La paura degli uomini

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Maschi e femmine nella crisi della politica è il poco significativo sottotitolo del libro di Letizia Paolozzi e Alberto Leiss La paura degli uomini (il Saggiatore 2009). Ben diversamente dal testo della Puccini Nude e crudi, di cui ho scritto in un precedente post, qui ci troviamo di fronte ad un preteso pamphlet che si riduce ad un repertorio dei luoghi comuni della pubblicistica e del pensiero femminista contemporanei. Per questo motivo ne consiglio caldamente la lettura.

Da quei lontani anni le donne esistono, sono coscienti delle loro capacità, ambizioni. Conquista irreversibile, che rinasce continuamente nelle dinamiche sociali e comunicative. Tuttavia, politici, intellettuali, militanti, non se ne accorgono. Stentano a vedere quello che già c’è (p. 112) I lontani anni sono gli anni Settanta.

Una cosa interessante che emerge dal libro è questa: ad una reale inconsistenza dell’idea del maschile (si giunge a prospettare la opportunità della costituzione di gruppi…

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La nobile arte del buon leggere

Kelileh_va_Demneh

Nel poemetto del persiano Quminardi (X secolo) La nobile arte del buon leggere ho trovato questi versi:
«Come in una foresta tu ti addentri,
seguendo la tua strada di parole.
Dove vada non sai, ma la tua anima
gode di un Compagno inaspettato.
Non solo il Corano Lui dettò
ma si compiace dei libri degli uomini.
Il più grande Lettore è Lui che vede
le miriadi dei libri giammai scritti.
E tu disprezza i demoni ignoranti
e unisciti al riso dell’Eterno!»

La differenza del denaro

middle clPenso che senza forme di differenziazione non possa esistere società umana. La cultura oggi maggioritaria (e di molto) in Occidente, l’erede della cultura borghese-liberale nel mondo globalizzato, ha deciso di promuovere in ogni campo e su tutti i piani l’indifferenziazione (con i suoi correlati di relativismo ed equivalenza di ogni posizione e scelta, la cui icona è ora il matrimonio gay). Ma poiché nessuna società umana può sopravvivere senza differenza, in Occidente compaiono qua e là tentativi di ripristinarla su alcuni piani (contro gli immigrati, contro questo o quello). Tentativi destinati al fallimento. Prevarrà la volontà unica della cultura maggioritaria, tuttavia, e l’unica reale differenziazione si darà – come sta avvenendo ovunque – sul piano del censo: diritti formali uguali per tutti, ricchezza distribuita in modo sempre più diseguale (la condizione di quelle che erano un tempo le classi medie è davanti agli occhi di tutti). Da un lato vi è la necessità di incanalare il risentimento sociale crescente, dall’altro disponibilità decrescente di mezzi per poterlo fare. Necessità, contemporaneamente, pena il collasso sistemico, di alimentare il desiderio nella sfera immaginale-mediatica, mentre alla maggioranza della popolazione è del tutto impossibile  accedere alla realizzazione del desiderio instillato, e ne consegue una pesantissima frustrazione. Il capitalismo tecnotronico-finanziario non è interessato alla famiglia, al ruolo della donna e dell’uomo, alle religioni, alle nazionalità, alle razze o stirpi o varietà umane, ecc. Per esso conta solo il denaro, le cui forme appaiono peraltro sempre più astratte, e contano le differenze quantitative nel suo possesso, che inevitabilmente trapassano in qualitative e materiali. Tutto sarà determinato solo dal denaro: è evidente ovunque in tutto l’Occidente, con contraddizioni che sono destinate a farsi sempre più spaventose su scala globale, e con contraccolpi violenti.

