Micronote 53

  1. gufinCi sono temi, in Italia, sui quali sembra non lecito concedere all’avversario la dignità di un ragionamento, la serietà delle argomentazioni. Perché l’aspirazione di tutti qui da noi, massime degli intellettuali, non è al dibattito vero, né all’approfondimento, e prima alla comprensione, delle ragioni dell’altro: l’aspirazione è al linciaggio, e la brama è quella di essere nel gruppo dei linciatori, e non in quello dei linciati.
  2. Le rose di Aleppo bruciate intonano un canto vagante.
    Dal turbine un demone irato distende il suo braccio gigante.
    E il gregge di smemorati che popola il curvo occidente
    distoglie lo sguardo impaurito, ad altro rivolge la mente.
  3. Se non piangere su quello che poteva essere e non è stato fosse naturale negli umani, e non una conquista di saggezza, allora essi non sarebbero umani ma pura ragione incarnata.
  4. Se di fronte allo Stato e alla società il matrimonio e l’essere una coppia di fatto conferiscono esattamente tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri, perché sposarsi? Per spendere un po’ di soldi in una cerimonia senza senso? E se per lo Stato una convivenza qualsivoglia equivale al matrimonio, perché non abolire il matrimonio civile, perché non chiamare tutte le coppie “sposate”? Rem tene, verba volant.
  5. Gazzettieri e pennivendoli, un quartino di potere.
  6. La forza e il valore di un’istituzione si misurano anche dalla qualità dei suoi difensori. La famiglia tradizionale in Italia è difesa dagli Adinolfi. E tanto basta. Il suo concetto non è difeso da nessuno che non sia religioso. E anche dai religiosi con argomentazioni prive di alcuna sostanza antropologica e culturale.
  7. La profezia si sta avverando. Alla fine, sulla miriade di soggetti-monade convinti di avere solo il diritto di avere molti diritti dominerà come sovrana assoluta la tecnica scatenata. Le macchine divenute autosufficienti, che da sole gestiranno il software. L’umano sarà una variabile del tutto trascurabile, una immensa periferia di cenciosi ignoranti, preda della mimesi più violenta e sterile.
  8. In tutti i campi della nostra esistenza, la nostra ignoranza è abissale. Sono infinitamente di più le cose che ignoriamo di quelle che sappiamo. Quindi, in ogni campo in cui ci muoviamo noi più che sul sapere ci fondiamo sul credere. Crediamo alle persone che sanno questo o quello. Crediamo al meccanico, al bancario, al dentista, all’idraulico, ecc. ecc. Ci fidiamo. Altrimenti non vivremmo. Vale anche in politica, in religione, ecc. Ed è possibile giudicare le persone dalla qualità di coloro di cui si fidano.
  9. Perché gli Italiani di fronte alla morte di massa dei bambini nell’Egeo volgono altrove lo sguardo? Io lo so. Perché quei bambini odorano di guerra, e nulla terrorizza gli Italiani di oggi più della guerra. Non pronunciano nemmeno la parola. Non la pronuncerebbero nemmeno se il Califfato tentasse di invadere la Sicilia. Gli italiani sono così disperatamente attaccati alla loro pace che preferiscono non vedere il naufragio di un popolo e una strage di innocenti.
  10. Se esistesse qualcosa come la famiglia naturale, allora in tutte le culture la famiglia avrebbe una struttura molto simile. Ma, anche rimanendo nella tradizione dei grandi monoteismi, vediamo che le famiglie del santo patriarca Giacobbe, con le sue mogli e concubine, e quella di Muhammad (pace e benedizioni su di lui), e di moltissimi altri, sono ben differenti da quella monogamica e nucleare di Fabio Brotto. Quale modello di famiglia è innaturale?
  11. Personalmente, io sono contrario all’idea di un matrimonio gay come puro calco del matrimonio eterosessuale, e lo sono (è un discorso complicato) perché non mi piace quel venir meno di ogni differenza (fatto salvo il censo) che caratterizza l’Occidente odierno. Sono invece favorevole ad un intervento legislativo dello stato che normi una realtà che, volenti o nolenti, esiste e chiede un riconoscimento. Per questo, credo necessaria l’esistenza di una forma di unione civile. Che, a meno di imprevedibili catastrofi, sarà comunque solo una tappa. A me la cosa non va, ma sono realista.
    Penso che la battaglia dei cattolici (perché solo loro, e non tutti, la stanno combattendo, con pochi e sparuti non credenti al seguito) sia persa in partenza. Bergoglio lo sa perfettamente. È tutta la cultura occidentale che si muove, inesorabilmente, nel senso di una pari dignità di tutte le famiglie, comunque composte, e del diritto universale di avere figli supportato dalla tecnologia e dal mercato. Come già per il divorzio e l’aborto, prevarrà lo Zeigeist, vincerà chi è più attrezzato culturalmente e mediaticamente.
  12. Ciascun essere umano è il centro del mondo, ma tutti gli altri non lo sanno.
  13.  Il cattolicesimo nel corso degli ultimi secoli ha perduto gradualmente la sua presa sui ceti intellettuali. Una realtà, questa, di cui Paolo VI era dolorosamente consapevole. La fedeltà delle masse contadine, rimaste per duemila anni sostanzialmente estranee agli elementi dottrinali della religione, era legata ai cicli naturali. Una religiosità pagana (detto senza alcun disprezzo del paganesimo). La riduzione della popolazione contadina ai minimi termini nell’Europa occidentale, insieme ad altri fattori sociali, economici e culturali, ha determinato l’eclissi del cattolicesimo, la cui pervasività in Italia è residuale, ed essenzialmente politica. Senza Santa Sede, l’Italia sarebbe nelle condizioni della Francia. Ma anche il protestantesimo in Europa sta dileguando. I Paesi del Nord sono post-cristiani. È il pensiero cristiano che fa acqua, non riesce a diventare pensiero di gruppi sociali estesi. Patisce il suo esser stato appaltato totalmente al clero. Il processo mi appare irreversibile. Il wojtylismo, con la sua spaventosa dilatazione (viaggi, canonizzazioni) è stato un abbaglio, un fuoco artificiale. L’intellettualismo di Benedetto XVI un segno di impotenza. Il papa attuale mi è simpatico, ma ha troppi nemici e soprattutto non sembra in grado di indicare una strada chiaramente definita: cosa peraltro impossibile, se il papa deve essere segno di unità di una moltitudine di differenze, alcune tra loro decisamente incompatibili.
  14. La terza guerra mondiale è in corso, e sarà la Terza Guerra Mondiale dei Cento Anni.
  15. Uomini che sposano uomini, uomini che si reputano pari in valore e diritto di vivere a ratti e conigli. Questo poteva accadere solo in una cultura in cui il fantasma chiamato psiche è stato affidato alla cura di filosofi abortiti chiamati psicoanalisti.
  16. La libertà di coscienza ha come presupposto l’esistenza di una coscienza. Che nel caso di molti parlamentari è dubbia.
  17. In margine alle “targhe alterne” a Treviso.
    L’idea che il cittadino vada educato che esprimono certe amministrazioni in tutte le interviste rilasciate dai loro componenti, dal sindaco in giù, non mi sembra propria di una democrazia liberale, di una compiuta democrazia occidentale. Mi sembra tipica dei regimi totalitari. Tipica di quelli che considerano il cittadino non un essere libero, ma un minore, bisognoso di essere tutelato e formato. Tipica di quelli che vogliono costruire l’uomo nuovo. Con esiti grotteschi ai nostri giorni in Italia, dato il livello morale e la miseria intellettuale delle stesse amministrazioni.
  18. Due bambini all’uscita da scuola.
    – Guarda, oggi è venuto a prenderti il tuo papà.
    – No, quello non è il mio papà, è la mia funzione materna.
  19. Certo, l’idea del male come assenza di bene, come vuoto d’essere, ha una sua nobile storia intellettuale. Di fronte alla sofferenza di un disabile indifeso, picchiato da chi dovrebbe accudirlo, questa idea vacilla, e il male sembra acquisire una sua corposità, un suo essere palpabilmente presente, come una forza oscura. E tuttavia siamo sempre noi umani a dire cosa sia bene e cosa sia male, talvolta riferendoci a questa o quella divinità, e nel tempo la nostra visione muta. Per gli antichi Greci l’eliminazione di un bambino malformato dopo la nascita era cosa lecita e necessaria. Per molti oggi lo sarebbe, se fosse possibile una diagnosi prenatale, anche quella di un feto con il marker di un autismo severo. Su questi temi noi umani ci dividiamo, combattiamo e ci scomunichiamo. Un leone maschio che uccide tutti i leoncini figli del suo rivale, l’aquilotto che uccide e mangia il fratello minore nel nido, la questione etica non se la pongono, la natura è moralmente indifferente.
  20. Il successo di un’associazione o di una fondazione non dipendono, massime in Italia, né dalla chiarezza e correttezza delle idee né dall’onestà e importanza dei fini, ma da due fattori ben diversi: anzitutto il fare, l’agire senza sosta dei promotori, e poi la qualità e potenza delle relazioni sociali e politiche.
    E una delle forme del fare è l’intrallazzare: non la più commendevole, ma in Italia la più efficace.

