Ignorantia

La tecnologia dell’informazione ha diffuso nel mondo una sovrana ignoranza dei molti, confermando il sapere dei pochi. Sta sotto gli occhi di tutti. Se il tempo impiegato sulla Rete venisse dedicato ai libri, l’ignoranza dei molti sarebbe minore. Bisogna, tuttavia, qui stare attenti a non cadere in grossolanità intellettuali. Da sempre è noto che il sapiente sa di non sapere nulla, l’ignorante pensa di essere stabile nelle sue certezze.  Ciò che era valido ai tempi di Socrate vale ancora oggi, è intrinseco al mondo dei segni, al logos degli umani. Si può essere, in verità, soltanto ignoranti, ma è il modo che conta. Da un lato, il progredire della conoscenza scientifica, ponendo sempre nuovi interrogativi, spalanca continuamente nuove dimensioni dell’ignorare, dall’altro anche i più dotti e geniali in una disciplina ignoreranno quasi totalmente tutte le altre, e della loro medesima ignoreranno lati ed aspetti.  La differenza sta dunque nell’apertura della mente: da un lato gli ignoranti dalla mente aperta (i meno), dall’altra gli ignoranti dalla mente chiusa (i più). Da insegnante ho coltivato un unico obiettivo generale: aprire, secondo le mie possibilità, le menti degli allievi. La scuola democratica, per come la concepisco io, dovrebbe proporsi di aprire la mente al maggior numero di allievi. Aprire Delfi. Ma per il sistema scolastico italiano, e forse per tutti i sistemi scolastici attuali, Delfi deve rimanere chiusa. Un motivo ci sarà.

Micronote 19

  1. Troppi pensano per slogan, pregiudizi, mitologemi: non pensano, vivono di emozioni.
  2. Il “mandiamoli tutti a casa” è un’espressione delle viscere: presuppone una differenza qualitativa essenziale tra governanti attuali e governati, che nella realtà non esiste affatto. E’ un’illusione, e le illusioni sono il pane dei demagoghi e dei cialtroni.
  3. Nessuno abbandona il potere, qualunque potere, se non costretto da leggi, avversari, accidenti o morte. Si tratta di una realtà universale evidente, e dunque il risentimento verso i vecchi politici che “non tornano a casa” è del tutto infondato. Li si obblighi, se si è forti abbastanza, altrimenti si taccia. Continua a leggere

Micronote 18

  1. Il problema della politica italiana è che un serio partito conservatore non c’è. Tutti si sentono riformatori.
  2. Nullum imperium democraticum sine arcanis suis.
  3. In questo momento in Italia i politici dovrebbero dibattere un solo argomento: il fallimento della Sicilia.
  4. Il fatto che una affermazione sia iscrivibile entro il cosiddetto Pensiero Unico non la rende per sé meno veridica di una che se ne colloca all’esterno. In entrambi i casi si deve esercitare la critica.
  5. In Canada ci sono più armi per abitante che negli USA, ma molti meno delitti. In Svizzera i mitra militari in casa, e zero delitti…
  6. Le conseguenze del fatto che quella economica non è una scienza dura sono estremamente dure. Continua a leggere

Micronote 17

  1. Volevate burro? Avrete cannoni.
  2. Il problema è questo: il pianeta non può reggere lo sviluppo come si è dato finora; non sono disponibili risorse sufficienti per tutti gli umani; un modello alternativo praticabile pacificamente non c’è. Qualcosa di radicalmente nuovo potrebbe affermarsi solo mediante un conflitto inimmaginabile. Per ora si applicano pannicelli caldi ad un malato terminale. Continua a leggere