La casa della moschea

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Un libro scritto in stato di grazia, La casa della moschea di Kader Abdolah (Het huis van de moskee, 2005, trad. it. di E. Svaluto Moreolo, Iperborea 2008). Questo testo dovrebbe anzitutto stimolare una riflessione sulla magia della traduzione, quel processo per cui le lingue comunicano tra loro dentro le singole menti e nel rapporto che unisce gli umani, al di là di ogni confine. Iraniano esule in Olanda, Abdolah scrive in olandese, mantenendo però vivo il contatto con la lingua d’origine e con lo spirito della sua terra. Questo libro lo incorona grande maestro di arte della narrazione.
La storia si dipana lungo molti anni, avendo come suo centro un complesso architettonico antico, di cui fa parte la moschea principale della città di Senjan. C’è una folla di personaggi, alcuni dei quali davvero indimenticabili, tra cui spicca il mercante di tappeti e responsabile per tradizione familiare della…

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Come si cura il Nervosismo (II)

NervosismoNon è possibile dire quando scoppiò fra il genere umano la malattia cui volgarmente si dà il nome di «nervosismo», e che gli scienziati dell’ultima metà del secolo, specialmente Charcot e Beard, più profondamente studiarono, fissando due tipi morbosi abbastanza delineati: l’isterismo e la neurastenia. Senonchè, mutano i nomi, muta la concezione scientifica del male, ma i fatti restano nella loro imperturbabile verità: e si può affermare che il genere umano da secoli e secoli è soggetto alle medesime sofferenze, più o meno intense, più o meno dai medici studiate. Disturbi, cui oggi daremmo l’epiteto di neurastenici, furono descritti da Ippocrate, il così detto padre della medicina, che visse, come ognun sa, nel V° secolo av. Cristo; e fenomeni, che indubbiamente sono a riguardarsi quali isterici, grandeggiano nella storia, nei periodi di maggior entusiasmo religioso e patriottico. Non è dunque un triste privilegio dei nostri tempi il «nervosismo»; probabilmente esso fu compagno fedele dell’uomo in ogni epoca e in ogni luogo, pur dando manifestazioni diverse di sè. E se oggi esso va, per consentimento generale, estendendosi con rapidità inquietante, ciò dipende, non solo dalla vita poco igienica pel sistema nervoso che ci impone il progresso della civiltà, ma anche dall’opera stessa della scienza e dei suoi cultori. Da un lato lo studio più profondo e più esteso che si fa intorno a tale infermità, per cui sono oggi giustamente giudicati nevrotici individui, che un tempo sarebbero passati per affetti da malattia d’altra natura; dall’altro la osservazione troppo incerta fatta da noi medici sui poveri pazienti.
Per tutte queste ragioni oggi ad ogni piè sospinto s’incontra chi si dichiara «nevrotico», o chi è tale e non sa di esserlo o non vuole esserlo; epperò di massimo interesse parmi lo spiegare anche a coloro, che non si siano dedicati alla scienza medica, il modo migliore per evitare il nervosismo e per guarirne, quando sventuratamente siano caduti in balìa di esso.
E’ buona regola, e anzi regola necessaria, fare la diagnosi del male avanti di accingersi a curarlo: parrebbe pertanto che io, avanti di parlare della cura del nervosismo, dovessi chiaramente spiegare come si giunga alla diagnosi di esso e magàri anche alla distinzione dell’ «isterismo» e della «neurastenia», che sono indubbiamente le due sindromi più spiccate del nervosismo.
Non avrò mai detto abbastanza che codesta diagnosi non può essere fatta in alcun modo da un profano: se alcune volte essa è facile, non di rado presenta le più gravi difficoltà anche per il clinico. Ma quando un medico sapiente e coscienzioso ci abbia dichiarato che noi siamo nevrotici, isterici o neurastenici o l’uno e l’altro insieme, allora è utile a noi sapere a quale cura dobbiamo assoggettarci. Orbene: vuoi per la neurastenia che per l’isterismo, un’arma sola terapeutica possediamo per ora, e si è la cura psichica, la cura diretta cioè senza intermediari al cervello, sul quale, per fortuna nostra, possiamo portare modificazioni importantissime, non solo con i farmaci, ma anche e assai più colla parola, la quale suscita nel nostro cervello una somma di idee, di sentimenti, di riflessioni aventi la facoltà di trasformare la sensibilità e la potenzialità cerebrale.
