Indignatevi!

Indignatevi!

Lo trovo al supermercato Despar il librettino di Stéphane Hessel che tanto successo ha avuto (Indignez-vous! , 2010, trad. di M. Balmelli, quinta edizione maggio 2011, add editore). Una omelia sulla necessità che i giovani ritrovino lo spirito della Resistenza. E anche una difesa dei Diritti Umani e della non-violenza. Ma. Ma su questo punto c’è un problema immenso. Perché la Resistenza contro i nazisti è stata violenta. E il fondamento della non-violenza da parte di Hessel è strumentale.
L’indignazione è un sentimento, e di per sé non ha alcun valore. Anche molti tedeschi nel 1932 erano indignati contro gli Ebrei. Ed Hessel contro chi è massimamente indignato? Contro i il partito comunista cinese che impedisce la libertà di un miliardo di esseri umani e condanna a morte ogni anno migliaia di persone? No. È forse massimamente indignato contro l’Arabia Saudita, dove le donne non godono di diritti fondamentali? No. Forse contro la teocrazia iraniana? Assolutamente no. Contro i Russi per quel che hanno fatto in Cecenia? Figuriamoci! Ovviamente, da bravo intellettuale occidentale, come oggetto supremo della sua indignazione Hessel sceglie Israele. Anzitutto Hessel comprende le ragioni del terrorismo, che non lo indigna per nulla. Ecco cosa scrive di Hamas:
«So bene che Hamas, pur  avendo vinto le ultime elezioni legislative, non ha potuto evitare il lancio di missili sulle città israeliane in risposta alla situazione di isolamento e di blocco in cui gli abitanti di Gaza si trovano. Ovviamente ritengo che il terrorismo sia inaccettabile, ma bisogna riconoscere che quando i mezzi militari di chi ti occupa sono infinitamente superiori ai tuoi, la reazione popolare non può essere soltanto non-violenta.» (p. 22)

Ma l’odio profondo di Hessel (il cui padre era ebreo) per lo Stato di Israele si vede da una espressione a p. 27, riferita alla definizione di “terrorismo non-violento” utilizzata dalle autorità israeliane nei confronti di una dimostrazione palestinese: «Bisogna essere israeliani per definire terrorista la non-violenza». Quel “bisogna essere israeliani” dice più di tanti discorsi. Il capro espiatorio è sempre l’Ebreo.

10 pensieri su “Indignatevi!

  1. Gli indignati, specialmente se indignati a senso unico, non ragionano. Nella maggior parte dei casi, sembrano incarnare la tipica figura del vecchio stronzo amareggiato, con i pantaloni arrotolati ed un bastone. :-)

  2. Da cosa deduce che Hessel non sia indignato col partito comunista cinese , con l’Arabia Sudita eccetera eccetera eccetera ?

  3. Non deduco nulla. Constato. L’eventuale indignazione di Hessel verso Cina ecc. nel libretto è irrilevante, non ne parla. Io poi scrivo della sua massima indignazione, e mi chiedo contro chi sia “massimamente” indignato. E la risposta è nel testo. “La mia principale indignazione, oggi, concerne la Palestina” (p. 20).

  4. C’ è anche il rischio che affermare reiteratamente che “il capro espiatorio è sempre l’ Ebreo” diventi a sua volta un capro espiatorio per non considerare con obiettività e completezza le faccende israeliane.
    Poi, ciascuno di noi ha infiniti motivi di indignazione, pubblici, privati o politici e praticamente nessun mezzo per cambiare il mondo, le cui sorti si decidono altrove: aspettarsi esaustività sulla faccenda mi parrebbe un po’ troppo. Forse il saggio tratta di ciò che l’ autore conosce meglio? E’ un’ ipotesi: non l’ ho letto.

    1. Penso che il fatto che la “massima indignazione” provata da Hessel sia verso Israele sia di per sé un elemento sufficiente a catalogare la sua posizione. Egli è un filosofo, e non un ragazzotto di 18 anni, e dovrebbe sapere che le parole sono pietre, e vanno misurate. Da un filosofo non pretendo una impossibile esaustività, soprattutto in un pamphlet di poche pagine, ma precisione linguistica e concettuale sì. Espressioni come “bisogna essere israeliani per…” sono semplicemente razziste. Pensa a cosa accadrebbe se uno dicesse “bisogna essere africani per”… Io non sostengo a priori tutte le ragioni del Governo israeliano, ma sostengo che vi è un odio anti-iraeliano diffusissimo, per cui oggi in Italia se il Governo siriano fa strage in una città nessuno dice niente, se i soldati israeliani sparano ai Palestinesi aizzati dallo stesso Governo siriano per distogliere l’attenzione, si solleva la solita ondata. Anzi, si crede alla veridicità delle cifre fornite dai Siriani…

      1. Concordo sostanzialmente con la tua riflessione, ed aggiungo che ad alimentare l’ odio anti-israeliano molto influisce il “protettorato” della potenza americana, che evoca un connubio inquietante e sospetto da sempre, per la pesante somma di ovvie ragioni, che non è qui il caso di elencare.

  5. Essendo di padre ebreo non pare cosi strano che trovi motivi di massima indignazione in quello che succede in Israele .
    Poi “massima indignazione” non vuole mica dire “unica indignazione “

  6. «Mio padre era ebreo, sono scampato a Buchenwald, le accuse di antisemitismo NON mi sfiorano» , dice, non a caso, Stéphane Hessel, 93 anni, protagonista del caso editoriale dell’anno in Francia con il suo piccolo libro «Indignez vous».
    Ci sono tante cose per cui indignarsi, ma la “fissazione” anti-israeliana pare dominare a tal punto Hessel, da non permettergli un minimo d’indignazione per il terrorismo di Hamas, perché “non possiamo scusare i terroristi che lanciano le bombe, possiamo solo comprenderli”.
    Per Hessel non vale quindi la pena considerare le vittime reali del terrorismo di Hamas, tutta la sua indignazione è concentrata sulle “vittime” degli israeliani, cioè i palestinesi che – vittime in realtà del vittimismo organizzato – sarebbero per Hessel le vittime per eccellenza delle circostanze.
    Esasperate da Israele, uno “Stato criminale” che, secondo Hessel, “beneficia di un’impunità scandalosa”, le “povere” vittime “NON possono evitare il lancio di missili sulle città israeliane”.
    La “fissazione” anti-israeliana ( dovuta forse, chissà, a qualche problema infantile non risolto, se non all’odio per suo padre ebreo) è tale da permettere ad Hessel il massimo dell’indignazione solo per le vittime allucinate.
    E’ quello che, in numerosi casi di persone “fissate”, accade in genere nei trasporti passionali, così come nella prima infanzia ( abitata, talvolta, da una piccola vittima amareggiata e un grande, grandissimo carnefice, anch’esso fisso, contratto e allucinato come uno scandaloso portatore di “reazioni spropositate”, ecc. ).

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