La gamba del Felice

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bia.jpgSono molti i motivi che rendono interessante e degno di ragionamento il breve ma succoso libro La gamba del Felice di Sergio Bianchi (Sellerio, Palermo 2005): dalla narrazione costruita per piccoli quadri alla mimesi dell’italiano semplice di un narrante popolare. Ma sono due gli aspetti della realtà che si evidenziano e che mi colpiscono in quest’opera: la rapidità del mutamento sociale e ambientale in Italia dagli anni Cinquanta ai Settanta, e la sparizione della cultura contadina, col mutamento antropologico corrispondente.
Ricordo bene, dal canto mio, la campagna veneta della fine degli anni Cinquanta, i contadini veneti poveri, la miseria di molte abitazioni rurali, quel tipo di vita che mi impressionava quando dalla mia Venezia andavo a trovare i parenti di campagna. Quel mondo, quel tipo di rapporto alle piante e agli animali, quella radicale alterità rispetto alla vita urbana, sono scomparsi, cancellati. Nel libro di Bianchi questo evento è reso…

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Silenzio

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 panik1.jpgL’imperativo “silenzio!” è presentissimo sulle labbra degli insegnanti. Dalla prima elementare (prima primaria, ora?) alla quinta superiore. Pronunciato spesso con una rabbia mista a rassegnazione, è l’imperativo pronunciato da coloro che non hanno saputo mostrare il silenzio, a suo tempo, ai bambini con un atto ostensivo, e da coloro che non sanno mostrarlo neppure agli allievi più grandi. Ciò che non è mostrato, spiegato, non può essere appreso. C’è del resto silenzio e silenzio. C’è il silenzio buono degli allievi presi dalla lezione e attenti, persuasi, e quello momentaneo e non convinto dei ragazzi impauriti; c’è quello amorfo degli allievi disinteressati che non osano chiacchierare ma lo farebbero volentieri, e quello teso degli inizi di un compito; c’è quello sospeso che si crea nel momento in cui entra un insegnante nuovo e quello che precede l’annuncio dei voti assegnati: molte qualità differenti. Ma in genere nelle nostre classi il…

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Sulla caccia

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scru.jpg“La mia vita è divisa in tre parti: ero disgraziato nella prima, a disagio nella seconda e a caccia nella terza.” Comincia così, in questo modo folgorante, il libro di Roger Scruton Sulla caccia (On Hunting, 1998, trad. it. di D. S. Panconesi, Editoriale Olimpia 2007). Non è tuttavia un testo sulla caccia in generale, ma su quella, contestatissima e infine abolita recentemente, alla volpe. Una caccia a cavallo, con mute di cani, che costituiva un momento fondamentale, e in un certo senso fondante, della vita della campagna inglese.
Scruton da animale cittadino si converte alla vita di campagna e alla caccia a cavallo. Questa è in effetti una sorta di autobiografia, in cui sono presenti alcuni dei temi polemici principali di Scruton, ma anche pagine che potrebbero stare in un romanzo, tanto sono narrativamente persuasive. Fra tutte, le più belle sono quelle della conversione. Scruton ha…

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Altre notti

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Altre notti di Muhammad al-Busati (Layàl ukhra, 2000, trad. it. di P. Zanelli, Jouvence 2003) è un romanzo che all’inizio ti lascia perplesso per due fondamentali motivi: in primo luogo perché, ambientato al tempo di Anwar al-Sadàt, non sembra cogliere affatto il problema islamico che cova nelle viscere dell’Egitto; in secondo luogo, avendo come protagonista una giovane donna intellettuale, non ne mostra alcuna modificazione nel corso della storia, che la vede sempre uguale, nella sostanza e nella visione del mondo, dall’inizio alla fine.
Cominciamo da questo punto. Che i personaggi di romanzo debbano modificarsi, svilupparsi nel corso della storia narrata è una convenzione narrativa. Vi sono storie in cui i personaggi propriamente non si sviluppano se non alla superficie, o per nulla, per le più varie ragioni. E vi sono storie in cui i personaggi non mutano per scelta dell’autore. Del resto, questo di al-Busati è un romanzo…

