Vendola?

Sembra che ci sia una irresistibile tendenza del cosiddetto popolo di sinistra a vedere in Nichi Vendola colui che lo porterà alla vittoria elettorale, il distruttore del berlusconismo, il rinnovatore della politica italiana. Credo che si tratti dell’ennesimo, gigantesco abbaglio. Certo, alle persone di sinistra piace sognare: potremmo stilare una infinita lista dei loro miti, da Lenin a Castro a Mao al Che a Obama – un guazzabuglio senza capo né coda. Ora c’è Vendola. Gay, postmoderno, estraneo alla forma-partito, uno che incarna un nuovo modo di intendere e fare politica.

Io credo che se la Sinistra scegliesse come suo uomo-simbolo Vendola in luogo di un membro del partito maggioritario dello schieramento, il PD, commetterebbe un suicidio. Uno dei tanti, peraltro. Intanto: moltissimi italiani non sarebbero disposti a vedere con favore un presidente del consiglio apertamente gay. Che politica della famiglia porterà avanti? E figuriamoci l’avversione della Chiesa (e mia personale, che pesa molto – io non voterò mai per Vendola premier). Ma io penso anche un’altra cosa, più importante. Ho ascoltato alcune volte Vendola in TV, e ho notato che la sua parola preferita e ricorrente è narrazione. La Sinistra, secondo lui, deve opporre alla narrazione berlusconiana una sua narrazione alternativa. Mi pare che il termine sia rivelativo. Infatti Vendola pensa di opporre al sogno berlusconiano (un incubo per molti), un sogno della Sinistra. Narrazioni, dunque. Ma si possono narrare favole, piuttosto che affrontare problemi reali. E io lo vedo bene, il Vendola, come affabulatore. Ma sono fiabe, e a me le fiabe in ambito politico piacciono assai poco. Vendola vuole farci sognare il suo sogno, ma a me quel sogno non piace, e preferisco rimanere sveglio.

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14 risposte a "Vendola?"

  1. Bisogna ammettere che se affermi “molti italiani non sarebbero disposti a vedere con favore un presidente del consiglio apertamente gay” non ti si può dare contro. Infatti, come abbiamo visto tutti, moltissimi italiani sono più propensi, invece, ad eleggere presidenti del consiglio indagati, corrotti e corruttori e dai gusti sessuali marcatamente fallocratici. L’ Italiano medio -è notorio- è affetto dalla sindrome del machismo, oltreché storicamente asservito ai dettami di una Chiesa le cui contraddizioni -a me personalmente- disturbano almeno tanto quanto ad essa l’ omosessualità, che, peraltro, ospita in grande misura nel suo stesso seno.
    Almeno la Sinistra, ventilando l’ ipotesi di una candidatura di Vendola, dimostrerebbe finalmente un certo coraggio politico, dopo l’ ignavia di cui ha dato abbondante e triste testimonianza negli ultimi anni.
    Non vedo neppure inconciliabilità tra l’ essere gay ed il pensare strategie sane per la famiglia: semmai l’ appartenenza ad una minoranza aumenta l’ attitudine alla sensibilizzazione su problemi sociali specifici in genere totalmente ignorati.
    Vendola sta governando la Puglia con grande senso di responsabilità, con tolleranza (vedi apertura ai partiti di centro) e con risultati oggettivi verificabili.
    (… a proposito: il nostro è anche dichiaratamente cattolico…).

    Mi rendo conto, comunque, che contro il pregiudizio la battaglia è sempre persa.