La cura psichica, la psicoterapia, è antica anche essa certamente quanto il genere umano, perché fin dai primordi della sua vita l’uomo si è accorto di questa arma poderosissima di cui disponeva: dell’influenza cioè che poteva esercitare sul suo simile, suscitando in esso coll’espressione del proprio viso, coi gesti del corpo, col suono della voce e colla parola calda e persuasiva un contenuto di idee rispondenti al proprio desiderio. E i grandi condottieri di popoli, i profeti, i guerrieri più noti, gli oratori più acclamati, i maggiori statisti furono, in ogni tempo e in ogni luogo, bene spesso inconsci, ma sempre fortissimi trasmettitori di pensiero. I medici di tutti i tempi massimamente profittarono di questa facoltà, che nell’uomo eccelle ad altezze prodigiose; ma i metodi per agire sul cervello umano e mutarne le idee non ebbero e non hanno numero, e vi furono, come vi sono tuttora, medici che, per guarire i nevrotici, ricorrono semplicemente a adattati raziocini, altri che usano l’ipnotismo, altri infine, e sono i più, che sfruttano le più disparate medicine e i più disparati mezzi fisici, specie elettrici, nei quali essi stessi non hanno alcuna fiducia come cura diretta, ma di cui si servono solo a scopo suggestivo.
La scienza moderna psicoterapica mira ad abolire tutti questi mezzucci, che sanno più di ciarlataneria che di scienza, e tende a raccogliere una medesima bandiera tutti coloro che si danno alla cura dei nevrotici, sotto la bandiera della verità e della sincerità. Il malato, o meglio il sofferente, in cui noi possiamo fissare con sicurezza la esistenza dei fenomeni isterici o nevrastenici, deve essere in modo chiaro e scientifico messo a giorno delle vere condizioni sue, perchè solo in questo modo è possibile, con opportuni raziocini, ricondurlo stabilmente al completo benessere, perchè solo in questo modo gli si dà in mano lo strumento della propria salute. Ond’è che per curare e guarire i nevrotici bisogna prima di tutto fare una specie di lezione prettamente scientifica, la quale ha lo scopo di spiegare come si possa soffrire nei singoli organi senza che in essi esista malattia.
Ecco in breve ciò che occorre dire:
I fisiologi da un lato, i clinici dall’altro, con esperienze e con osservazioni, hanno dimostrato ciò che i profani già avevano da gran tempo intuito, hanno dimostrato cioè la influenza della funzione cerebrale su quella di tutti i nostri organi. Il cervello è il nostro padrone e dominatore; egli è paragonabile al guidatore di un cocchio:le briglie sono i nervi i cavalli sono i nostri organi. Orbene i cavalli possono male correre, o anche impennarsi o fermarsi, non solo quando sieno essi stessi malati, ma anche quando, pur essendo sanissimi, ricevano dal guidatore, che personifica il nostro cervello, ordini mal dati, stimoli errati. Il fenomeno cerebrale che più specialmente si scarica su i nostri organi e ne determina il cattivo funzionamento è la «emozione». Immaginiamo di trovarci ad un banchetto ove regnino la più assoluta concordia e la più completa allegria. Giunge a un tratto una notizia dolorosa per tutti. Non v’ha dubbio che il fenomeno che si svolge nei convitati è solamente psichico, l’impressione ricevuta è solamente cerebrale: è un’idea nuova per tutti e che in tutti ha determinato una emozione dolorosa. Tuttavia posso assicurare che pochi continueranno a sentirsi bene fisicamente come avanti la notizia: i più in breve accuseranno svariati disturbi: chi si asterrà dal mangiare, avendo notato repentinamente un senso di inappetenza, chi sentirà una sete intensa per subitanea aridità delle fauci, chi verrà colto da mal di capo, chi da batticuore, chi da affanno, chi da un senso di generale debolezza, chi (meno pulitamente) dovrà ritirarsi perché colto da dolori al ventre, o da necessità impellenti. Tutti malati costoro? No davvero. Tali scariche (mi si permetta la parola) psicofisiche, possono essere più facili e più veementi in alcune persone che in altre, più specialmente facili su un organo che su un altro; ma tale attitudine, che potrebbe rappresentare una delle predisposizioni al «nervosismo», e il suo orientarsi verso la funzione dell’uno o dell’altro organo, tale attitudine può essere modificata e sopra tutto può essere mantenuta nei limiti conciliabili colla salute, quando il nostro cervello sia opportunamente educato. Siamo dunque giunti a questo punto: la emozione, fenomeno essenzialmente cerebrale, è atta a determinare modificazioni nella funzione degli organi del nostro corpo, è atta a modificare repentinamente la sensibilità, la motilità, la secrezione ghiandolare, la circolazione sanguigna degli organi stessi; forse anzi i giuochi circolatori sono i principali fattori di tali rapide metamorfosi, per azione precipua dei nervi vasomotori, atti a mutare l’ampiezza dei piccoli vasi. In poche parole, come per un fatto essenzialmente psichico o cerebrale che dir si voglia, l’uomo impallidisce o arrossisce nel volto, così, per tutti i fenomeni psichici racchiudenti in sé la emozione, l’uomo può arrossire o impallidire, non già o non solo nel viso, ma nell’uno organo o nell’altro. Tali fenomeni peraltro si conciliano, sino a un certo grado, colla perfetta salute, e niuno per certo ardisce di riguardare malato chi abbia facilità a divenire rosso o pallido, anche per futili motivi.