Micronote 52

gufin

  1. Quanto l’Europa sia provveduta è dimostrato da quel che è accaduto e accade intorno alla questione dei migranti. Quanto alle forze onnipotenti che nella visione di molti governerebbero il mondo secondo una propria perversa razionalità, io non ho una visione teologica della storia, nemmeno nella versione laica e complottista. La storia è il luogo della potenza dell’accidente. Chi lo ignora ne è schiacciato, oggi come sempre: innanzitutto con l’ottenebramento intellettuale causato da quella che egli crede la sua astuta luce.
  2. Per Hobbes, la parola Stato indica un’associazione tra umani abbastanza ampia da poter fornire ai suoi membri una sufficiente protezione. È solo a questo livello che vi è sovranità, un potere legittimo al quale i membri della società hanno l’obbligo morale di obbedire.
    Cosa accade allora quando quei membri avvertono la protezione offerta dallo Stato come insufficiente? Che è quello che si sta verificando, su scala crescente, in Europa oggi.
  3. Una delle argomentazioni regolarmente addotte da coloro che sostengono il diritto alla genitorialità delle coppie omosessuali mediante gestazione aliena è di questo tipo: “Ho conosciuto Pinca e Palla, figlie di due donne lesbiche che vivono insieme da tanti anni. La mamma n.1 è andata a prendere il semino e ha fatto Pinca. La mamma n.2 è andata a prendere anche lei il semino per dare una sorellina a Pinca, ed è nata Palla. Non ho mai conosciuto bambine più serene e felici”. Al che uno potrebbe ribattere: “In Africa ho conosciuto Aisha e le sue sorelle e fratelli, figli e figlie delle quattro mogli di un uomo ricco. Non ho mai conosciuto bambini più felici”. Non ti piace quella struttura familiare poligamica? Non sarai mica razzista, vero?
  4. Amare incondizionatamente significa amare tutto ciò che è dell’oggetto amato. Un amore incondizionato della competizione, poiché ad essa appartengono la vittoria e la sconfitta, significa amare anche la propria sconfitta. Dunque, di fatto l’amore per la competizione è sempre condizionato. La si ama solo a patto di pensare se stessi vincenti.
  5. Tre categorie di umani: 1) quelli che venerano il Cambiamento, a prescindere (nella nostra cultura quelli che professano apertamente tale venerazione sono moltissimi, la maggioranza assoluta); 2) quelli che detestano il Cambiamento, a prescindere (nella nostra cultura quelli che professano apertamente tale avversione sono pochi, una minoranza); infine, 3) quelli che valutano razionalmente i cambiamenti, senza pregiudizi ideologici: e questi ultimi sono pochissimi, una minoranza invisibile.
  6. Sarà dura convincermi che il velo obbligatorio per le donne non sia un segno della loro sottomissione, e di dominio del maschile sul femminile, e che il velo liberamente indossato, là dove la scelta è possibile, non sia un segno di libera accettazione della sottomissione al dominio maschile e di libera rinuncia all’emancipazione femminile. Perché anche uno schiavo può scegliere la schiavitù, e determinare dove si collochi la libertà di scelta è sempre difficile.
  7. Entro qualsiasi forma di unione politica (tra individui, tra comunità, tra stati) sono inevitabilmente i più forti quelli che danno la linea. Pensare che l’Italia in Europa possa contare quanto la Germania e la Francia è una pia illusione, perché noi siamo più deboli, economicamente e militarmente (e proclamare l’illusione come se fosse realtà praticabile è una menzogna strumentale).
  8. Una classe dirigente all’altezza dei tempi e dei problemi che l’Europa deve affrontare non porrebbe mai, semplicisticamente, l’immigrazione come la cura per eccellenza che guarirà il continente dai processi di invecchiamento della popolazione e dal calo delle nascite. Una classe dirigente all’altezza della situazione promuoverebbe anzitutto in tutti i modi la natalità, sosterrebbe le famiglie, agevolerebbe seriamente le donne che lavorano, ecc. Ma soprattutto si impegnerebbe in una battaglia culturale a favore della fecondità delle coppie. Ma questo potrebbe non essere sufficiente, a causa della cultura dominante in Europa, come la demografia della Germania dimostra. E tuttavia ragionare come se la storia umana si muovesse lungo un percorso predeterminato, come fanno moltissimi, in questo come in altri campi, è pratica quanto mai risibile. Immaginiamoci un demografo, un sociologo e un economista che nel 1916 discutono di quello che sarà il mondo nel 1950. Oggi, con disarmante semplicità, molti discettano del mondo e dei sistemi economici e socio-sanitari come saranno nel 2050. Come se l’umanità non avesse mai conosciuto catastrofi e guerre devastanti. Come se la strada verso il futuro fosse là, un’autostrada diritta. Da sbellicarsi…
  9. Quando due civiltà, due differenti forme di strutturazione della vita umana si incontrano/scontrano, invariabilmente i tempi della cultura sono infinitamente più lenti di quelli della politica e della società. Con conseguenze disastrose.
  10. Il battesimo forzato dei Sassoni ordinato da Carlo Magno fa parte integrante di quelle radici cristiane dell’Europa di cui si è discusso. Come ne fa parte l’espansione verso est della Cristianità ad opera degli ordini monastico-militari: l’Ordine Teutonico, i Cavalieri Portaspada… Chi sa qualcosa, oggi, delle “crociate del nord”? O della crociata contro gli Albigesi nel sud della Francia? La Christianitas è inconcepibile senza la croce, ma anche senza la spada, la cui impugnatura era infatti cruciforme. Dunque le radici cristiane dell’Europa non sono tutte non-violente. Se si vuole vedere la realtà, e non sottomettersi in toto all’ideologia, naturalmente.
  11. La ragione è di per se stessa alternativa alla violenza? Difficile fondare razionalmente questa idea di ragione. In realtà, dietro questa idea c’è quella di reciprocità. Agire razionalmente verso gli altri, ricercare soluzioni pacifiche anziché violente per i conflitti, richiede che anche gli altri siano disposti a fare lo stesso. L’obbligo a comportarsi razionalmente, la razionalità concepita come normativa, non si può stabilire fino a che anche gli altri non sono disposti ad accettare quella normatività.
  12. All’inizio Suono e Senso erano bambini, e non si conoscevano, e vagavano nella pianura. Ognuno giocava da solo. Un giorno per caso si incontrarono, fecero amicizia, e cominciarono a giocare. Nacque allora il linguaggio degli umani. E il loro gioco non ha fine.
  13. La cultura progressista attualmente mainstream in Europa tratta il tema del corpo maschile e femminile in un modo sconcertante per la sua ambiguità. Da un lato invoca la specificità del corpo femminile all’interno di un discorso generale sulla femminilità come differenza positiva (della mascolinità non si può parlare, perché il suo concetto è sfuggente, manca di un proprium e tende alla pura negatività). Dall’altro nega totalmente la relazione tra il femminile e il corpo e il materno, riducendolo a puro ruolo nella maternità e paternità, che – irrelate al corporeo – possono essere quindi assegnate e spartite all’interno di coppie dello stesso sesso. Maternità e paternità deprivate di ogni elemento essenzialista e vincolo alla corporeità, e ridotte a mere funzioni. Dunque, la cultura progressista nega alla radice il senso umano dell’essere l’umano un mammifero tra gli altri mammiferi, cioè un portatore di mammelle, che sono il medium che connette il piccolo alla madre nella nutrizione. Nello stesso momento in cui la cultura progressista, che è radicalmente vittimaria, fa della natura in generale la Vittima del progresso economico e della tecnica, e la costituisce come entità venerabile e idolo di fronte a cui gli umani dovrebbero avere la stessa dignità di tutti gli altri esseri viventi, essa scardina la naturalità come concetto, facendone un fantoccio disponibile ad ogni uso ideologico. Tutto ciò ha radice profonda nell’origine della cultura progressista dal risentimento per ogni differenza che indichi una superiorità, che diventa risentimento per ogni pura e semplice differenza. Ed è sul concetto stesso di differenza che il pensiero progressista va incontro alle contraddizioni più destabilizzanti.
  14. Nella teoria di René Girard ci sono ancora troppi residui di psicoanalisi, nella quale ci sono ancora troppi residui di Platone. L’idea che dalla rivelazione delle cose nascoste, cioè dalla visione della verità, discenda un mutamento radicale dei comportamenti è in fondo gnostica. Del resto, anche l’idea che vi sia stato un primordiale nascondimento della innocenza della vittima presuppone una preesistente idea di innocenza, come la sua divinizzazione presuppone una qualche idea del divino. Ci sono cose, in Girard, che non mi hanno mai convinto.
  15. Pensare la solidarietà senza pensare contemporaneamente l’ostilità è possibile solo astrattamente. Chiunque pensi la solidarietà come modo di agire concreto non può evitare di pensare insieme l’ostilità: perché si è solidali con gli sventurati e le le vittime, e dove c’è sventura e vittima l’umano percepisce inevitabilmente la presenza di profittatori, carnefici e oppressori. Anche nell’ultima enciclica papale non si sfugge a questa dialettica, per quanto essa vi sia nascosta.
  16. Quando mi si convincerà che un animale, quel preciso animale, ha commesso un’ingiustizia, allora sarò disposto ad ammettere che tra l’umano e l’animale non c’è alcuna separazione.
  17. Esiste una sorta di devastante coitus intellectualis interruptus. Tu sei sprofondato in un libro, sei immerso in un flusso di idee, stai dialogando nella tua mente con l’autore che stai leggendo, stai cercando di afferrare un concetto, e qualcuno ti dice qualcosa, o sei chiamato al telefono, o il tuo figlio autistico ti chiude di colpo il libro o il portatile. Traumi ripetuti, giorno dopo giorno. Sofferenza che chi non ha una vita intellettuale non potrà mai capire.
  18. La mistura più pericolosa e nefanda: quella tra furbastri e anime belle.
  19. Dimenticano che gli umani non sono rettili, non sono anfibi, non sono uccelli, non sono insetti: sono mammiferi. Intenda chi può.
  20. Cosa nel mondo delle idee vi è di più vago, inafferrabile e difficilmente condivisibile del concetto di felicità? Eppure oggi tutti discettano della felicità del bambino come del valore supremo. Ricordate voi se da bambini vi sentivate felici o infelici, perché, quando e per quanto tempo? E da adulti anteponete voi la vostra personale felicità a tutto il resto? Quello attuale è un mondo dominato dal paradosso e dalla contraddizione, sposati in un matrimonio fatale. Da un lato l’individuo è dichiarato valore supremo, la sua felicità un diritto, e la coscienza individuale è proclamata santuario inviolabile; dall’altro si predicano doveri, come quello della solidarietà, che non si sa bene su quale suolo dovrebbero attecchire, o miracolosamente sbocciare superando per magia l’isolamento del singolo e aprendolo al bene degli altri. Da un lato, nella cultura mainstream l’individuo nel discorso corrente è trasceso nel gruppo, inteso come minoranza dallo stigma positivo: i gay, le lesbiche, i migranti, ecc. Dall’altro esso è trasceso nella oscura massa dei moralmente reietti: quelli del Family Day, i Leghisti, gli oscurantisti, ecc. E il bello è che nelle manifestazioni pro unioni civili dell’altro giorno tutti apparivano, come spesso nei cortei colorati, non tesi e preoccupati, ma allegri. Forse perché, riconoscendosi l’un l’altro come moderni, aperti, civili, intelligenti, potevano sentirsi migliori dei loro avversari arretrati, chiusi, incivili e stupidi. Poiché la felicità, o ciò che passa per felicità, non è un assoluto, ma nasce per lo più dal paragone, dal confronto. Che non a caso ha un senso di violenza latente. Felicità dalla vittoria contro i moralmente inferiori, anche solo sperata e anticipata nella mente.