  2. Naturalmente, cara Morena, quando si tratta di pregiudizio occorre ammettere che esso alligna sia alla destra che alla sinistra dello schieramento politico. D’altra parte l’elettorato conservatore può legittimamente pensare che un primo ministro che vive con un “compagno” sia favorevole a cose come il matrimonio omosessuale, ecc. Si tratta di questioni estremamente rilevanti anche da un punto di vista antropologico.
    Ed è per me una fonte di inesauribile stupore vedere come coloro che un tempo furono comunisti, nel senso che la parola aveva quando esisteva l’Unione Sovietica come punto di riferimento, abbiano abbracciato le “libertà borghesi” più radicali, quelle forme che un tempo venivano definite “proprie della fase della decadenza borghese”.
    La mia avversione nei confronti di Vendola, tuttavia, ha piuttosto a che fare con la questione della “narrazione”. Io, che non sono affatto vicino al berlusconismo e alle sue narrazioni, sento puzza di inganno, e di grandi illusioni. Ci sarebbe da aggiungere poi che Vendola è un uomo del Sud, e Nord vs Sud è la grande questione dei prossimi anni…

  3. Personalmente quello che più mi infastidisce di Vendola è l’appoggio agli inceneritori.
    Uno che viene eletto portavoce di sinistra ecologia e libertà e poi appoggia la costruzione di inceneritori non può che essere un ipocrita, come lo sono tutti i politici che abbiamo al governo, per non parlare di tutti i parlamentari che parlano di lotta alla mafia e con la mafia si sono costruiti un impero…

  4. mi trovo pienamente d’accordo con l’intervento di Morena, con l’unico appunto che l’essere dichiaratamente cattolico, a mio personale giudizio, rappresenta per gran parte del suo potenziale elettorato, più un limite che una rassicurazione.
    non nutro infatti grande simpatia, né politica né personale, per come le ingerenze cattoliche nella vita reale di cittadini di un Paese libero e sovrano, ne limitino molti aspetti della vita, decidendo di fatto cosa e per chi debba essere ammesso.
    e la politica della “famiglia” mi pare un esempio calzante: quale “famiglia”, professore? ostinarsi a volerne vedere un solo modello, è una negazione della realtà. che non fa bene a nessuno.
    i modelli unici lasciamoli all’agenzia delle entrate.

    1. Dal canto mio, non vedo un solo modello di famiglia. Ce ne sono stati tanti nella storia. Ma la caratteristica dell’Occidente moderno è quella di concepire la famiglia come derivante dall’innamoramento. Una volta compiuto questo passo, era inevitabile che prima o poi si estendesse il concetto stesso di famiglia a comprendere due soggetti dello stesso sesso. La famiglia tradizionale in tutte le culture, nessuna esclusa, poteva essere anche poligamica, ma sempre era intesa come il locus della generazione e dell’accudimento dei figli. Una famiglia omosessuale è inconcepibile in qualsiasi cultura che non sia la nostra. Il salto di qualità è stato compiuto dalla civiltà occidentale, e a mio giudizio è un salto tragico.
      Quanto alla negazione della realtà, io capisco che la presenza dei cattolici possa dare fastidio, ma esistono e bisogna farci i conti. Non vedo dove si possa andare a parare dando sfogo al risentimento nei loro confronti. E mi pare, tra le altre cose, che la parte maggioritaria della cultura italiana contemporanea (e occidentale in genere) sia tutt’altro che schierata a favore del cristianesimo.

  5. dovete spiegarmi una volta tanto cosa vuol dire “politica per/della famiglia” quando la vera abnorme assente nell’agenda politica attuale è appunto la famiglia, oggetto più di retorica acchiappavoti che di reale campo d’intervento (anche economico). non vedo poi perché un “apertamente gay” dovrebbe essere “pericoloso” per la famiglia: Vendola ha sempre sostenuto una politica di sostegno per le famiglie (un po’ come tutti) ma basta il fatto di essere gay conclamato a farne uno spauracchio per i cattolici (ma chi sono questi? quelli che vanno a messa? quelli che non vogliono la moschea sotto casa? i leghisti forse?). E allora diciamola tutta: Vendola, un gay, non sarà votato quale premier del PD perché molti di noi sono (in maniera più o meno inconscia) omofobi. punto. Che Vendola rappresenti una reale “alternativa” al vuoto pneumatico di ciò che non è berlusconi, su questo ci sarebbe molto da dibattere: siamo sempre lì, su un terreno berlusconiano-plebiscitario: un’unica persona che incarna un messaggio.