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Il museo dell’innocenza

Il museo dell'innocenza

L’ha realizzato davvero il suo Museo dell’innocenza, Orhan Pamuk ad Istambul. Un museo di oggetti semplici, quotidiani, maniacalmente collezionati, che rivelano anche lati ossessivi, come le migliaia di mozziconi di sigaretta esposti.  Il romanzo (trad. it. di   Barbara La Rosa Salim, Einaudi 2009) è legato al museo reale, un intreccio che lo rende unico nella storia della letteratura mondiale. Ma unicità non significa grandezza, e a mio modo di vedere questo non è un romanzo grande, a parte la mole. La voce narrante è quella del protagonista Kemal, inizialmente un trentenne ricco imprenditore, mentre lo stesso Pamuk è tra i personaggi secondari e alla fine assume un ruolo decisivo. La storia, che inizia nel 1975, è quella dell’amore devastante di Kemal per Füsun, inizialmente bella commessa diciottenne, aspirante attrice. Kemal sta per celebrare un fastoso fidanzamento ufficiale con la sua ragazza, Sibel, che ha tutte le doti per essere la donna della sua vita: bella, intelligente, colta, innamorata, compassionevole e pronta anche a sacrificarsi per lui. Ma lui si innamora di Füsun, e inizia una breve intensa relazione, progettando anche di continuarla dopo il matrimonio con Sibel, cui non intende comunque rinunciare. Commette una sorta di peccato di tracotanza, e ne riceve la punizione: dopo la festa di fidanzamento Füsun scompare. Lui la cerca disperatamente, sta male, e per mesi fa soffrire la povera Sibel che in tutti i modi cerca di aiutarlo. Infine la ritrova che vive nella casa dei genitori ma ormai è moglie di un giovane sceneggiatore, sposato nella speranza di realizzare il sogno di diventare una diva del cinema turco. Per anni e anni Kemal frequenta quella anonima dimora piccolo-borghese nella speranza di riconquistare Füsun, giungendo a creare una propria casa cinematografica, e in questo lasso di tempo colleziona maniacalmente tutto ciò che lei tocca e che di cui lui può impossessarsi, compresi tutti i mozziconi di sigarette da lei fumate. Siamo nell’innocenza o nella patologia? Alla fine gli oggetti confluiranno nel museo di cui si è detto. La fine della storia è in qualche modo imprevedibile e apparentemente accidentale, ma non incoerente. Füsun infatti ha accumulato una carica di risentimento che infine non può che esplodere: Kemal per lei è sempre stato solo l’uomo ricco che volendo avrebbe potuto aprirle la porta del cinema, e non lo ha fatto. Kemal di questo risentimento non si accorge minimamente.
Domanda: che cos’ha Füsun da farla preferire a Sibel? Lei è bella, ma anche Sibel lo è, e in più ha un sacco di doti che Füsun non ha. Dire che l’amore è cieco ovviamente è dire che non si è in grado di capire quale sia il movente reale. Pamuk non scende nel profondo, ma invita a indagare sul collezionismo, dal quale in tutta evidenza anche lui non è esente. E sull’innocenza, che necessariamente richiama la colpa. Temo che qui ci sia un’aura di psicoanalisi, dalla quale rifuggo. Tuttavia, se l’innocenza è legata agli oggetti, essi in quanto costruiti e usati dagli umani, che innocenti non sono, nel farsi trama di significazioni l’innocenza la perdono, anche perché la stessa qualità di oggetto è attribuita dal soggetto umano. E di certo Kemal non è innocente nelle sue scelte e nei suoi comportamenti, a cominciare dalla sua dedizione al bere. Tracanna raki dalla mattina alla sera, si rifugia continuamente nell’ubriachezza, e questo, unito alle sue compulsioni, lo rende un personaggio tra i più sgradevoli, almeno ai miei occhi. Il suo museo davvero non mi attrae. Come il romanzo, tuttavia, può offrire una veduta sulla vita ad Istambul dal 1975 ai primi anni del nuovo millennio.

Storia naturale della distruzione

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seb.jpgI Tedeschi sono stati “…finora incapaci di far emergere gli orrori della guerra aerea nella coscienza collettiva attraverso raffigurazioni storiche o letterarie”. Questa, sintetizzata a p. 95, è la tesi centrale del libro di W.G. Sebald Storia naturale della distruzione (Luftkrieg und Literatur, 2001, trad. it. di A. Vigliani, Adelphi, Milano 2004). Un libro bellissimo, scritto da una persona che non distoglie lo sguardo, così che esso possa cogliere le altezze e le profondità, e la tragicità del quotidiano, e la significazione contenuta nei piccoli oggetti. Come alle pp. 76-77.

