LIBERTA’

micro3

Annunci

Micronote 69

gufin

Fabio Brotto

  1. PERCEZIONE. Molti si sentono traditi, nessuno si sente traditore.
  2. VITE. Anche un libro incompleto ha le sue ultime pagine.
  3. FARSA. Guai a liquidare un sommovimento politico dicendo “è una farsa”! Ricordatevi che da sempre commedia e tragedia convivono, e le loro maschere sono intercambiabili.
  4. SETE. La sete di dominio sempre si traveste da amore.
  5. NOMI. Inquadro il fenomeno dell’eccesso di nominazione, che si riscontra nei vari termini usati a sproposito (il primo è da noi fascismo con la sua costellazione) dai Grillini e da altri, in una generale crisi dei significanti che è chiaramente, a mio avviso, un fenomeno mondiale.
  6. KOPROS. Come gli escrementi attirano molti insetti, così i fondi pubblici sono appetiti da molti coprofagi umani.
  7. SALTI. Nessuno può saltare oltre la propria ombra, è ben vero. Molti però ci provano.
  8. BREVITÀ. Breve un’ora. Brevi anche dieci anni. Breve una vita.
  9. SUINI. Se prima il nemico, poi l’avversario politico, infine chi la pensa diversamente è visto come un porco, l’orizzonte si oscura.
  10. EN-STASIS. Quando senti che il tuo figlio autistico ti ha divorato tutto il tempo, l’intelletto e la vita, abbandona il mondo delle apparenze caotiche, e concentrati sul Sole di cui nulla può essere detto.
  11. ASTRAZIONE. Quello di concretezza è uno dei concetti più astratti, diciamo.
  12. SCAMBIO. Mi pare che oggi quasi tutti confondano l’eloquenza con la loquacità.
  13. ERRORE. L’idea che per ogni problema personale, politico e sociale esista sempre una soluzione ragionevole e praticabile è falsa.
  14. IDEE. Anche le idee si ammalano, e possono morire. A volte anche rinascono: le buone e le maligne.
  15. INEVITABILE. Anche gli intelletti più raffinati presentano aspetti di rozzezza, diciamo.
  16. NEURODIVERSITA’: passeggiando con Guido, che considera ogni cacca di animale una leccornia, la sperimento nella versione radicale.
  17. OSSESSI. Smontare, decostruire, sbugiardare, smascherare: ossessione di spiriti flaccidi.
  18. VOTAZIONI. Un giorno voterà 1 elettore su 10. Demoastenia.
  19. Intossicati dai metalli PENSANTI.
  20. POPULISTI.  Molti si autodefiniscono fascisti. Nessuno si dichiara seriamente populista. Un motivo c’è.
  21. CORRUZIONE. Dalla Cina all’Arabia Saudita, ad ogni paese, l’accusa di corruzione  è sempre usata per liquidare gli avversari.
  22. ASCOLTO. Chi sa ascoltare? Chi prende sul serio le parole e i silenzi degli altri.
    Pochissimi lo fanno.
  23. DUE. Il dio dell’uno per l’altro è un demone.
  24. ALLEATE. Ignoranza, Stupidità e Follia sono molto diverse fra loro, ma talvolta stringono una Santa Alleanza.
  25. BEL PAESE. Il mare e il cielo e la terra e la religione e la storia, tutto concorse a rendere l’assunzione di responsabilità rara in Italia.

Micronote 68

gufin

  1. DEMONI. Mefistofele non è più disponibile, si offrono solo demoni flaccidi e ignoranti.
  2. CULTURA, LIBERTÀ. L’equazione cultura = libertà mi piace, così come mi piacciono gli slogan del tipo più libri più liberi, e tuttavia bisogna ammettere che si tratta di un’equazione altamente problematica, perché in innumerevoli occasioni nel corso della storia uomini colti sono stati servi del potere, e hanno amato più i vantaggi della servitù che i rischi della libertà. Vale anche per le nazioni: la Germania nel 1933 era la nazione più colta d’Europa. Ma, come spesso accade, quando si osserva una idea da vicino, questa si annebbia gradualmente, si sfilaccia e perde significato, diventando sfuggente e inafferrabile. Vale anche per quella di cultura e per quella di libertà, e per la loro relazione.
  3. EQUILIBRIO NATURALE. Errano assai dal vero coloro che pensano la natura come uno stato di equilibrio meraviglioso, che solo l’azione umana turba e sconvolge. Se fosse così, ci sarebbero ancora i dinosauri. Anzi, non vi sarebbe nulla.
  4. IN SITUAZIONE. Tra il giusto e l’ingiusto la linea è sottile. A destra e a sinistra cani latranti. La tolleranza si muta in sopruso. Ogni concetto diventa confuso. Fino a che punto l’Italia è civile?
  5. GRAMMATICA. La nostra crisi è anche una crisi grammaticale. Si sta perdendo la distinzione tra participio presente e participio passato: si confondono migranti e immigrati. L’indifferenziazione, matrice di violenza, dilaga ovunque. Una democrazia confusa inevitabilmente degenera in tirannide. L’Italia è confusa.
  6. TRIADE. Oltre alla violenza, due altre cose mi disgustano: pornografia e calcio.
  7. FRUTTI. I giornali sembrano aver dichiarato guerra alla ragione. La quale, in verità, da tempo non va più di moda nemmeno tra gli intellettuali, e nella mentalità comune viene vista come cosa spregevole: ovunque da decenni si esaltano sentimenti e passioni. Ora si raccolgono i frutti, alè.
  8. DISCRIMINE. Mi chiedo dove sia il punto passato il quale un giornalista si muta in pennivendolo.
  9. ANTI-CAPITALISTI. Le persone che più mi fanno ridere oggi sono quelli che si dichiarano anti-capitalisti. Non per la loro frequente incoerenza rispetto ai nobili principi professati, e nemmeno per la debolezza delle loro argomentazioni, in cui prevale lo slogan. No, mi fanno ridere perché non sanno vedere una realtà evidente: che senza capitalismo, privato o di stato, non c’è industria né civiltà industriale, non c’è modernità. Studiate almeno la parabola della Cina comunista, non rimanete fissati solo sull’Occidente, ingenue creature!
  10. CORAGGIO INTELLETTUALE. Perché il coraggio intellettuale è così raro? E perché così infrequente è il coraggio degli intellettuali? In questo ceto prevalgono di gran lunga il conformismo, lo spirito di gregge e la codardia. Se ne avessi il tempo e la forza, mi diletterei a scrivere un trattatello Del coraggio fisico e di quello intellettuale. Poiché in tutta la mia vita ho constatato il primo essere molto più abbondante e diffuso del secondo. Troverai molti più uomini pronti a battersi contro la polizia in assetto di guerra che membri del ceto intellettuale pronti ad affrontare apertamente uno scontro col proprio superiore, o con chiunque essi avvertano come in grado di nuocer loro. Perché tanti tra insegnanti, e cattedratici vari siano affetti da codardia congenita, non lo so. So però che Platone sosteneva giustamente che la vigliaccheria è generatrice di ogni altro vizio. E certo il mondo è pieno di persone che hanno paura delle ombre, e nella loro mente danno sostanza alle cose che non sono, e le temono. E non temono invece ciò che è reale, realissimo, che è dentro di loro e corrode il loro spirito e la loro mente.
  11. PATHOS DELLA DISTANZA. Quella di essere un adulto in mezzo a una torma di bambini analfabeti e capricciosi, una strana sensazione. L’ho sempre avuta.
  12. SOLO. La politica è sempre stata anche propaganda. Ora è solo propaganda. Amen.
  13. INVERSIONE. Le colpe dei figli ricadono sui padri.
  14. DESIDERARE. La natura del desiderio è rivelata da questa impossibilità: non si può desiderare quel che già si possiede.
  15. LINGUAGGIO. Un giorno i discepoli dissero al Maestro: – Insegnaci qualcosa sul linguaggio che dobbiamo parlare!
    Il Maestro chiese loro : – Secondo voi è meglio essere schiavi di un uomo nobile e virtuoso o di un uomo miserabile, gretto e violento?
    Rispose uno dei discepoli: – Di un uomo nobile! Infatti i nobili virtuosi non si curano di rimarcare ad ogni passo la loro superiorità sui servi, come invece fanno gli ignobili, con angherie e soprusi di ogni genere, e li trattano affabilmente, come gente della propria casa.
    E dunque, – disse il Maestro, – finché potete scegliere il linguaggio che parlerete, adottatene uno nobile e puro, perché il linguaggio che parlerete sarà il vostro padrone e signore per sempre.
  16. POEMA. Voglia di maledire in me si è spenta. (poema monostico)
  17. PULVIS. Ogni granello di polvere si sente il centro dell’Universo.
  18. UNA LEGGE. Ogni secessione genera sempre nuove minoranze.
  19. ILLUSIONE. Attraverso la demo-illusione stiamo passando dalla democrazia alla demonocrazia.
  20. PATET. Tra una mente aperta e una mente confusa c’è una bella differenza, oscura alle menti confuse, appunto.

