Dunque: i casi sono due. O è vero che una immensurabile quantità di rifiuti tossici è stata riversata nelle fertili terre di Campania, o non è vero. Se è vero, allora è impossibile che non siano state contaminate grandi quantità di frutta e verdura, e di suolo e di acque. Tertium non datur. Oppure, poiché siamo in Italia, datur quartum, quintum… Quel che è certo è che la fiducia dei cittadini cade a precipizio, e nei supermercati l’indicazione di provenienza degli ortaggi dalla Campania sta scomparendo.
Zabaione
Vittimocrazia

Nella Chronicle 449 sul Tea Party, Eric Gans cerca di delineare i principi del pensiero vittimario dominante nella nostra epoca, che istituisce in Occidente una sorta di vittimocrazia:
- Nessun concetto di normalità, per quanto venerabile e apparentemente ragionevole, è accettabile quando viene percepito come stigmatizzante comportamenti che qualche gruppo identificabile di individui trova essenziali alla propria identità, purché non danneggi esplicitamente gli altri.
- Il senso di vittimizzazione suscitato nella parte offesa è accettato come evidenza prima facie di tale stigmatizzazione: ovvero l’onere della prova ricade sull’ accusato “normale” piuttosto che sull’accusatore.
- Al contrario, qualsiasi principio o comportamento di cui si possa affermare che potrebbe arrecare danno ad altri, e che nessun gruppo ritenga essenziale alla sua identità, dovrebbe essere strettamente vietato, anche quando il rischio rappresentato da cose come il “fumo passivo” sia infinitamente piccolo. Le vittime potenziali qui includono esplicitamente le realtà della “natura”, animata e inanimata: i sentimenti di indignazione per la “profanazione” della natura sono considerati come di natura simile al risentimento per l’ingiustizia personale.
Micronote 32
- La Ripresa, miei signori, Come l’Araba Fenice, Che vi sia ciascun lo dice, Dove sia nessun lo sa.
- Da noi si spera, per il momento. In altri luoghi si spara.
- Poniamo che umani e animali debbano godere degli stessi diritti. Chi decide quali siano i diritti? E il fondamentale diritto alla libertà come si applica al tuo gatto, che tu costringi nel tuo appartamento? E il fondamentale diritto all’integrità fisica come si applica al tuo gatto, che tu fai sterilizzare?
- Ci afferriamo alle nostre certezze, cerchiamo conferma delle nostre convinzioni, leggiamo autori che la pensano come noi, evitiamo chi semina in noi il dubbio.
- Idealizziamo la vita contadina come priva di violenza. Deformazione di cittadini. Quante risse per un confine a colpi di vanga e di forca, quanti odii trasmessi di padre in figlio, quante coltellate in osteria! Continua a leggere
Odifreddure
Tempo fa, in una nota sulle sue sparate, ho definito Piergiorgio Odifreddi il matematico convinto di pensare. Questa sua convinzione emerge, insieme alla sua infondatezza, anche in un recentissimo post, che il talebano della logica-illogica ha dedicato alla questione del negazionismo. In esso, a proposito della vicenda dei funerali di Priebke, Odifreddi scrive: «Due tipi contrapposti e complementari di fanatismo si sono scontrati di fronte alla salma di un uomo senza vita, dunque una pura cosa inanimata, con meno valore di un animale o un vegetale». Dunque, sembra di capire che per il nostro grande logico 1) un umano morto sia una pura cosa inanimata; 2) quella pura cosa inanimata abbia meno valore di un animale o un vegetale. Dato che egli non argomenta queste affermazioni, è logico pensare che le ritenga autoevidenti. Ma così non è: non esiste una cultura umana in cui le spoglie di un umano siano ritenute pure cose, alla stregua di un qualsiasi oggetto. Qualunque sia il trattamento che riceveranno – in acqua, terra, fuoco o aria, come nell’esposizione agli avvoltoi – i corpi dei morti appartengono ad un tessuto di relazioni umane. Il nostro è accecato dal suo odio del cristianesimo, ma qui non è solo questione di religione. Odifreddi farebbe bene a rileggersi i Sepolcri di Foscolo, sensista ateo ma dotato di una intelligenza ben superiore alla sua e di un intuito antropologico che a lui manca. Quanto al valore di un cadavere, quello che scrive Odifreddi è di una ingenuità sconcertante. Egli sembra pensare che il valore di una cosa o di un qualsiasi ente sia un dato oggettivo, come il peso o la grandezza misurabili. Ma la stessa vicenda dello sterminio degli Ebrei, sfiorata malamente nel post odifreddiano, mostra come il valore sia una questione umana, e come gli umani che lo attribuiscono possano anche radicalmente sottrarlo, e come la negazione del valore della vita di un umano si accompagni sempre alla negazione della pietà verso i suoi resti – esemplare nei forni di Dachau – , quella pietà che Foscolo intuiva alle origini stesse della nostra specie. Che aggiungere? Il pensiero di Odifreddi al di fuori dell’ambito puramente matematico è la perfetta dimostrazione di come la matematica non esaurisca l’ambito della razionalità, né costituisca un vaccino contro la coglioneria.