Del resto in Corsica, e precisamente nella chiesa di Morosaglia sovraccarica di polverosi ornamenti pseudobarocchi, ho visto ancora qualco­s’altro, ovvero — mi sia consentita la digressione — il quadro appeso nella camera da letto dei miei geni­tori: un’oleografia raffigurante, sullo sfondo dell’or­to del Getsemani illuminato dal fievole chiarore del­la luna, un Cristo di nazarena bellezza immerso nei suoi…

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Tre strade per la scuola

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ju.jpgTre strade per la scuola (Sp. R. – Drei Schulwege, 1991, trad. it. di A. Iadicicco, Guanda 2007) è un breve romanzo autobiografico di Ernst Jünger, scritto in tarda età, che ha nel titolo l’abbreviazione Sp. R. di Späte Rache, Vendetta tardiva. In questo momento di romanzi scritti per vendetta in modo espilicito mi viene in mente soltanto il manoscritto di Zeno all’interno della Coscienza di Svevo, il nostro supremo maestro di risentimento di cui mi sono occupato nel mio piccolo Anti-pathos. Tuttavia, la scrittura è sempre collegata al risentimento, con la differenza che nella grande letteratura esso è trasceso, mentre nella letteratura bassa è alimentato. In ogni caso, la letteratura ha sempre a che fare con la circolazione del risentimento, perché esso è costitutivo dell’umano in quanto tale.
A dire il vero, nel testo di Jünger non si respira né risentimento, né vendetta…

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Un terribile amore per la guerra

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hil.jpgSi può pensare miticamente? È quel che cerca di fare nei suoi libri James Hillman, la cui intera opera non è che una glossa alla poesia filosofica di Schiller Gli dèi della Grecia (“Sì, tornarono a casa, e presero con sé / ogni bellezza, ogni grandezza, / ogni colore, ogni vita, / lasciandoci solo una parola senz’anima” – trad. G. Moretti). Confesso di aver letto il suo Saggio su Pan molti anni fa, e di non aver più cercato lo suo volume, perché non sono un nostalgico degli dèi del politeismo, e giudico la loro espulsione dal mondo, strettamente legata all’avvento del monoteismo e alla nascita del pensiero scientifico occidentale moderno, un evento necessario, e il loro ritorno non auspicabile. Poichè sono gli dèi dell’ordine sacrificale. La loro espulsione è l’espulsione dell’espulsione come regola permanente e fondante dell’umano. Sono uno che pensa che la scienza moderna e l’economia del…

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Il Decano

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dec.jpgIl Decano di Lars Gustafsson (Dekanen, 2003, trad.it di C.G. Cima, Iperborea 2007) è un romanzo sul male e un romanzo di pensiero. Gustafsson, che ha insegnato “storia del pensiero europeo” per più di vent’anni nell’università di Austin in Texas, nei suoi libri affronta problemi esistenziali a partire da una meditazione continua delle grandi tematiche della filosofia e in generale della cultura dell’Occidente. La figura diabolica e misteriosa del Decano dell’università, sulla sua sedia a rotelle (ha combattuto nel Vietnam e vi è stato gravemente ferito dopo aver conosciuto l’ebbrezza della distruzione), che molto parla e ragiona, e diffonde il male intorno a sé, mi ha ricordato immediatamente il loquace Kurtz di Cuore di tenebra e di Apocalypse now. Ma qui il cuore di tenebra non è nel mezzo della selvaggia Africa nera o nella giungla indocinese, bensì da quest’ultima è stato trasferito nel centro della post-modernità occidentale. Il…

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Gente indipendente

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lax.jpgUn romanzo davvero ricco e robusto è il capolavoro di Laxness Gente indipendente (Sjálfstætt Fólk, 1934-35, trad. it. Iperborea, Milano 2004) la cui complessità di registri e di stratificazioni culturali deve aver fatto versare lacrime e sangue alla valorosa traduttrice Silvia Cosimini, che ringrazio per il piacere che mi ha dato la lettura. Vecchio frequentatore di Leopardi, ogni volta che sento nominare l’Islanda mi viene in mente quel celebre dialogo delle Operette morali.
Giustamente da Leopardi l’Islanda vi è posta come la terra meno adatta all’uomo, quella in cui la natura lo fa maggiormente patire, chiamandolo ad una lotta senza fine. E senza fine nel romanzo di Laxness è la lotta del poderoso allevatore di pecore e contadino Bjartur contro gli elementi naturali, dalla neve ai parassiti alle malattie degli animali, e contro gli umani, dentro e fuori la sua famiglia. Odia le novità Bjartur, e rimpiange i tempi…

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