Micronote 67

gufin

  1. LA. Al cognome di una donna io continuerò a premettere l’articolo la. Lo so che questo mi fa apparire arretrato e protervo, ma tant’è. E, per addurre un esempio, dichiaro che nulla, né uomini né dèi, né demoni né eroi né ninfe, mi porterà a leggere un libro della Ferrante.
  2. AMORE. La distinzione tradizionale tra amore e innamoramento è necessaria, ma insufficiente: oggi la cultura occidentale tende a pensare l’amore tra due persone nei termini di un innamoramento prolungato, senza fine, ovvero come passione permanente – anche nel matrimonio – ed è questo il punto critico e paradossale.
  3. PACE. Questo so, che pensare una pace perpetua garantita per sempre ad una parte di mondo (L’Europa Occidentale) è mera insensatezza.
  4. MACELLAI. Macellai intellettuali fanno a pezzi i problemi complessi e danno le frattaglie in pasto alla massa furente.
  5. MITI. I miti e i sogni sono il carburante per le macchine del consenso.
  6. ENTI. L’Italia è quel paese in cui le istituzioni vengono chiamate col nome filosofico di enti. Per la qual cosa, appare giusto che le province oggi stiano sulla sottile soglia che divide l’essere dal non-essere.
  7. DIALOGO. Se un dialogo autentico è possibile solo quando ciascun interlocutore è aperto alla verità dell’altro, ovvero ad una ricerca comune, allora è impossibile se un interlocutore si sente graniticamente certo della propria verità. A maggior ragione se la certezza granitica è di tutti. Per questo, quando ci sono dogmi non c’è mai dialogo, ma al massimo trattativa, che spesso viene chiamata dialogo, ma è un’altra cosa: e spesso è un semplice armistizio.
  8. CONSUMISMO. Spesso chi condanna il consumismo pretende di essere dalla parte dell’emancipazione femminile, e non coglie affatto il nesso storico tra i due fenomeni. L’emancipazione femminile ha come presupposti: civiltà industriale, capitalismo (anche di stato, come nei paesi comunisti), consumismo. Il resto è vaniloquio.
  9. MAGO. Da un lato gli Italiani sono emotivi (e direi quasi affetti da disturbo bipolare), dall’altro sono convinti che il corso delle cose sia determinato e governato in modo sostanziale dalle parole, alle quali si affidano, pensando che il mutarle senza sosta adottandone sempre di nuove modifichi profondamente la realtà. Ma questa, al fondo, è una concezione della realtà nei termini della magia. E infatti gli Italiani in politica cercano sempre il Mago. E il Mago si incarna sempre di nuovo: in figure di duce, di energumeno, di piacione, di guitto, e così senza fine.
  10. BELLEZZA, DESIDERIO. La bellezza è nella perdita, la bellezza suprema e schiacciante è nella perdita per sempre. Per questo l’esperienza estetica della bellezza è sempre estatica, ti proietta fuori dall’esser-presente, in un luogo metafisico senza tempo dove tutto è trasfigurato, e al tuo ritorno in te è seguita da una lacerante nostalgia. E il desiderio presuppone l’assenza, se non c’è assenza non c’è desiderio, poiché nessun umano desidera ciò che già possiede.
  11. EDEN. La sofferenza dei viventi è iscritta nell’ordine del mondo fin dalla sua fondazione. Ammesso che si possa parlare propriamente di ordine.
  12. MODELLI. Tutto fluttua, ma non totalmente e sempre in tutti. Da ciò che è pensiero comune e che pur mutando ci avvolge, ci si può disancorare solo in parte. Parliamo la lingua comune, altrimenti non potremmo nemmeno discutere. E quella lingua non l’abbiamo creata noi. Anzi, il nostro io è frutto di processi che lo trascendono totalmente. Il suo spazio è limitato, ma può essere allargato. Gli strumenti per l’allargamento non sono affatto inventati autonomamente da ciascuno, ma si ritrovano in una catena di modelli che risale all’antichità.
    Il sentimento da solo di sé non sa nemmeno che cosa esso stesso sia. Men che meno se sia libertà o schiavitù. Visto dall’esterno, anzi, il sentimento per eccellenza agli occhi di noi moderni, quello amoroso di tipo romantico, ovvero la passione, come dice la parola stessa è incatenamento ed esattamente l’opposto della libertà. Il sentimento non “aborre qualsiasi modello”, e negli umani è totalmente culturalizzato, noi impariamo tutto da modelli, compresa la presunta libertà da qualsiasi modello.
  13. DUE DOMANDE. Forse condanne a morte, omicidi e massacri operati dal Signore, più o meno direttamente, nelle Scritture sono proiezioni dell’umana brama di capri espiatori e nemici da distruggere? Forse i primogeniti degli Egiziani resero lode a Dio?
  14. NATURALE. Il concetto di naturale, essendo un concetto elaborato entro la cultura umana, è esso stesso non naturale. Il suo uso può sfociare in paradossi e assurdità. Va maneggiato con cautela.
  15. BEOTI. I beoti sono molto più numerosi degli antichi abitanti della Beozia, e la loro dura cervice determina la storia.
  16. ANTISIONISMO. Anche travestito da antisionismo, l’antisemitismo rimane la risorsa suprema dei cervelli deboli.
  17. NUDA VITA. Io penso che nelle attuali condizioni di tecno-medicina definire la vita (umana) sia un compito impossibile. La ragione può solo avvicinarsi, e lascia il campo all’intuizione. Anzi, a differenti intuizioni, tra loro in conflitto.
  18. PERIFERIA. L’umano è un essenzialmente periferico che brama costituirsi come Centro e rifiuta la propria perifericità costitutiva. Per questo da sempre ha perduto l’Eden.
  19. SPARIRE. Trascorsi migliaia di anni, possiamo ancora leggere le tavolette dei Sumeri, ma tra pochi anni nessuno leggerà nulla di noi, e le foto digitali saranno svanite.
  20. CIECHI. Clericalismo e anticlericalismo sono anche due opposte forme di accecamento.

