Orley Farm

tro.jpgDopo l’età classica del grande romanzo ottocentesco sono venuti molti ismi, e soprattutto il Modernismo, il Postmodernismo, e ora quella situazione che…. chiamiamola Globalismo o Postmillennialismo. Oggi, in teoria, gli scrittori godrebbero di grande libertà, non dovrebbero rispondere a princìpi di scuola, ma solo al pubblico e al Mercato. In realtà al pubblico dei lettori i romanzieri hanno dovuto rispondere sempre, anche quando il romanzo muoveva i primi passi…  pena l’insuccesso.
Quando scriveva Anthony Trollope, il pubblico voleva storie corpose, lunghe, intrecci complessi, e vicende d’amore sfocianti sempre nel matrimonio. Un romanzo, un matrimonio. Pure, il genio di Trollope non è quello dell’ happy end. Nei suoi romanzi c’è sempre qualcuno o qualcuna che infine sposa l’amato o l’amata, ma ci sono anche molti fallimenti, c’è molta infelicità personale, cioè molta infelicità di singole persone, destini individuali legati ai caratteri distintivi delle persone. In fondo, il personaggio è la persona di una persona, cioè la maschera di una maschera. Se i tipi umani sono un numero limitato, quelle variazioni che creano la persona sono infinite, come si vede, nella realtà di tutti i giorni, dai volti: se si escludono i gemelli omozigoti, ogni volto umano è differente dagli altri. Il grande romanziere è un grande creatore di personaggi (in casi estremi di un solo vero personaggio, con una sua evoluzione rigorosa). E la persona-personaggio è legata alla memorabilità. I grandi romanzi ci lasciano la memoria dei personaggi. Se tu non ricordi nulla dei personaggi di un romanzo, quel romanzo è inconsistente. Prendete un romanzo di Trollope, come Orley Farm (trad. it  di C. Mennella, Sellerio1999) : alla fine delle sue 856 pagine i personaggi sono nella vostra mente con autentica consistenza: stanno, insieme, lì, nella vostra mente.
Fate questo esperimento: leggete 10 noir di dieci romanzieri italiani contemporanei, uno dopo l’altro in rapida sequenza. Quindi, provate a richiamare alla mente i personaggi, con le loro caratteristiche di persona di persona: li confonderete l’uno con l’altro: ci sarà sempre l’investigatore mezzo-sfigato, la bella ragazza ecc.: copie di copie, non variazioni entro un tipo umano, ma replicanti, cloni. Se fate la fatica di leggere una decina di romanzi di Trollope, la galleria che avrete nella mente sarà ampia, variegata, e umanamente convincente, anche se si tratta di uomini e donne dell’età vittoriana, la loro vita personale rimane infinitamente più intensa. Si dirà che Trollope è un grande della letteratura, gli autori di noir praticanti di un sotto-genere commerciale. Non importa: il funzionamento del romanzo risponde alle stesse regole di fondo, sempre, nel variare dei sotto-generi e degli stili: ogni epos, per quanto degradato e lontano dall’origine rimanda ad essa: la narrazione nasce dalla memoria e richiede la memorabilità. E non c’è memorabilità se non c’è distinzione.

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