 

Come si cura il Nervosismo (1)

Nervosismo

Mi è capitata in mano una copia di questo esilissimo volumetto (47 paginette a caratteri grandissimi). Del 1928, la terza edizione: deve avere avuto un grande successo. Questa collana della Cappelli di Bologna, Come si cura…, annoverava tra i suoi titoli, ed è già un piacere della mente leggere la sequenza: Come si cura la SifilideCome si cura la StitichezzaCome si cura la VistaCome si cura la NeurasteniaCome si cura il BambinoCome si cura l’InsonniaCome si cura la TubercolosiCome si cura l’Impotenza, Come si cura la BlenorragiaCome si cura la VolontàCome si cura la Pelle, Come si cura il CancroCome si cura il Raffreddore, Come si cura l’Estetica del Corpo. Quasi un poema. Cosa darei per avere in mano Come si cura la Volontà, scritto al tempo della Coscienza di Zeno… Mi devo accontentare di questo Come si cura il Nervosismo (sottotitolo: Consigli ai Nevrotici, di Gino Ravà, medico comprimario dell’Ospedale Maggiore di Bologna) che riporterò integralmente, a cominciare dalla presentazione e dalla lettera di A. Murri. Ecco qua:

Il grande clinico Augusto Murri ha voluto consacrare questa collana medica, legata al Suo nome glorioso, con una lettera – diretta agli ideatori e agli iniziatori — che costituisce il premio più ambito e l’incoraggiamento migliore alla nostra fatica. Siamo lieti di riportare lo scritto del Sommo vegliardo, onore della clinica medica mondiale.

Cari Colleghi,

Io vi sono grato del piacere e dell’onore, che vorreste concedermi di farmi partecipare all’opera, che già avete così bene iniziata e che proseguirete con ardore. Io convengo che lo scoprire un vero prima ignoto a tutti debba costituire uno dei più alti diletti della mente umana: ma non convengo punto con quegli scienziati, che guardano un pò dall’alto al basso coloro, che diffondono il vero da loro scoperto. Non si potrebbe fare maggiore ingiuria alla scienza, se le si desse, come unico benefizio suo, il procacciare diletto a pochissimi privilegiati: l’umanità non saprebbe che farsene. Bisogna democratizzare anche il sapere. L’opera vostra sarà molto benefica, se giungerete a far comune l’opinione, che le malattie non si guariscono solo colle ricette, ma anche e sopratutto coll’ossequio più razionale e più continuo agli ordini spesso molesti, ma sempre preziosi della igiene. Per la felicità degli uomini il diffondere questa verità molto disprezzata sarà più efficace, che l’inventare ogni giorno a dozzine farmaci nuovi per dare a bere agli innumerevoli credenti nei miracoli della medicina, che con una iniezione o con una pillola si guarisce ogni male. Così la vostra modesta aspirazione frutterà più che tante bizzarrie gabellate per scienza e per opere umanitarie.

