Renzi e PD

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RENZI & PD, un’analisi sintetica e fredda
di Fabio Brotto

Mi pare chiaro che Renzi non può né intende sparire dalla scena politica italiana, e mi pare altrettanto chiaro che, per varie e concorrenti ragioni, non può rimanere nel PD. Il PD è condannato all’estinzione, o ad una riduzione ai minimi termini, salvo imprevisti, che nella storia sono assai frequenti. Renzi certamente punta a far sua quella parte degli elettori di Forza Italia che, nell’eclissi di Berlusconi, sfuggono, per la loro natura di borghesi moderati, alla presa dell’estremismo antieuropeo e russofilo di Salvini. Bisognerà vedere quanti sono. Temo che non siano molti. In ogni caso, Renzi abbandona la Sinistra e si presenta come un Macron italiano. Ma proprio qui emerge un piccolo problema: per vincere oggi nelle democrazie occidentali, massmediocentriche e percorse dall’onda continua dei social, occorre che gli elettori, ammesso che esista davvero quella platea a cui Renzi pensa di riferirsi – in questo caso la borghesia, i ceti medi produttivi, ecc. – ti percepiscano come “novus”. E Renzi ha questo difetto: sarebbe percepito come un ritorno di quello che c’è già stato, e che molti italiani hanno odiato. Non funzionerà. Per sconfiggere il salvinismo e il grillismo occorre una novità vera, che all’orizzonte non si vede, per quanto potente sia il cannocchiale che usiamo.

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Bruciali, ragazza, bruciali!

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Fabio Brotto

CROCIFISSI E INCENDIATI, durante la manifestazione degli studenti. L’atto di bruciare l’immagine di qualcuno lo costituisce come nemico radicale, ed esprime nel modo più violento possibile il desiderio del suo annientamento. Forse l’intenzione degli studenti non era quella di inscenare una simbolica crocifissione, ma la disposizione delle braccia dei due manichini è eloquente. Ed è notevole il fatto che a dare fuoco ai due sostituti simbolici delle persone reali di Salvini e Di Maio siano delle ragazze: dai tempi delle BR sappiamo però che il genere femminile non è affatto estraneo per natura alla violenza politica. Questa immagine non mi piace per nulla, proprio per il fatto che addita nel modo più efficace la pericolosissima china sulla quale sta avviandosi l’Italia. I linciaggi simbolici tendono a scatenare effetti mimetici che possono essere fulminei. E’ un brutto momento.

Aborto e papa

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Fabio Brotto

Il papa condanna quello che chiama “aborto terapeutico” mettendolo sullo stesso piano di un omicidio commissionato per “risolvere un problema”. Mi soffermo su un aspetto della sua argomentazione.
Se un figlio con gravissime malformazioni, e malattie incurabili, e destinato ad una vita di gravi sofferenze, e ad una morte precoce, fosse da considerare un dono di Dio ai genitori, dono fatto allo scopo di farli uscire dal loro egoismo e approdare ad una totale donazione di sé, come sostiene il papa, allora Dio farebbe ciò che nessun uomo dovrebbe mai fare, cioè considererebbe una persona (il figlio) non un fine, ma un semplice mezzo. Il male del figlio finalizzato al bene dei genitori: il che è mostruoso. Ma, alla radice, è l’attribuzione di tutto quello che accade alla “volontà di Dio”, ciò che necessariamente porta a queste mostruosità.

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Dirò solo che al godimento che sempre mi procura la lettura della prosa di Blumenberg qui si unisce quello che provo ogni volta in cui mi imbatto in un autore che metta in luce le debolezze del freudismo e la precarietà delle radici (ormai marce, anche se nessuno se ne vuole accorgere) della psicoanalisi. Che a questa manchi poi il “pendant” della psicosintesi è una deliziosa affermazione che si legge a pag. 363.

Fabio Brotto

Assunta

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Fabio Brotto

L’umile Maria gradualmente nei secoli assunse il carattere di Iside, la grande Dea Madre celeste, col manto azzurro e la corona di stelle. Certamente il monoteismo ebraico-cristiano non ammette in Dio il genere, poiché Dio non è né maschio né femmina. Però l’incarnazione del Cristo avviene mediante una donna, ma si realizza nel maschio Gesù. Sicché la natura umana assunta in Dio con Cristo è la natura umana rappresentata dal maschile. E il recente dogma cattolico dell’ assunzione in cielo di Maria in qualche modo sembra correggere lo sbilanciamento. Lo squilibrio però rimane: per Maria non ci può essere adorazione ma solo venerazione, e l’Assunta non impedisce alla Chiesa cattolica di rimanere una istituzione governata dal maschile. Le donne restano escluse dal sacerdozio con l’argomentazione che Gesù scelse come apostoli solo uomini e non donne. Quanto al cielo, domandate a un prete cosa sia: avrete in risposta frasi fatte e parole quasi senza senso. Chiedetelo ad un fedele qualsiasi, e in risposta avrete balbettamenti. In realtà, al fedele medio del cielo non importa nulla, altrimenti dedicherebbe alla sua conquista un impegno almeno pari a quello che dedica a difendere il proprio conto in banca, se ce l’ha. Se non ce l’ha, dal cielo si aspetta solo aiuto e grazie per gli affanni della vita presente.