Micronote 16

  1. La metastasi dei derivati causerà infine una esplosione catastrofica.
  2. Sintesi degli ultimi 40 anni: da Potere Operaio a Potere Bancario.
  3. Quello di “conformismo” è oggi uno dei concetti più vaghi e fluttuanti.
  4. Come adulto occidentale maschio eterosessuale pensionato col retributivo, non rientro in alcun gruppo perseguitato (donne, gay, Palestinesi, neri, immigrati ecc. ecc.). Quindi nella visione vittimaria vigente non ho alcun valore positivo. A meno che la crisi sistemica devastante non mi riduca alla condizione di povertà, come avverrà quasi sicuramente. Continua a leggere

Micronote 14

  1. Veltroni è stata la prima e unica possibilità di egemonia del PD. Dopo Veltroni per il PD solo seconde parti.
  2. I modelli sono forme che si applicano ad una materia. Il “modello danese” si applica bene ai Danesi, quello “tedesco” ai Tedeschi. Imporre la forma tedesca agli Italiani è assurdo.
  3. Non solo non si intravede alcun progetto generale per il futuro dell’Italia che sia seriamente credibile e in grado di mobilitare gli Italiani, ma le forze politiche sembrano non avvertirne nemmeno l’urgenza. Traccheggiano, incerte sulla propria legittimazione ad esistere, incerte sul proprio destino. Continua a leggere

Micronote 13

  1. Sembra che 80 italiani su 100 siano “analfabeti funzionali”. Terrificante. La cultura è l’emergenza nazionale assoluta.
  2. Lo scontro oggi è tra narcisismi politici, che coprono come un velo iridescente il conflitto degli interessi socioeconomici.
  3. Imu sembra il nome di un mostro di una cosmogonia sumerica.
  4. Oggi sul cosiddetto “fine vita” c’è uno scontro tra due fedi, non una disputa con argomenti razionali.
  5. Rivendicare un diritto assoluto in una sfera relativistica, come fa la cultura radical-borghese, è assurdo.
  6.  L’autodeterminazione del modo del proprio morire è pensabile solo in rapporto alla rappresentazione che ci si dà del proprio essere umani. Continua a leggere

Razza, specie, famiglia

Io non credo che la razza umana sia una sola, per quanto questa mia possa sembrare un’affermazione razzista. La specie umana, essa sì, è una sola, esattamente come la specie canina. Il cane è un animale unico, ma nessuno si sogna di negare che esistano le razze canine, come quelle di cavalli, conigli, ecc. Dal punto di vista scientifico, razza e specie non sono termini equivalenti, e razza ha un significato più legato al linguaggio comune, ma nondimeno se si parla di animali è irrinunciabile. Purtroppo, il nefando razzismo nazista ha marchiato indelebilmente il termine “razza”, e per gli umani non si può più usare, giustamente. Una questione di termini non deve però diventare una questione di sostanza. Parliamo dunque di tipi umani. Un nero e un bianco sono tipologicamente differenti, come tra gli stessi neri lo sono un watusso e un pigmeo. Ma riconoscere la differenza non significa affatto stabilire gerarchie di valore. Il nostro mondo attuale, invece, nemico della differenza, pensa che l’unico modo di impedire la sopraffazione sia negare la differenza stessa. E questo è in assoluto il suo errore più grande. In verità, è molto più facile negare che vi sia una differenza anziché accettarla e valorizzarla. Continua a leggere

Micronote 12

  1. Papi santi. Dal Trecento (Celestino nel 1313) all’Ottocento, in cinque secoli, è stato canonizzato solo il promotore dell’Inquisizione Pio V. Nel Novecento si scatena l’inflazione dei papi santi. Urge un’interpretazione.
  2. Solo una decrescita globale e senza eccezioni potrebbe essere felice. Ma gli squilibri esistenti la rendono impossibile. La decrescita di una parte sola non può che essere infelicissima. In ogni caso, la decrescita è il pasto di intellettuali sazi.
  3. Ogni forma nuova richiede l’eliminazione della forma vecchia. Ogni riforma richiede dunque una de-formazione.
  4. Il Sacro è il fondamento infondato e infondabile del potere. Di ogni potere, anche di quello più “laico”. Continua a leggere