Bologna, 8 maggio 28

Vostro aff.mo collega

A. MURRI

 

 

Micronote 44

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1. Ogni Paese ha la sua feccia, la feccia non è mai un Paese.

2. Un grave problema nelle attuali democrazie, e massimamente in quelle del Sud Europa, è che anche essendo informati su quello che i candidati dicono non si è assolutamente informati su quello che effettivamente faranno.

3. Nessuna riforma della scuola, ammesso che sia realmente tale (e la Buona Scuola renziana tale non mi sembra) funzionerà mai senza il convinto sostegno di coloro sulle cui spalle dovrà marciare, ovvero gli insegnanti. Io dico solo una cosa, ovvero prima di riformare chiedetevi: tutti questi ricercatori italiani, che riescono a lavorare solo all’estero, cui si aprono le porte dei laboratori e delle università di mezzo mondo, che scuole hanno frequentato in Italia? Trovatele e premiatele, e fatene il vostro modello.

4. Gli Italiani recitano. Sempre. Tutti, come splendidamente spiegò Leopardi: e ognuno di loro è ben cosciente del fatto che tutti recitano, che tutto è teatro. Mattarella, lui, recita la parte del presidente-asceta. Salvini quella dell’energumeno. E così via, nella nostra eterna commedia dell’arte.

5. Solo idee politiche adatte a cervelli infantili ed espresse da energumeni potranno avere successo.

6. La Sinistra di tutti i paesi appare convinta che la violenza sia intimamente legata alla differenza, all’ineguaglianza e alla non-conoscenza reciproca, e che rendendo gli umani sempre più simili tra loro, con un meticciamento universale, si otterrà la pace. Una forma di accecamento illuministico radicale di fronte alla storia e al presente, che ci dicono invece che le guerre peggiori sono quelle civili, che l’odio più intenso è quello tra fratelli e parenti, che il cristiano detesta l’eretico ben più che il pagano, il vicino ben più che il lontano… Forse sciiti e sunniti non si conoscono benissimo? Forse che Russi e Ucraini sono due popoli che ignorano tutto l’uno dell’altro, e hanno religioni e costumi diversissimi? No, cari miei, quanto più due entità si assomigliano, quanto più si approssimano le loro auto-comprensioni, quanto più le loro pretese tendono ad essere la medesima, tanto maggiore la possibilità di uno scontro micidiale.

7. C’è un gravissimo complotto contro di noi. I Poteri Forti vogliono tenerci nascoste le prove del fatto che siamo idioti.

8. Dai grillini ai militanti dell’ISIS l’ossessione della purezza costituisce un continuum, con gradi diversi, senza salti.

9. Pensare che il conflitto tra umani sia sempre generato dalla scarsità delle risorse, e che un’equa distribuzione delle stesse scongiuri la violenza, è una grande ingenuità. Il desiderio umano, infatti, è infinito, e nessun oggetto finito lo può saziare. Ma ciò che gli umani bramano più degli oggetti è il potere, e il potere tende per sua natura alla non-condivisione: tende, viceversa, ad infinitizzarsi. E mentre io non posso godere se non in piccolissima parte di una ricchezza smisurata, nondimeno la ricerco: non per se stessa dunque, ma per il potere e il prestigio che mi conferisce, e dunque per una forma di relazione agli altri umani. Di contro, il potere è goduto tutto, per quanto grande sia, perché è insieme, dialetticamente, tutto nella relazione e tutto nella immediata presenza. Ed è questo anche il motivo per cui l’umano con molta maggior pena rinuncia al potere, e molto più facilmente alla ricchezza, e messo di fronte ad un’alternativa radicale, sceglierebbe quello. Perché Dio non è onniricco, ma onnipotente.

10. Il filosofo che fa il filologo è un’aquila che si spenna col suo becco.

11. Temo che molti pensino che l’unica Buona Scuola sia una scuola morta.

12. L’isteria collettiva sui social media: passa senza sosta da un oggetto all’altro. Dalle scie chimiche all’olio di palma. Moderno il mezzo, arcaico il terrore del maleficio, dell’avvelenamento, degli untori che si aggirano tra noi.