Micronote 66

gufin

  1. FEDI. Ci sono fedi religiose e fedi antireligiose. La saggezza le trascende tutte. Per questo gli umani saggi, di ogni luogo e provenienza, si intendono sempre tra loro.
  2. SOCIETATES. Il capitalismo è un sistema sacro e sacrificale, come tutti i sistemi costruiti dagli umani, compresi gli Stati, religiosi, laici o ateistici che siano. Anche una democrazia ha bisogno di vittime, carnefici e capri espiatori. Ma poiché differenti sono i gradi di arbitrio e violenza coessenziali alle differenti strutturazioni, i sistemi non si equivalgono: c’è peggio e meglio, non ci è data la perfezione. E chi la cerca nella società diventa un mostro e genera mostri.
  3. FEDE CRISTIANA (1). Tutte le affermazioni sulla pura fede sono proposizioni che rimandano a rappresentazioni. Ammesso che esista la pura fede, e io non lo ammetto.
    Ma di che cosa sia la fede in Cristo occorre parlare, la teologia fa questo. E del resto per difendere la fede i cristiani si sono anche uccisi fra loro. Argomentandone il perché. “La fede salva” è una proposizione, è logos. Come tale, deve dare ragione di sé. Altrimenti, i cristiani come tali potrebbero solo tacere. Quanto all’evento in cui si ha fede, anche quello non può essere lasciato alla pura fede, perché “fides quaerit intellectum”.
    La sostanza è questa: La Chiesa ha visto nelle categorie della metafisica greca un ambiente amichevole, e le ha usate per elaborare la sua visione complessiva della realtà. A cominciare dal Credo, dove senza la metafisica greca non ci sarebbe “della stessa sostanza del Padre”, e non solo. Tutte le controversie cristologiche della tarda antichità, e quelle trinitarie, sono metafisiche. La metafisica greca è stata fondamentale per l’auto-definizione del cristianesimo. Dunque, il cristianesimo ha trovato una cultura intrisa di metafisica, e in essa si è espresso, assumendola e mediandola con l’eredità ebraica. Il problema è se oggi la fede debba auto-comprendersi con quelle categorie o assumerne delle altre, e quali, e come. Questo sul piano teologico.
    Poi c’è quello della vita dei fedeli, un piano nel quale in tutta la tradizione monoteistica la lotta con la superstizione è sempre stata difficile, fin dal tempo del vitello d’oro.
  4. FEDE CRISTIANA (2). Mi pare anche significativo che il Nuovo Testamento sia stato scritto in greco. Le lingue non sono mai neutre. Così “In principio era il Verbo” parla all’orecchio del greco, e logos athanatos è certamente anche una mediazione culturale. Certo, il tempo dei cristiani deriva non da Atene ma da Gerusalemme. “Quid Athenae Hierosolymis?”, ovvero che cosa ha a che fare Atene con Gerusalemme? Ma le due città si sono coordinate ben presto, e la teologia cristiana senza la filosofia greca non sarebbe nata, come ha scritto lo stesso Ratzinger. Significa qualcosa o no? Il Padre di Gesù si è ben presto identificato col principio metafisico dei Greci, col motore immobile, l’atto puro, ecc.
    Rimanendo nella sfera mia personale: in altri non lontani tempi i credenti avrebbero visto nella nascita del mio figlio autistico l’intervento divino a punizione dei miei peccati, o un tiro mancino di satana. Oggi si sa che lui è tale per un accidente neurobiologico, e nemmeno le suore dell’asilo pensano a cose mitiche del genere. Rappresentazioni? O c’è forse bisogno di ripensare il rapporto di Dio al mondo? Se poi la scienza è un prolungamento dell’umano, umana troppo umana potrebbe essere la credenza in una salvezza trascendente, e sicuramente il discorso teologico.  È semplicemente ovvio che il pensiero umano sia umano. E il fatto che le scoperte scientifiche possano dar luogo ad una visione di un universo privo di fini non può screditarle in forza di una sorta di idealismo per cui tutto si riduce alla rappresentazione che ci facciamo, né liquidarne la portata perché ci tolgono il senso della vita. Tra l’altro, il cattolicesimo non può permettersi questa posizione, avendo sempre sostenuto un realismo conoscitivo, l’idea che la mente umana possa apprendere il com’è realmente della cosa. Tant’è vero che la stessa teoria dell’evoluzione non è attualmente ritenuta dal Magistero incompatibile con la fede…
    Nego che il cristianesimo non avesse alcuna compatibilità con le visioni del mondo antiche, che fosse avvertito come totalmente altro: tant’è vero che si è diffuso facilmente e rapidamente. E basta leggere il prologo del Vangelo di Giovanni per capire che il cristianesimo ha potuto utilizzare moltissimo di ciò che la filosofia greca aveva elaborato. Il carteggio immaginato tra Seneca e San Paolo ne è prova.
  5. PROFITTO. Anche nella pura e semplice ricerca del profitto può apparire o non apparire l’intelligenza. In molti non appare, in loro si manifesta solo l’astuzia del cretino.
  6. SERIETÀ. Nella società italiana da decenni la serietà non è perseguita: è perseguitata. Si preferiscono ovunque i commedianti, i fanfaroni, i guitti. Adveniat Grillus. Amen.
  7. PROSSIMITÀ. L’umano e il disumano sono vicinissimi, anzi adiacenti.
  8. RIFORMISTI. Propongo di smettere di parlare di riformismo e riformisti, è terminologia inscritta nel linguaggio politico del Novecento peggiore, e del resto sento questi termini da quando avevo 10 anni. Diciamo riformatori, se proprio vogliamo, a indicare persone che vere e sane riforme le fanno davvero, e non si cullano sugli –ismi… Meglio ancora sarebbe usare l’espressione solo quando le riforme siano state fatte. Del resto, non tutte quelle fatte finora si sono rivelate buone, ad esempio quelle della scuola sono pessime. Si può cambiare anche in peggio, diciamo.
  9. GUERRA. Siamo in una fase storica in cui le Potenze non possono più farsi la guerra usando tutta la potenza di cui dispongono: è la prima volta in migliaia di anni che questo accade. Si tratta di una novità assoluta. Per questo il futuro bellico del mondo è del tutto imprevedibile. Per questo, si sa con certezza solo che le nuove guerre saranno strane e diverse. Sarà difficile accorgersi dell’entrata in una guerra. In ogni caso, mai gli uomini hanno compreso a fondo il proprio presente.
  10. A: Tu credi in Dio?
    B: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Micronote 65