Micronote 51

gufo

  1. “La religione non c’entra niente, la violenza ha altre cause”: questa è una delle proposizioni più idiote in circolazione. “La religione non è la causa unica della violenza, ma uno dei suoi fattori” è già molto più prudente. L’errore sta sempre nell’isolare un elemento: come studiare il cuore o il cervello a prescindere dall’intero organismo e dalla funzione che il singolo organo svolge nel tutto. Quando il liberale medio dice “religione” ha di essa in testa il concetto borghese-occidentale moderno della religione stessa: un fatto dell’interiorità, del singolo individuo, un fatto privato. Negli altri mondi è un’altra cosa. Ma nemmeno nel mondo occidentale, pur con tutte le differenze che lo segnano, la religione è solo questo. Cos’è stampato sui dollari?
  2. Con Giovanni Paolo II inizia la spirale inflazionistica della Chiesa Cattolica: si moltiplicano a dismisura i viaggi papali, i santi vengono proclamati a centinaia, i giubilei diventano più frequenti. E si dilata, personalizzandosi, l’ego papale: che infatti si individualizza anche nel linguaggio colloquiale, sussumendo l’individualismo contemporaneo. La misura del cattolicesimo è sempre più una dismisura. Per questo la posizione di Francesco è sul filo di una lama.
  3. L’intellettuale italiano medio non è mai stato interessato a comprendere criticamente la realtà, il suo interesse principale è sempre stato la lotta. La lotta facile, però, e per lui redditizia. Vuole combattere battaglie per cui la vittoria sia già assegnata alla sua parte, per affermarsi ha dunque bisogno di nemici inoffensivi. Ma i nemici debbono rappresentare innanzitutto per lui una fonte di affermazione e di guadagno, devono essere nemici dell’intero forte gruppo sociale in cui l’intellettuale è inserito. Egli infatti non brilla per coraggio, ed è profondamente conformista. La caduta del mondo bipolare ha rappresentato per l’intellettuale italiano tipico una catastrofe, per la quale il fenomeno Berlusconi è stato un rimedio temporaneo. L’era di Renzi, che gli succede, produce necessariamente l’inedia dell’intellettuale. Con l’islamismo, poi, egli si trova in difficoltà, perché quello sfugge a tutti i suoi parametri culturali: del resto la cultura religiosa non è mai stata il suo forte. Per questo annaspa, ricorre alle sue formulette ritrite, e al massimo costruisce un altarino per accendere candele alla Costituzione.
  4. Chi dice la verità in politica perde le elezioni: vincono solo le pillole indorate, che abbiano sapore di destra o di sinistra. Ruolo efficiente e produttivo della menzogna. Questo è un dato sistemico, diciamo.
  5. Del nulla antico non c’è alcun ricordo.
    Di quello che verrà questo è caparra.
  6. Entri in consiglio d’amministrazione
    grazie a un amicone,
    grazie a un amicone.
    Non serve laurea non serve formazione,
    ti basta un amicone,
    ti basta un amicone.
    E se il tuo babbo ha più di un amicone
    saranno tue decine di poltrone,
    saranno tue decine di poltrone.
  7. Il suddito – dal latino subditus, termine composto con sub che significa sotto – è appunto colui che è sotto-posto, sotto-messo, sotto-stante ad un potere più alto, contro il quale non può nulla, e che non può nemmeno intendere nelle ragioni che lo muovono, negli interessi di cui è intessuto, e nel linguaggio che parla entro la sua sfera. Quanto negli italiani di oggi vi sia del suddito e quanto dell’uomo libero ciascuno può a suo modo e secondo le sue capacità giudicare.
  8. Un segno dei tempi: la distanza tra la figura del sindaco e quella del clown si sta progressivamente riducendo.
  9. C’è una differenza fondamentale tra una civiltà che compie atti atroci in contraddizione coi valori che essa stessa ha prodotto, e che risultano atroci proprio in relazione a quei valori – per cui quegli atti vanno nascosti (vedi Guantanamo ecc.), ed una civiltà che attua lo stesso tipo di atrocità, che però secondo le sue categorie fondative non sono atrocità ma atti di giustizia – per cui vanno esibite davanti al mondo (ISIS ecc.).
  10. Il nemico della dolcezza non è l’amaro. È il dolciastro, che oggi dilaga ovunque.
  11. Il desiderio di Sacro che molti percepiscono oggi fra la gente è lo stesso desiderio che prese gli Israeliti mentre Mosè riceveva la Legge sulla montagna: quello di avere un idolo visibile, una forma di potenza, su cui riversare i propri bisogni e brame invisibili, di cui essere servi, per godere di una particola della sua potenza. La forma suprema del sacro è il Serpente in Eden.
  12. Differenza di genere nel modo di fare la guerra?
    Noi abbiamo smesso di regalare fucili e pistole giocattolo ai maschietti (preferiamo che si divertano con videogiochi dai contenuti violentissimi), e c’è chi si compiace del bambino che gioca con le bambole.
    È giunto forse il tempo di tornare a donare ai nostri figli armi giocattolo, e anche alle nostre figlie?
  13. Ascolto una puntata di Tutta la città ne parla sul Terzo Programma della radio. Argomento lo smog che attanaglia le città. Unico imputato l’automobile privata. Come se non esistessero altri fattori. Senza distinguere tra i carburanti utilizzati, tra l’altro. Evidente la concezione sacrificale dell’auto come emblema di tutto ciò che si odia. Evidente non praticabilità delle soluzioni finali prospettate, in chiave apocalittica. Ma questo è un filone importante nel pensiero progressista, lo so bene.
  14. Tosse, bronchite e raffreddore,
    dalla stradina nessun rumore,
    all’alba un cielo senza chiarore,
    un merlo affamato sogna le more.
  15. La lode delle persone semplici tessuta da quelli che semplici non sono, e hanno molto potere, è sempre sospetta.
  16. Naturalmente la logica dice che se è vero che persone esperte possono anch’esse combinare disastri, pensare che la soluzione sia far largo agli inesperti e ai babbei è folle.
  17. Quelli di Radio3, Fahrenheit, Tutta la città ne parla, e altre trasmissioni che ascolto, ce l’hanno a morte con l’identità. Quando sentono la parola radici diventano come tori davanti a una muleta. No, per loro una civiltà non deve essere pensata come un albero con radici e rami, ma piuttosto come un fiume in cui si mescolano le acque di infiniti affluenti, e tutto si contamina e si meticcia. Come se questo salvasse gli umani dalla violenza, e il primo meticciamento non fosse quello delle armi. Ogni ricerca di radici alle loro narici puzza di fascismo. Radici di famiglie e di popoli e di nazioni, che orrore! Naturalmente l’orrore è solo per le radici bianche, europee e occidentali.
    Quando sento la parola radici a me invece viene in mente Kunta Kinte, l’eroe nero di Alex Haley, e anche una frase di Simone Weil: “Chi è sradicato sradica”. Che era in verità riferito ai nazisti.
  18. Molti degli attuali ministri sono idioti, nel senso greco originario del termine, cioè uomini dal ristretto orizzonte, e quindi incompetenti. I provvedimenti sull’inquinamento – esposti da un ministro che veramente sembra un poveraccio, che al massimo potrebbe forse gestire una tabaccheria – ne sono la conferma. Il dramma dell’Italia è che l’alternativa al governo degli idioti gestiti da un furbacchione sembra essere quella di un governo di esagitati, dementi, energumeni e folli.
  19. Quando si entra in una (impossibile) discussione con un animalista integrale ci si trova davanti a una linea di pensiero ostile al principio di non-contraddizione. Da un lato infatti l’animalista sostiene che tutti gli esseri senzienti hanno gli stessi diritti perché per natura sono sullo stesso piano, e che nessuno può stabilire che la vita di un topo valga meno di quella di un umano, e che l’antropocentrismo è un orrore assoluto; dall’altro l’animalista invoca la responsabilità degli umani verso tutti gli animali, responsabilità che nessun’altra specie evidentemente si assume, nemmeno gli evoluti scimpanzè, perché essi “non guidano macchine e non vanno al cinema”: in questo modo l’animalista pone (ed è l’unica cosa giusta che fa) una differenza ontologica tra la specie umana e le altre, senza percepire minimamente quali siano le conseguenze teoretiche di questa differenza affermata. Ma la cosa più sconvolgente è che l’animalista è strutturalmente incapace, a causa della natura paradossale dell’essere animalista, di cogliere la realtà della natura: gli spietati meccanismi di dominanza che governano le specie, la necessaria distruzione di innumerevoli giovani vite, degli individui deboli, malati, la predazione: da tutto ciò l’animalista medio distoglie lo sguardo, affamato di scene come quelle di gattini e topolini abbracciati, di gattini che giocano coi pitbull, ecc.: il mondo animale come mondo di sdolcinata pace, esattamente quello che non è. Certo che potrai fotografare il giovane lupetto che gioca con un agnello, e una foto del genere commuoverà le anime belle che affollano il Web. Ma la realtà naturale non è quella, quella è una mistificazione, una delle tante realizzate dall’unica specie che le sappia creare, quella che ha creato anche l’animalismo.
  20. Tutta la sapienza tragica degli ultimi tremila anni si condensa in questo distico, le cui profondità sono quasi insondabili, e che è leggibile e interpretabile a diversi livelli e con strumentazioni critiche differenti:
    “Non c’è scampo per il poveretto,
    e nemmeno un gamberetto”.

Micronote 50

gufo

  1. La prima preoccupazione del riformista italiano è cambiare il nome delle cose.
  2.  Da quando mi interesso alla politica, da mezzo secolo, ho sempre sentito i politici italiani riempirsi la bocca di “si deve”. Un “si deve” quasi mai legato ad una precisa determinazione di tempo. I ministri e gli uomini politici in carica non dovrebbero mai parlare in termini di generico dover fare. “Si deve fare questo”, “si deve fare quello” è la lingua dell’uomo della strada, del singolo cittadino che invoca interventi. Il dovere del politico nelle circostanze normali è agire nell’ora presente, senza esprimere vaghi desideri, speranze, auspici o “dovere”.
  3. Per me i Beatles sono sempre stati pecore belanti, anche quando ero adolescente. Canzoncine per bambini, come del resto poi quelle di Battisti e di quell’ipocrita di De André. Ero esterno alla mia generazione, lo ammetto.
  4. Ci vorrebbe un undicesimo comandamento: non farti prete invano.
  5. Disse il Maestro: “Il potere sopra gli altri umani, che è ciò che l’essere umano desidera più di ogni cosa, si può raggiungere in due modi principali: mediante la ricchezza di forza o di beni materiali o mediante la povertà di forza o di beni materiali. Più sincero è il primo modo. Perché anche l’asceta che si priva di tutto può conseguire l’ammirazione dei molti, può divenirne l’idolo, e dirigerli a proprio piacimento, e mascherare come assoluta indifferenza la sua sconfinata brama di potere”.
  6. Anche se chi lo emana è l’uomo più povero del mondo, il potere sacro, finché è tale, attira il denaro come la calamita il ferro, come il miele le mosche.
  7. Una folla di persone libere è impensabile. Se sei in una folla diventi folla, perdi l’individualità, perdi te stesso, e applaudi Salvini, o Grillo, o il ducetto di turno.
  8. Un fenomeno di questi anni targato Facebook: l’ingiunzione di condividere.
  9. Si può toccare il fondo solo se il fondo esiste, ma la sua esistenza non è mai stata inconfutabilmente provata.
  10. Ma quanto si è lavorato nel corso dei millenni nelle curie e negli episcopati, affinché attraverso la cruna dell’ago evangelico passino anche i cammelli?
  11. Episcopi contra Papam pugnantes. Per un non-papista come me, che attende da sempre una riforma del papato dall’interno, il tempo presente è gioioso. Ma penso che la guerra interna alla Chiesa iniziata con l’invenzione del Modernismo da parte di Pio X, e continuata con alterne vicende passando attraverso il Vaticano II, durerà due secoli.
  12. La tragedia della filosofia è stata il suo divorzio dal coraggio.
  13. È una visione ingenua, che sento riproporre fin da quando, negli anni Cinquanta, si diffuse nelle famiglie la TV, quella di un tempo felice, pre-tecnologico, in cui le famiglie raccolte intorno al desco per il pranzo e la cena avrebbero vissuto intensi momenti di comunicazione e dialogo tra le generazioni, mentre la televisione avrebbe ucciso la conversazione. Non è affatto vero che il televisore sia causa di silenzio: guardando insieme un programma nelle famiglie nucleari moderne si comunica di più di quel che accadeva nelle antiche famiglie patriarcali contadine, in cui spesso anche i sessi erano separati, le donne silenziose servivano il cibo agli uomini, e solo il patriarca e i maggiori tra i figli maschi prendevano ogni tanto, parcamente, la parola. La cena era luogo di silenzio, non di dialogo nella civiltà contadina. E marito e moglie si parlavano pochissimo, comunicavano realmente ancora meno. E la separazione tra i sessi era visibile anche nelle chiese. Ma eterna nell’umanità è l’idealizzazione del passato.
  14. Il vero scontro nella Chiesa oggi è uno scontro di ecclesiologie. Chi non capisce questo non capisce nulla. Lo sapete, nevvero, che ci sono due papi viventi? Col suo ritiro, Ratzinger ha compiuto un gesto infinitamente più rivoluzionario di tutti quelli che potrà compiere Bergoglio.
  15. “Abbiamo diritto anche noi a una vita normale”, ripetevano i Cartaginesi assediati dall’esercito romano.
  16. E però una differenza essenziale c’è tra l’usare le etichette come kalashnikov e l’usare i kalashnikov contro le etichette. Tra l’usare le parole come pietre e l’usare le pietre come parole.
  17. Poche espressioni sono tanto fallaci quanto “farsi un’opinione”. L’opinione uno non “se la fa”: nessuno, o quasi nessuno, ha questo potere di autonomo costruttore di pensieri, per quanto volatili. Noi le opinioni le prendiamo a prestito di qua e di là, le imitiamo. Anche in questo gli umani sono mimetici. E gli “opinion maker” giornalistici sono generalmente solo maneggiatori di idee altrui, in una spirale senza fine. “Ho le mie idee”. Ma sei sicuro che siano tue? Quando te le sei fabbricate? Da chi le hai prese? “Leggi questo per farti un’opinione”. Vorrai dire: “Prova un po’ a copiare quello che scrive costui”.
  18. La realtà è immensamente complessa. La sua complessità genera dubbio e incertezza. Gli umani non amano vivere nel dubbio e nell’incertezza. Dunque gli umani si ritagliano piccoli frammenti della realtà, li definiscono l’unica Verità, vi si appigliano con tutte le loro forze, ed espellono e perseguitano quelli che non riconoscono lo stesso valore allo stesso frammento a cui essi hanno legato la loro vita.
  19. I nodi della guerra attuale sono così intricati e numerosi che chi si impegna a scioglierne uno ne aggroviglia altri. Qualsiasi posizione venga assunta, ha un risvolto di falsità, o anche più d’uno. Non c’è scampo, e non c’è alcuna giustizia possibile, perché qui il più giusto si muta in ingiusto. E’ una situazione di carattere mitologico, violento e sacrificale, che i nostri occhi di occidentali si rifiutano di vedere. Intravediamo appena i morti di Beirut, quelli africani per noi non esistono, e tuttavia siamo pronti a flagellarci per la nostra scarsa sensibilità. Mai una civiltà nell’intero universo è stata così avanzata e così ipocrita.
  20. A che giova chiedersi di chi siano le maggiori responsabilità,? A che serve cercare capri espiatori contro cui indirizzare la propria rabbia impotente, scagionando sempre se stessi da ogni colpa? A che serve accusare questi e quelli, quando i denti del drago sono stati da tempo seminati, e dal suolo iniziano a sorgere guerrieri? Ovunque emergeranno idre di Lerna, le loro teste tagliate rispunteranno incessantemente. Non è più il tempo di Eracle, e nemmeno dei suoi pallidi e presuntuosi imitatori: è il tempo di tragici clown.
  21. Sono nato in casa, estratto dal medico condotto col forcipe. Nascita traumatica, esperienza sensoriale negativa, diciamo. Poi il seno materno negato, perché non digerivo il latte umano, sostituito da quello di capra. Che non era Amaltea. Ciò non è stato senza conseguenze fisiche e psichiche: si determinarono allora i presupposti per la mia insofferenza della psicoanalisi, e la mia tendenza ad una visione seria del mondo.
  22. Vedo un gran dibattere sulle cause del terrorismo jihadista. C’è chi le individua nella povertà dovuta allo sfruttamento capitalistico, all’emarginazione di grandi masse, e in definitiva accusa l’Occidente; c’è chi ne incolpa l’Islam in generale, e chi mette sotto accusa gli interessi dei Paesi del Golfo, ecc. Da tutte le analisi manca il convitato di pietra: mai un’analisi dei testi fondanti dell’islamismo radicale, mai appare l’auto-comprensione dei jihadisti, non si discutono mai i loro riferimenti teorici. Come se i fondamentalisti islamici non avessero né voce né pensieri. Inquietante.
  23. Difficile ragionare con gente abituata al benessere e alla bambagia occidentale che all’improvviso urla il bisogno di Radicalismo e Ideali, invoca la mobilitazione contro il Male, e scambia per anelito spirituale il sussulto delle proprie interiora.
  24. Nessun essere umano può permanere in una condizione di empatia generalizzata con tutti i perseguitati, gli sventurati, i sofferenti e i disgraziati del mondo. Sono troppi. Non c’è sopravvivenza senza un grande oblio. Chi accusa questo e quello, o un generico “noi”, di falsa coscienza perché dimentichiamo questa o quella sventura di questo o quel popolo è, lui sì, in una condizione di falsa coscienza. Da sempre, un certo grado di indifferenza alle sofferenze degli altri è ambivalente, perché le sofferenze sono causate in parte dalla natura, in parte da altri umani: partecipazione emotiva significa dunque anche disposizione a difendere e vendicare l’altro, ed è principio anche di guerra, non solo di pace.
  25. Se la vita è così dura
    è perché c’è la Congiura,
    la Congiura Universale:
    Loro vogliono il tuo male,
    e programmano Invasioni,
    scie chimiche, esplosioni,
    e collassi finanziari,
    per fregarti i tuoi denari.
    Sono Ebrei e Americani,
    sono Turchi e Musulmani,
    sono Negri ed Emigranti,
    di sicuro sono tanti,
    tutto il giorno a congiurare
    sopra e anche sotto il mare,
    ed in mezzo c’è Big Pharma
    che vuol trasformarti in tarma,
    con scienziati compiacenti
    che coi loro esperimenti
    intontiscono le menti.
    Ma tu certo non la bevi,
    voti Grillo, a lui sì credi.
  26. Pulvis et umbra sumus, et in internet navigantes.
  27. Per mesi quelli del PD hanno ripetuto il mantra “quarantuno per cento alle europee”. Il mio mantra è invece “quarantasette per cento di analfabeti funzionali”. Perché questo Paese sta sprofondando nell’ignoranza e nell’emotività, confuse e intrecciate insieme.
  28. Il Vangelo comanda di non odiare nessuno, anzi di fare del bene a coloro che ci odiano. Ma non comanda di stimare tutti nella stessa misura. Perché i talenti non sono distribuiti in misura uguale, e anche il loro uso non è lo stesso da parte di tutti.
  29. L’idea di “ponte” viene spesso opposta a quella di “muro”. Il ponte unisce, il muro separa. Ma ci sono separazioni buone e unioni cattive. E ci sono anche i ponti come strumento di guerra, da più di duemila anni. Ponti fissi e ponti mobili. Chi si ricorda di Caio Duilio?
  30. Quando si dimentica l’irriducibile complessità del mondo, ci si fissa sopra un’idea particolare, si dichiara guerra ad un Nemico in suo nome, ci si accanisce contro i suoi critici e avversari, allora quell’idea particolare perde i caratteri della razionalità, si trasforma in agente del contagio mimetico e si volge in menzogna. La sfera mediatica è impregnata di idee particolari, ovvero di menzogne in lotta tra loro.