  6. Personalmente, non ho affatto paura di un’accusa di omofobia. Potrei anche chiamare i gay eterofobi, tanto per celiare sul fatto che il suffisso -fobo viene usato a sproposito. Potrei anche dirmi “non gay friendly”. Ma il mio post voleva dire due cose: 1. con Vendola la Sinistra perderà; 2. Vendola è un “narratore”, esattamente come Berlusconi, secondo lo spirito dei tempi.

  7. Dopo aver osservato che nel “popolo di sinistra” evocato da Brotto si alternano e talora si intrecciano due diversi atteggiamenti rispetto a Vendola, attrazione da un lato e repulsione dall’altro, è opportuno sottolineare che il successo dell’attuale “governatore” della Puglia segnerebbe la fine della corsa per quella ‘crazy ball’ che è ormai diventato il Pd. In effetti, l’agitarsi di tanti giornali, gruppi e gruppetti intorno a questo astro sorgente di una sinistra istrionica e affabulatoria non deve farci perdere di vista che, nel bene o nel male, il fenomeno del vendolismo, erede di quel fenomeno politico-mediatico che è stato il bertinottismo, si profila come l’unico reale elemento di novità sulla scena politica. Se per il momento appare in primo piano la ‘pars destruens’ di questo fenomeno, ossia l’effetto disgregatore su ciò che resta delle formazioni postcomuniste (dal Prc al Pdci), non è però escluso che in prospettiva possa agire come un elemento politicamente catalizzatore rispetto ai movimenti, soprattutto se essi fossero sospinti da una fase di maggiore incisività del conflitto sociale. In tal caso Vendola si presenterebbe come un’apertura e non come una ripetizione dell’operazione attuata da Bertinotti sul ciclo politico-sociale che va da Seattle a Genova. La differenza deriva sia dalle caratteristiche del personaggio, con il suo ‘mix’ di linguaggio postmoderno (la nuova “narrazione” da sostituire a quella vecchia di Berlusconi), rifondazione (non più comunista ma) socialdemocratica e populismo mediatico, sia dal declino irreversibile dell’area politico-ideologica dell’ex-Pci. È certamente una partita tutta da giocare, anche se non è, questo è lampante, la partita della ricostruzione del partito comunista.

  8. non era mia intenzione negare la presenza dei cattolici (che dia fastidio o meno è un fatto trascurabile): sono loro a negare con cattolica fermezza a tutto il Paese la possibilità di puntare ai più civili traguardi europei; e non mi riferisco solo al riconoscimento di famiglie omoaffettive, che esistono lo stesso, solo con più difficoltà, (e sulle quali non volevo affatto incentrare una discussione) ma anche al dibattuto tema dell’eutanasia, dell’aborto, della laicità (non le piace il termine, lo so). per quanto riguarda il post: 1) che con vendola la sinistra perderà, può darsi, 2) che vendola sia un narratore sì, anche questo può darsi: auguriamoci solo che almeno i temi siano diversi.

  9. Perché perdonami, porre l’accento sulle inclinazioni di Vendola e la ipotetica politica familiare? L’Unione, cui in bene e in male si appartiene sta mutando la politica familiare. Mi pare tu insegni, al liceo suppongo. Chi insegna alle secondarie non ha chiaro un fatto: quanto le famiglie oggi siano eterogenee e questa diversità arricchisce i bambini e i ragazzini.
    Personalmente poco mi preme se voteresti o no Vendola, perché è un fatto tuo privato. Un uomo di governo lo si sceglie in Italia in base a criteri emotivi e di simpatia, non con il criterio secondo cui farebbe crescere il Paese.
    Di Vendola mi lascia interdetto la politica ecologica, che, guardati intorno è fondamentalista e irrazionale. Il giusto desiderio che in Italia vi siano centrali nucleari è legittimo. Si può essere lontani in posizioni di “idea”, ma non sulle tasche di noi tutti e tu cosa ne pensi?

