Micronote 67

gufin

  1. LA. Al cognome di una donna io continuerò a premettere l’articolo la. Lo so che questo mi fa apparire arretrato e protervo, ma tant’è. E, per addurre un esempio, dichiaro che nulla, né uomini né dèi, né demoni né eroi né ninfe, mi porterà a leggere un libro della Ferrante.
  2. AMORE. La distinzione tradizionale tra amore e innamoramento è necessaria, ma insufficiente: oggi la cultura occidentale tende a pensare l’amore tra due persone nei termini di un innamoramento prolungato, senza fine, ovvero come passione permanente – anche nel matrimonio – ed è questo il punto critico e paradossale.
  3. PACE. Questo so, che pensare una pace perpetua garantita per sempre ad una parte di mondo (L’Europa Occidentale) è mera insensatezza.
  4. MACELLAI. Macellai intellettuali fanno a pezzi i problemi complessi e danno le frattaglie in pasto alla massa furente.
  5. MITI. I miti e i sogni sono il carburante per le macchine del consenso.
  6. ENTI. L’Italia è quel paese in cui le istituzioni vengono chiamate col nome filosofico di enti. Per la qual cosa, appare giusto che le province oggi stiano sulla sottile soglia che divide l’essere dal non-essere.
  7. DIALOGO. Se un dialogo autentico è possibile solo quando ciascun interlocutore è aperto alla verità dell’altro, ovvero ad una ricerca comune, allora è impossibile se un interlocutore si sente graniticamente certo della propria verità. A maggior ragione se la certezza granitica è di tutti. Per questo, quando ci sono dogmi non c’è mai dialogo, ma al massimo trattativa, che spesso viene chiamata dialogo, ma è un’altra cosa: e spesso è un semplice armistizio.
  8. CONSUMISMO. Spesso chi condanna il consumismo pretende di essere dalla parte dell’emancipazione femminile, e non coglie affatto il nesso storico tra i due fenomeni. L’emancipazione femminile ha come presupposti: civiltà industriale, capitalismo (anche di stato, come nei paesi comunisti), consumismo. Il resto è vaniloquio.
  9. MAGO. Da un lato gli Italiani sono emotivi (e direi quasi affetti da disturbo bipolare), dall’altro sono convinti che il corso delle cose sia determinato e governato in modo sostanziale dalle parole, alle quali si affidano, pensando che il mutarle senza sosta adottandone sempre di nuove modifichi profondamente la realtà. Ma questa, al fondo, è una concezione della realtà nei termini della magia. E infatti gli Italiani in politica cercano sempre il Mago. E il Mago si incarna sempre di nuovo: in figure di duce, di energumeno, di piacione, di guitto, e così senza fine.
  10. BELLEZZA, DESIDERIO. La bellezza è nella perdita, la bellezza suprema e schiacciante è nella perdita per sempre. Per questo l’esperienza estetica della bellezza è sempre estatica, ti proietta fuori dall’esser-presente, in un luogo metafisico senza tempo dove tutto è trasfigurato, e al tuo ritorno in te è seguita da una lacerante nostalgia. E il desiderio presuppone l’assenza, se non c’è assenza non c’è desiderio, poiché nessun umano desidera ciò che già possiede.
  11. EDEN. La sofferenza dei viventi è iscritta nell’ordine del mondo fin dalla sua fondazione. Ammesso che si possa parlare propriamente di ordine.
  12. MODELLI. Tutto fluttua, ma non totalmente e sempre in tutti. Da ciò che è pensiero comune e che pur mutando ci avvolge, ci si può disancorare solo in parte. Parliamo la lingua comune, altrimenti non potremmo nemmeno discutere. E quella lingua non l’abbiamo creata noi. Anzi, il nostro io è frutto di processi che lo trascendono totalmente. Il suo spazio è limitato, ma può essere allargato. Gli strumenti per l’allargamento non sono affatto inventati autonomamente da ciascuno, ma si ritrovano in una catena di modelli che risale all’antichità.
    Il sentimento da solo di sé non sa nemmeno che cosa esso stesso sia. Men che meno se sia libertà o schiavitù. Visto dall’esterno, anzi, il sentimento per eccellenza agli occhi di noi moderni, quello amoroso di tipo romantico, ovvero la passione, come dice la parola stessa è incatenamento ed esattamente l’opposto della libertà. Il sentimento non “aborre qualsiasi modello”, e negli umani è totalmente culturalizzato, noi impariamo tutto da modelli, compresa la presunta libertà da qualsiasi modello.
  13. DUE DOMANDE. Forse condanne a morte, omicidi e massacri operati dal Signore, più o meno direttamente, nelle Scritture sono proiezioni dell’umana brama di capri espiatori e nemici da distruggere? Forse i primogeniti degli Egiziani resero lode a Dio?
  14. NATURALE. Il concetto di naturale, essendo un concetto elaborato entro la cultura umana, è esso stesso non naturale. Il suo uso può sfociare in paradossi e assurdità. Va maneggiato con cautela.
  15. BEOTI. I beoti sono molto più numerosi degli antichi abitanti della Beozia, e la loro dura cervice determina la storia.
  16. ANTISIONISMO. Anche travestito da antisionismo, l’antisemitismo rimane la risorsa suprema dei cervelli deboli.
  17. NUDA VITA. Io penso che nelle attuali condizioni di tecno-medicina definire la vita (umana) sia un compito impossibile. La ragione può solo avvicinarsi, e lascia il campo all’intuizione. Anzi, a differenti intuizioni, tra loro in conflitto.
  18. PERIFERIA. L’umano è un essenzialmente periferico che brama costituirsi come Centro e rifiuta la propria perifericità costitutiva. Per questo da sempre ha perduto l’Eden.
  19. SPARIRE. Trascorsi migliaia di anni, possiamo ancora leggere le tavolette dei Sumeri, ma tra pochi anni nessuno leggerà nulla di noi, e le foto digitali saranno svanite.
  20. CIECHI. Clericalismo e anticlericalismo sono anche due opposte forme di accecamento.
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3 risposte a "Micronote 67"

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