gufin

  1. PRISMA. Nella sfera delle relazioni umane la verità è sempre un prisma: c’è chi è capace di vederne più facce, chi soltanto una. Nessuno è in grado di vederle tutte. Per questa sua natura la verità genera conflitto.
  2. TRAVI. Abbiamo travi nei nostri occhi, travi che abbiamo collocato con cura e amore, perché ci impediscano di vedere le pagliuzze negli occhi degli altri.
  3. DOMANDA. Dite dunque, miei signori: persone malpagate e frustrate possono lavorare bene e produttivamente? Non è forse vero che la maggioranza di voi risponderà “Sì”?
  4. ODIO QUELLO CHE CONOSCO. Io non sono affatto convinto che reciproca conoscenza generi pace, che la via della pace sia soprattutto questa: la reciproca conoscenza. Questo è un luogo comune contemporaneo, totalmente avulso dalla realtà. Alla radice, esso presuppone che si odii ciò che non si conosce (il che dovrebbe essere dimostrato), e che ciò che si conosce lo si ami (il che è evidentemente falso, come dimostrano le innumerevoli violenze familiari): occorrerebbe che la conoscenza ci desse la cosa come è in sé, e che la cosa com’è in sé fosse per noi amabile. Dite: pensate forse che se io conoscessi il dott. Mengele com’era veramente, oltrepassando i pregiudizi antinazisti su di lui, ammesso che lo potessi fare, lo amerei?
  5. SCUOLA. Sarebbe pudico della scuola italiana tacere, e pensare, ed invece se ne parla, molto e male, e non si pensa, mentre essa sta crollando, insieme all’università. L’enorme quantità di discorsi e discorsetti, un chiacchiericcio che si diffonde dovunque, copre l’immenso silenzio delle idee, il loro abissale nulla. Purtroppo lo stesso si può dire anche di altri temi, non solo di quello della scuola. Il nulla delle idee si può chiamare anche ignoranza, la vera trionfatrice della nostra epoca.
  6. MOLTI. Mi convinco però di una cosa: ci sono sempre stati molti Ebraismi, molti Cristianesimi, molti Islam. E non è detto che vinca sempre il migliore. Anche qui, ora.
  7. VILI. Soprattutto la vigliaccheria mi pare pervasiva in Italia (e in Europa). Scontro di opposte vigliaccherie, si potrebbe amaramente dire.
  8. POTERE. Il primo privilegio che il potere conferisce, e il supremo, è se stesso.
  9. CATASTROFI. L’incombere di una catastrofe deprime molti spiriti, altri ne esalta. Da sempre anche la storia delle religioni ha a che fare con questa duplicità.
  10. APPARENZA. L’apparenza è l’apparire di qualcosa. Quello che c’è, in una qualche forma o in un qualche modo, appare. Quindi, dietro un’apparenza c’è sempre un’altra apparenza, oppure il nulla. Dunque, non curarsi delle apparenze è insensato. Ma ciò non significa affatto che tutte le apparenze siano equivalenti, che un’apparenza valga quanto un’altra apparenza.
  11. PUNTO. Al di là di Renzi, che sul punto non è chiaro, il problema è la globalizzazione: il discrimine è tra quelli che vogliono attrezzarsi per starvi dentro nel modo migliore, e quelli che pensano di salvarsi chiudendosi negli staterelli. Staterelli che in un mondo di titani finiranno schiacciati come noci.
  12. CRITERIO. “La dote di ogni grande capopolo” scrive Hitler nel Mein Kampf “si misura innanzitutto nella capacità di non disperdere l’attenzione di un popolo, ma di concentrarla sempre su un unico nemico”. Bene: questo è esattamente il criterio che possiamo applicare ai leader attuali, per misurare il loro grado di prossimità al nazifascismo. Quanto più essi nei loro discorsi incendiari ritornano ossessivamente a indicare il nemico, tanto più essi sono allievi, consapevoli o no, del caporale austriaco.
  13. NON FIGLI. La situazione demografica è grave sia in Germania che in Italia, nazioni assai diverse, con condizioni strutturali, culturali ed economiche differenti. Italiani e tedeschi non fanno figli. Una spiegazione generale convincente del fenomeno non può che essere molto articolata e complessa. Quelle che circolano sono semplici, sempliciotte, o furbesche.
  14. EXCOMUNISMO. Fenomeno culturale, sociale e politico interessante è l’excomunismo. Difficilmente troverete in Italia qualcuno che voglia professarsi comunista, se non in piccole e poco influenti riserve indiane. Invece sono molti coloro che, essendo stati un tempo iscritti al PCI ed essendosi formati nell’ecclesia comunista, ne mantengono, pur diluiti e sovente molto diluiti, alcuni tratti essenziali, e che vorrebbero disperatamente conservarli. Sono gli excomunisti, caratterizzati non tanto da quello che sono ora quanto da quel che sono stati. Come se alla domanda “politicamente cosa sei?” potessero rispondere solo “sono stato comunista”. Costoro non potevano convivere nel PD con Renzi e i suoi sostenitori, e sono migrati altrove. L’altrove dell’excomunismo è però nebbioso, incerto, polveroso, ma esiste: insula destinata a sparire come quella degli ex combattenti e reduci di lontane stagioni, di lotte che pochi ricordano.
  15. ECCEZIONE. Non mi risulta che sia mai esistita nella storia del mondo alcuna grande civiltà che ad un certo punto non sia regredita. Sono ammesse eccezioni?
  16. STUDIO. Io penso che lo studio appassionato abbia una dimensione etica, e che abbia inoltre una dimensione intersoggettiva e sociale, anche se i singoli soggetti coinvolti nello studio non se ne rendono sempre conto. La scelta del singolo avviene sempre – anche quando, come spesso avviene, lui non se ne rende conto – entro una trama relazionale e mimetica, e si modella inevitabilmente su altre scelte operate da altri. Anche un eremita solitario ha come modello un altro eremita, al primo non puoi risalire, l’origine è celata. La stessa cosa potrebbe dirsi dell’eros, che viene declinato secondo modelli sociali che gli attribuiscono valore e modalità di espressione, e forme di contenimento.
  17. FAMA. La fama è data da un insieme di fattori imponderabili, un intreccio oscuro, un magma. E il mondo è sempre stato pieno di persone famose destinate a cadere nell’oblio. Basta scorrere la lista dei premi Nobel (anche per la letteratura)…
  18. LIBRI SCOLASTICI. L’italiano medio legge poco, molti italiani non leggono nulla di nulla. Bisognerebbe chiedersi perché tanti studenti italiani escano dalla scuola odiando i libri. Purtroppo quelli scolastici non sono veramente libri, nemmeno nell’aspetto fisico: sono mostri. Infatti normalmente li chiamano testi, e sono testicoli. Quando ero insegnante, e a scuola venivano i rappresentanti delle case editrici a proporre le versioni rinnovate dei testi e le novità dell’anno, le quintalate di pagine inutili e deprimenti, la sola idea di dover leggere quella roba mi provocava una violenta reazione. Fuggivo i rappresentanti, come il diavolo l’acqua santa.
  19. TECNO. Due sette religiose assai temibili, quella dei Tecnolatri e quella dei Tecnofobi, si stanno combattendo in tutto il mondo. In questa guerra, entrambe utilizzano la tecnica.
  20. MORTIFICAZIONE. Un fatto innegabile è che tutta la storia del Cristianesimo è percorsa da un potentissimo filone di mortificazione della carne, dimentico del fatto che Lucifero non è carne ma spirito. E tuttavia tra Cattolici e Catari fu sangue.

