Bronislaw Malinowski, nel suo libro del 1926 Crimini e costumi nelle società selvagge, si occupa a lungo delle usanze della tribù melanesiana dei Napu-litanu. Presso quella gente, celebre tra tutte le tribù vicine per la musica e le canzoni, che spesso esaltano un modello di vita parassitario e banditesco, il problema fondamentale non è tanto quello delle risorse, che gli ingegnosi Napu-litanu sono abilissimi a procurarsi, quanto quello dello smaltimento dei rifiuti, che essi producono in quantità sovrabbondante. Per questo, il capo che essi eleggono ogni cinque anni, e che scelgono tra coloro che dispongono delle ricchezze più ingenti, deve anzitutto promettere di tenere libero il villaggio dai rifiuti che lo appestano. Oltre alle ricchezze, poi, il capo deve anche dimostrare una prodezza sessuale superiore alla media, ed essere in grado di deflorare le fanciulle che le famiglie gli offrono continuamente per ingraziarselo. Se un capo dei Napu-litanu fallisce ripetutamente nella lotta contro i rifiuti, ha il potere di conferire poteri ad un uomo che si distingua per capacità organizzative, assegnandogli un ruolo che esiste solo presso questa gente. Colui che è scelto viene chiamato bertulasu. Il capo garantisce al bertulasu onore e gloria e donne, ma se anche il bertulasu fallisce, allora sul capo tribù vengono riversate contumelie di ogni genere, e il consesso degli uomini eminenti lo dichiara bunga-bunga. Il bunga-bunga assume uno statuto sacrificale, e se fallisce anche nella deflorazione delle fanciulle viene estromesso dal potere, e i Napu-litanu cercano un nuovo capo. Le tribù circonvicine, secondo Malinowski, sono solite deridere i Napu-litanu per queste loro usanze.
Mese: ottobre 2010
Incazziamoci
Ciò che avviene nella Rete è oggetto inesauribile di analisi psicologica e antropologica. La Rete si è infatti rivelata un potentissimo acceleratore virtuale, che innesca processi mimetici di ogni tipo, ed esalta i legami d’amore come quelli di odio (love & ressentiment). Il troll che infesta i siti e i blog altrui, cercando spazi ove sfogare il proprio risentimento e dove dare sfogo alla carica aggressiva che lo divora dall’interno, è un esempio molto interessante del fatto che anche nella Rete la mimesi opera con il meccanismo che ormai ben conosciamo. Si devono trovare dei capri espiatori, contro i quali formare quel circolo che Girard per primo ha illustrato. In luogo delle pietre, si scaglieranno commenti. Anche nel campo dell’autismo, i meccanismi mimetici sono potentemente operanti. Vi sono personaggi e siti e blog votati all’aggressione. Uno dei più emblematici è quello di Gianni Papa, che fin nel suo titolo è aggressivo, e mostra come una giusta battaglia possa essere volta in espressione di viscerali tendenze distruttive. Il blog in questione si chiama Autismo incazziamoci, e reca come sottotitolo autismo da combattimento. Dunque, esso presenta come farmaco l’incazzatura, e come farmakos, o vittima sacrificale, chiunque non condivida le idee del Papa rex ( http://autismoincazziamoci.org/). Invito i miei lettori, anche non interessati affatto alle problematiche dell’autismo, a visionare questo blog. Esso, tra l’altro, è frequentato da quel troll, mascherato come Paperinik, che ieri ha tentato in tutti i modi di infestare questo mio blog e il mio profilo facebook. Non mi pare privo di significato il fatto che il disabile mentale, il radicalmente diverso, un tempo vittima per eccellenza, sia ora divenuto il pretesto per innescare ulteriori, se pur differenti, processi di vittimizzazione.
Storia della mia gente
Nel capitolo L’estate di Fitzgerald del suo Storia della mia gente (Bompiani 2010), Edoardo Nesi scrive: “Mi trattenevo a stento dal sottolineare pagine intere, perso nell’ammirazione per quella sublime magia fitzgeraldiana di riuscire a tradurre in parole la materia nebulosa e inafferrabile che spesso costituisce i nostri pensieri più limpidi, quelli migliori, quelli di cui andiamo orgogliosi, quelli sacri, che crediamo nostri e soltanto nostri, privati e inesprimibili, e inesprimibili perché privati: la sostanza stessa della nostra intelligenza e sensibilità e il Sacro Graal di ogni scrittore, perché la loro comprensione dura quanto una scintilla e poi sparisce, fragile e delicatissima come una pianta tropicale del pensiero, e sempre lascia il morso del rimpianto di aver perduto qualcosa d’importante. Ogni volta rimanevo a fissare il vuoto e a battere le palpebre, smarrito, perché ci sono voluti anni ma alla fine ho capito che la ricchezza interiore inespressa vale poco, poco più di nulla, e tutto quello che non si riesce a dire e a scrivere e a vivere è perduto – polvere.” (pp. 41-42) Continua a leggere
Quante balle sull’autismo!
Sull’autismo scrivo in due blog specifici (sarebbe meglio dire: un blog con due indirizzi web). Qui e qui, come già ho segnalato. Tuttavia, penso che un argomento come quello del cosiddetto protocollo DAN! possa interessare anche a chi non ha motivo di occuparsi di autismo. Riporto qui l’ultimo post sull’argomento.

Un libro da raccomandare caldamente è La mente autistica, di Giacomo Vivanti (Edizioni Omega 2010). In questo libro un brillante ricercatore italiano fa il punto su quello che oggi è lo stato dell’arte sull’autismo. Ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo, quali sono gli approcci validi e quali quelli che si sono dimostrati privi di base scientifica. Tra questi ultimi il più diffuso (anche in Italia) è il DAN! (Defeat Autism Now!).