13. Insopportabile retorica degli uomini che l’8 marzo scrivono cose dolciastre per compiacere le donne: miseria dello spirito, spirito della miseria.

14. Gli Italiani sono un popolo debole, e per questo sono affascinati da un tipo di uomo politico che le nazioni civili disprezzano: l’energumeno.

15. In Europa i popoli si dividono in due categorie: quelli che possono vantare nella propria storia una grande vittoria militare in una decisiva battaglia contro un forte nemico, e quelli che non la possono vantare. I primi sono orgogliosi di sé, i secondi di sé hanno una bassa stima, e la mascherano in vari modi. Noi italiani apparteniamo alla seconda categoria.

16. Da un lato l’Imbonitore da mercato all’aperto, col suo codazzo di Garzoni e Ancelle saputelli e arroganti, dall’altra il giovane Energumeno, l’anziano Maniaco Sessuale, e la coppia di Esaltati dalle arruffate chiome. Questa, in breve, è la situazione politica italiana.

17. In Italia le forme superficiali sono eternamente mutevoli, mentre la sostanza reale permane, sempre identica a sé stessa. Così la scuola, così le tasse, così tutto. Res manet, nomina semper mutantur.

18. Il bene tende alla contemplazione più che all’azione, il male all’azione più che alla contemplazione. I malvagi sono più operosi dei buoni.

19. «E oggi l’ortodossia gay è una delle ideologie più soffocanti e feroci». In un certo senso quanto scrive Loquenzi è vero, ma isolare la questione omosessuale è fuorviante. Sempre gli umani hanno bisogno di capri espiatori e di feticci. Al massimo possono invertire le parti, e il perseguitato diventa persecutore. Oggi, se affermi di essere contrario ai matrimoni gay negli ambienti culturalmente alti rischi il linciaggio. In ogni caso, la ideologia gay va compresa in un quadro più ampio: Politicamente Corretto, animalismo, antisionismo, anti-occidentalismo, antiamericanismo, vegetarismo ecc. ecc., pur essendo fenomeni diversi fra loro e spesso conflittuali, si possono capire nella loro essenza solo all’interno della cultura vittimaria-vittimista che si è stabilmente radicata in Occidente, per la quale sempre e ovunque esiste una spaccatura netta tra carnefici e vittime. E la Vittima si sposta: dall’ebreo al nero al palestinese all’islamico alla donna al gay all’animale alla pianta alla natura… Solo il maschio occidentale eterosessuale adulto non di sinistra non viene annoverato tra le vittime, di conseguenza viene collocato tra i carnefici, almeno potenziali. Figurarsi uno come me, che è anche cacciatore, e che mangia agnelli e capretti.

20. Se il bullismo su vasta scala è legato a particolari condizioni sociali e culturali, e se—come penso—queste condizioni andranno accentuandosi nei prossimi anni, insieme al crescente risentimento sociale che circola mediante i social media, il bullismo crescerà inesorabilmente. Nessun intervento pedagogico potrà fermarlo, perché la pedagogia dominante è parte del problema, e perché i suoi stessi presupposti sono erronei, come dimostra ampiamente la condizione della scuola italiana contemporanea.

21. Noi Italiani siamo l’unica nazione coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale che pensi di averla perso-vinta.

22. Un uomo sposa un uomo e vuole diventare padre. Questa per me è follia. Ce ne sono molte altre di follie al mondo, tu dici? Vero, ma il fatto di avere compagni nella follia non ti rende meno folle. Non sei d’accordo con me? Pazienza, io la penso così, e non posso altrimenti: è l’individualismo moderno, bellezza.

23. È un grave errore pensare che si possa “insegnare a pensare” ai ragazzi delle scuole prescindendo da quello che è pensato. È la solita fede tecnicista dei contemporanei, in simbiosi col terrore di un indottrinamento da parte dei docenti (l’unica forma di manipolazione delle menti temuta da una società nemica del pensiero critico). Si può apprendere a pensare solo mediante il contatto con un pensiero, che non esiste al di fuori del suo contenuto. C’è un unico metodo per insegnare a pensare: mostrare ai discenti il proprio pensiero in atto. L’illusione di una metodologia pura è una pura illusione.

