Divenire nulla 10

Eschilo è associato a Leopardi in una scienza del tragico disperatamente metafisica, quella di Carlo Michelstaedter, che ai due (e ad altri) fa dire la stessa cosa, nella prefazione a La persuasione e la rettorica: “… lo dissero Eschilo e Sofocle e Simonide, e agli Italiani lo proclamò Petrarca trionfalmente, lo ripeté con dolore Leopardi…”  Nel Dialogo della salute si leggono questi versi:

Niente da aspettare
niente da temere
niente da chiedere – e tutto dare
non andare
ma permanere.-
Non c’è premio – non c’è posa.
La vita è tutta una dura cosa. Continua a leggere

Divenire nulla 9

 Attento alla poesia novecentesca, B. Welte ne cita una delle cime più abissali, in cui il massimo dell’enigma si dà nella più pura trasparenza, la Mandorla di Paul Celan, che si trova in Die Niemandsrose (1964).

Nella mandorla – che cosa sta nella mandorla?
Il nulla. Il nulla sta nella mandorla.
Esso sta e sta. Continua a leggere

Divenire nulla 8

 

Gli uomini vuoti (1925) di T.S. Eliot (la cui Waste land termina, come tutti sanno, con Datta. Dayadhvam. Damyata.\ Shantih shantih shantih  – aveva studiato sanscrito ad Harvard nel 1911-13) portano come epigrafe la breve frase che segna la fine del protagonista di Cuore di tenebra di J. Conrad: “Mistah Kurtz – he dead” . Chi conosca il significato di parabola del breve e densissimo romanzo dello scrittore polacco-inglese non faticherà a cogliere il senso di tale epigrafe, leggendo i seguenti versi di The hollow men. Continua a leggere

Divenire nulla 7

Le antimetafisiche materialiste hanno storicamente dimostrato l’incapacità di dare fondamento all’identità dell’umano. Il Dio è morto nietzscheano, cioè l’affermazione dell’illusorietà di ogni universo di valori trascendente, apre la strada al definitivo crollo di ogni residuo delle metafisiche tradizionali, per cui si può provare solo una adorniana solidarietà, ma anche alla dissoluzione, in realtà, di quelle anti-metafisiche che sono propriamente, come è noto, delle metafisiche capovolte. Continua a leggere

Indignatevi!

Indignatevi!

Lo trovo al supermercato Despar il librettino di Stéphane Hessel che tanto successo ha avuto (Indignez-vous! , 2010, trad. di M. Balmelli, quinta edizione maggio 2011, add editore). Una omelia sulla necessità che i giovani ritrovino lo spirito della Resistenza. E anche una difesa dei Diritti Umani e della non-violenza. Ma. Ma su questo punto c’è un problema immenso. Perché la Resistenza contro i nazisti è stata violenta. E il fondamento della non-violenza da parte di Hessel è strumentale. Continua a leggere

Un’altra vita

Un' altra vitaUn’altra vita di Per Olov Enquist (Et annat liv, 2008, trad. it. di K. De Marco, Iperborea 2010). Una soffertissima autobiografia scritta in terza persona, in cui Enquist ripercorre la sua esistenza (e la storia della Svezia dagli anni ’30). Ragazzo, uomo, scrittore affermato, drammaturgo di successo mondiale, depresso, sprofondato nell’alcool per anni, sottoposto a trattamenti severi e totalitari, fuggiasco, infine miracolosamente risorto. Storia di una caduta e di una resurrezione, una vera vita.

