Plausibilità

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Nel 1978 accadde un episodio che mi illuminò sulla presenza di differenti orizzonti di pausibilità anche tra persone dello stesso ambiente, professione e livello culturale. La rivista satirica Il Male in quel periodo pubblicava dei falsi dei principali quotidiani italiani, assai divertenti. Quando uscì la prima pagina del Corriere con le notizie sull’atterraggio di un’ astronave aliena, la portai nella sala insegnanti della scuola in cui allora lavoravo, l’istituto magistrale Tommaseo di Venezia, e in sala insegnanti ci furono le reazioni più varie. Ricordo in particolare un collega entusiasta, che si mise ad esclamare «Sublime! Sublime! Lo sapevo che sarebbero arrivati!». Ci credeva davvero, nel suo orizzonte di plausibilità era compreso un evento del genere. Nel mio no. Dunque, se differenze abissali sussistono tra popoli di cultura differente, e ciò che per un azteco era plausibile (come la necessità di sacrifici umani per sorreggere l’ordine del mondo), non lo è per noi, nella pluralistica società occidentale di oggi si scorgono orizzonti di plausibilità multiformi, stratificati e differenziati, e non solo tra gruppi e singole persone, ma anche nel singolo. Ad esempio, per il sig. Rossi, di professione medico, è del tutto non plausibile l’idea che i vaccini causino l’autismo, ma plausibile che la Madonna appaia a Medjugorje. E di esempi del genere se ne potrebbero addurre infiniti.

La mia religione 8

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Καὶ εὐθὺς ἦν ἐν τῇ συναγωγῇ αὐτῶν ἄνθρωπος ἐν πνεύματι ἀκαθάρτῳ καὶ ἀνέκραξεν λέγων· τί ἡμῖν καὶ σοί, Ἰησοῦ Ναζαρηνέ; ἦλθες ἀπολέσαι ἡμᾶς; οἶδά σε τίς εἶ, ὁ ἅγιος τοῦ θεοῦ. καὶ ἐπετίμησεν αὐτῷ ὁ Ἰησοῦς λέγων· φιμώθητι καὶ ἔξελθε ἐξ αὐτοῦ. καὶ σπαράξαν αὐτὸν τὸ πνεῦμα τὸ ἀκάθαρτον καὶ φωνῆσαν φωνῇ μεγάλῃ ἐξῆλθεν ἐξ αὐτοῦ.
Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell’uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Che cos’è uno spirito impuro, immondo, uno πνεῦμα ἀκάθαρτον? Per molti secoli, i cristiani non hanno avuto dubbi: l’essere umano può essere invaso e posseduto dai demoni, intesi come creature personali, che parlano e intendono un solo fine, la distruzione dell’umano e la negazione del bene. L’esorcismo è di conseguenza una pratica della Chiesa, dal tempo degli Apostoli a oggi. A oggi? Mi piacerebbe sapere quanti siano i preti cattolici che credono ancora nel demonio come persona, ai demoni come angeli ribelli. Il demoniaco è stato ricondotto totalmente nell’antropologia. E questo è necessario, ed è un bene. E tuttavia la categoria del diabolico deve essere reinterpretata e mantenuta. In questo senso, l’opera di René Girard è di grande rilevanza. Continua a leggere

La mia religione 7

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καὶ ἐξεπλήσσοντο ἐπὶ τῇ διδαχῇ αὐτοῦ· ἦν γὰρ διδάσκων αὐτοὺς ὡς ἐξουσίαν ἔχων καὶ οὐχ ὡς οἱ γραμματεῖς.

Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

Come insegnano gli scribi? Gli scribi hanno come valore fondamentale il testo cui fanno riferimento, e che sommergono di interpretazioni nello stesso momento in cui affermano la sovranità del testo stesso, e la purezza del suo significato, da loro stabilito e trasmesso, che consegnano ai loro uditori. Autorità di apparato e autorità singolari, o carismatiche. Quella di Gesù è un’autorità singolare, non derivante dall’appartenenza ad una struttura cui l’autorità stessa sia inerente – come è degli scribi, depositari di un sapere tecnico. Quasi tutte le autorità nelle quali ci imbattiamo nel corso della nostra vita, e per moltissimi tutte, sono autorità strutturali-tecniche, prive di qualsiasi carisma. Inevitabilmente, questo avviene anche all’interno della Chiesa. E questo tuttavia non significa generalmente che il carisma dell’autorità sia una cosa buona di per sé. Esso è anche del demonio, per così dire, e lo hanno posseduto anche uomini e donne malvagi. Ma come è deprimente, per lo più, la conoscenza e frequentazione degli uomini di Chiesa, quanto rara tra di loro l’autorità autentica, che è un barlume nel presente della luce irradiata da Gesù. Essi sono scribi. Del resto, anche quella di Lui era misconosciuta da molti, e così anche nella Chiesa tu vedi fare carriera i mediocri, gli obbedienti, e coloro il cui spirito di servizio è in verità solo spirito di asservimento.

A ritroso

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Grazie alla preziosa e documentata ricerca pubblicata nel 2004 da Renato Ghedina “Basilio” (edizioni dell’ Union de i Ladis de Anpezo), sono potuto risalire di figlio in padre al primo membro sicuro della famiglia di mia madre, Teresa Ghedina. La cosa più interessante ai miei occhi – a parte il fatto che molti uomini e donne non si sposavano, e chi si sposava aveva moltissimi figli, dei quali solo una parte viveva a lungo –  è che alcuni procreavano ad età piuttosto avanzata, anche in seconde nozze con donne ovviamente più giovani. Per questo fatto le generazioni dei miei Ghedina dal 1360 non sono poi molte. Ma risalire fino al medioevo mi dà un certo qual brivido, e vorrei poter fare lo stesso anche per il lato paterno. Sono contento di scoprire che un mio antenato, che nacque intorno al 1385, si chiamasse Giacomo come mio figlio. Un po’ meno gioisco scoprendo la comune origine delle famiglie Ghedina e Ghedini. Potrei avere qualche stilla di sangue in comune col noto avvocato…

Teresa, 1920

Gino 1894

Gaetano 1857

Giuseppe 1825

Gaetano 1804

Giuseppe 1777

Gaetano 1741

Pietro 1701

Mattia 1650

Simon 1606

Zuane 1581

Simon 1540

Battista 1508

Gaspar 1465

Andrea 1420

Giacomo 1385

Zaneto 1360.

La mia religione 6

καὶ λέγων ὅτι πεπλήρωται ὁ καιρὸς καὶ ἤγγικεν ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ· μετανοεῖτε καὶ πιστεύετε ἐν τῷ εὐαγγελίῳ.

e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo.

Poiché convertitevi-μετανοεῖτε, cioè cambiate la vostra mente, è detto ad Israeliti, questa parola non significa invito ad adottare un altro dio. L’unico dio è Dio, e non possono esistere più monoteismi, ciascuno dei quali rivendica il diritto di essere considerato l’unico autentico, vero e puro. Veramente, può accadere che il Dio di cui ci si proclama servi, e in nome del quale si scende in guerra con chi professa fede in un altro Dio unico, o in molti dèi, non sia che l’assolutizzazione del proprio Desiderio. Perversione del monoteismo: io sto col Bene, dunque chi non sta con me sta col Male. Chi non sta con me è malvagio, e con lui non si può negoziare, perché la sua malvagità e corruzione sono totali, e non c’è nulla da salvare in lui: si può solo eliminarlo, anzi si deve.