La vergogna di Lampedusa
Il Papa riferendosi all’evento di Lampedusa parla di “vergogna”. La vergogna per sé è un sentimento pre-morale, che può totalmente prescindere dal sentirsi colpevole e responsabile per gli altri. La vergogna colpisce chi non si sente all’altezza dei suoi competitori, chi vede infangato l’onore suo e della famiglia, chi viene deriso, chi vede rivelata agli occhi dell’altro la propria debolezza. Peccato e colpa sono una cosa, vergogna un’altra. Non c’è dubbio, tuttavia, che per l’Italia Lampedusa costituisca qualcosa di cui vergognarsi, perché la nazione ancora una volta vede la sua debolezza messa in luce agli occhi del mondo. E come un bambino incapace di difendersi da solo o di risolvere un problema strilla invocando la mamma, così la fragile Italia non sa far altro che strillare invocando mamma Europa, una mamma arida e assente.
Micronote 31
- Non vedo una classe politica impegnata a dibattere sull’origine della nostra crisi economica e sul modo di uscirne, a scontrarsi sulla difesa aperta di interessi e prospettive sociali differenti. La vedo tutta presa dal pensiero di Berlusconi, di Renzi e delle elezioni, senza un’idea, se non quella di attendere tempi migliori, imperante Germania.
- Il paradosso dell’arte “religiosa” è questo: quanto più grande l’artista, quanto più il suo genio si incarna nell’opera, tanto meno intensa è l’aura religiosa della stessa, la sua capacità ierofanica, la sua forza di suscitare la devozione dei fedeli. Tanto più semplice e anonima e arcaica l’icona, tanto più potente in essa la presenza del sacro. Non si prega una madonna di Raffaello. Continua a leggere
Madre e Padre
All’interno dell’inesorabile processo di indifferenziazione in corso nel mondo occidentale, la questione del genere assume una rilevanza eccezionale. L’indifferenziazione è un moto difensivo della cultura vittimaria dominante in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale, un moto difensivo nei confronti dell’idea–erronea–secondo cui la violenza (emblematizzata nelle stragi naziste) sarebbe il prodotto della differenziazione (tra classi, generi, etnie, ecc.) anziché del suo contrario. Per questo, oggi stiamo attraversando una Kulturkampf, scatenata dalle forze culturali che vedono il loro avversario principale nel Cristianesimo, e in particolare nel Cattolicesimo. Poiché questo rappresenta l’unica realtà culturale solida che attualmente mantenga chiara la distinzione armoniosa tra il maschile e il femminile, e l’idea di famiglia in cui, pur nelle differenze storiche e ambientali, sono essenziali le figure della madre e del padre. Io sostengo la necessità di mantenere il discorso su di un piano rigorosamente antropologico, in cui i concetti non possano essere travolti dall’approssimazione e dall’imprecisione, utilizzate come strumenti ideologici. Pertanto affermo che il genitore (padre) è colui che genera fecondando, la genitrice (madre) colei che genera essendo fecondata e partorendo. Aggiungo, a corollario, che se vogliamo essere attenti alla differenza di genere, e salvaguardare la dignità del femminile, dobbiamo rifiutare il concetto del “genitore 1 – genitore 2”, che in tutta evidenza è il prodotto da una prevaricazione omomaschilista anche a livello linguistico, e comporta inoltre una successione numerica del tutto problematica. Chi poi non genera, e per natura è impossibilitato, come coppia omosessuale, a generare, non è né genitore né genitrice. E i genitori adottivi? Possono essere intesi come tali solo quelli che per il reciproco rapporto di genere avrebbero potuto generare.