Micronote 64

gufin

  1. SCELTA. La vostra libertà di scelta è questa: da cosa preferite che sia intossicata la vostra anima?
  2. TAVOLO. La classe media occidentale sta avvertendo un impulso irrefrenabile a ribaltare il tavolo, e non appaiono all’orizzonte forze che possano impedirlo. Il tavolo cadrà, i piatti andranno in pezzi, le ricche pietanze finiranno per terra, e il vino si spargerà. Sta per accadere, mentre dietro l’angolo guerre interminabili continuano, e altre si preparano, e gli Italiani parlano e parlano, gridano e gridano.
  3. I fantasmi generano realtà molto solide, a volte.
  4. DUALISMO. Anche nella Chiesa di oggi continua lo scontro tra Gesù e i Dottori della Legge. E continua in varie forme anche nell’anima di ogni cristiano.
  5. PENA DI MORTE. Pongo una questione insolubile. Che la vita umana sia sacra e intangibile è convinzione diffusa nelle nostre società europee, ma come salvaguardare questa sacralità di fronte alla violenza omicida? Si può sostenere che la vita è sacra, e poi irrogare a chi ha cancellato, magari atrocemente, una o più vite qualche anno di carcere per rimetterlo in libertà in nome del valore rieducativo della pena? Questo non significa cancellare dall’orizzonte sia l’atto omicida che la vittima? Forse, a livello più generale, anche osservando i recenti fenomeni politici emergenti, si può concludere che il principio che oggi governa la nostra civiltà sia quello dell’oblio.
  6. ANTISEMITISMO. L’antisemitismo è come Proteo: assume sembianze sempre nuove, cambia il tono della sua voce, ma mantiene intatto il nucleo della sua identità. Dovremo lottare contro di lui fino alla fine dei secoli.
  7. ATTUALIZZAZIONE. Diceva loro mentre insegnava: “Guardatevi dai preti, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere il primo seggio nelle chiese e i primi posti nei banchetti.” (Marco 12,38-39)
  8. Lo scontro tra opposte demagogie per uno stato è la massima sventura, la via più sicura verso la catastrofe.
  9. LEX NATURALIS. Una popolazione di omuncoli sarà infine governata da energumeni: è pura legge naturale. Ci siamo.
  10. La Sinistra ha tante anime, dicono. Ma il problema è che, sempre incinta, ne partorisce continuamente di nuove.
  11. SVENTURA. Le sventure non si affrontano con la rabbia, che è un sentimento distruttivo, e che io non provo. Ma la sventura è la sventura, e va riconosciuta in quanto tale: essa sovente non coincide con l’intenzione di qualcuno o con una qualche colpa, può essere del tutto casuale e imprevedibile. Ciò non toglie la sua realtà di sventura, e la realtà che gli umani si dividono in due grandi categorie: una, più ampia, racchiude quelli che hanno bisogno di consolazione e mitologie consolatorie prima di tutto, l’altra quelli che hanno anzitutto bisogno di conoscenza, e la ricercano in tutti i modi. Io appartengo a questa categoria.
  12. SINTESI STORICO-TEOLOGICA. La storia del Cristianesimo condensata in quattro parole: Grassi Episcopi vs Emaciati Anacoreti.
  13. Il mondo in cui viviamo non è l’habitat ideale per un intelletto geometrico, diciamo.
  14. LACANISMUS. Non c’è niente da fare: ogni volta che ascolto un lacaniano che parla nella sua lingua lacanista infarcita di lacanismi faccio necessariamente l’esperienza del contatto con la menzogna trascendentale assunta a criterio della verità.
  15. RELATIVISMO CULTURALE. A Treviso per distinguersi dalla massa bisogna guidare una vecchia Panda. Al volante di un SUV sei uno come tutti.
  16. SCUOLA. La crisi della scuola italiana continuerà inarrestabile finché non vi sarà un consenso generale sul fattore fondamentale del degrado: il dominio ideologico assoluto e incontrastato della PSICOPEDAGOGIA BUROCRATIZZATA. Poiché questo consenso non vi sarà, quel dominio continuerà fino al crollo definitivo del sistema dell’istruzione, i cui segnali sono già evidenti.
  17. TERRORISMO. Nell’epoca del terrorismo mediatizzato i media assumono necessariamente una funzione terrorizzante, cioè quella di canali dello spargimento del terrore. Così avviene che un solo uomo, con una normale automobile e un coltello, uccidendo tre persone e ferendone altre – un’azione che potrebbe compiere chiunque – possa gettare nel panico un intero continente. Siamo nell’era dell’Undici settembre polverizzato.
  18. STUPIDITÀ. La storia non procede per copie perfette, ma per analogie. Quella che rimane sempre uguale a sé stessa nel suo nucleo incorruttibile, inalterabile e indefettibile è la stupidità umana.
  19. CRITICI. Mi sono sempre chiesto dove stia la ragione profonda del mio scarso amore per i critici letterari. Forse sta nella loro prosopopea, nella loro smisurata presunzione, nella loro mancanza totale di auto-critica. O forse sta nel fatto che quando un irresistibile impulso li spinge a farsi essi stessi narratori partoriscono petulanti aborti?
  20. MONOLATRIA. Una parte sostanziosa del monoteismo corrente nel mondo è pura e semplice monolatria, cioè idolatria di un unico ente prodotto dalla fantasia sociale. Mentre sotto l’etichetta di monoteismo allignano anche infinità di idolatrie di oggetti plurimi. Così monoteismo è un significante vago e sovente distorto, e in realtà del tutto incomprensibile ai più.

