
(E)MIGRANTI



Nei primi 45 giorni del 2018, nelle scuole statunitensi sono già avvenute 18 sparatorie. Nicholas Cruz, diciannove anni, è l’autore dell’ultima, ma ce ne saranno ancora e ancora: è evidente che non basta la disponibilità delle armi a causare le stragi, occorre una pulsione omicida, e questa sembra abbondare negli USA. E anche è evidente che nel mondo non esiste nulla di paragonabile alle scuole americane, e che in nessun luogo del mondo, che non sia zona di guerra, andare a scuola è più pericoloso che negli USA. Precisiamo: primo, non sono affetto da antiamericanismo; secondo, non provo orrore per le armi: il mio primo fucile da caccia l’ho avuto a 18 anni. Nondimeno, il Sogno Americano lo lascio volentieri a qualcun altro.

di Fabio Brotto
È beato colui che scende al fondo
come una pietra.
E vede i morti, Amleto
tentando ancora il volto della Luna.
Troppo leggero, ti tiene in superficie
triplice veto. Il solo mutamento
basta a privarti di sommersi Dei.
Immagine: disegno di Giuseppe Ghedina (1825 – 1896)

Quando l’allodola vedo battere
gioiosamente l’ali incontro al sole,
ed ecco s’oblia e si lascia cadere
per la dolcezza che le giunge al cuore,
ah! sì grande invidia mi prende
d’ogni essere ch’io veda gioire,
ch’è meraviglia se tosto
il cuore dal desio non mi si strugge.
Così nella celeberrima canzone del trovatore Bernart de Ventadorn, XII secolo. L’allodola (Alauda arvensis) nell’immaginario umano è uccello solare, piccolo cantore che si leva sopra i campi inebriato dal proprio stesso canto. E io in tale atto nella mia vita ne ho viste e udite centinaia. Le sue uova sono deposte al suolo, e lì le cova. E io un’allodola in cova non l’ho mai veduta.
(Illustrazione di Walter Linsenmaier per il primo volume de Les oiseaux nicheurs d’Europe, Zurigo 1966, dedicato all’ordine dei Passeriformi).



di Fabio Brotto
In quale notte, dimenticata
la beffa degli anni luce
nel ticchettio dell’orologio.
risuonante
per la tua brevità,
sentisti fermo
tutto con te il tuo cuore?
In quale notte mai
non votato all’oblio,
ma sempre a te presente
nell’amore di tanti,
escluso il divenire,
ti percepisti?
Quella passò.
Piccole eternità son seminate,
piccole morti.
Immagine: disegno di Giuseppe Ghedina (1825 – 1896)

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: il fanello (Linaria cannabina), il fanello nordico (Linaria flavirostris), il verdone (Chloris chloris), il venturone (Carduelis citrinella), il canarino (Serinus canaria). Il verdone lo vedo spesso, sovente nidifica, insieme a cince e merli, tra le fronde della vite americana che si inerpica, ricoprendolo tutto, su un vecchio palo della luce che orna il mio giardinetto. Quando la vite americana è in pieno rigoglio, fornisce un riparo e una protezione alle covate, sempre esposte all’attività predatoria di gazze e ghiandaie, i cui pulcini hanno sempre fame.
Il canto del verdone è piacevole. Un tempo, quando era consentita la cattura degli uccellini canori, e la loro vendita, era possibile acquistarli. Si adattavano bene alla cattività, e si potevano incrociare col canarino. Negli anni Cinquanta, quando ero bambino, vidi molti di questi ibridi.
(Illustrazione di Walter Linsenmaier per il primo volume de Les oiseaux nicheurs d’Europe, Zurigo 1966, dedicato all’ordine dei Passeriformi).

Globalizzazione significa anche che Shangai e Tokio sono vicinissime a noi. Ucraina, Libia e Siria sono lontane. Kabul è lontanissima, lo Yemen è su un altro pianeta. Il Congo, come al tempo di Joseph Conrad, semplicemente non esiste. Vediamo sfocato e lontano ogni luogo di guerra.
Non vi è stata globalizzazione della prossimità.

Fosse orgoglio o viltà d’isolamento
che stringeva nell’arido dominio
aure preziose nei sepolcri bianchi,
fosse individua virtù l’incantamento
di miriadi di monadi dorate
prigioniere di spiriti stanchi,
augurerò.
E sulla moltitudine di voci
si sparga un indomabile silenzio.
Immagine: disegno di Giuseppe Ghedina (1825 -1896)