  10. L’accento sulle inclinazioni di Vendola e sulla politica familiare lo pongo perché in un premier sono rilevanti, e lo vediamo in tutti i Paesi democratici. Negarlo significa fare astrazione dalla realtà.
    Proprio in quanto insegnante di liceo (ex ormai) ho ben verificato quanto sia disastrata la situazione delle famiglie, e come questo (in particolare le separazioni e i divorzi) non arricchisca affatto i ragazzi, ma li destabilizzi in profondità.
    La scelta del premier o presidente in base a criteri emotivi non è affatto un fenomeno solo italiano. La scelta di Obama. ad es., è stata fortemente determinata dall’emozione.

  11. L’accento sulle inclinazioni di Vendola e sulla politica familiare lo pongo perché in un premier sono rilevanti.
    Permettimi, ma credi davvero nel tuo assunto? D-o mio spero di no, poiché il tutto presupporrebbe che esiste un incline morale migliore e uno no. Come a dire: Attila era Attila, le sue inclinazioni sono perennemente rilevanti. La destabilizzazione di un ragazzino e un bambino non è come puoi pensare in una famiglia non ordinaria. Mi pare che la cronaca docet. La famiglia normale di Sarah Scazzi, le famiglie normali con gli orchi. Beato te che come insegnante non hai conosciuto bambini abusati e segnalati dai tribunali, se questo davvero non lo hai conosciuto, sei beato, poiché al liceo le problematiche sono diverse, ma in altri ordini (ho insegnato in tutti, dall’infanzia al II grado e ai CTP) la eterogeneità è un valore non un disvalore. Ce ne fossero di disvalori che diano serenità! Questo è quanto desideravo replicare.
    Grz di avermi letto e permesso di esprimermi.

  12. Dal momento che ho dedicato uno dei miei interventi proprio a Friedrich Engels nella rubrica intitolata “L’ospite”, che l’amico Brotto mi ha messo a disposizione, può risultare di un qualche interesse sapere come la pensassero in materia di omosessualità i fondatori del socialismo scientifico. Tristram Hunt, autore della “Vita rivoluzionaria di Friedrich Engels”, una bella biografia dedicata al grande amico e collaboratore di Karl Marx, sottolinea che una libertà sessuale che Engels non era disposto ad approvare era, per l’appunto, l’omosessualità. Nel 1869 Marx gli spedì una copia di “Argonauticus”, un libro dell’avvocato tedesco Karl Ulrich, il quale sosteneva che il desiderio omoerotico era innato e che mascolinità e femminilità dovevano essere viste come un ‘continuum’. Engels non mostrò di apprezzare questa tesi e, scrivendo a Marx, si abbandonò a una sarcastica invettiva omofobica: “I pederasti stanno cominciando a contarsi, e a scoprire che sono una potenza. ‘Guerre aux cons, paix aux trous-de-cul’ sarà da oggi lo slogan. Personalmente, ritengo una vera fortuna che siamo troppo vecchi da dover temere che, quando questo partito prevarrà, dovremo pagare un tributo fisico ai vincitori […] Aspetta solo che il nuovo Codice penale della Germania settentrionale riconosca i ‘droits du cul’, poi agiranno in modo ben diverso. Le cose si metteranno davvero male per i poveri ingenui come noi, con la nostra infantile preferenza per le donne.” Vale la pena di aggiungere che, a dispetto (o forse in virtù) di un atteggiamento che oggi non sarebbe considerato ‘politicamente corretto’, il testo di Engels sull'”Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” (1884) rappresenta uno dei contributi più significativi alla teoria socialista del ventesimo secolo e che su questa opera si è formata un’intera generazione di femministe (da Kate Millett a Shulamith Firestone, da Luisa Muraro a Luce Irigaray).

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