Sul DAN! Vivanti scrive a pag. 131:
L’efficacia di questa terapia è stata testata di recente per la prima volta in una ricerca basata su un rigoroso disegno metodologico: lo studio randomizzato in doppio cieco (Elder, 2008; Elder, et. al., 2006). Questo tipo di disegno sperimentale prevede che i bambini vengano assegnati a caso a due gruppi: in questo caso un gruppo che avrebbe seguito la terapia del protocollo DAN, e un altro che avrebbe assunto un placebo (sostanze prive di qualsiasi effetto sull’organismo). Crucialmente, né i bambini, né i loro genitori, né gli sperimentatori incaricati di valutare i progressi dei bambini sapevano quali bambini prendessero gli integratori DAN e quali prendessero il placebo. Questa ricerca documenta che il protocollo DAN non ha alcuna efficacia (vedi anche Levy & Hackman, 2008; Weber & Newmark, 2007). Non solo il trattamento non funziona, ma anche la presenza anomala dei peptidi-oppioidi nelle urine dei bambini con autismo risulta essere falsa, quando testata scientificamente (Cass, et al., 2008). Come mai una terapia che non funziona e che condanna dei bambini innocenti a privarsi di latticini e formaggi è più diffusa delle terapie che invece funzionano? I dati che dimostrano l’inefficacia del protocollo sono disponibili per chiunque sappia leggere un articolo scientifico in inglese. Tuttavia, chi vende il prodotto DAN è in grado di raggiungere i genitori meglio delle pubblicazioni scientifiche ufficiali, e le “prove” offerte su internet risultano più accessibili dell’asciutta presentazione di dati numerici tipica degli articoli scientifici. Il fattore alla base del successo del protocollo DAN è probabilmente la capacità dei venditori del protocollo di piazzare con successo il loro prodotto nel “mercato della disperazione” dell’autismo: i genitori sono pronti a tutto perché i loro figli guariscano, e l’effetto persuasivo operato sui genitori è talmente efficace che, nella ricerca di Elder e colleghi (2006), i genitori riportavano che il bambino era migliorato quando pensavano che il figlio stesse seguendo il protocollo DAN, anche se in realtà il figlio stava assumendo un placebo.
Vendola?
Sembra che ci sia una irresistibile tendenza del cosiddetto popolo di sinistra a vedere in Nichi Vendola colui che lo porterà alla vittoria elettorale, il distruttore del berlusconismo, il rinnovatore della politica italiana. Credo che si tratti dell’ennesimo, gigantesco abbaglio. Certo, alle persone di sinistra piace sognare: potremmo stilare una infinita lista dei loro miti, da Lenin a Castro a Mao al Che a Obama – un guazzabuglio senza capo né coda. Ora c’è Vendola. Gay, postmoderno, estraneo alla forma-partito, uno che incarna un nuovo modo di intendere e fare politica. Continua a leggere
Giocano le orche
E ci giocano pure, le graziose orche.
horcynus orca
Che tu sia laudato, Signore, per nostra sorella orca,
Che occide e devora de tutto con grande satisfactione,
Et è intelligente e forte oltr’ogne mesura
Et è magnifica oltre ogne creatura.
Al di là delle forze umane
Al di là delle forze umane. Prima Parte (Over ævne. Første stykke, 1883, trad. di G. D’Amico, Iperborea 2010) è un dramma di Bjørnstjerne Bjørnson, autore che in Italia nessuno ricorda, ma che nel 1903 vinse il Nobel. Nella sua postfazione, D’Amico cerca di rivalutare quest’opera, mettendo in luce quella che sarebbe la sua fondamentale ambiguità (come titolo di merito). Un’ ambiguità tra fede e scienza: la storia è quella di un pastore protestante animato da una fede assoluta, che in un remoto angolo della Norvegia opera una serie di presunti miracoli, entusiasmando la comunità dei credenti e sollevando un dibattito acceso all’interno della sua Chiesa. In realtà, tutti i suoi miracoli potrebbero ricevere una lettura razionale e scientifica, e di qui l’ambiguità. Continua a leggere
Dialogo sulla dicotomia tra destra e sinistra nel tempo presente
di Eros Barone
Parte prima
Caio: carissimo Mevio, oggi, nel riprendere i nostri conversari sullo stato presente del nostro paese e sulle prospettive di quel ‘movimento reale’ che ci sta molto a cuore per la buona ragione che ‘abolisce lo stato di cose presente’, ti propongo, a distanza di due anni dalla catastrofe politico-elettorale della sinistra comunista e all’indomani della manifestazione nazionale della Fiom-Cgil per i diritti, la democrazia, la legalità, il lavoro e il contratto, un motto meritamente celebre, che forse può essere assunto come epigrafe del momento attuale: “È quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare”. Continua a leggere
Rileggo Simone Weil 78
Fecondazione. Il seme deposto da un uomo in una donna e che diventerà, se si dà concepimento, un essere umano, deve contenere un’energia trascendente rispetto all’energia vitale come l’energia vitale rispetto all’energia meccanica, chimica, elettrica, e questa rispetto al calore. Se il seme, invece di essere espulso, viene distrutto nel corpo dell’uomo, liberando questa energia – come la distruzione del legno in cenere libera energia meccanica e termica – l’uomo dispone di un’energia superiore a tutto ciò che egli potrebbe ottenere altrimenti. Questa captazione di energia superiore è la castità.
[Le donne posseggono questa fonte? La loro inferiorità per quanto concerne il genio e anche rispetto a certi aspetti della santità è dovuta a questo?] (III, 297) Continua a leggere



