I sette pilastri della saggezza

Brotture

pilas.jpgNon si trova molta saggezza leggendo i Seven Pillars of Wisdom di T.E. Lawrence (1926), edito in Italia da Bompiani nel 1949 e riedito per la ventesima volta nel 2000 nella traduzione (discutibile) di E. Linder, ma sarebbe certo meglio leggere il libro di Lawrence d’Arabia nell’originale, perché se la mente dell’autore non è metafisicamente limpida e filosofeggia penosamente (ma è una pena autentica), la sua scrittura è spesso smagliante. Il traduttore traduce ostrich (struzzo) con ostrica, con la gustosa conseguenza che cinque capi arabi vengono “portando in dono uova d’ostriche arabe abbondanti nel loro deserto”. (p.199) Non so se questo errore si tramandi da venti edizioni. Non si trova vera saggezza, in questo libro, ma molta avventura, un problema d’identità culturale, un’ossessione per la purezza, un’estetica della guerra che si traduce in ammirazione per il valore anche del nemico, merce rara questa negli ultimi tempi.

 Su ogni campo…

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