inanimata, con meno valore di un animale o un vegetale».  Dunque, sembra di capire che per il nostro grande logico 1) un umano morto sia una pura cosa inanimata; 2) quella pura cosa inanimata abbia meno valore di un animale o un vegetale. Dato che egli non argomenta queste affermazioni, è logico pensare che le ritenga autoevidenti. Ma così non è: non esiste una cultura umana in cui le spoglie di un umano siano ritenute pure cose, alla stregua di un qualsiasi oggetto. Qualunque sia il trattamento che riceveranno – in acqua, terra, fuoco o aria, come nell’esposizione agli avvoltoi – i corpi dei morti appartengono ad un tessuto di relazioni umane. Il nostro è accecato dal suo odio del cristianesimo, ma qui non è solo questione di religione. Odifreddi farebbe bene a rileggersi i Sepolcri di Foscolo, sensista ateo ma dotato di una intelligenza ben superiore alla sua e  di un intuito antropologico che a lui manca. Quanto al valore di un cadavere, quello che scrive Odifreddi è di una ingenuità sconcertante. Egli sembra pensare che il valore di una cosa o di un qualsiasi ente sia un dato oggettivo, come il peso o la grandezza misurabili. Ma la stessa vicenda dello sterminio degli Ebrei, sfiorata malamente nel post odifreddiano, mostra come il valore sia una questione umana, e come gli umani che lo attribuiscono possano anche radicalmente sottrarlo, e come la negazione del valore della vita di un umano si accompagni sempre alla negazione della pietà verso i suoi resti – esemplare nei forni di Dachau – , quella pietà che Foscolo intuiva alle origini stesse della nostra specie. Che aggiungere? Il pensiero di Odifreddi al di fuori dell’ambito puramente matematico è la perfetta dimostrazione di come la matematica non esaurisca l’ambito della razionalità, né costituisca un vaccino contro la coglioneria.

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Il matematico convinto di pensare

«Ma in un paese ideale e razionale, cosa ci si potrebbe aspettare? Una procreazione responsabile richiederebbe anzitutto e soprattutto la considerazione e la difesa del diritti dei nascituri. Diritti che includono quelli enunciati in teoria dalla Costituzione: salute, istruzione, lavoro. Ma anche quelli rivendicati in pratica da chiunque: benessere, felicità, autorealizzazione.
In mancanza di adeguate prospettive che rendano l’adempimento di queste condizioni se non certe, cosa ovviamente impossibile da assicurare, almeno probabili e prevedibili, i tribunali dovrebbero intervenire per impedire la procreazione. Anzitutto, in maniera preventiva, forzando all’uso di anticoncezionali. E poi, quando la prevenzione avesse fallito, imponendo la cessazione della gravidanza.»

Chi scrive questo è Piergiorgio Odifreddi, nel suo blog di Repubblica. Secondo lui, dunque, la sedicenne di Trento che non vuole abortire dovrebbe esservi obbligata dal tribunale, cioè dallo Stato. Quanto sia liberale questa posizione è evidente. Il luogo ideale in cui dovrebbe vivere Odifreddi è lo Stato immaginato da Orwell. È poi chiaro che per questo matematico convinto di pensare il diritto alla salute è superiore al diritto all’esistenza. Questa superiorità chi la stabilisce e su cosa si fonda? E cos’è la salute di cui si parla? Definirla è una delle imprese più problematiche. Odifreddi dovrebbe meditare sulle mirabili pagine che sull’argomento ha scritto Svevo nella Coscienza di Zeno.