 

Micronote 49

gufo1. L’indipendenza di uno Stato che per rimanere tale ha bisogno permanente delle armi altrui è un’indipendenza relativa, e può essere anche meramente nominale. L’integrità del vaso di coccio dipende dai movimenti del vaso di ferro. Se poi il vaso di coccio è un vasetto…
2. Riconosco il valore di Ingrao, ma sono contento di non avere mai sognato il suo stesso sogno.
3. La globalizzazione è tale perché non ammette nulla di esterno a se stessa. Ciò che si pensa essere esterno ad essa, fuori di essa, è come il buco in una fetta di formaggio: ne è comunque parte.
4. «Nessun maggior dolore / che ricordarsi del tempo felice / nella miseria». Ma la felicità ha questa natura: risplende tanto più viva nel nostro cuore, e con tanta maggiore realtà, quanto più è distante nel tempo, e perduta. Quando è presente la percepiamo a malapena, e a volte ci sfugge. Mentre quella futura è un fantasma, anche se sorridente. Infine, essa è come la sua sorella, la bellezza, che cogliamo nella sua verità solo quando è da noi irrimediabilmente lontana.
5. Guai a voi, preti e vescovi ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci!  (Matteo 23, 13)
6. E dunque antiche sofferenze e risentimenti di altre stagioni possono perdere almeno in parte la loro amarezza se la memoria è investita dalla luce sinistra del presente. Una luce di follia, perché sempre la follia in varie forme pervade gli imperi al tramonto. Tutti, qualsiasi sia la loro forma.
7. C’è un’espressione che condensi tutta la stupidità, coglioneria e spirito di gregge della lingua parlata dall’italiano di oggi, massime se giornalista televisivo? Sì, c’è, ed è questa: il combinato disposto.
8. «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio» è una frase certamente pronunciata da Gesù in riferimento al Regno che lui pensava imminente, che avrebbe trasformato radicalmente la vita degli umani. Ma il Regno non è venuto, e le vicende umane continuano secondo la loro ratio: economia, potere politico e religione non sono mai separate, ma si intrecciano. Pensare che nell’attuale scacchiere mediorientale si possano dividere la logica religiosa e i conflitti che instaura dalla logica politico-economica e i conflitti che genera è un pensare futile. Templi, moschee e chiese costano, le fedi regolano la vita di miliardi di umani, e il potere è uno solo in mille forme. I cesari di Roma venivano venerati come dèi, e dopo morti ricevevano l’apoteosi, e Putin si erge a difensore del cristianesimo contro l’Occidente degenerato, che tale è anche secondo gli islamici. E anche la Destra americana innalza vessilli cristiani. Mi fanno pena i laici nostrani, che si pensano intelligenti e non capiscono nulla.
9. Ecco la famiglia secondo Gesù:
– Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti». Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre». (Matteo 12, 46-50)
10. Una verità che quasi tutti gli umani non vogliono avere davanti agli occhi è che tutto ciò che nasce deve anche morire.
11. «Lo Straniero, l’Altro, il Diverso, a cui ti vuoi aprire, che vuoi accogliere, che vuoi vedere simile a te, tuo prossimo, come ti vede?
Ma non importa, lui non viene solo, non vengono solitudini, ma gruppi, comunità, e ovunque vadano cercano il simile. Non giungono atomi dispersi, pronti ad aggregarsi ad altre molecole di atomi differenti. Si formano aggregati di simili. Quartiere ebraico, quartiere cinese, quartiere polacco, quartiere italiano, quartiere greco, quartiere cingalese, quartiere nigeriano. Il diverso è il simile, il simile è il diverso». (John Chung, “Diversity”, 1998)
12. Della parola nichilismo si è abusato quasi tanto quanto della parola emozione. Dal canto mio, preferisco di gran lunga la prima.
13. Come mi piacciono quelli che mi invitano ad ascoltare le loro profonde ragioni e non danno alcun ascolto alle mie, che mi invitano ad avere dubbi e non ne manifestano alcuno, che mi ingiungono di abbandonare le mie certezze, e non danno alcun segno di lasciare le loro.
14. Un fenomeno tipico dell’umano, che lo definisce pienamente, è questo: molti ragionano dell’umanità come se essi stessi appartenessero ad una specie differente.
16. Finalmente il sogno di Paracelso, creare l’Homunculus, viene realizzato su scala planetaria.
17. Dicono che se le tasse fossero più basse, tutti sarebbero meglio disposti a pagarle. Ma è evidente che, se anche vi sono differenze tra un Paese e l’altro nell’etica pubblica e nel senso di appartenenza alla comunità (che in Italia non sono un gran che), la disposizione individuale a pagare le tasse è ben più saldamente legata alla probabilità che l’evasione venga individuata e alla gravità della sanzione penale e sociale cui si andrebbe incontro. L’Italiano medio, potendo, evaderebbe anche una tassa dell’1%. E troverebbe tutte le giustificazioni immaginabili possibili, lo so per certo.
18. E infine mi è del tutto evidente che di Dio singoli e gruppi sempre si fanno l’immagine che più loro si addice, quella che più sentono conveniente ai loro languori o ai loro furori, e quella immagine coltivano scrupolosamente o accarezzano ogni tanto, e sempre difendono come se fosse una realtà trascendente. Perché difendendo quell’immagine difendono se stessi, e la loro anima, o il loro grumo di appetiti e pulsioni. Difendono cioè quello che hanno caro sopra ogni cosa: la loro stessa identità. L’umano è sempre un idolatra.
19. La profonda repulsione che l’italiano prova per ogni regola, anche per quella che gli garantirebbe la sicurezza personale, è particolarmente evidente nel comportamento stradale dei ciclisti.
20. Chiesa e famiglia. Nella prima lettera di Paolo a Timoteo sta scritto: «Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?». C’è del relativo nella Sacra Scrittura…
21. In che cosa la vita di un cattolico borghese medio si distingue da quella di un non-cattolico borghese medio, a parte la frequenza alla messa domenicale? Quella cosa non l’ho mai trovata. Soprattutto non ho trovato un diverso rapporto al denaro.
22. Oscurità che si crede luce, balbettio che si crede parola, asini che profetizzano.
23. Il sentiero della conoscenza è incerto e pieno di insidie. C’è il pericolo costante di scambiare verità parziali e contingenti per verità trascendenti e universali. L’assenza della consapevolezza di questo pericolo definisce l’ignorante.
24. Mi ha sempre commosso l’ansia di esprimere le proprie idee dimostrata da molti che di idee non ne hanno alcuna, né propria né altrui.
25. Se ad un bicchiere di vino aggiungi un bicchier d’acqua, nella bevanda che ottieni il vino è ancora riconoscibile. Se versi un bicchiere di vino in un ettolitro d’acqua, quel che ne esce non può essere chiamato acqua e vino, definirlo così è una frode. Lo stesso è dei concetti. C’è una divulgazione in cui essi rimangono concetti, anche se diluiti, e c’è un’estrema volgarizzazione, in cui non esistono più come tali. Questa estrema volgarizzazione è quella dominante nel mondo contemporaneo.
26. La mia idea è che il cristianesimo istituzionalizzato, massime la Chiesa Cattolica, dovrebbe liberarsi di una immensa quantità di orpelli, soprattutto culturali, che ora impediscono a buona parte del mondo di cogliere il senso profondo del messaggio cristiano, e quindi anche di accoglierlo o rifiutarlo con piena consapevolezza. Ma penso anche che, nonostante ciò che sembra apparire dalle prime scene del nuovo pontificato, la spoliazione necessaria non sarà possibile. Essa richiede un’audacia teologica straordinaria, di portata ben superiore anche ad eventi inauditi e senza precedenti in duemila anni, come quello dei due papi che pregano insieme.
27. Se ci sono persone che, non potendo generare figli, affittano un utero, quanto più numerose sono quelle che, non potendo pensare, dovrebbero affittare un cervello. Ma della prima incapacità ci si accorge, della seconda no.
28. C’è un criterio per distinguere la dotta ignoranza del sapiente dall’ignoranza autentica dello stolto? Il più immediato è questo: la prima è molto difficile da comunicare, la seconda è contagiosissima. Lo si vede nei social media.
29. Tutti contro l’Omologazione. Mai che si senta uno che parli o scriva a suo favore. E quasi tutti contro Questa Società. Omologazione e Questa Società non hanno sostenitori, se non pochissimi. Dunque sono deboli, debolissime, spacciate. Fra poco celebreremo i loro funerali e vivremo felici nell’Altra Società.
30. Perché un intellettuale, poeta, scrittore, artista acquisti uno status superiore, diventi cioè in qualche modo un idolo, ottenga quindi una sorta di divinizzazione, gli è necessaria una di queste due cose: o la morte violenta o la follia.

