Micronote 53

  1. gufinCi sono temi, in Italia, sui quali sembra non lecito concedere all’avversario la dignità di un ragionamento, la serietà delle argomentazioni. Perché l’aspirazione di tutti qui da noi, massime degli intellettuali, non è al dibattito vero, né all’approfondimento, e prima alla comprensione, delle ragioni dell’altro: l’aspirazione è al linciaggio, e la brama è quella di essere nel gruppo dei linciatori, e non in quello dei linciati.
  2. Le rose di Aleppo bruciate intonano un canto vagante.
    Dal turbine un demone irato distende il suo braccio gigante.
    E il gregge di smemorati che popola il curvo occidente
    distoglie lo sguardo impaurito, ad altro rivolge la mente.
  3. Se non piangere su quello che poteva essere e non è stato fosse naturale negli umani, e non una conquista di saggezza, allora essi non sarebbero umani ma pura ragione incarnata.
  4. Se di fronte allo Stato e alla società il matrimonio e l’essere una coppia di fatto conferiscono esattamente tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri, perché sposarsi? Per spendere un po’ di soldi in una cerimonia senza senso? E se per lo Stato una convivenza qualsivoglia equivale al matrimonio, perché non abolire il matrimonio civile, perché non chiamare tutte le coppie “sposate”? Rem tene, verba volant.
  5. Gazzettieri e pennivendoli, un quartino di potere.
  6. La forza e il valore di un’istituzione si misurano anche dalla qualità dei suoi difensori. La famiglia tradizionale in Italia è difesa dagli Adinolfi. E tanto basta. Il suo concetto non è difeso da nessuno che non sia religioso. E anche dai religiosi con argomentazioni prive di alcuna sostanza antropologica e culturale.
  7. La profezia si sta avverando. Alla fine, sulla miriade di soggetti-monade convinti di avere solo il diritto di avere molti diritti dominerà come sovrana assoluta la tecnica scatenata. Le macchine divenute autosufficienti, che da sole gestiranno il software. L’umano sarà una variabile del tutto trascurabile, una immensa periferia di cenciosi ignoranti, preda della mimesi più violenta e sterile.
  8. In tutti i campi della nostra esistenza, la nostra ignoranza è abissale. Sono infinitamente di più le cose che ignoriamo di quelle che sappiamo. Quindi, in ogni campo in cui ci muoviamo noi più che sul sapere ci fondiamo sul credere. Crediamo alle persone che sanno questo o quello. Crediamo al meccanico, al bancario, al dentista, all’idraulico, ecc. ecc. Ci fidiamo. Altrimenti non vivremmo. Vale anche in politica, in religione, ecc. Ed è possibile giudicare le persone dalla qualità di coloro di cui si fidano.
  9. Perché gli Italiani di fronte alla morte di massa dei bambini nell’Egeo volgono altrove lo sguardo? Io lo so. Perché quei bambini odorano di guerra, e nulla terrorizza gli Italiani di oggi più della guerra. Non pronunciano nemmeno la parola. Non la pronuncerebbero nemmeno se il Califfato tentasse di invadere la Sicilia. Gli italiani sono così disperatamente attaccati alla loro pace che preferiscono non vedere il naufragio di un popolo e una strage di innocenti.
  10. Se esistesse qualcosa come la famiglia naturale, allora in tutte le culture la famiglia avrebbe una struttura molto simile. Ma, anche rimanendo nella tradizione dei grandi monoteismi, vediamo che le famiglie del santo patriarca Giacobbe, con le sue mogli e concubine, e quella di Muhammad (pace e benedizioni su di lui), e di moltissimi altri, sono ben differenti da quella monogamica e nucleare di Fabio Brotto. Quale modello di famiglia è innaturale?
  11. Personalmente, io sono contrario all’idea di un matrimonio gay come puro calco del matrimonio eterosessuale, e lo sono (è un discorso complicato) perché non mi piace quel venir meno di ogni differenza (fatto salvo il censo) che caratterizza l’Occidente odierno. Sono invece favorevole ad un intervento legislativo dello stato che normi una realtà che, volenti o nolenti, esiste e chiede un riconoscimento. Per questo, credo necessaria l’esistenza di una forma di unione civile. Che, a meno di imprevedibili catastrofi, sarà comunque solo una tappa. A me la cosa non va, ma sono realista.
    Penso che la battaglia dei cattolici (perché solo loro, e non tutti, la stanno combattendo, con pochi e sparuti non credenti al seguito) sia persa in partenza. Bergoglio lo sa perfettamente. È tutta la cultura occidentale che si muove, inesorabilmente, nel senso di una pari dignità di tutte le famiglie, comunque composte, e del diritto universale di avere figli supportato dalla tecnologia e dal mercato. Come già per il divorzio e l’aborto, prevarrà lo Zeigeist, vincerà chi è più attrezzato culturalmente e mediaticamente.
