Divenire nulla 2

Il convoglio rimase per tutto il giorno vicino al fiume e si mise in marcia al calar del sole.
Egòruška si mise di nuovo a giacere sul sacco. Il carro carico cigolava sordamente e traballava. Pantelèj camminava da un lato pestando i piedi, battendosi i fianchi, borbottando; come il giorno innanzi, nell’aria sussurrava la musica della steppa.
Egòruška giaceva supino con le braccia sotto la testa, guardando il cielo. Vide il tramonto accendersi e poi spegnersi; gli angeli custodi, ricoprendo l’orizzonte con le loro ali dorate, si preparavano al riposo: la giornata era trascorsa felicemente, una calma e benefica notte scendeva, ed essi potevano rimanere tranquilli nella propria dimora, in cielo… Egòruška vide la luce oscurarsi, a poco a poco, calare sulla terra la caligine notturna, accendersi una dopo l’altra le stelle.

Anton Cechov, Racconti, Garzanti 1966, trad. E. Lo Gatto, pp.307-8 Continua a leggere

Note sui Quaderni

Ho raccolto le note scritte su passi dei Quaderni di Simone Weil, allo scopo principale di evidenziarne l’incompatibilità profonda col pensiero ebraico-cristiano. Si possono leggere qui.

Flauto per assemblee

Ma ecco che, per via della tecnica spartana di suonare il flauto, mi viene in mente anche quel flauto per assemblee che tramandano desse il tono e procurasse il ritmo a Gaio Gracco quando arringava il popolo. Ma non è affatto così, come si dice comunemente, che solesse suonare il flauto uno che stava dietro di lui mentre egli parlava e con melodie varie ora addolcisse il suo animo e la sua azione oratoria ora ne accrescesse la tensione. Che cosa infatti sarebbe più inopportuno di questa cosa, se un flautista sonasse ritmi e melodie e dei ritornelli variati a un Gracco che parla in assemblea così come ad un attore danzante in una pantomima? Ma coloro che hanno trasmesso alla memoria questa cosa con più cognizione dei fatti, dicono che fra le persone presenti lì intorno stesse ben nascosto un flautista, che con una siringa corta emetteva, con discrezione, un suono alquanto grave per reprimere e placare gli slanci della sua voce quando si facevano troppo caldi; e infatti, io penso, non si deve credere che quella ben nota e naturale foga oratoria di Gracco avesse bisogno di un impulso e di una eccitazione esterna. Tuttavia Marco Cicerone pensa che Gracco si valesse di questo suonatore di siringa per l’uno e per l’altro scopo, perché ora con suoni pacati ora con suoni concitati o rianimasse il tono del suo discorso sommesso e languente o ponesse un freno alla sua eloquenza impetuosa e violenta. 

Aulo Gellio, Le notti attiche I, XII, 10-15, trad. di F. Cavazza, Zanichelli 1985

Compatire

Quando qualcuno commette nei tuoi riguardi qualche errore, devi subito pensare qual era secondo lui, nel momento che commetteva l’errore, il criterio del bene e del male. Se arriverai a veder questo punto, avrai compassione di quell’uomo; non sentirai più meraviglia, non proverai più sensi d’ira.
Potrebbe darsi ancora che tu stesso giudicassi come lui un bene quella medesima cosa o un’altra del genere. In conclusione non resta altro che compatire.
È possibile invece un altro caso: cose di quel genere tu non le giudichi più buone e cattive. E allora non ti riuscirà difficile esser più mite con chi ha preso tale abbaglio.

Marco Aurelio Antonino, Ricordi VII. 26, tra. di E. Turolla, Rizzoli 1987

Con Marx

Con Marx sono a buon punto. Anche se ancora non allevo bestiame, vado però a caccia, a pesca, ed esercito l’intelligenza critica. Quindi sono un quasi-comunista…

“E infine la divisione del lavoro offre anche il primo esempio del fatto che fin tanto che gli uomini si trovano nella società naturale, fin tanto che esiste, quindi, la scissione fra interesse particolare e interesse comune, fin tanto che l’attività, quindi, è divisa non volontariamente ma naturalmente, l’azione propria dell’uomo diventa una potenza a lui estranea, che lo sovrasta, che lo soggioga, invece di essere da lui dominata. Cioè appena il lavoro comincia ad essere diviso ciascuno ha una sfera di attività determinata ed esclusiva che gli viene imposta e dalla quale non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o pastore, o critico, e tale deve restare se non vuol perdere i mezzi per vivere; laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, cosí come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico”.

 K. Marx-F. Engels, L’ideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma, 1972, pag. 24

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Semidio e semidemonio

Nel suo La vita oggi, che sto leggendo da giorni con la mia lettura lenta, Anthony Trollope ci presenta la figura di Augustus Melmotte, un potente finanziere che domina la borsa di Londra negli anni Settanta dell’Ottocento, essendo riuscito a costruirsi un impero sul nulla. Melmotte ad un certo punto decide di passare dalla finanza alla politica, come candidato del partito conservatore, e nel far questo l’elemento più importante, in cui si gioca la partita, è  quello mediatico (allora rappresentato solo dalla stampa). E il suo avversario principale, che entra anche lui nell’arena politica, candidato dei progressisti, è un direttore di giornale. Potenza anticipatrice del romanzo! Trollope individua anche i caratteri sacrificali degli eventi: Continua a leggere

Eterno, tempo

L’uomo non è reale se non nel rapporto tra passato e futuro. L’umano è essenzialmente temporalità cosciente. Anche quando fa esperienza di una “sospensione del tempo”, all’interno di questa gli si dà una scansione, una successione. Inoltre, il tempo sospeso è sempre congiunto, da una parte e dall’altra, per così dire, al tempo scorrente, cioè al puro e semplice tempo. Noi non possiamo pensarci, come esseri umani, se non in una dimensione temporale. Esattamente per questo il Dio dei filosofi è sempre prossimo ad una identificazione col nulla, e il tentativo di declinarlo teoreticamente conduce al kolakowskiano orrore metafisico. D’altra parte, la punta speculativamente più alta della teologia cristiana annaspa ogni qual volta deve pensare l’eterno e il suo rapporto al tempo, e solitamente se la cava con formule quali “il tempo assunto nell’eterno” che in realtà non significano propriamente nulla al di fuori di se stesse.

Abbecedario

“Nemmeno i nomi si sono conservati, sulle carte, dei molti insediamenti un tempo popolosi che sorgevano in quella che è oggi una squallida pianura” (p. 246). Basterebbe questa frase per spingermi ad acquistare un libro.

Il padre e lo straniero

Il padre e lo straniero

Il padre e lo straniero, di Giancarlo De Cataldo (Einaudi 2010), l’ho letto per il solo fatto che il protagonista è padre di un bambino gravemente disabile. L’ho letto quindi per motivi anche personali, perché sono molto interessato a come la disabilità viene rappresentata in letteratura. Memore sempre del noto principio girardiano del segno vittimario. Continua a leggere