Micronote 63

gufin

  1. Alle domande mal poste si risponde col silenzio.
  2. Vite che si incrociano, che si perdono, scie di lumache in una notte di luna.
  3. Lavare i piatti e le pignatte, e le stoviglie tutte: una pratica quotidiana raccomandata agli aspiranti filosofi e ai filosofi compiuti.
  4. Perché i sogni svaniti, le illusioni perdute, le speranze distrutte, le persone scomparse per sempre, i piaceri che non rivivremo, irradiano tanta luce intorno a sé, una luce che a volte ci acceca?
  5. Da sempre i movimenti totalitari intendono se stessi come radicalmente differenti, puri e incontaminati, e rifiutano ogni compromesso e accordo con gli altri: ladri, sfruttatori, usurai, immorali, degenerati, impuri, massoni, élites, ebrei, nemici del popolo, ecc. ecc.
  6. Post-verità, post-menzogna, post-vergogna. Ci siamo.
  7. TRADIZIONI. Alcuni uomini molto pii e religiosi di diverse tradizioni si recarono dal Maestro, e gli chiesero, per provocarlo: “Tu che sai tutto, vuoi dirci quale tradizione tra le nostre è vera, o almeno più vicina alla verità?”
    Rispose: “Voi vi attaccate alle vostre tradizioni come cuccioli alle mammelle della madre: quella è la vostra madre, e le madri degli altri vi appaiono tutte brutte e cattive.  Voi non potete uscire da voi stessi, le vostre tradizioni vi avvolgono come il bozzolo avvolge il baco, ma da voi non uscirà nessuna farfalla, perché il vostro bozzolo sarà filato per tessere vesti che non conoscerete mai.  La vostra idea di verità è quella della vostra tradizione, e con essa misurate tutte le altre verità, e le altre tradizioni fanno la stessa cosa, misurano tutto secondo la propria misura.  Se verrà da fuori un nuovo misuratore, voi non potrete misurarlo, perché verrà da un mondo diverso dal vostro, e voi di lui non capirete nulla: ciascuna tradizione lo vedrà a modo suo, secondo la sua scala di verità e falsità, di retto giudizio e di menzogna, che si sarà costruita per sopravvivere e per giustificarsi davanti ai suoi propri occhi”.
  8. C’è una forza arcana, una potenza ineffabile e trascendente, che mi tiene lontano da alcuni autori. Ad esempio, da Bauman.
  9. In una discussione filosofica, prima di sostenere o negare l’esistenza di qualcosa bisognerebbe essersi accordati su cosa si intenda per esistere. (Non ne avremo mica un’idea pre-critica, immediata, e di puro senso comune, nevvero?). Altrimenti la discussione da filosofica si fa paurosamente vicina ad una discussione da bar, diciamo.
  10. RISPETTO. Mi capita di sentire Antonio Padellaro su La 7 invocare rispetto per i milioni di Italiani che hanno votato per il Movimento 5 Stelle. E penso che in politica, e non solo, la categoria del “rispetto” sia estremamente scivolosa e problematica.
    In primo luogo, essa appare sempre legata al numero e alla forza (il rispetto si impone, come nel caso degli uomini di grande rispetto dell’universo mafioso e paramafioso). Non si è soliti invocare rispetto per la volontà di gruppi piccoli e sparuti, ma di movimenti grandi, di grossi animali politici.  In secondo luogo, ma in preciso rapporto col primo fattore, il rispetto non è di per sé legato all’aspetto qualitativo-morale. Anche la volontà dei milioni di elettori tedeschi che nel 1933 votarono per il NSDAP esigeva rispetto, e lo ha ottenuto.
  11. EBREI. Se tu odii qualcuno, un pretesto per giustificare il tuo odio ai tuoi stessi occhi e per sostenere che non si tratta di odio ma di tua avversione per l’altrui malvagità, e di puro desiderio di ristabilire la giustizia da lui violata, un pretesto che funziona lo troverai sempre. Così accade per l’odio verso gli Ebrei, un odio proteiforme, che nei secoli instancabilmente si rigenera, assumendo sempre nuove forme e nuovi colori. Un odio che, nella sua più profonda radice, è l’odio dei secondi verso i primi, di quelli che vengono dopo verso quelli che hanno aperto la strada: che è anzitutto la strada verso il monoteismo etico. Da questo tutto il resto segue.
  12. Ormai solo un cieco non vede che la civiltà è una incrostazione superficiale su un magma ribollente, e che l’umano ha una dimensione violenta, sacrificale e conflittuale ineliminabile. Ma, come i saggi di tutti i tempi hanno detto, l’umanità è composta quasi totalmente da ciechi. Per questo una speranza meramente mondana è priva di fondamento quanto quella religiosa, e l’esito apocalittico è certo.
  13. Quello che appare un detto potrebbe invece essere un contraddetto.
  14. RIGOPIANO. Guardate le pendici del Vesuvio piene di case, leggete la Ginestra, e meditate su due realtà che sempre si intrecciano: l’avidità degli umani e la loro cialtroneria da un lato, dall’altro il disperato bisogno di capri espiatori per ogni sventura.
  15. SILENZIO. La verità non grida mai, e spesso tace. La menzogna urla spesso, ma anch’essa qualche volta tace.
  16. PATTUME. Quanti sono quelli che pensavano di essere gli spazzini che con le loro ramazze avrebbero spazzato la società e riempito le pattumiere della storia, e ora sono loro stessi in quelle pattumiere, e nemmeno si rendono conto di essere rifiuti!
  17. VEDERE. Mai come in questo momento storico è apparso vero che ciascuno vede solo ciò che vuole vedere, ma questa verità i più non la vogliono vedere.
  18. VEDERE 2. Ognuno vede solo quello che può vedere, e di quel che può vedere vede realmente solo quel che vuole vedere. (Massimamente in politica.)
  19. La neuropsichiatria si evolve: a quando la diagnosi di metempsicosi infantile?
  20. KRISIS. Molti dovrebbero rifare le elementari. Quelle di una volta, dove si insegnava l’ortografia. Abbiamo “una scuola primaria ottima” ripetono come un mantra – infatti è pieno di gente che scrive un italiano improbabile, denso di stà, ecc.. Lasciamo perdere, per il momento, sintassi e congiuntivi, dei quali anche parlamentari e ministri fanno un uso, diciamo, impreciso. Del resto, la maggior parte di loro non ha letto neppure il Bignami. Una riforma della scuola dopo l’altra, senza visione, senza intelligenza, senza senso del reale, sotto il dominio di un pensiero pedagogistico inconsistente e fallace, hanno devastato l’Italia. Ma è tardi, i buoi sono scappati, e sono diventati hamburger, e il lamento sulla decadenza non ha più senso alcuno. Purtroppo il crollo del livello culturale della borghesia italiana corrisponde alla non-crescita e al nostro progressivo allontanamento dai Paesi che contano. Tra Leopolda e Casaleggio & Associati, senza scampo. Amen.

