Micronote 66

gufin

  1. FEDI. Ci sono fedi religiose e fedi antireligiose. La saggezza le trascende tutte. Per questo gli umani saggi, di ogni luogo e provenienza, si intendono sempre tra loro.
  2. SOCIETATES. Il capitalismo è un sistema sacro e sacrificale, come tutti i sistemi costruiti dagli umani, compresi gli Stati, religiosi, laici o ateistici che siano. Anche una democrazia ha bisogno di vittime, carnefici e capri espiatori. Ma poiché differenti sono i gradi di arbitrio e violenza coessenziali alle differenti strutturazioni, i sistemi non si equivalgono: c’è peggio e meglio, non ci è data la perfezione. E chi la cerca nella società diventa un mostro e genera mostri.
  3. FEDE CRISTIANA (1). Tutte le affermazioni sulla pura fede sono proposizioni che rimandano a rappresentazioni. Ammesso che esista la pura fede, e io non lo ammetto.
    Ma di che cosa sia la fede in Cristo occorre parlare, la teologia fa questo. E del resto per difendere la fede i cristiani si sono anche uccisi fra loro. Argomentandone il perché. “La fede salva” è una proposizione, è logos. Come tale, deve dare ragione di sé. Altrimenti, i cristiani come tali potrebbero solo tacere. Quanto all’evento in cui si ha fede, anche quello non può essere lasciato alla pura fede, perché “fides quaerit intellectum”.
    La sostanza è questa: La Chiesa ha visto nelle categorie della metafisica greca un ambiente amichevole, e le ha usate per elaborare la sua visione complessiva della realtà. A cominciare dal Credo, dove senza la metafisica greca non ci sarebbe “della stessa sostanza del Padre”, e non solo. Tutte le controversie cristologiche della tarda antichità, e quelle trinitarie, sono metafisiche. La metafisica greca è stata fondamentale per l’auto-definizione del cristianesimo. Dunque, il cristianesimo ha trovato una cultura intrisa di metafisica, e in essa si è espresso, assumendola e mediandola con l’eredità ebraica. Il problema è se oggi la fede debba auto-comprendersi con quelle categorie o assumerne delle altre, e quali, e come. Questo sul piano teologico.
    Poi c’è quello della vita dei fedeli, un piano nel quale in tutta la tradizione monoteistica la lotta con la superstizione è sempre stata difficile, fin dal tempo del vitello d’oro.
  4. FEDE CRISTIANA (2). Mi pare anche significativo che il Nuovo Testamento sia stato scritto in greco. Le lingue non sono mai neutre. Così “In principio era il Verbo” parla all’orecchio del greco, e logos athanatos è certamente anche una mediazione culturale. Certo, il tempo dei cristiani deriva non da Atene ma da Gerusalemme. “Quid Athenae Hierosolymis?”, ovvero che cosa ha a che fare Atene con Gerusalemme? Ma le due città si sono coordinate ben presto, e la teologia cristiana senza la filosofia greca non sarebbe nata, come ha scritto lo stesso Ratzinger. Significa qualcosa o no? Il Padre di Gesù si è ben presto identificato col principio metafisico dei Greci, col motore immobile, l’atto puro, ecc.
    Rimanendo nella sfera mia personale: in altri non lontani tempi i credenti avrebbero visto nella nascita del mio figlio autistico l’intervento divino a punizione dei miei peccati, o un tiro mancino di satana. Oggi si sa che lui è tale per un accidente neurobiologico, e nemmeno le suore dell’asilo pensano a cose mitiche del genere. Rappresentazioni? O c’è forse bisogno di ripensare il rapporto di Dio al mondo? Se poi la scienza è un prolungamento dell’umano, umana troppo umana potrebbe essere la credenza in una salvezza trascendente, e sicuramente il discorso teologico.  È semplicemente ovvio che il pensiero umano sia umano. E il fatto che le scoperte scientifiche possano dar luogo ad una visione di un universo privo di fini non può screditarle in forza di una sorta di idealismo per cui tutto si riduce alla rappresentazione che ci facciamo, né liquidarne la portata perché ci tolgono il senso della vita. Tra l’altro, il cattolicesimo non può permettersi questa posizione, avendo sempre sostenuto un realismo conoscitivo, l’idea che la mente umana possa apprendere il com’è realmente della cosa. Tant’è vero che la stessa teoria dell’evoluzione non è attualmente ritenuta dal Magistero incompatibile con la fede…
    Nego che il cristianesimo non avesse alcuna compatibilità con le visioni del mondo antiche, che fosse avvertito come totalmente altro: tant’è vero che si è diffuso facilmente e rapidamente. E basta leggere il prologo del Vangelo di Giovanni per capire che il cristianesimo ha potuto utilizzare moltissimo di ciò che la filosofia greca aveva elaborato. Il carteggio immaginato tra Seneca e San Paolo ne è prova.
  5. PROFITTO. Anche nella pura e semplice ricerca del profitto può apparire o non apparire l’intelligenza. In molti non appare, in loro si manifesta solo l’astuzia del cretino.
  6. SERIETÀ. Nella società italiana da decenni la serietà non è perseguita: è perseguitata. Si preferiscono ovunque i commedianti, i fanfaroni, i guitti. Adveniat Grillus. Amen.
  7. PROSSIMITÀ. L’umano e il disumano sono vicinissimi, anzi adiacenti.
  8. RIFORMISTI. Propongo di smettere di parlare di riformismo e riformisti, è terminologia inscritta nel linguaggio politico del Novecento peggiore, e del resto sento questi termini da quando avevo 10 anni. Diciamo riformatori, se proprio vogliamo, a indicare persone che vere e sane riforme le fanno davvero, e non si cullano sugli –ismi… Meglio ancora sarebbe usare l’espressione solo quando le riforme siano state fatte. Del resto, non tutte quelle fatte finora si sono rivelate buone, ad esempio quelle della scuola sono pessime. Si può cambiare anche in peggio, diciamo.
  9. GUERRA. Siamo in una fase storica in cui le Potenze non possono più farsi la guerra usando tutta la potenza di cui dispongono: è la prima volta in migliaia di anni che questo accade. Si tratta di una novità assoluta. Per questo il futuro bellico del mondo è del tutto imprevedibile. Per questo, si sa con certezza solo che le nuove guerre saranno strane e diverse. Sarà difficile accorgersi dell’entrata in una guerra. In ogni caso, mai gli uomini hanno compreso a fondo il proprio presente.
  10. A: Tu credi in Dio?
    B: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Micronote 65