Divenire nulla 6

Gli scrittori appaiono quasi tutti profondamente convinti (ma su che piano? certo su quello psicologico, soggettivo, sul piano di una intuizione che salta a piè pari il confronto con qualsiasi tipo di pensiero forte, che elude la fatica del concetto) dei seguenti principî: 1. della relatività assoluta, che significa l’essere relativo di qualsiasi fenomeno o cosa o esperienza o giudizio ecc., non potendosi trovare alcunché di universalmente valido, stabile, vero, ecc. (il principio è chiaramente formulato nello Zibaldone leopardiano, che peraltro non eludeva la fatica di cui sopra); 2. dell’idea che tutto finisce nel nulla; e quindi che 3. nulla è realmente dotato di senso di per sé, in quanto il senso è attribuito dall’uomo, che nel suo essere a propria volta relativo non può conferire assolutezza e indefettibilità ad altro da sé. L’unica affermazione a suo modo assoluta che si possa dare è dunque quella della relatività di ogni cosa. Continua a leggere

Divenire nulla 5

Sono Philip Marlowe e Marlow simili solo nel nome? Osservando i due personaggi in un primo momento si sarebbe portati a rispondere di sì. L’uno, l’eroe chandleriano, il prototipo dell’investigatore privato hard boiled, agisce molto, è agonista, e si muove tra individui tutti più o meno meschini e spregevoli, in una società corrotta dal denaro, che egli evidentemente giudica piuttosto schifosa. Moralismo di Marlowe, che consiste in un disgusto globale, che non sempre le generose dosi di whisky riescono a sopire. L’altro, voce narrante e prima attento registratore di storie, non è attore, ma, potremmo dire, in qualche modo coscienza vuota di Conrad, utilizzato come espediente filtro. Alla domanda se non vi sia nulla in comune occorre rispondere che in realtà qualcosa c’è. Guardati da una distanza maggiore i due, al di là delle enormi differenze da tutti facilmente coglibili, appaiono legati da qualcosa di essenziale: non dispongono di fondamenti. Continua a leggere

Divenire nulla 4

Quante opere della grande letteratura degli ultimi due secoli possono essere elencati sotto questa rubrica: “eloquenti prese di coscienza dell’irrilevanza dell’uomo in un cosmo cieco e indifferente”, che traggo da un passo di Una roccia per tuffarsi nell’Hudson di Henry Roth? [Trad. M. Papi, Garzanti 1999, p.292]. L’eroe autobiografico della seconda parte del ciclo Alla mercé di una brutale corrente, Ira Stigman, pronuncia tali parole riferendosi all’emozione (positiva per lui) suscitatagli nell’animo dall’incontro con il coraggioso ateismo di Bertrand Russell, ma esse ci appaiono come un’epigrafe conveniente a molta produzione letteraria moderna e contemporanea. Il rude stream del titolo mi sembra potentemente evocatore della più formidabile corrente che ha percorso – e tuttora percorre – la filosofia, la narrativa e la poesia, e più in generale la cultura dell’Occidente: la percezione, l’idea, talora l’incubo, della perdita inevitabile e totale di ogni cosa bella e dotata di valore; il vedere come tutto sfiorisca e cada infine nell’oblio e nel nulla, non compensato dai nuovi nascimenti; l’irrevocabilità che è nello svanire, nel passare di tutto. Percezione tragica del divenire: l’inesorato, l’inesorcizzabile. Rubando una parola a Elias Canetti, ho chiamato questo eminente fenomeno la spina del divenire, conficcata a grandi profondità nelle carni dell’Occidente.

Divenire nulla 3

Due frasi di Hans Blumenberg mi si sono scolpite nella mente, durante la lettura del suo L’ansia si specchia sul fondo (Il Mulino, Bologna 1989, p.63 ): “La verità come suprema aspirazione, come bene sommo che nella nostra tradizione si identifica in un’ultima istanza con la divinità, è, come argomento, morta” ; e ” Guardata dallo spazio la terra si mostra, se così si può dire, in un oceano di negatività: un’isola in mezzo al nulla. Ciò la rende visibile in un senso eminente: dolorosamente chiara” (Ivi, p.114). Spesso in studiosi di filosofia orientati all’idea del fallimento di ogni ricerca della certezza, nei negatori del senso del tutto, nei sottili indagatori della storia delle metafore, fiorisce un linguaggio deciso, apodittico, nato da scelte intellettuali le cui radici il lettore fatica a cogliere. Ma quelle due frasi dicono molto di ciò che è avvenuto nella nostra epoca, in cui il nichilismo ha trionfato.