24. I libri sono milioni, i romanzi da leggere sono una moltitudine che si accresce di anno in anno. Il tempo è poco. Non ho mai letto un libro di Baricco, e non ne leggerò mai. Mi basta averlo sentito parlare una volta in TV per escluderlo dalla mia casa. Vale per molti altri scriventi, del resto.

25. L’abbassamento costante del livello intellettuale e culturale della classe politica italiana è del tutto evidente. Un Faraone sottosegretario all’Istruzione è quasi un’oscenità. E tuttavia, se il livello culturale del PD renziano è basso (una Picerno nel vecchio PCI sarebbe stata impensabile, se non come valletta alle feste di partito), quello degli oppositori è scoraggiante. Quello dei 5 Stelle e della loro base, poi, è vicino al semi-analfabetismo. Questi decenni di smantellamento della scuola italiana non sono passati invano.

26. Nichilismo e desiderio smodato di fama danzano spesso insieme. Ogni umano è definito umano dalla sua spinta verso il Centro, che è sempre già occupato e respinge gli aspiranti verso la periferia. Qualcuno il Centro lo vede vuoto, occupato dal nulla, e vi si precipita, per farne parte. Ma solo perché quel nulla è il Centro. E l’atto dell’annullamento garantisce fama, il tuo nome irradiato dal vuoto centrale alla più lontana periferia. Come fece Erostrato, annichilendo il grande tempio di Efeso nel 356 AC, perché il suo nome risuonasse nel mondo. La cancellazione della sua memoria, che i giudici greci decretarono, per lui non funzionò, e il suo nome è pronunciato ancora. Tutti quelli che annientano se stessi in modo clamoroso hanno Erostrato in una delle camere segrete e impenetrabili della loro mente.

27. Poiché ci è impossibile appurare come stiano veramente le cose nei molti diversi campi in cui ci muoviamo dentro questa società complessa, dalla scienza all’informazione, dalla politica alla vita quotidiana, non ci resta che compiere continui atti di fiducia, nei confronti di coloro – istituzioni e persone – che ci sembrano esserne più degni. L’uno si affiderà a quelli, l’altro a questi, in base alla propria personalità e cultura. Un criterio assoluto di veridicità non lo abbiamo, e le passioni e gli istinti ottenebrano e dirigono i nostri giudizi. Scegliamo il verosimile, ma questo varia da te a me. Perché il nostro non è un mondo di pure pulsioni, ma di rappresentazioni: infinite, scambiabili, falsificabili e menzognere. Questo ci rende umani. Per questo tu credi che le Due Torri se le siano buttate giù gli Americani, e io no, per questo tu odi Israele, e io no.

28. Dunque, poiché tra le nostre leggi manca il crimine di tortura, ci sono solo quello di lesioni gravi, tentato omicidio, ecc., allora un poliziotto potrebbe massacrarmi impunemente? Ma massacrare una persona è tortura? Pensavo che la tortura fosse una cosa più raffinata.

29. Infine era necessario che i mostri concepiti fossero anche partoriti, e così è avvenuto, secondo necessità. Il generante guarda con orrore il generato, ma non comprende la causa del parto, non riconosce l’origine del seme.

30. Da bambini credevano a Babbo Natale, da adolescenti all’esistenza degli alieni, da adulti alle scie chimiche e relativi complotti: Sono fra noi, sono i Babbei.