Ma il contenuto fondamentale del buon annuncio, dell’evangelo, qual è? Il contenuto è la vicinanza del regno di Dio, a cui si è invitati a credere. La conversione è qui: chi pensava che il regno di Dio fosse lontano ora crede che sia vicino. Ma il problema è: cosa significa il regnare di Dio? Poiché Dio e il suo regno non possono essere separati, la questione del regnare di Dio porta a quella sulla natura di Dio, sulla sua pensabilità e rappresentabilità nell’orizzonte concettuale e culturale contemporaneo. Come nella stessa tradizione cristiana è reso evidente dagli appellativi di Padre e di Figlio, ogni teologia è insieme necessariamente e dialetticamente un’antropologia.

Ferretto

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È dei primi anni Cinquanta questo ritratto a olio che mio nonno Gino Ghedina dipinse di Ferretto, un frequentatore dell’osteria sopra la quale era l’appartamento in cui vivevamo in quel tempo, a Venezia. Lo ricordo bene, Ferretto, sempre alle soglie dell’ubriachezza, ma un po’ più in qua, sempre benevolo e gentile verso di me e di mio fratello Paolo. Mentre il suo amico, con cui era sempre insieme, e di cui non ricordo il nome, ci faceva paura. Ferretto era piccolo e magro, e il suo amico grande e grosso, un omaccione con una voce profonda e roca. Quando ci vedeva, l’omaccione ci diceva sempre «ve cusìno in farsóra» (vi cucino in padella). Lui intendeva scherzare, ma noi eravamo piuttosto intimiditi. Ai primi di luglio, la mia famiglia partiva per la montagna, due mesi di villeggiatura. Non abbiamo avuto un’auto per tutti gli anni Cinquanta. Mia madre preparava un cestone che veniva spedito in anticipo, e poi si prendeva il treno, la littorina che dondolava molto, procurandomi la nausea, coi sedili ricoperti di un velluto che mi dava molto fastidio al tatto. I bagagli a mano, numerosi e pesanti, ce li portava Ferretto alla stazione di S. Lucia.

Micronote 23

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  1. I casi sono due: o i digiuni della sete di Pannella sono falsi, oppure la sua fisiologia è superumana, e va studiata dagli scienziati.
  2. La più grave malattia che affligge gli intellettuali è il considerare imbecilli tutti gli umani tranne se stessi.
  3. La Fiat e il Vaticano
    Si tengono per mano
    Insieme a Mario Monti
    Per risanare i conti.
  4. Conflitto di interessi, conflitti di interessi, conflitti interessanti, interesse in conflitti, interessi in conflitti. Continua a leggere

La mia religione 4

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καὶ εὐθὺς ἀναβαίνων ἐκ τοῦ ὕδατος εἶδεν σχιζομένους τοὺς οὐρανοὺς καὶ τὸ πνεῦμα ὡς περιστερὰν καταβαῖνον εἰς αὐτόν·

E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.

Fin dai miei primi anni mi è risultato del tutto inaccettabile il Cattolicesimo come mera consuetudine, come insieme di pratiche e riti, e di formule verbali nelle quali sia possibile credere un po’ sì e un po’ no, e senza coerenza alcuna. Se in gioco era la vita eterna, perché allora la gente era tutta uguale, e i comportamenti dei credenti e dei non credenti erano del tutto indistinguibili? Questa domanda mi assillò per anni, fino al punto che, intorno al mio sedicesimo compleanno, i nodi vennero al pettine e, come tanti altri coetanei, fui sul punto di abbandonare la pratica religiosa e la frequenza ai sacramenti. Già la confessione era per me difficile, perché mi sembrava ormai un affare puramente meccanico e vuoto, una faccenda in cui il prete era un semplice impiegato di una amministrazione burocratica. Stavo dunque per abbandonare l’interesse per la religione e la spiritualità cattolica, ma accadde che il cappellano della mia vecchia parrocchia, che avevo continuato a frequentare dopo il trasferimento della mia famiglia in una nuova abitazione, mi regalò un testo del cardinale Danielou, Dio e noi. Questo libro mi aprì il mondo della teologia e della storia delle religioni, offrendomi la possibilità di una mediazione razionale della fede. Debbo dunque il mio permanere, per quanto estrememente critico, all’interno della Chiesa ad un cappellano che qualche anno dopo gettò la tonaca per amore di una donna, e ad un cardinale che morì sulle scale della casa di una spogliarellista. Due personaggi che ho molto amato. Continua a leggere

La mia religione 3

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ἐγένετο Ἰωάννης ὁ βαπτίζων ἐν τῇ ἐρήμῳ καὶ κηρύσσων βάπτισμα μετανοίας εἰς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν.

Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

Nella catechesi che mi fu impartita nei miei primi anni avevano un peso determinante l’idea di peccato e la figura del Demonio, con la connessa idea-incubo della dannazione infernale. Ricordo i raccapriccianti racconti della mia catechista, una signora abbastanza anziana, che avevano il fine di distogliere noi bambini dal peccato col terrore delle sue conseguenze. Il terrore della dannazione eterna nell’Inferno o di anni senza numero nel Purgatorio. Erano quasi sempre racconti di apparizioni del Diavolo, o di anime del Purgatorio che invocavano preghiere e suffragi per poter essere liberate dai tormenti. Talvolta rimanendo invisibili, ma facendo strani rumori nel cuor della notte, sinistri scricchiolii, colpi  e sbattere di porte e finestre. Ne derivarono miei incubi notturni, brutti sogni che mi ridestavano nel cuor della notte, spingendomi a rifugiarmi nel lettone dei miei genitori. Il peccato era concepito essenzialmente come disobbedienza, disobbedienza al padre, al Padre celeste come a quello terrestre nelle sue varie incarnazioni: papà, parroco, maestro, vigile, direttore, ecc. Io fui un bambino molto obbediente, mai ribelle. Tuttavia, avvertivo una certa distanza tra la figura del giudice divino implacabile e pronto a punire e quella del mio padre terreno benevolo, e che si prendeva sempre cura di me e di mio fratello, obbedire al quale mi sembrava sensato. Ricordo ancora una delle prime domande che posi alla catechista, che già avevano in sé il seme di una dimensione critica: «In Paradiso come fanno le anime a parlare fra di loro se non hanno la bocca?». Continua a leggere

La mia religione 2

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φωνὴ βοῶντος ἐν τῇ ἐρήμῳ, ἑτοιμάσατε τὴν ὁδὸν Κυρίου, εὐθείας ποιεῖτε τὰς τρίβους αὐτοῦ

Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri

Se uno grida nel deserto, sicuramente non sarà udito, perché il deserto è tale solo se non vi sono umani. Il deserto è il luogo abbandonato, la solitudo. L’eremo, in cui vive l’uomo solo, l’eremita. Un deserto abitato dagli esseri umani è un paradosso. Se la stessa strada del Signore è nel deserto, essa è una strada desertificante. La caratteristica essenziale del deserto è quella di essere un luogo senza centro. In tutta la tradizione biblica, Jahvé ha un rapporto privilegiato col deserto, non è un dio delle città. Mentre le città hanno tutte il loro centro-tempio, il luogo del sacrificio, senza il quale sono impensabili, il deserto non ha un centro: è un ovunque-da nessuna parte. Il Dio che si rivela nel deserto è un Dio desertificante e paradossale, che si rende presente in roveti ardenti, senza immagine alcuna. Una voce. Nel senza-centro non sussiste la mediazione dell’oggetto centrale, dell’idolo intorno al quale la folla si raduna, della vittima sacrificale che diventa re e viceversa. Io vedo nella storia intera del cattolicesimo romano la drammatica tensione tra il deserto e la città affollata, col suo centro sacro, una tensione in cui l’elemento romano-pagano-sacrificale svolge infine un ruolo decisivo e preponderante. Ma i sentieri divini sono contorti, e gli umani non sono riusciti a raddrizzarli. Anzi, le chiese li hanno resi ancora più aggrovigliati e incerti.