Micronote 62

gufin

  1. “Tutta questa luce ci ucciderà,” dissero. “Scaviamoci dunque delle tane oscure, nelle quali conservare intatte le nostre credenze e le illusioni che ci permettono di vivere”.
  2. “Il famoso letto di Procuste,” disse il sacerdote, “fu trasportato da Teseo in cima all’Etna, e posto sul bordo del cratere. Quando poi Empedocle salì sulla montagna del fuoco, essendo molto affaticato, si distese su quel letto, e trovandolo adatto a sé e molto comodo, vi si addormentò profondamente, dopo aver congedato il servo da cui si era fatto accompagnare. Costui, ritornato là dopo poche ore, non trovò più né il letto né il filosofo”. Sul momento pensai che il sacerdote fosse pazzo, ma in seguito per anni cercai un sapiente che potesse interpretare per me le sue parole.
  3. Ci sono silenzi eloquenti, e anche silenzi ciarlieri, ai quali si deve imporre di tacere.
  4. SABBIA. Quando anche le classi colte cominciano ad usare le parole in modo impreciso e vago, senza quella coscienza delle parole che è essenziale per la serietà e piena efficacia del discorso e del ragionamento, allora si percepisce il terreno liquefarsi sotto i piedi, diventare sabbia mobile e trappola. Senti che la violenza monta, un rumore sordo, in lontananza per il momento.
  5. Tema: la letteratura dei moderni a confronto con quella degli antichi.
    Svolgimento:
    Il folle amore e il corso delle stelle.
  6. Giorni come lampi, settimane come saette, mesi come fulmini, anni come bolidi.
  7. MORALISMO. Necessario ripeterlo per i secoli dei secoli, finché il sole risplenderà sulle sciagure umane: il tuo moralismo guarda sempre a quello che GLI ALTRI sono e fanno; la tua morale guarda sempre a quello che TU sei e fai.
  8. DILEMMA. A quella gente fu chiesto: “Volete burro o cannoni?”
    Risposero: “Burro, vogliamo, e spassarcela per tutta la durata dei nostri brevi anni!”
    Ebbero cannoni. Cannoni nemici.
  9. “Ma,” disse, “come potranno navigare attraverso le tempeste del futuro coloro che nelle tempeste del passato a stento sono sfuggiti al naufragio, e vi hanno perduto l’intero carico delle loro navi?”
  10. FUGA. Perché è la libertà con la sua fatica che gli umani spesso fuggono, preferendo le cipolle d’Egitto, o l’appartenenza al grosso animale che vive di capri espiatori. E questa fuga, unita al bisogno di venerazione e di sottomissione ad un Padre-Padrone umano-divino, sempre di nuovo ritorna.
  11. Gli esasperati contro l’establishment
    finiscon sempre con l’eleggere magnati.
    E questo è il loro punishment.
  12. La Sinistra-sinistra e il suo ceto intellettuale: la più miseranda realtà, e risibile, che l’Italia abbia partorito negli ultimi decenni. Insieme a una vomitevole Destra confusionaria, e ad una piccola e media borghesia ignorantissime e becere. Queste ultime del tutto prive di un qualcosa che meriti il nome di ceto intellettuale.
  13. Molti scrivono, ma non dovrebbero. Molti parlano, ma dovrebbero imparare il silenzio.
  14. Tutti sono pronti a difendere l’ordinamento generale quando la sua modifica colpisce il loro interesse particolare.
  15. Ho sognato il corso della mia vita come una serie di sipari, alcuni grandi e variopinti, altri più piccoli, grigi, rammendati e polverosi, che si aprono uno dopo l’altro, su scenari via via più ristretti e meno luminosi, e con attori sempre meno bravi e meno numerosi.
  16. DUE QUESTIONI. L’Europa ha davanti a sé due questioni fondamentali, quella economica e quella militare. Della prima parlano tutti, della seconda nessuno. I cannoni che non sparano sono silenziosi, quelli che sparano ci sembrano lontani.
  17. Non arrendersi mai alla disperazione apocalittica, che si presenta in varie e suadenti forme alla soggettività singola e collettiva.
  18. Da cinquant’anni leggo e ascolto attacchi e geremiadi contro i benpensanti da parte di malpensanti perfettamente inseriti nel sistema. E mi hanno tediato, diciamo.
  19. INDIFFERENZA. Non bisogna essere troppo pronti a condannare l’indifferenza. Anzitutto perché quella che si condanna è sempre l’indifferenza degli altri, ed è una condanna facile, a buon mercato e senza rischio. In secondo luogo perché vi sono molte circostanze in cui l’unica alternativa all’indifferenza è la guerra, e la guerra è difficile farla senza aver prima risvegliato la bestia dell’odio.
  20. C’è questo fatto, che è un segno dei tempi: in Italia al valore dell’istruzione (e della cultura) crede solo una minoranza. E tra i politici questa è una piccola minoranza.
  21. LOTOFAGI e LESTRIGONI. Quanto più corrotta è una società, tanta più apatia inocula nella maggioranza dei suoi membri, e tanto più numerosi vi sorgono pseudoprofeti, guide spirituali da strapazzo, e rivoluzionari a buon mercato mossi da vani furori.
  22.   SENSO. L’idea che il mondo sia insensato può nascere solo entro una civiltà che abbia conferito a sé stessa e al mondo un eccesso di senso.
  23. L’attivismo degli ignoranti è una sventura dell’umanità da almeno tremila anni.
  24. Si può amare un fantasma, o chi ama un fantasma in realtà ama solo se stesso? Questo è il tema del mio antico romanzo.
  25. Quanti ignobili giornaletti che nessuno legge, puro ciarpame, ricevono sovvenzioni pubbliche! Ovunque lo sguardo giri, vedi l’Italia come un immenso paesaggio punteggiato da mangiatoie, intorno alle quali si affollano greggi di amici, e di amici di amici, dal robusto appetito.

Micronote 61

gufin

1. “Maestro,” gli chiesero i discepoli, “ci è lecito piangere?” Rispose: “Se non piangerete voi, piangeranno le pietre”.

 2. Che i magnanimi siano pochissimi, e che la maggioranza degli umani sia composta da persone risentite, invidiose, meschine e codarde, questo è noto da millenni, egregio signore. E il magnanimo anche di ciò non si meraviglia.