Micronote 30
- L’entusiasmo di tanti laici per Bergoglio : non si sa se ridere o piangere. In ogni caso, di cristianesimo e religione non sanno niente.
- Una delle modalità preferite dagli Italiani per interagire fra loro è la querela.
- Vorrei una legge contro l’omofollia.
- Come è possibile difendere l’ identità di genere se nessuno sa più quale sia, e si vuole per di più combattere ogni stereotipo di genere?
- Anche nel cioccolato si presenta l’eterna lotta tra il Bene e il Male: il Bene è il Fondente Amaro, il Male è la Nutella. Ed è evidente come il Male non sia originario, ma sia una perversione del Bene: la Nutella è cioccolato pervertito, che rende gradualmente dipendenti, distrugge il gusto, fingendo di consolare avvelena lo spirito. Come la Coca-Cola, sua sorella nel pervertimento. Continua a leggere
La mia religione 17
Καὶ ἔρχεται ἡ μήτηρ αὐτοῦ καὶ οἱ ἀδελφοὶ αὐτοῦ καὶ ἔξω στήκοντες ἀπέστειλαν πρὸς αὐτὸν καλοῦντες αὐτόν. καὶ ἐκάθητο περὶ αὐτὸν ὄχλος, καὶ λέγουσιν αὐτῷ· ἰδοὺ ἡ μήτηρ σου καὶ οἱ ἀδελφοί σου [καὶ αἱ ἀδελφαί σου] ἔξω ζητοῦσίν σε. καὶ ἀποκριθεὶς αὐτοῖς λέγει· τίς ἐστιν ἡ μήτηρ μου καὶ οἱ ἀδελφοί [μου]; καὶ περιβλεψάμενος τοὺς περὶ αὐτὸν κύκλῳ καθημένους λέγει· ἴδε ἡ μήτηρ μου καὶ οἱ ἀδελφοί μου. ὃς [γὰρ] ἂν ποιήσῃ τὸ θέλημα τοῦ θεοῦ, οὗτος ἀδελφός μου καὶ ἀδελφὴ καὶ μήτηρ ἐστίν.
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”. Continua a leggere
Micronote 29
- Una fioritura di “diritti” soggettivi e soggettivistici senza un terreno di solidi doveri socialmente consolidati da cui possa germinare è insostenibile e contraddittoria. Occorrerebbe dunque anzitutto preparare una “stagione dei doveri”.
- Che un ministro sia tenuto alle dimissioni quando emerge che da semplice cittadino si è comportato in modo non irreprensibile, costituendo un esempio negativo, questa è un’idea che non sfiora nemmeno i cervelli degli Italioti. Essi detestano infatti ogni moralismo, e apprezzano invece molto la furbizia.
- Il “giogo”, iugum – coniugium, nei latini rimanda al matrimonio, che è un patto che congiunge. Del resto la radice sanscrita jeug– unifica joga, giogo e coniugalità. Il matrimonio non ha di per sé nulla a che fare con la passione amorosa, che anzi nella tradizione greco-romana ed ebraica lo mina nelle sue fondamenta, e fondarlo su di essa, come vogliono fare gli occidentali moderni, porta inevitabilmente al matrimonio omosessuale.
- Finalmente è legge: ai ciclisti migliori verrà attribuito il marchio DOP.
- Il crinale sul quale procede la critica è incrinato dalla crisi. Continua a leggere