Pena di morte

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Fabio Brotto

Per molte ragioni, che qui non espongo, sono personalmente contrario alla pena di morte. Di conseguenza, non mi dispiace che l’attuale papa abbia corretto la dottrina cattolica tradizionale su questo punto. Tuttavia, sono interessanti le modalità con cui la Chiesa svolge la sua argomentazione del “non cambiamento dottrinale”, cioè della fedeltà alla tradizione. Vale in molti campi. Basta andarsi a leggere il Sillabo e confrontarlo con l’attuale dottrina corrente per vedere i mutamenti clamorosi: vedi la libertà di stampa e di religione, là condannate ora affermate come valori. Perché il punto è: se la Chiesa di volta in volta si adegua, interpretandolo, allo spirito dei tempi e ai suoi valori, perché il singolo credente non dovrebbe sentirsi del tutto libero di fronte al Magistero? Forse oggi non sarei un buon cattolico se fossi a favore della pena di morte, e nell’Ottocento, quando ancora il santo papa Pio IX firmava condanne, sarei stato pessimo cattolico se fossi stato contro la pena di morte? Finiamo nel relativismo storico, è evidente. Negli anni intorno al 1960, non millenni fa, il frate domenicano L. Bender, scriveva: “La dottrina tradizionale della Chiesa è che la pena di morte non è contraria alla legge divina, ma neanche è richiesta come necessaria da questa legge: la sua necessità dipende dalle circostanze. Un buon cattolico può sostenere in base a diverse circostanze e valutazioni delle medesime la pena di morte o la sua abolizione, ma non può arrivare a dire che l’infliggere questa pena sia una violazione del diritto naturale” (Dizionario di Teologia morale, ed. Studium, voce “pena di morte”). Ora la pena capitale è esclusa in ogni caso. Direi che con Bergoglio siamo in una prospettiva vicina al Modernismo, della qual cosa mi rallegro, anche se vedo emergere contraddizioni insanabili. Ma da anni ormai io sono al di fuori della Chiesa Cattolica…

 

RAZZISMO

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Fabio Brotto

Se ne parlerà sempre di più. Perché esistono costanti storiche e modelli che, con mutamenti superficiali e innumerevoli varianti, si ripetono. Parlo sine ira et studio, come uno che non si entusiasma all’idea del melting pot e di fantastici paradisi di meticciamento, come uno che da tempo sottolinea criticamente l’estasi della non-identità, la voluttà dello sradicamento, in cui si culla tanta intellettualità progressista e di sinistra, affetta da un insanabile ideologismo vittimario. Io vedo un’Italia auto-indulgente, lamentosa, e pronta a scaricare la responsabilità dei suoi fallimenti su capri espiatori: da Bruxelles ai migranti. Questa Italia non è affatto vaccinata contro il razzismo: del resto, le leggi razziali del 1938 mostrano chiaramente come nessuna educazione cattolica di per sé contrasti il virus, e oggi l’Italia è un Paese cattolico solo parzialmente, e sostanzialmente pagano (qui c’è continuità, pagano lo era anche nel 1938). Penso che i fenomeni di natura razzista aumenteranno di numero e forse di intensità col crescere numerico della popolazione di origine africana. Nessuna predica moraleggiante potrà modificare gli orientamenti profondi della popolazione: questi potranno mutare sulla distanza di anni, e non è detto che avverrà in meglio. Anche perché al momento i giornali e i media in generale non sembrano comprendere (in alcuni casi lo comprendono benissimo) quanto conti il linguaggio che si usa, e quanto potenti siano le influenze che si riversano sui cervelli di una popolazione che legge sempre meno libri e in cui cresce a dismisura la percentuale degli analfabeti funzionali.
Guardate infine quel manifesto elettorale democratico del 1869. Dice che la piattaforma elettorale del Partito Democratico è a favore dell’uomo bianco, mentre quella del Partito Repubblicano è a favore dei negri. Semplificazioni deprecabili? Non che gli slogan delle ultime elezioni italiane fossero molto meglio… #razzismo

EROSTRATO

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I libri ricordano ancora, dopo migliaia di anni, il nome di Erostrato, un uomo che non valeva nulla, ma acquistò la fama dell’eterna infamia, che è pur sempre fama, per un unico atto criminoso: l’incendio del sacro tempio di Artemide ad Efeso nel 356 A.C. La fama nei secoli significa il massimo di centralità, di distinzione dalla massa oscura di coloro di cui il tempo annienta ogni ricordo. Un’aspirazione condivisa da larga parte degli umani: divenire immortali, essere ricordati per sempre. I gesti “folli” hanno dietro di sé un incentivo che non è affatto folle. E stimolano la tendenza mimetica insita in tutti gli umani. Tendenza al Centro, luogo dell’annientamento sacrificale e insieme del Sacro e del Potere, e pulsione mimetica irresistibile: la radice dell’umano è qui.

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NOTTE DI GIUGNO

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Non potevamo dire sì, partiamo,
e neanche no, restiamo. Dove?
Siamo piccoli, e adesso siamo morti.
Uomini forti ci tengono in braccio.
Il mare di notte ci ha fatto paura,
tutti intorno dicevano a Dio aiutaci,
ma lui non ha ascoltato,
le mani di mamme e papà si sono aperte,
noi siamo stati un po’ nel freddo mare,
e poi a riva, non quella della vita.

(ai bambini morti nel mare di Libia, 2018)

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