  12. Ciascun essere umano è il centro del mondo, ma tutti gli altri non lo sanno.
  13.  Il cattolicesimo nel corso degli ultimi secoli ha perduto gradualmente la sua presa sui ceti intellettuali. Una realtà, questa, di cui Paolo VI era dolorosamente consapevole. La fedeltà delle masse contadine, rimaste per duemila anni sostanzialmente estranee agli elementi dottrinali della religione, era legata ai cicli naturali. Una religiosità pagana (detto senza alcun disprezzo del paganesimo). La riduzione della popolazione contadina ai minimi termini nell’Europa occidentale, insieme ad altri fattori sociali, economici e culturali, ha determinato l’eclissi del cattolicesimo, la cui pervasività in Italia è residuale, ed essenzialmente politica. Senza Santa Sede, l’Italia sarebbe nelle condizioni della Francia. Ma anche il protestantesimo in Europa sta dileguando. I Paesi del Nord sono post-cristiani. È il pensiero cristiano che fa acqua, non riesce a diventare pensiero di gruppi sociali estesi. Patisce il suo esser stato appaltato totalmente al clero. Il processo mi appare irreversibile. Il wojtylismo, con la sua spaventosa dilatazione (viaggi, canonizzazioni) è stato un abbaglio, un fuoco artificiale. L’intellettualismo di Benedetto XVI un segno di impotenza. Il papa attuale mi è simpatico, ma ha troppi nemici e soprattutto non sembra in grado di indicare una strada chiaramente definita: cosa peraltro impossibile, se il papa deve essere segno di unità di una moltitudine di differenze, alcune tra loro decisamente incompatibili.
  14. La terza guerra mondiale è in corso, e sarà la Terza Guerra Mondiale dei Cento Anni.
  15. Uomini che sposano uomini, uomini che si reputano pari in valore e diritto di vivere a ratti e conigli. Questo poteva accadere solo in una cultura in cui il fantasma chiamato psiche è stato affidato alla cura di filosofi abortiti chiamati psicoanalisti.
  16. La libertà di coscienza ha come presupposto l’esistenza di una coscienza. Che nel caso di molti parlamentari è dubbia.
  17. In margine alle “targhe alterne” a Treviso.
    L’idea che il cittadino vada educato che esprimono certe amministrazioni in tutte le interviste rilasciate dai loro componenti, dal sindaco in giù, non mi sembra propria di una democrazia liberale, di una compiuta democrazia occidentale. Mi sembra tipica dei regimi totalitari. Tipica di quelli che considerano il cittadino non un essere libero, ma un minore, bisognoso di essere tutelato e formato. Tipica di quelli che vogliono costruire l’uomo nuovo. Con esiti grotteschi ai nostri giorni in Italia, dato il livello morale e la miseria intellettuale delle stesse amministrazioni.
  18. Due bambini all’uscita da scuola.
    – Guarda, oggi è venuto a prenderti il tuo papà.
    – No, quello non è il mio papà, è la mia funzione materna.
  19. Certo, l’idea del male come assenza di bene, come vuoto d’essere, ha una sua nobile storia intellettuale. Di fronte alla sofferenza di un disabile indifeso, picchiato da chi dovrebbe accudirlo, questa idea vacilla, e il male sembra acquisire una sua corposità, un suo essere palpabilmente presente, come una forza oscura. E tuttavia siamo sempre noi umani a dire cosa sia bene e cosa sia male, talvolta riferendoci a questa o quella divinità, e nel tempo la nostra visione muta. Per gli antichi Greci l’eliminazione di un bambino malformato dopo la nascita era cosa lecita e necessaria. Per molti oggi lo sarebbe, se fosse possibile una diagnosi prenatale, anche quella di un feto con il marker di un autismo severo. Su questi temi noi umani ci dividiamo, combattiamo e ci scomunichiamo. Un leone maschio che uccide tutti i leoncini figli del suo rivale, l’aquilotto che uccide e mangia il fratello minore nel nido, la questione etica non se la pongono, la natura è moralmente indifferente.
  20. Il successo di un’associazione o di una fondazione non dipendono, massime in Italia, né dalla chiarezza e correttezza delle idee né dall’onestà e importanza dei fini, ma da due fattori ben diversi: anzitutto il fare, l’agire senza sosta dei promotori, e poi la qualità e potenza delle relazioni sociali e politiche.
    E una delle forme del fare è l’intrallazzare: non la più commendevole, ma in Italia la più efficace.
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