Nel caffè della gioventù perduta

cop (1)Dopo Viaggio di nozze e Via delle Botteghe Oscure, ho letto Nel caffè della gioventù perduta (2007, trad. it. di I. Babboni, Einaudi 2010). E oggi, mentre il mondo della cultura contempla stupefatto e inorridito l’ISIS in Palmira, nella mia mente è nato un collegamento tra le gesta dei barbuti pronti alla distruzione e all’auto-immolazione e gli evanescenti personaggi di Patrick Modiano. Una radicale opposizione di essere e non-essere: da un lato una credenza assoluta e un’adesione totale a un senso dell’essere univoco, che significa affermazione di sé nella dedizione illimitata alla causa di Dio, per cui annullarsi significa realizzare il perfetto compimento; dall’altro persone dall’identità sfuggente agli altri e a se stesse, che inseguono di continuo labili ombre del passato e per le quali l’unico senso della vita sembra essere una fuga senza fine. Occidentali perfetti, gente del tramonto. Nei personaggi di Modiano vi è un perfetto interscambio ed un’equivalenza tra la ricerca-inseguimento e la fuga. Ma non vi è un altrove, mancano gli approdi. Nel caffè del romanzo, che non esiste più, si ritrovavano delle persone, alcune delle quali sono voci narranti, che rifrangono i punti di vista. Tutto ruota ancora una volta intorno ad una sfuggente figura di donna, qui la giovane che chiamano Louki, la quale anche, per qualche pagina, si narra. «Ma [come dice un personaggio] oggi, ormai, è troppo tardi. E poi, se tutto quel periodo è a tratti così vivo nel mio ricordo, è proprio grazie alle domande rimaste senza risposta» (p. 16)
Qui veramente gli individui appaiono atomi, la famiglia è un fantasma, un’ombra, un niente. Non ci sono radici che non siano ricordi sfuggenti. Ma se questa è la nostra realtà, ogni legame con gli antenati, a cominciare dai genitori, ogni responsabilità verso le origini, si scioglie e si dilegua. «Siamo veramente responsabili di coloro che incrociamo nei primi anni della nostra vita, semplici comparse che non abbiamo scelto noi? Sono io responsabile di mio padre e di tutte le ombre che parlavano con lui a bassa voce nelle hall degli alberghi o nelle salette private dei caffè e che trasportavano valigie di cui ignoravo sempre il contenuto?» (p.91)

Nude e crudi

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Sandra Puccini è un’antropologa, e qualcuno potrebbe pensare di trovare qui una teoria del rapporto tra il femminile e il maschile nella società italiana contemporanea. Invece Nude e crudi. Femminile e maschile nell’Italia di oggi (Donzelli 2009) è una fenomenologia, abbastanza articolata e molto personalizzata e impressionistica, nonostante la gran mole di libri, articoli e trasmissioni televisive che sono citati, e nonostante l’ampia bibliografia ragionata. Si tratta, tuttavia, di una fenomenologia molto interessante, e sulla quale occorrerebbe ragionare a fondo. La Puccini (a proposito, mi accorgo che chiunque sia o voglia apparire politicamente corretto ormai dovrebbe eliminare il la davanti ai cognomi di donna, cosa che del resto fa la Puccini stessa, espellendo un altro segno della differenza: non lo farò mai) espone tutta una serie di fenomeni di costume che manifestano l’autocomprensione che i due sessi hanno oggi di sé, e che risultano innescati e governati dal sistema dei…

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Essere e non-essere

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C’è un problema di fondo nell’acuto e ricchissimo libro di Fabio Vander sulla dialettica hegeliana Essere e non-essere. La scienza della Logica e i suoi critici (Mimesis 2009): quello del concetto di rivoluzione. Nella Introduzione Vander chiarisce immediatamente che intende la dialettica “come ragione dell’essere dell’ente ovvero come possibilità della contraddizione come fondamento” (p.10). Ciò non sorprende il lettore del precedente Critica della filosofia italiana contemporanea. Per Vander, il problema della Modernità non è l’ oblio della differenza ontologica, ma l’ oblio della differenza dialettica (p.13). In sostanza, secondo Vander l’autentica natura della dialettica hegeliana è stata mistificata dalla filosofia degli ultimi due secoli, che l’ha recepita e criticata come astratta e separata dal reale, proprio mentre tutte le principali filosofie, compresa quella di Marx e dei suoi epigoni, si volgevano in ontologie.  Mentre Vander ritiene che in Hegel l’idealismo non sia affatto la costituzione della realtà da parte del pensiero (idea…

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