Micronote 65

gufin

  1. PRISMA. Nella sfera delle relazioni umane la verità è sempre un prisma: c’è chi è capace di vederne più facce, chi soltanto una. Nessuno è in grado di vederle tutte. Per questa sua natura la verità genera conflitto.
  2. TRAVI. Abbiamo travi nei nostri occhi, travi che abbiamo collocato con cura e amore, perché ci impediscano di vedere le pagliuzze negli occhi degli altri.
  3. DOMANDA. Dite dunque, miei signori: persone malpagate e frustrate possono lavorare bene e produttivamente? Non è forse vero che la maggioranza di voi risponderà “Sì”?
  4. ODIO QUELLO CHE CONOSCO. Io non sono affatto convinto che reciproca conoscenza generi pace, che la via della pace sia soprattutto questa: la reciproca conoscenza. Questo è un luogo comune contemporaneo, totalmente avulso dalla realtà. Alla radice, esso presuppone che si odii ciò che non si conosce (il che dovrebbe essere dimostrato), e che ciò che si conosce lo si ami (il che è evidentemente falso, come dimostrano le innumerevoli violenze familiari): occorrerebbe che la conoscenza ci desse la cosa come è in sé, e che la cosa com’è in sé fosse per noi amabile. Dite: pensate forse che se io conoscessi il dott. Mengele com’era veramente, oltrepassando i pregiudizi antinazisti su di lui, ammesso che lo potessi fare, lo amerei?
  5. SCUOLA. Sarebbe pudico della scuola italiana tacere, e pensare, ed invece se ne parla, molto e male, e non si pensa, mentre essa sta crollando, insieme all’università. L’enorme quantità di discorsi e discorsetti, un chiacchiericcio che si diffonde dovunque, copre l’immenso silenzio delle idee, il loro abissale nulla. Purtroppo lo stesso si può dire anche di altri temi, non solo di quello della scuola. Il nulla delle idee si può chiamare anche ignoranza, la vera trionfatrice della nostra epoca.
  6. MOLTI. Mi convinco però di una cosa: ci sono sempre stati molti Ebraismi, molti Cristianesimi, molti Islam. E non è detto che vinca sempre il migliore. Anche qui, ora.
  7. VILI. Soprattutto la vigliaccheria mi pare pervasiva in Italia (e in Europa). Scontro di opposte vigliaccherie, si potrebbe amaramente dire.
  8. POTERE. Il primo privilegio che il potere conferisce, e il supremo, è se stesso.
  9. CATASTROFI. L’incombere di una catastrofe deprime molti spiriti, altri ne esalta. Da sempre anche la storia delle religioni ha a che fare con questa duplicità.
  10. APPARENZA. L’apparenza è l’apparire di qualcosa. Quello che c’è, in una qualche forma o in un qualche modo, appare. Quindi, dietro un’apparenza c’è sempre un’altra apparenza, oppure il nulla. Dunque, non curarsi delle apparenze è insensato. Ma ciò non significa affatto che tutte le apparenze siano equivalenti, che un’apparenza valga quanto un’altra apparenza.
  11. PUNTO. Al di là di Renzi, che sul punto non è chiaro, il problema è la globalizzazione: il discrimine è tra quelli che vogliono attrezzarsi per starvi dentro nel modo migliore, e quelli che pensano di salvarsi chiudendosi negli staterelli. Staterelli che in un mondo di titani finiranno schiacciati come noci.
  12. CRITERIO. “La dote di ogni grande capopolo” scrive Hitler nel Mein Kampf “si misura innanzitutto nella capacità di non disperdere l’attenzione di un popolo, ma di concentrarla sempre su un unico nemico”. Bene: questo è esattamente il criterio che possiamo applicare ai leader attuali, per misurare il loro grado di prossimità al nazifascismo. Quanto più essi nei loro discorsi incendiari ritornano ossessivamente a indicare il nemico, tanto più essi sono allievi, consapevoli o no, del caporale austriaco.
  13. NON FIGLI. La situazione demografica è grave sia in Germania che in Italia, nazioni assai diverse, con condizioni strutturali, culturali ed economiche differenti. Italiani e tedeschi non fanno figli. Una spiegazione generale convincente del fenomeno non può che essere molto articolata e complessa. Quelle che circolano sono semplici, sempliciotte, o furbesche.
  14. EXCOMUNISMO. Fenomeno culturale, sociale e politico interessante è l’excomunismo. Difficilmente troverete in Italia qualcuno che voglia professarsi comunista, se non in piccole e poco influenti riserve indiane. Invece sono molti coloro che, essendo stati un tempo iscritti al PCI ed essendosi formati nell’ecclesia comunista, ne mantengono, pur diluiti e sovente molto diluiti, alcuni tratti essenziali, e che vorrebbero disperatamente conservarli. Sono gli excomunisti, caratterizzati non tanto da quello che sono ora quanto da quel che sono stati. Come se alla domanda “politicamente cosa sei?” potessero rispondere solo “sono stato comunista”. Costoro non potevano convivere nel PD con Renzi e i suoi sostenitori, e sono migrati altrove. L’altrove dell’excomunismo è però nebbioso, incerto, polveroso, ma esiste: insula destinata a sparire come quella degli ex combattenti e reduci di lontane stagioni, di lotte che pochi ricordano.
  15. ECCEZIONE. Non mi risulta che sia mai esistita nella storia del mondo alcuna grande civiltà che ad un certo punto non sia regredita. Sono ammesse eccezioni?
  16. STUDIO. Io penso che lo studio appassionato abbia una dimensione etica, e che abbia inoltre una dimensione intersoggettiva e sociale, anche se i singoli soggetti coinvolti nello studio non se ne rendono sempre conto. La scelta del singolo avviene sempre – anche quando, come spesso avviene, lui non se ne rende conto – entro una trama relazionale e mimetica, e si modella inevitabilmente su altre scelte operate da altri. Anche un eremita solitario ha come modello un altro eremita, al primo non puoi risalire, l’origine è celata. La stessa cosa potrebbe dirsi dell’eros, che viene declinato secondo modelli sociali che gli attribuiscono valore e modalità di espressione, e forme di contenimento.
  17. FAMA. La fama è data da un insieme di fattori imponderabili, un intreccio oscuro, un magma. E il mondo è sempre stato pieno di persone famose destinate a cadere nell’oblio. Basta scorrere la lista dei premi Nobel (anche per la letteratura)…
  18. LIBRI SCOLASTICI. L’italiano medio legge poco, molti italiani non leggono nulla di nulla. Bisognerebbe chiedersi perché tanti studenti italiani escano dalla scuola odiando i libri. Purtroppo quelli scolastici non sono veramente libri, nemmeno nell’aspetto fisico: sono mostri. Infatti normalmente li chiamano testi, e sono testicoli. Quando ero insegnante, e a scuola venivano i rappresentanti delle case editrici a proporre le versioni rinnovate dei testi e le novità dell’anno, le quintalate di pagine inutili e deprimenti, la sola idea di dover leggere quella roba mi provocava una violenta reazione. Fuggivo i rappresentanti, come il diavolo l’acqua santa.
  19. TECNO. Due sette religiose assai temibili, quella dei Tecnolatri e quella dei Tecnofobi, si stanno combattendo in tutto il mondo. In questa guerra, entrambe utilizzano la tecnica.
  20. MORTIFICAZIONE. Un fatto innegabile è che tutta la storia del Cristianesimo è percorsa da un potentissimo filone di mortificazione della carne, dimentico del fatto che Lucifero non è carne ma spirito. E tuttavia tra Cattolici e Catari fu sangue.
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