3. Nel Veneto la cementificazione selvaggia dei decenni scorsi ha investito anche molti cervelli umani, determinando mutazioni genetiche impressionanti. Ne è nata una nuova specie, nella quale all’abnorme crescita della motilità intestinale corrisponde un altrettanto abnorme e caotico sviluppo delle sinapsi, con catastrofica caduta delle capacità razionali: il Venetista.

4. Conoscenza che uccide, la Sirena.

5. Vedono se stessi come puri, e la classe politica dominante come marcia fino al midollo, e irredimibile. Non saranno mai in grado di capire che un popolo moralmente sano, quale è immaginato dalla loro paranoia, non avrebbe mai e poi mai potuto secernere una classe politica di profittatori, corrotti e ladri come quella contro cui lanciano pietre. Questa classe politica presente non è il frutto di un complotto alieno, le sue radici sono profondamente immerse nell’humus nazionale, e nella storia dell’Italia e delle sue regioni. Corrupti incorruptum sibi animum fingunt.

6. “Non si muove faglia che Dio non voglia”. Al Cattolicesimo attualmente manca una sismoteologia.

7. Cosa sia il tempo lo saprà altri, io non lo so. Certo è cose differenti in ambiti differenti: per me è anzitutto l’abisso insuperabile che mi separa da tutto quello che per me ha maggior valore, è il senso di una perdita incolmabile, è il prefazio della perdita di ogni cosa. Ricordo che fin da quando ero bambino il presente era per me sempre già un esser-stato.

8. “Orsù,” disse, “se non siete incatenati in prigioni reali, createvene delle immaginarie, affinché possiate vivere la vita da schiavi che desiderate con tutto il vostro cuore”.

9. Epicentro di epicentri, tale è ogni essere umano fino all’ultimo sussulto.

10. Là s’incupiscono i mari, vasti e bui.

11. “Chiunque pensi che nella stretta scatola della sua mente sia entrata la vera realtà delle cose, costui è un imbecille,” disse.

12. E dunque, in questa fase finale del mio autunno, alle soglie del mio inverno, devo interrogarmi su cosa sia la maturità: di una cultura, di una civiltà, di una singola persona.

13. In Italia ci sono terremoti guelfi e terremoti ghibellini.

14. Che il Dio adorato sia concepito come violento o non violento dipende soltanto dagli umani.

15. Dimmi qualcosa, Tiresia, non stare lì a guardarmi muto e imbambolato!

16. Quando in una società l’ironia diviene un obbligo sociale di massa, quella società è spacciata.

17. “La chitarra elettrica è un prodotto del capitalismo,” disse.
18. Mai nella storia si è verificata una contingenza simile: tutte le nazioni contemporaneamente in crisi di identità.
19. Ogni forma di demo-crazia è sempre e comunque una espressione del KRATOS, la potenza, fratello di BIA, la forza violenta.
20. Da noi quando uno dice “in Italia non c’è democrazia” in realtà intende “io non sono al potere ma vorrei tanto andarci”.
21. Gli intellettuali più o meno influenti che parlando della democrazia odierna evocano sempre l’Atene di Pericle come società aperta, ecc., si ricordino che quell’Atene era una società a base schiavista, ed estremamente aggressiva verso l’esterno, ben più della non-democratica Sparta, e che fu essa a scatenare la terribile guerra del Peloponneso (che perse). Ci si ricordi che democrazia e pace, fin dall’inizio, non sono equivalenti, per nulla affatto.
22. Nessuno, mai, evoca l’interesse del Paese se non pensa che coincida col proprio particolare. Nessuno, mai.
23. Non è facile trovare oggi fra noi persone anziane a cui si possa riconoscere una personalità matura, nelle quali la decadenza del corpo corrisponda ad una piena maturità dello spirito. Il giovanilismo ideologico imperante accentua questa difficoltà. Come se la norma per un frutto fosse arrivare alla putrefazione da acerbo, saltando la fase del profumo e della dolcezza. Perché il fenomeno non riguarda un frutto singolo, per accidente, ma tutti quelli dell’albero occidentale.
24. DIO 1 e 2. Perché, riducendo la cosa in sé enorme ai suoi minimi termini concettuali, per una certa visione teologica il Dio-Vendetta e il Dio-Amore non possono essere lo stesso Dio, e quindi il Dio-Vendetta, ben presente nelle Scritture, è accantonato; mentre per l’altra visione teologica il Dio-Vendetta è nello stesso tempo anche il Dio-Amore, e la dimensione della vendetta è ineliminabile. Oggi nella Chiesa Cattolica sono compresenti entrambe le visioni, ed entrambe presentano problematicità e aporie. La seconda appartiene a quella che io chiamo la Destra cattolica, oggi minoritaria ma nel corso della storia prevalente.
25. CREDERE, PENSARE. Mi ha sempre colpito il fatto che nel comune discorrere pensare e credere, che in teoria dovrebbero indicare atti differenti, appaiano totalmente intercambiabili. La stragrande maggioranza delle volte in cui noi usiamo uno dei due verbi potremmo infatti usare l’altro. Provate a farne esperimento consapevole: sostituite “credo che” a “penso che” e vedete cosa ne consegue: in genere nulla, il significato che attribuiamo è lo stesso. Chiedetevi dunque quale esso sia. Io penso che non sia un’operazione così semplice. Anzi, lo credo.
Ma ciò che interroga il senso comune e la comune percezione del valore e del significato delle parole che usiamo, si transvalora, per così dire, nel linguaggio teologico che produce testi che vengono sottoposti ad un atto di fede. Il quale atto, sebbene la predicazione cattolica attuale più diffusa tenda a tradurlo in mero atto di fiducia, mantiene una fortissima ed evidentissima componente intellettuale. Al fedele è chiesto non solo di affidarsi a Dio con quella fiducia ma di credere ad un Figlio “della stessa sostanza del Padre”, “Dio da Dio”, “generato, non creato”, ad uno Spirito “che procede dal Padre e dal Figlio”, ecc.
Credere alla processione dello Spirito (vorrei tanto sapere quanti fedeli saprebbero dire cosa significhi…) è atto differente, e in che cosa, dal pensare che lo Spirito proceda? O forse il Credo proclamato è un atto di fiducia nella verità della Tradizione, ovvero nella istituzione che ha tramandato quelle formule come vere, e qui allora il credere-fiducia e il pensare divergono radicalmente?
Il fatto che gli intellettuali cattolici, con rare eccezioni, continuino a lasciare totalmente nelle mani del clero ogni riflessione sulla questioni sostanziali e radicali della fede e della religione, relegando il proprio pensiero alle questioni della società, della politica, ecc., mi pare molto grave. Ma forse questo è nella natura più profonda e immutabile del cattolicesimo come si è venuto strutturando nei secoli. In definitiva, la questione alla base di tutto è quella del Sacro, e di chi lo amministra.
26. Il compratore di anime le paga con cipolle d’Egitto, e tutti gli vendono le loro.