Micronote 48

gufo1. Se un alieno mi chiedesse di spiegargli la nostra cultura, comincerei dicendogli che noi negli ultimi due secoli abbiamo prodotto una massa enorme di riflessioni sull’eros, e molto poco o quasi nulla sull’amicizia.
2. Negli anni Settanta infuriava un’epidemia di psicanalite, e io mi sono vaccinato. L’effetto della vaccinazione è permanente. Nei decenni successivi ho avuto molti contatti con la psicanaglia italica, senza riportarne alcun danno.
3. Gratta e perdi. Gratta un po’, e dal piccolo borghese italiano emerge il fascista, magari convinto di essere di sinistra o di non essere niente di preciso. No, quello di piccola borghesia è un concetto zoppicante. Sostituiamolo con ceto medio insicuro e risentito. Resta il fascismo potenziale, la fascinazione della potenza totalitaria mai sopita, il sogno di una forza che risolva i problemi con la scure.
4. L’ accettazione delle differenze pone un insolubile problema di fondazione. Dove si colloca, e come, il discrimine tra le differenze da accogliere e quelle da respingere? Perché non esiste alcuna società umana che respinga ogni differenza, e ugualmente non può esistere  alcuna società che le accetti tutte. L’equilibrio, infine, mi pare stabilito di volta in volta dai rapporti di forza, secondo le declinazioni che la forza assume nei vari contesti socio-culturali.
5. Il compimento di una vita (esistono vite compiute e incompiute?) implica l’esistenza del compimento.
6. Non c’è spettacolo più deprimente di quello offerto dal piccolo borghese nord-italico, che sogna risibili secessioni indolori, e ora, impaurito di fronte a profughi e migranti perché teme di perdere il suo benessere, abbaia rabbiosamente sui social media, invocando muri e durezza, ma alla vista di un’arma qualsiasi si cacherebbe addosso.
7. Quando fanno un discorso, i politici si rivolgono alle viscere di chi li ascolta, per dirigere le sue emozioni, e additano nemici. Fanno sempre esattamente quello che un uomo saggio non deve fare. Politica e filosofia non possono convivere. I politici sono inevitabilmente gli assassini di Socrate. E nella Bibbia il fondatore della prima città, della prima polis, non a caso è Caino.
8. Il politico italiano deve ottenere i voti di un elettorato composto per il 47% di analfabeti funzionali (tra i quali, temo, anche molti politici). Questo spiega molte cose.
9. Non c’è nulla di più terribile del conflitto tra diritti.
10. Questa è una nota formale che non ha una valenza politica immediata. Quando si divide il campo tra gli umani e le bestie, si compie un atto che rimanda ad un’attitudine ancestrale, e che trova molte corrispondenze nell’antropologia. Sappiamo infatti che in molte culture tribali i membri della propria tribù venivano designati come uomini, mentre gli appartenenti a tribù vicine e rivali erano le pulci, i cani, ecc. Tale attitudine è consustanziale all’umano, e può riemergere in qualsiasi momento, in tutte le culture. Per quanto ci possa apparire spregevole e malvagio un nostro avversario, la sua espulsione verbale dalla sfera umana e il suo abbassamento all’animale è un atto culturalmente gravido di implicazioni estremamente negative, e strettamente connesso alla violenza.
11. A proposito di matrimonio cattolico, penso ai tanti casi in cui l’uomo unisce ciò che Dio voleva mantenere diviso. Voleva? A me pare che la volontà di Dio sia lo scoglio su cui si infrangono tutte le teologie, nessuna esclusa. E anche le pratiche di tutte le chiese, nessuna esclusa.
12. Un vecchio saggio è sempre e solo un saggio che è diventato vecchio. La specie è stata sempre rara, oggi appare quasi estinta.
13. Tra bontà e buonismo c’è di mezzo il mare. No: l’oceano. Distinguere è però difficile, perché la nostra è un’epoca emotiva e sentimentale.
14. Tutti gli esseri umani sono simili. In questo: mal sopportano le differenze che non sono istituite e controllate da loro stessi.
15. Tutti i cattolici integralisti che conosco spirano risentimento, livore e odio, diversamente miscelati e graduati. Hanno bisogno anzitutto di nemici da condannare, e di avere sopra di sé autorità che esercitino anzitutto giudizio e condanna. Ma questo non avviene solo nella Chiesa cattolica, è un carattere essenziale di tutti gli integralismi.
16. La casa, disse, è troppo vasta, il sole
non la raggiunge mai, la strada
empia e contorta che svanisce a volte
puoi vederla di notte scintillare.
17. Un’analisi approfondita della tanto vituperata indifferenza ne porta alla luce la natura ambivalente. Essa infatti da un lato determina disinteresse nei confronti degli altri e ripiegamento sul proprio interesse personale, dall’altro immunizza dal contagio mimetico della violenza. Questa infatti tanto più facilmente dilaga nelle società in cui sono forti i legami clanici e gli obblighi solidaristici interpersonali, le società pre-moderne, nelle quali ad esempio la vendetta per l’uccisione di un familiare, di un amico, o di un membro del clan, è un obbligo assoluto. Proprio perché in esse non vi è indifferenza, nelle società tradizionali è facilissimo che si verifichi l’offesa, che un gesto involontario venga letto come un insulto, che una parola fuori posto scateni una reazione violenta. L’indifferenza ha due volti, e noi ne vediamo solo uno.
18. Ascolto Antonio Prete sostenere che la poesia è per essenza la realtà più antitetica alla guerra. Mi dovrebbe spiegare come mai la poesia nasce come epica… Ha mai letto l’Iliade? Gli ultimi libri dell’Eneide? Il Bhagavadgītā?
19. “O voi che lodate sempre la memoria”, disse il Maestro, “sappiate che essa è il principio della riconoscenza e del pentimento, ma anche della vendetta”.
20. La memoria dei popoli è spesso come quella dei vecchi: ricordano meglio i fatti lontani, e peggio o per niente quelli vicini nel tempo. Così nella memoria dei Serbi è impressa indelebilmente la sconfitta del Kossovo (1389) e in quella degli Ungheresi la sconfitta di Mohács del 1526. Entrambe ad opera dei Turchi musulmani che si stavano espandendo verso l’Europa. Questo dovrebbe far comprendere il substrato profondo delle ansie di oggi. Se lo sguardo si ferma solo all’ultimo secolo non afferra la realtà.
21. Alcuni ormai usano liberista come insulto, altri come offesa sindacalista.
22. La legge di gravità vale anche per le nazioni. Un Paese piccolo orbiterà attorno ad uno più grande, necessariamente. E anche entro una unione di Paesi, di qualsiasi tipo sia, ve ne sarà sempre uno dotato di maggior forza gravitazionale, come la Germania in Europa. Ma attenzione alla densità, perché vi sono Paesi piccoli ad alta densità tecnologico-militare (Israele) o finanziaria (Svizzera), ecc. Catalogna e Veneto non saranno mai del primo né del secondo tipo. E non saranno mai nemmeno un Afghanistan o un Vietnam, perché sono imbelli.
23. Disse che il Diavolo ha fatto due tentativi per introdurre il caos nel mondo e sovvertire la Creazione cancellando le differenze poste da Dio. Disse che il primo lo ha fatto all’inizio, persuadendo Adamo ed Eva che potevano essere come Dio mangiando il frutto della conoscenza del bene e del male. Disse che il secondo tentativo lo sta facendo ora, persuadendo gli umani che sono animali, e che gli animali sono come loro, che non c’è nessuna differenza.
24. Non c’è niente da fare: solo ciò che è perduto è veramente bello.
25. Instancabilmente, gli psicoanalisti secernono una poltiglia di pensieri, e la offrono come pensiero. E da decenni gli occidentali la bevono.
26. Non conosco alcun critico delle certezze altrui che non ne abbia lui stesso molte e inscalfibili
27. Il se stesso, il me stesso di cui parliamo, di cui andiamo alla ricerca e che spesso difendiamo violentemente non sono che la sistemazione provvisoria di un tessuto di relazioni intricatissimo e in continuo rifacimento, e che muta i suoi colori col passare del tempo.
28. La cosa splende di una luce dura,
mentre tu sei dentro l’eterna caccia
e perdi ogni peso, ogni misura
lasci lungo il sentiero senza traccia,
l’angelo dell’autunno sulla faccia.
29. Basta con questa esaltazione a priori del nuovo e del cambiamento e del meticciamento. Perché voi li sognate indolori. Ma nella storia sono stati sempre accompagnati da lacrime, sangue e immani sofferenze. Sono inevitabili? Ma l’inevitabile non è una categoria del bello, e sovente si accompagna al terribile.
30. La polis greca non è nemmeno concepibile senza il tempio (e il sacrificio), e dunque pensare che la religione e la politica siano due realtà originariamente e per sé separate è pensare malamente. La loro separazione concettuale è un fatto storico, e per ciò contingente. A noi sembra ovvia solo perché viviamo in questa cultura e in questa epoca.

