Céline e il caso delle “Bagatelle” (Medusa 2011) è il caso della scomparsa di un libro dall’orizzonte della lettura ma non da quello della discussione. Un caso paradossale, e nell’insieme piuttosto misero e negativo, che non depone a favore del nostro sistema culturale. Riccardo De Benedetti, col consueto acume, svolge una ricerca accurata e ben documentata su di un testo che è stato fatto scomparire, ed un esame rigoroso della sua storia. Con la consapevolezza che i testi maledetti e vietati, sottratti alla possibilità di lettura critica, come lo stesso Mein Kampf, finiscono per sprigionare attorno a sé un’aura fascinosa. Continua a leggere
SUV e pensioni

Se nell’attuale crisi italiana c’è un elemento chiarissimo, è questo: l’unico reddito seriamente colpito dai Sacrificatori è quello dei pensionati. E io sono un pensionato, uno di quelli che per un tempo imprecisato non beneficeranno dell’adeguamento dell’assegno all’aumento del costo della vita. Ovvero uno di quelli che di anno in anno saranno sempre più poveri.
I pensionati, tuttavia, non costituiscono affatto una massa unica. Anche Giuliano Amato percepisce pensione/i. Dunque, oportet distinguere tra pensionati e Pensionati.
Qui a Treviso si vede per le strade uno straordinario numero di SUV costosissimi e auto di lusso, cui non corrisponde nelle dichiarazioni dei redditi un numero adeguato di contribuenti ricchi. Questo fatto offre una chiara visione delle reali dimensioni della crisi italiana, per cui io, che ho tre figli a carico, di cui uno gravemente disabile, e una moglie che ha perduto il lavoro, sono sacrificato con la cancellazione dell’adeguamento annuale della mia pensione alla crescita del costo della vita.
E tu vedi la classe politica, riluttante di fronte alla prospettiva di perdere una parte dei suoi privilegi, affidare ad un Sacrificatore esterno l’opera di cui essa è incapace di assumersi la responsabilità, nella convinzione che tu in seguito, ritenendola innocente, tornerai a darle il tuo voto…
René Girard ci ha mostrato come a coloro che debbono essere linciati/sacrificati venga sempre addossata una colpa. Al pensionato viene rinfacciato di essere per essenza nemico dei giovani. Ma facendo questo non si pensa al manager pensionato d’oro, sibbene al pensionato sotto i 2000 euro al mese, cioè al pensionato del vasto e impotente ceto medio-basso.
Infatti le categorie mediante le quali viene rappresentata la realtà non sono mai elaborate dai ceti subalterni, ma sempre entro i confini della classe dominante. Poi avviene la mediatizzazione-mediazione. Dal basso e dalla periferia la classe dominante assume solo ciò che è funzionale al mantenimento del suo dominio.
Quando però le vittime sono molto più numerose dei sacrificatori, l’operazione di portarle al Centro per il sacrificio è paradossale e rischia di incepparsi, e la crisi sacrificale può dilagare, precipitando la società nell’indifferenziazione e nel caos.
Scuola e non scuola 21

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana e postgelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere
Scuola e non scuola 20

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere
Metamorfosi
Scuola e non scuola 19

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere
La più bella del reame
Ho parlato del nuovo romanzo di Roberto Michilli (La più bella del reame, Galaad Edizioni 2011) col mio amico Alberto Astolfi. La conversazione registrata e trascritta qui, un po’ disorganica, mi sembra comunque cogliere alcuni nodi. Continua a leggere
Desideri
Un romanzo articolato in modo sapiente è Desideri di Roberto Michilli (Fernandel 2005). Quattro diverse storie, con un debole punto di intersezione, dicono quattro desideri di quattro personaggi (cui si dovrebbero aggiungere desideri di figure secondarie). Si tratta di desideri fondamentali, in quanto fondano il senso della vita dei quattro, e il loro soddisfacimento appare loro necessario, nella forma di un aut-aut: o l’oggetto o la morte. Gli oggetti sono differenti, ma esercitano su ciascuno dei desideranti un fascino irresistibile. Un uomo vuole assolutamente riavere la donna amata che gli è stata sottratta: per lei è disposto ad uccidere, e uccide; un altro vuole assolutamente possedere carnalmente una parte bellissima di sua cognata, e per averla è disposto a ricorrere alle arti di una vecchia maga ripugnante, e finisce per accettare la propria morte; un altro ancora vuole assolutamente una casa in campagna, anche se è una casa maledetta, e per essa è disposto ad uccidere, e uccide; una donna vuole assolutamente un uomo che è innamorato di un’altra, e finisce per portare suo marito ad ucciderlo perché lei non soffra più. Tutti i desideri qui portano alla morte, evidenziando una radice metafisica di cui forse lo stesso scrittore non ha piena coscienza. E si tratta di morte per violenza, della quale a loro volta i personaggi non avvertono alcun senso di colpa. Sembra dunque che il desiderio scatenato, sciolto da ogni condizionamento, ab-solutus, annulli ogni residua coscienza del bene e del male. In questo, il romanzo di Michilli è totalmente postmoderno, anche se il suo linguaggio appare abbastanza tradizionale e medio (nel senso di un’aurea, elaborata mediocritas): i suoi personaggi vivono in un quadro di pensiero debole socialmente incarnato, rivelando come la violenza covi sotto ogni relazione umana anche quando non viene tematizzata ed esorcizzata dalle forme sociali della metafisica e della religione.
22 settembre 2005
Scuola e non scuola 18

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere
Religiosi

Gli uomini e le donne religiosi sono sempre e inevitabilmente coloro che hanno bisogno di un vitello d’oro a cui sottomettersi.