Micronote 47

images1. “Per pensare davvero, cioè liberamente, occorre pensare contro il proprio tempo”.  “Io, che penso jihadisticamente, penso forse contro il mio tempo?”
2. Qualcuno si chiese: se l’Islam è intrinsecamente una religione di pace, perché al Profeta vengono attribuite tante spade?
3. Se Gesù avesse esplicitamente ordinato agli apostoli di non impugnare mai un’arma, come si spiegherebbe il fatto che nel cenacolo due apostoli avessero una spada?
4. Lo scontro di civiltà è una cosa orribile, ma pensare che possa avvenire solo se qualche gruppo di occidentali bastardi spingerà gli islamici in un angolo costringendoli a radicalizzarsi, e che evitarlo sia una cosa semplice, è da ingenui o da filistei.
5. Totalitarismo. Può una società democratica, che considera tra i suoi valori fondamentali la lotta all’omofobia e la non-discriminazione delle persone in base al genere e agli orientamenti sessuali, tollerare al suo interno l’esistenza di organizzazioni omofobe che attuano sistematicamente la discriminazione delle donne, impedendo per statuto ad esse in quanto tali di accedere ai loro livelli più alti? Può dunque una società progredita e progressiva tollerare le pratiche omofobiche e l’ordinamento antifemminista della Chiesa cattolica?
6. Varoufakis, Corbyn, ecc. come eroi di un nuovo ideale Vietnam antimperialista. Da decenni, non potendo disporre di eroi loro, molti italiani li cercano disperatamente ovunque. Ridere? Piangere?
7. Nell’Occidente contemporaneo la sfera dei diritti individuali-privati si è dilatata, e i diritti nella scena collettiva sono presenti come diritti del singolo, anche quando appaiono riferiti ad un gruppo. I diritti dei neri, ad esempio, sono in realtà pensati come diritti del singolo individuo in quanto è nero, non propriamente come diritti di una comunità. Sono pensati nella chiave di una omologazione generale. Al collettivo sono invece riferiti i doveri: dell’amministrazione, delle istituzioni, dello Stato. Insomma, l’individuo nel comune sentire è tendenzialmente portatore di soli diritti (il diritto di avere diritti), mentre la sfera del dovere si rattrappisce, tende all’esaurimento, alla consunzione nel singolo, e i suoi residui vengono espulsi verso entità collettive, che tuttavia sono composte da individui. Questo non può che determinare corruzione, gravi problemi anche a livello economico, e generale debolezza di fronte alle minacce esterne.
8. Ragione e sentimento sovente non seguono la stessa strada e quando lo fanno spesso è quella sbagliata.
9. Occidente contemporaneo: dallo Stato etico allo Stato sentimentale.
10. Una cosa mi è chiara: i contemporanei non possono comprendere il loro presente, non è mai successo e non accadrà mai. Qualcuno soltanto, rara avis, capisce qualcosa, e gli viene tributato grande onore (spesso postumo). La stragrande maggioranza è convinta di capire tutto, ma questo tutto ha la breve misura della loro dimensione infima. Per quella particola di comprensione che sono convinti di possedere saldamente, tuttavia, essi sono pronti a scannarsi, perché gli umani bramano il sangue: da noi metaforico, al momento, altrove realissimo.
11. Nella mia visione, il nucleo della Bibbia e i Vangeli presentano un messaggio fondamentalmente antisacrale. Questo messaggio antisacrale è già nel Dio senza nome né immagine dell’AT, e si conferma in Gesù, l’uomo in cui vediamo il Padre. Sacro significa anzitutto sacrificio, e nella Bibbia si fa strada (in modo dialettico) l’idea che a Dio i sacrifici non interessino affatto, ecc. Il sacro è cratofania, epifania della forza, e Gesù viene nella totale debolezza di un bambino inerme. Ma lo scontro tra il Sacro e Dio pervade tutta la Bibbia, appare nei Vangeli e perdura nei 2000 anni di Cristianesimo. Il Cristianesimo è una realtà paradossale e intimamente conflittuale. E il sacro riappare anche nella messa cattolica, in cui un sacer-dote celebra il sacri-ficio di Cristo. Paradosso: poiché chi lo ha ucciso non intendeva fare un sacrificio, ma un’esecuzione capitale, che per i Romani era già cosa tutta profana. Sacro e Potere sono legati, la Chiesa nei secoli in quanto gestiva il sacro si è fatta potente (in futuro probabilmente sarà di nuovo perseguitata, anche in Europa, e forse sarà un bene).
12. “La democrazia l’hanno inventata i Greci” ripetete come pappagalli. Ma lo sapete che i Greci hanno inventato anche la demagogia, l’oligarchia e la tirannide? Rovinoso per l’intelligenza è darsi in pasto ai nomi.
13. La natura filtrata dalle fiabe politicamente corrette inoculate ai bambini è talmente distorta e stravolta, così alienata, che le nuove generazioni sono totalmente separate dalle piante e dagli animali quali realmente sono. A suo tempo lo vidi a scuola, dove gran parte degli allievi ignorava, tanto per fare un esempio, la differenza tra bue e toro. Il processo è iniziato da anni: ricordo la fiaba di Cappuccetto Rosso inscenata nell’asilo di mio figlio, vent’anni fa, in cui il lupo non veniva ucciso dal Cacciatore (non sia mai che costui possa avere un ruolo positivo!) ma alla fine diventava buono… In questo modo, la difesa della natura sarà solo un idolo, sarà rivolta ad un fantasma, una relazione a ciò che non è, sarà un mero ornamento dell’oscurità.
14. Il fondamento della giustizia italiana è la prescrizione.
15. Cosa accade ai giudici italiani quando leggono le sentenze? Farfugliano, si mangiano le parole, ma soprattutto parlano velocissimi, in genere si fa fatica a capire. Forse vi è una qualche singolare connessione tra le farraginose e lunghissime procedure, i rinvii, l’inesorabile tendenza alla prescrizione, e questa accelerata e convulsa emissione delle parole, quasi che sia quello l’unico luogo in cui la giustizia italica può permettersi la velocità.
16. Intanto il concetto di riforma applicato alla scuola andrebbe precisato. La scuola autenticamente riformata è la scuola che riceve una nuova forma in tutte le sue parti e componenti: non solo nell’organizzazione, ma nei programmi, nelle discipline, nel rapporto tra le stesse, nella gerarchia degli istituti, ecc. In questo senso, l’unica autentica riforma scolastica degli ultimi 100 anni fu quella di Gentile. Tutte le altre sono state aggiustamenti, modifiche molto parziali, riaggiustamenti. Ognuna pretendendosi, superbamente, Riforma. Quella di Renzi è dunque l’ennesima pseudo-riforma. Ma perché meravigliarsene? Di una vera riforma della scuola nessuno oggi in Italia sarebbe capace. E Renzi, del resto, quello del famoso “Enrico, stai sereno”, è una menzogna incarnata.
17. La storia insegna che per l’Europa e il suo destino la cosa peggiore che possa capitare è una Germania isolata.
18. Voglio pronunciare una frase assolutamente reazionaria: tutti i mammiferi nella prima fase della loro esistenza hanno bisogno del latte materno, e da questa relazione di nutrimento il genitore maschio è escluso.
19. Domanda: che differenza c’è, ora, tra radicalismo borghese e Sinistra politica nei Paesi occidentali?
20. L’uso estensivo e quasi-metafisico del termine Europa, per cui Commissione, Parlamento, Corte ecc. sono sempre l’Europa che fa questo e dice quello, quest’uso rozzo, e infine ideologico, provoca in me un leggero senso di nausea.
21. Molte persone avevano la vocazione del seminatore di odio, ma erano prive di uno strumento con cui operare senza correre rischi. Poi venne Facebook, ed esse gioirono.
22. Ai versi di certi poeti, e soprattutto di certe poetesse, preferisco di gran lunga i versi degli animali.
23. Quando dicevo che per una certa, vasta, opinione pubblica un palestinese vale più di trenta giovani curdi mi sbagliavo. Per una certa, vasta, opinione pubblica un leone africano vale più di trenta giovani curdi.
24. Ho un piccolo problema. Non riesco ad immaginarmi i parlamentari che, con tutti gli impegni che hanno, studiano le carte per poter rispondere ad una richiesta dei magistrati. Non me li vedo che studiano tutte quelle pagine, che ci posso fare?
25. Quando un qualsiasi italiano mi parla di concorrenza mi viene da ridere.
26. La totale eclissi in Occidente di ogni discorso sui doveri, cui corrisponde una inflazione di discorsi su diritti, non casualmente coincide con l’affermazione dei diritti degli animali, cioè di enti essenzialmente e permanentemente esclusi dalla sfera del dovere.
All’obiezione degli stolti “ma allora tu perché riconosci diritti a chi non può avere doveri, come ad esempio un bambino appena nato o una persona in coma?” si risponde che quelli appartengono all’umano, non all’animale, e avranno o hanno avuto o potranno o avrebbero potuto avere doveri, perché la sfera dell’umano coincide con quella del dovere, che scaturisce dall’obbligazione, che nasce dal legame mediato dalla rappresentazione. No moral obligation without representation.
27. Ma io dico: chi filosofa col martello si aspetti di essere a sua volta martellato.
28. Nei progressisti, ad una professata tolleranza verso tutte le culture diverse dalla propria corrisponde in genere una violenta intolleranza verso gli appartenenti alla propria stessa cultura che appaiano retrogradi e rozzi. Come dire: noi apparteniamo ad una cultura che è aperta alle culture altrui, ma totalmente chiusa verso le sue proprie sub-culture.
29. “Se vedi gente che sta combattendo contro una banda di ladroni,” disse il Maestro, “non entusiasmarti, e fa’ molta attenzione: potrebbe essere un’altra banda di ladroni”.
30. Chi soffrirebbe di genderfobia come deve essere qualificato? Genderfobo? Che si pronuncia gendèrfobo? Suona bello. Suona altamente culturale. Peccato che il livello delle argomentazioni addotte nell’orrido scontro in atto sia penoso. Ed è penoso che nessuno tenti di innalzarlo, anzitutto tacendo.

Micronote 46

images1. Dico che, prima di scagliarci contro gli altri accusandoli di fabbricare capri espiatori, dobbiamo sottoporci ad un severo auto-esame per scoprire i nostri.

2. Mi ricordo nel porto di Venezia, negli anni Sessanta, i caccia della marina militare italiana Indomito, Intrepido, Impavido e Impetuoso. Forse c’era anche l’Impresentabile, ma non l’ho mai visto.

3. Oggi nel mondo occidentale si registra una chiara frattura, che vede da un lato coloro che sostengono le ragioni dell’identificazione e della differenziazione, dall’altro coloro che difendono quelle dell’unità e dell’indifferenziazione. Con una generale incapacità di cogliere la vera complessità, e le ragioni dell’altro. Ma bisognerebbe pensare, non abbandonarsi a slogan e sentimentalismi. Rispondere anche, in modo convincente, a domande come: perché dovrei preferire una società multietnica e multiculturale ad una culturalmente omogenea?

4. Il gatto mi guarda, e mi dice: “tu sei un re”. Il cane mi guarda, e mi dice: “tu sei il mio re”. Io mi guardo allo specchio e mi dico: “sono il re di me stesso, ma sto per abdicare”.

5. Non ho mai amato Pasolini: né come scrittore, né come regista, né come altro… Niente mi ha mai detto, niente mi dice. Non è un mio autore, punto. Del resto, chi può segua il suo sentiero. Il mio non ha mai intersecato PPP.

6. Mancuso e Recalcati: bella coppia di forgiatori di banalità che paiono profonde. Hanno capito che la chiave del successo per loro è quella di far in modo che il loro lettore si senta intelligente anche quando non sia tale.

7. Litania. Corrotto, corruzione, corrotti, corruzioni, corrompere corrotti, comprare corruzioni,corrompere comprati, comprare corrotti. Amen.

8. Gli umani sono esseri simbolici. I simboli per essi sono più importanti di qualsiasi cosa, ne vivono a tutti i livelli della loro vita, anche quando non lo sanno. E anche ne muoiono, ne sono morti e ne moriranno.  I simboli hanno molto a che fare con l’appartenenza, l’unità del gruppo, la gerarchia e la differenziazione, senza le quali gli umani non possono vivere. Essi devono identificare se stessi, e non possono farlo se non escludendo ciò che non sono. Imitano gli altri in ciò che includono ed escludono. Io imparo quello che sono anche escludendo quello che non sono. Il “tu non sei” per il bambino è importante quanto il “tu sei”. Epica del negativo, del privativo.

9. Da un lato vi è la necessità di incanalare il risentimento sociale crescente, dall’altro disponibilità decrescente di mezzi per poterlo fare. Necessità, contemporaneamente, pena il collasso sistemico, di alimentare il desiderio nella sfera immaginale-mediatica, mentre alla maggioranza della popolazione è del tutto impossibile accedere alla realizzazione del desiderio instillato, e ne consegue una pesantissima frustrazione.

10. Lo sport è dopato, il calcio è corrotto, Il tifo è ridicolo.

11. “Perché non devo rubare, se lo fanno tutti?”. Me lo son sentito dire una volta, dal mio preside, che parlava di se stesso. La risposta a questa semplice domanda non è affatto semplice, a meno di non appellarsi alla legge divina, al Corano, ecc.

12. La verità è che i luoghi in cui appaiono entità femminili-divine sono luoghi di culto pagano.

13. Dall’entrata dell’Italia nella I GM è trascorsa 1 vita di centenario. Fu ieri. Da Waterloo sono trascorse 2 vite di centenari. Fu l’altroieri.

14. Quei meschini, gli italini,
ben si meritan Salvini.

15. Chi per meriti propri, o di altri, o per l’onnipotente sorte, abbia potuto occupare una posizione centrale, un Centro piccolo o grande da cui sia ben visibile, e percepire quindi come reale il suo valore, e ben guadagnato il luogo da cui si rivolge alle popolatissime periferie dei senza nome, dei non-riconosciuti, dei reietti che pullulano e sgomitano sui media, e sciamano per ogni dove nella società tecnotronica, disperatamente tentando di emergere a loro volta, e di essere riconosciuti, e di penetrare nel Centro e di stabilirvisi a loro volta, costui, come Eco e come ogni altro Autore, Maestro o maestrino, guarderà con stizza, rabbia o aperta ira, o con sarcasmo e ironia, la moltitudine di quelli che restano confinati nelle periferie e parlano e tessono infiniti vani discorsi, e si auto-propongono come scrittori, opinionisti e sapienti, non accettando di riconoscere la propria nullità. [Cavolo, che periodo, che bravo che sono!]

16. Un tempo le persone colte disputavano tra loro, ora si sputano addosso a vicenda. E sui social media non avvengono dispute ma scambi di sputi.

17. Stato contro Stato, Nazione contro Nazione, Stato contro Regione, Regione contro Comune, Regione contro Regione, ma tutti nell’Unione.

18. Ho sempre pensato che Vito Mancuso fosse portatore di un pensiero fortemente claudicante. Il suo punto debole è sempre stato il concetto di natura. Ascoltandolo parlare del suo ennesimo libro, emetto su di lui un giudizio definitivo: è un teologo da salotto radical-chic frequentato da signore di mezza cultura. Va bene per Repubblica, sì.

19. Patteggiamo, patteggiamo,
ed un gruzzolo teniamo,
ed il culo ci salviamo,
e fra un poco ritorniamo!

20. “Se Dio ha potuto creare l’universo dal nulla, può anche intervenire in questo mondo e vincere ogni forma di male. Dunque, l’ingiustizia non è invincibile” dice il papa nell’enciclica appena uscita. Chiunque affermi questo, dico io, deve pensarlo pensandosi contemporaneamente nei panni di un ebreo a Buchenwald.

21. Enciclica : “Per questo è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti”. (193). Questa la vedo un po’ dura.

22. Enciclica, 204: “…l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca”. Né in Bosnia, né in Iraq, né in Ruanda il massacro è nato dall’ossessione consumistica. Alle letture di Francesco e collaboratori manca Girard, senza dubbio.

23. Per la preda e il predatore,
per chi uccide e per chi muore,
per chi mangia e per chi è mangiato,
per chi prospera e per chi è malato,
per chi infetta e per chi è infettato.

24. “La mia libertà finisce dove inizia la tua”: così me l’hanno scritta nei temi centinaia di alunni. E io detesto questa frase per la sua indeterminatezza, tanto quanto l’altrettanto abusata “l’indifferenza è peggiore dell’odio”.

25. Ex comunisti ed ex fascisti uniti nell’infiammata difesa dei diritti civili e delle nozze gay: è questo il più interessante fenomeno dell’Italia di oggi.

26. Chiese il Maestro ai suoi discepoli: “Che cos’è l’uguale? Che cos’è il diverso? Quali uguali ami tu? Quali diversi? Quali differenze ami ugualmente? Quali uguaglianze ami differentemente?”

27. Favoletta rozza e reazionaria per spiegare ai bambini la differenza essenziale tra eterosessuale e omosessuale.
Tre barche in mezzo all’oceano: sulla prima tre coppie di giovani omosessuali maschi, sulla seconda tre coppie omosessuali femminili, sulla terza tre coppie di giovani eterosessuali, maschi e femmine.
I tre gruppi sbarcano su tre differenti grandi isole, molto lontane tra loro.
Dopo 50 anni, su ciascuna delle prime due isole ci sono sei scheletri, sulla terza c’è un popolo.

28. Nella nostra società l’accusa di razzismo, l’appiattimento delle argomentazioni dell’oppositore sul format razzista, è uno strumento di liquidazione dell’avversario che ha un indubbio carattere di violenza, e per dirla girardianamente, di scapegoating. Quando tu esprimi una critica all’idea di matrimonio omosessuale, puoi star certo che prima o poi, e più prima che poi, tu riceverai accuse di razzismo, gli impelagati nella psicoanalisi ti diranno che invidii il superiore piacere degli omosessuali, altri che sei preda di isterie protonaziste, ecc. ecc. Scontato che tu sia etichettato come fanatico, retrivo, ecc. E il bello è ricevere siffatte accuse, in difesa della coppia come istanza ultima, anche da quelli che negli anni Settanta erano i più accaniti smantellatori e decostruttori della coppia, del matrimonio, della stabilità affettiva, eccetera. Vedere la sinistra europea e italiana modellarsi sul radicalismo borghese che un tempo rigettava schifata è peraltro una grande soddisfazione, un piacere sublime.  

29. Cantando il loro inno nazionale gli Italiani mentono. Fin da bambini. Cantano infatti una menzogna. “Siam pronti alla morte”, cantano, e non lo sono.

30. Teoria brottiana del gender (chi ha orecchi da intendere intenda): spada, genere femminile; spadone, genere maschile; daga, genere femminile; giavellotto, genere maschile; lancia, genere femminile; fioretto, genere maschile; scimitarra, genere femminile; pugnale, genere maschile; mitragliatrice, genere femminile; mitragliatore, genere maschile; arma, genere femminile, fucile, genere maschile; pistola, genere femminile; revolver, genere maschile.

 

Micronote 45

images1. Nel paradosso la verità: la Turchia nega la storicità della espulsione-genocidio degli armeni. Perciò minaccia di espellere gli ultimi 100.000 armeni rimanenti.

2. «Io sono diverso da questa merda umana che mi circonda» dicono quasi tutti, «io sono migliore degli altri» pensa ciascuno, imitando in questo ogni altro essere umano, a esclusione di quella ridotta minoranza di auto-fustigatori che del proprio fallimento non incolpa società, politica, o potenze trascendenti.

3. Che la religione pura sia sempre soltanto un puro fattore di pace, e per sé non sia mai connessa alla violenza, è un grave fraintendimento della natura della religione. Basta leggere senza pregiudizi teologici e ideologici Giosuè, il Libro dei Giudici, i Libri dei Re, i Maccabei nella Bibbia, o il Corano, e vedere le spade attribuite a Muhammad, per uscire dall’illusione. E Gesù? Nella mia visione, lui non ha fondato alcuna religione, e molti papi invece hanno benedetto spade e lance brandite a difesa della fede…

4. Agli idioti ho chiuso la porta. Non sarà più riaperta fino alla consumazione dei secoli.

5. È saggio chi preferisce essere governato da gente corruttibile e corrotta anziché da puri e inflessibili paranoici. Perché la corruzione causa problemi e non giova al Paese, ma la paranoia è sempre causa di disastri e di distruzione. Perché il corrotto può prendere atto e pentirsi della sua corruzione, ma il paranoico non guarirà mai della sua paranoia, e anzi sarà sempre più convinto di essere puro, si circonderà di suoi simili, vorrà purificare il mondo, e non si renderà mai conto della sua follia.

6. «Mamma, cos’è un arciprete?»
«È un prete che ha tutti tutti i difetti dei preti».

7. Dalla terra Dio trasse l’uomo, dalla creta il cretino.

8. C’è chi usa gli –ismi come clave per colpire i nemici, i nemici di cui anche quelli che identificano se stessi come amanti della pace hanno un disperato bisogno.

9. Più che la l’ipocrisia che taluno imputa ai cosiddetti opinionisti, che pure è grande, opino io, la questione è quella della casualità che sta alla base del divenire un opinionista. Ovvero produttore di opinioni che avrebbero un peso superiore a quello, irrilevante, delle opinioni espresse dalla maggioranza dei concittadini, anche su questioni che non hanno il minimo rapporto con la carriera, la preparazione e il linguaggio del produttore di opinione. Per cui un oncologo discetta di costumi, un architetto di filosofia, un critico televisivo di antropologia, e così via. E cresce, naturalmente, il risentimento della massa di coloro che si sentono privati a torto di un analogo peso, e non vedono perché la loro opinione debba valere meno di quella di coloro che il caso ha impancato a opinionisti.

10. Memoria storico-familiare. Il mio bisnonno materno Gaetano Ghedina fu un fervido irredentista cortinese prima del 1918, e poi fascista. Mio nonno materno Gino Ghedina fu anche lui convintissimo irredentista, e nel 1915 rischiò la vita arruolandosi volontario negli alpini. Poi fu fascista. Suo figlio Gaetano, fratello di mia mamma, si arruolò nelle camicie nere nel 1945, e pochi giorni dopo la fine della guerra fu ammazzato dai partigiani, senza alcun processo. Il fratello di mia nonna materna, Cecco Rezzani, comandava un sottomarino che fu affondato presso Gibilterra. Per la perdita del fratello e del figlio, mia nonna Carolina morì di crepacuore. Il mio nonno paterno Elpino fu fascista fin dal 1922. Mio padre Nino non fu né fascista né antifascista, ma piuttosto un anarcoide, fu tenente di fanteria, prigioniero dei tedeschi in Polonia, si arruolò nell’esercito repubblichino e nello stesso tempo fece la talpa per i partigiani, ma più che altro fece l’italiano individualista.

11. Attualizzare la Resistenza è molto pericoloso. Ricordo i discorsi di attualizzazione che circolavano all’inizio degli anni Settanta, e i loro esiti funesti. Le resistenze sono sempre state forme di lotta armata contro eserciti occupanti. Invocare oggi una nuova Resistenza significa ignorare la differenza tra opposizione disarmata in uno Stato moderno e guerra irregolare contro una forza di occupazione. Ma si sa che oggi tutto tende a confondersi, anzitutto nel linguaggio.

12. Circolano moltissimi filosofi e filosofe, che in realtà sono solo studiosi di filosofia o filosofanti. Se la Marzano è una filosofa io sono un ornitorinco.

13. Hybris dell’umiltà conclamata, hybris della kenosi estrema: spaventose, nauseanti.

14. Tutti in Paradiso! I cani come forme animali care all’uomo, o anche gatti, cavalli, canarini, pappagalli, falchi, e tutti gli esseri che gli umani hanno amato? E quelli che hanno mangiato? E gli agnelli che Gesù stesso ha mangiato? E il vitello grasso fatto uccidere dal padre amorevole? E i pesci che Pietro pescava? E le fiere che hanno mangiato gli umani? E tutti gli altri animali, quelli che gli umani hanno combattuto, e odiato, come coccodrilli, leopardi, tigri, topi, predatori e parassiti vari? E te lo immagini l’animale in un paradiso in cui non può manifestare e realizzare la sua essenza, non può fare ciò che massimamente gli dava piacere: il cavallo che non può correre, il predatore che non può più cacciare, il leone in uno zoo spirituale? La verità è che un paradiso puramente spirituale è qualcosa per contemplativi, monaci e teologi, se lo sono pensato loro, per se stessi.

15. La mediocrità non può auto-analizzare brillantemente se stessa, altrimenti non sarebbe mediocrità. Dunque, i personaggi veramente mediocri della letteratura debbono essere esposti in terza persona, e se sono la voce narrante non scaveranno in alcuna profondità, né in se stessi né in altri. Ma proprio questo, a volte, può essere il sentiero della verità.

16. Appartengo alla piccola schiera di coloro che non amano il Piccolo Principe. Non solo non lo amo. Non mi dice niente.

17. Matrimonio omosessuale: qui sta implodendo una struttura antropica profondissima, ma la cosa viene trattata con una superficialità che sgomenta e imbarazza. Ed è significativo come una cultura che esalta il diverso in tutti i luoghi e tempi – nello stesso tempo in cui canta la lode del meticciato e ne condanna l’origine, ovvero la globalizzazione – veda il massimo (positivo) di diversità nell’amore omosessuale, là dove la differenza è più radicalmente negata, là dove non è amato il differente, ma l’uguale, quello che è sessualmente costituito nello stesso modo dell’amante.

18. È assolutamente evidente che la grande crisi che sta portando alla diffusione (in Occidente) della legalizzazione del matrimonio omosessuale è legata ad una profonda svolta culturale. Ripeto, culturale. Ad un lavorio intenso e continuo da due secoli almeno sul desiderio e sul matrimonio, il cui segno primo è stato il romanzo Le affinità elettive di Goethe, un lavorio al quale hanno contribuito, prima della saggistica, il romanzo e il cinema. Sarebbe molto interessante esaminare le origini del discorso poetico, letterario e filosofico su amore e matrimonio, che inizia nel medioevo con i trovatori, con l’assoluta negazione di ogni possibilità di coesistenza tra matrimonio e amore. Si potrebbe fare una infinità di citazioni in materia. Si pensi che anche nel Dolce Stil Novo e nella poesia cortese la donna amata non è mai né la fidanzata né tanto meno la moglie. È sempre la donna di un altro, anche per Dante. Per il semplice fatto che l’identificazione tra amore e desiderio implica che si possa amare solo ciò che non si ha, e che una volta avutolo in possesso non lo si desideri più, ergo non lo si ami più. I movimenti di una cultura non sono affatto così veloci come oggi pare, nemmeno oggi: si raccolgono i frutti di semine lontanissime. Diciamo che ci sono molti strati, e se si colgono, come si tende a fare di solito, quelli più superficiali secondo le parole di Leopardi, si erra dal vero. La liberazione del desiderio avvenuta nel secolo scorso, e la liberazione dell’amore inteso come passione avvenuta molti secoli fa, sono ancora una volta la stessa cosa: l’instabilità delle famiglie che vengono fondate sul desiderio-amore è una logica conseguenza. Intendere l’amore-desiderio come fondatore di realtà sociali quali la famiglia implica ovviamente che qualunque sia l’amore-desiderio esso sia ugualmente fondante, perché la passione non può essere discriminata, altrimenti si discrimina il soggetto amante e lo si vittimizza. Dunque anche quello omosessuale deve, per la cultura contemporanea, apparire come fondante e costitutivo di famiglie.

19. «Penso che se la moralità in Italia è tanto vulgatamente spregiata che la parola stessa moralista da noi costituisce anche per le migliori penne un quasi-insulto, allora ogni sdegno e financo ogni fremito davanti alla corruzione ovunque evidente è cosa risibile e vana», disse il Maestro.

20. Quando il concetto giuridico-istituzionale e quello comune-popolare di giustizia si allontano molto l’uno dall’altro, e il secondo non si riconosce più nel primo, allora si determina una crisi, nel senso originario del termine. Come tra Renzo e l’avvocato Azzeccagarbugli, si confrontano senza dialogo due modi di intendere la giustizia.

Micronote 44

zab

1. Ogni Paese ha la sua feccia, la feccia non è mai un Paese.

2. Un grave problema nelle attuali democrazie, e massimamente in quelle del Sud Europa, è che anche essendo informati su quello che i candidati dicono non si è assolutamente informati su quello che effettivamente faranno.

3. Nessuna riforma della scuola, ammesso che sia realmente tale (e la Buona Scuola renziana tale non mi sembra) funzionerà mai senza il convinto sostegno di coloro sulle cui spalle dovrà marciare, ovvero gli insegnanti. Io dico solo una cosa, ovvero prima di riformare chiedetevi: tutti questi ricercatori italiani, che riescono a lavorare solo all’estero, cui si aprono le porte dei laboratori e delle università di mezzo mondo, che scuole hanno frequentato in Italia? Trovatele e premiatele, e fatene il vostro modello.

4. Gli Italiani recitano. Sempre. Tutti, come splendidamente spiegò Leopardi: e ognuno di loro è ben cosciente del fatto che tutti recitano, che tutto è teatro. Mattarella, lui, recita la parte del presidente-asceta. Salvini quella dell’energumeno. E così via, nella nostra eterna commedia dell’arte.

5. Solo idee politiche adatte a cervelli infantili ed espresse da energumeni potranno avere successo.

6. La Sinistra di tutti i paesi appare convinta che la violenza sia intimamente legata alla differenza, all’ineguaglianza e alla non-conoscenza reciproca, e che rendendo gli umani sempre più simili tra loro, con un meticciamento universale, si otterrà la pace. Una forma di accecamento illuministico radicale di fronte alla storia e al presente, che ci dicono invece che le guerre peggiori sono quelle civili, che l’odio più intenso è quello tra fratelli e parenti, che il cristiano detesta l’eretico ben più che il pagano, il vicino ben più che il lontano… Forse sciiti e sunniti non si conoscono benissimo? Forse che Russi e Ucraini sono due popoli che ignorano tutto l’uno dell’altro, e hanno religioni e costumi diversissimi? No, cari miei, quanto più due entità si assomigliano, quanto più si approssimano le loro auto-comprensioni, quanto più le loro pretese tendono ad essere la medesima, tanto maggiore la possibilità di uno scontro micidiale.

7. C’è un gravissimo complotto contro di noi. I Poteri Forti vogliono tenerci nascoste le prove del fatto che siamo idioti.

8. Dai grillini ai militanti dell’ISIS l’ossessione della purezza costituisce un continuum, con gradi diversi, senza salti.

9. Pensare che il conflitto tra umani sia sempre generato dalla scarsità delle risorse, e che un’equa distribuzione delle stesse scongiuri la violenza, è una grande ingenuità. Il desiderio umano, infatti, è infinito, e nessun oggetto finito lo può saziare. Ma ciò che gli umani bramano più degli oggetti è il potere, e il potere tende per sua natura alla non-condivisione: tende, viceversa, ad infinitizzarsi. E mentre io non posso godere se non in piccolissima parte di una ricchezza smisurata, nondimeno la ricerco: non per se stessa dunque, ma per il potere e il prestigio che mi conferisce, e dunque per una forma di relazione agli altri umani. Di contro, il potere è goduto tutto, per quanto grande sia, perché è insieme, dialetticamente, tutto nella relazione e tutto nella immediata presenza. Ed è questo anche il motivo per cui l’umano con molta maggior pena rinuncia al potere, e molto più facilmente alla ricchezza, e messo di fronte ad un’alternativa radicale, sceglierebbe quello. Perché Dio non è onniricco, ma onnipotente.

10. Il filosofo che fa il filologo è un’aquila che si spenna col suo becco.

11. Temo che molti pensino che l’unica Buona Scuola sia una scuola morta.

12. L’isteria collettiva sui social media: passa senza sosta da un oggetto all’altro. Dalle scie chimiche all’olio di palma. Moderno il mezzo, arcaico il terrore del maleficio, dell’avvelenamento, degli untori che si aggirano tra noi.

13. Insopportabile retorica degli uomini che l’8 marzo scrivono cose dolciastre per compiacere le donne: miseria dello spirito, spirito della miseria.

14. Gli Italiani sono un popolo debole, e per questo sono affascinati da un tipo di uomo politico che le nazioni civili disprezzano: l’energumeno.

15. In Europa i popoli si dividono in due categorie: quelli che possono vantare nella propria storia una grande vittoria militare in una decisiva battaglia contro un forte nemico, e quelli che non la possono vantare. I primi sono orgogliosi di sé, i secondi di sé hanno una bassa stima, e la mascherano in vari modi. Noi italiani apparteniamo alla seconda categoria.

16. Da un lato l’Imbonitore da mercato all’aperto, col suo codazzo di Garzoni e Ancelle saputelli e arroganti, dall’altra il giovane Energumeno, l’anziano Maniaco Sessuale, e la coppia di Esaltati dalle arruffate chiome. Questa, in breve, è la situazione politica italiana.

17. In Italia le forme superficiali sono eternamente mutevoli, mentre la sostanza reale permane, sempre identica a sé stessa. Così la scuola, così le tasse, così tutto. Res manet, nomina semper mutantur.

18. Il bene tende alla contemplazione più che all’azione, il male all’azione più che alla contemplazione. I malvagi sono più operosi dei buoni.

19. «E oggi l’ortodossia gay è una delle ideologie più soffocanti e feroci». In un certo senso quanto scrive Loquenzi è vero, ma isolare la questione omosessuale è fuorviante. Sempre gli umani hanno bisogno di capri espiatori e di feticci. Al massimo possono invertire le parti, e il perseguitato diventa persecutore. Oggi, se affermi di essere contrario ai matrimoni gay negli ambienti culturalmente alti rischi il linciaggio. In ogni caso, la ideologia gay va compresa in un quadro più ampio: Politicamente Corretto, animalismo, antisionismo, anti-occidentalismo, antiamericanismo, vegetarismo ecc. ecc., pur essendo fenomeni diversi fra loro e spesso conflittuali, si possono capire nella loro essenza solo all’interno della cultura vittimaria-vittimista che si è stabilmente radicata in Occidente, per la quale sempre e ovunque esiste una spaccatura netta tra carnefici e vittime. E la Vittima si sposta: dall’ebreo al nero al palestinese all’islamico alla donna al gay all’animale alla pianta alla natura… Solo il maschio occidentale eterosessuale adulto non di sinistra non viene annoverato tra le vittime, di conseguenza viene collocato tra i carnefici, almeno potenziali. Figurarsi uno come me, che è anche cacciatore, e che mangia agnelli e capretti.

20. Se il bullismo su vasta scala è legato a particolari condizioni sociali e culturali, e se—come penso—queste condizioni andranno accentuandosi nei prossimi anni, insieme al crescente risentimento sociale che circola mediante i social media, il bullismo crescerà inesorabilmente. Nessun intervento pedagogico potrà fermarlo, perché la pedagogia dominante è parte del problema, e perché i suoi stessi presupposti sono erronei, come dimostra ampiamente la condizione della scuola italiana contemporanea.

21. Noi Italiani siamo l’unica nazione coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale che pensi di averla perso-vinta.

22. Un uomo sposa un uomo e vuole diventare padre. Questa per me è follia. Ce ne sono molte altre di follie al mondo, tu dici? Vero, ma il fatto di avere compagni nella follia non ti rende meno folle. Non sei d’accordo con me? Pazienza, io la penso così, e non posso altrimenti: è l’individualismo moderno, bellezza.

23. È un grave errore pensare che si possa “insegnare a pensare” ai ragazzi delle scuole prescindendo da quello che è pensato. È la solita fede tecnicista dei contemporanei, in simbiosi col terrore di un indottrinamento da parte dei docenti (l’unica forma di manipolazione delle menti temuta da una società nemica del pensiero critico). Si può apprendere a pensare solo mediante il contatto con un pensiero, che non esiste al di fuori del suo contenuto. C’è un unico metodo per insegnare a pensare: mostrare ai discenti il proprio pensiero in atto. L’illusione di una metodologia pura è una pura illusione.

24. I libri sono milioni, i romanzi da leggere sono una moltitudine che si accresce di anno in anno. Il tempo è poco. Non ho mai letto un libro di Baricco, e non ne leggerò mai. Mi basta averlo sentito parlare una volta in TV per escluderlo dalla mia casa. Vale per molti altri scriventi, del resto.

25. L’abbassamento costante del livello intellettuale e culturale della classe politica italiana è del tutto evidente. Un Faraone sottosegretario all’Istruzione è quasi un’oscenità. E tuttavia, se il livello culturale del PD renziano è basso (una Picerno nel vecchio PCI sarebbe stata impensabile, se non come valletta alle feste di partito), quello degli oppositori è scoraggiante. Quello dei 5 Stelle e della loro base, poi, è vicino al semi-analfabetismo. Questi decenni di smantellamento della scuola italiana non sono passati invano.

26. Nichilismo e desiderio smodato di fama danzano spesso insieme. Ogni umano è definito umano dalla sua spinta verso il Centro, che è sempre già occupato e respinge gli aspiranti verso la periferia. Qualcuno il Centro lo vede vuoto, occupato dal nulla, e vi si precipita, per farne parte. Ma solo perché quel nulla è il Centro. E l’atto dell’annullamento garantisce fama, il tuo nome irradiato dal vuoto centrale alla più lontana periferia. Come fece Erostrato, annichilendo il grande tempio di Efeso nel 356 AC, perché il suo nome risuonasse nel mondo. La cancellazione della sua memoria, che i giudici greci decretarono, per lui non funzionò, e il suo nome è pronunciato ancora. Tutti quelli che annientano se stessi in modo clamoroso hanno Erostrato in una delle camere segrete e impenetrabili della loro mente.

27. Poiché ci è impossibile appurare come stiano veramente le cose nei molti diversi campi in cui ci muoviamo dentro questa società complessa, dalla scienza all’informazione, dalla politica alla vita quotidiana, non ci resta che compiere continui atti di fiducia, nei confronti di coloro – istituzioni e persone – che ci sembrano esserne più degni. L’uno si affiderà a quelli, l’altro a questi, in base alla propria personalità e cultura. Un criterio assoluto di veridicità non lo abbiamo, e le passioni e gli istinti ottenebrano e dirigono i nostri giudizi. Scegliamo il verosimile, ma questo varia da te a me. Perché il nostro non è un mondo di pure pulsioni, ma di rappresentazioni: infinite, scambiabili, falsificabili e menzognere. Questo ci rende umani. Per questo tu credi che le Due Torri se le siano buttate giù gli Americani, e io no, per questo tu odi Israele, e io no.

28. Dunque, poiché tra le nostre leggi manca il crimine di tortura, ci sono solo quello di lesioni gravi, tentato omicidio, ecc., allora un poliziotto potrebbe massacrarmi impunemente? Ma massacrare una persona è tortura? Pensavo che la tortura fosse una cosa più raffinata.

29. Infine era necessario che i mostri concepiti fossero anche partoriti, e così è avvenuto, secondo necessità. Il generante guarda con orrore il generato, ma non comprende la causa del parto, non riconosce l’origine del seme.

30. Da bambini credevano a Babbo Natale, da adolescenti all’esistenza degli alieni, da adulti alle scie chimiche e relativi complotti: Sono fra noi, sono i Babbei.