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  1. PRISMA. Nella sfera delle relazioni umane la verità è sempre un prisma: c’è chi è capace di vederne più facce, chi soltanto una. Nessuno è in grado di vederle tutte. Per questa sua natura la verità genera conflitto.
  2. TRAVI. Abbiamo travi nei nostri occhi, travi che abbiamo collocato con cura e amore, perché ci impediscano di vedere le pagliuzze negli occhi degli altri.
  3. DOMANDA. Dite dunque, miei signori: persone malpagate e frustrate possono lavorare bene e produttivamente? Non è forse vero che la maggioranza di voi risponderà “Sì”?
  4. ODIO QUELLO CHE CONOSCO. Io non sono affatto convinto che reciproca conoscenza generi pace, che la via della pace sia soprattutto questa: la reciproca conoscenza. Questo è un luogo comune contemporaneo, totalmente avulso dalla realtà. Alla radice, esso presuppone che si odii ciò che non si conosce (il che dovrebbe essere dimostrato), e che ciò che si conosce lo si ami (il che è evidentemente falso, come dimostrano le innumerevoli violenze familiari): occorrerebbe che la conoscenza ci desse la cosa come è in sé, e che la cosa com’è in sé fosse per noi amabile. Dite: pensate forse che se io conoscessi il dott. Mengele com’era veramente, oltrepassando i pregiudizi antinazisti su di lui, ammesso che lo potessi fare, lo amerei?
  5. SCUOLA. Sarebbe pudico della scuola italiana tacere, e pensare, ed invece se ne parla, molto e male, e non si pensa, mentre essa sta crollando, insieme all’università. L’enorme quantità di discorsi e discorsetti, un chiacchiericcio che si diffonde dovunque, copre l’immenso silenzio delle idee, il loro abissale nulla. Purtroppo lo stesso si può dire anche di altri temi, non solo di quello della scuola. Il nulla delle idee si può chiamare anche ignoranza, la vera trionfatrice della nostra epoca.
  6. MOLTI. Mi convinco però di una cosa: ci sono sempre stati molti Ebraismi, molti Cristianesimi, molti Islam. E non è detto che vinca sempre il migliore. Anche qui, ora.
  7. VILI. Soprattutto la vigliaccheria mi pare pervasiva in Italia (e in Europa). Scontro di opposte vigliaccherie, si potrebbe amaramente dire.
  8. POTERE. Il primo privilegio che il potere conferisce, e il supremo, è se stesso.
  9. CATASTROFI. L’incombere di una catastrofe deprime molti spiriti, altri ne esalta. Da sempre anche la storia delle religioni ha a che fare con questa duplicità.
  10. APPARENZA. L’apparenza è l’apparire di qualcosa. Quello che c’è, in una qualche forma o in un qualche modo, appare. Quindi, dietro un’apparenza c’è sempre un’altra apparenza, oppure il nulla. Dunque, non curarsi delle apparenze è insensato. Ma ciò non significa affatto che tutte le apparenze siano equivalenti, che un’apparenza valga quanto un’altra apparenza.
  11. PUNTO. Al di là di Renzi, che sul punto non è chiaro, il problema è la globalizzazione: il discrimine è tra quelli che vogliono attrezzarsi per starvi dentro nel modo migliore, e quelli che pensano di salvarsi chiudendosi negli staterelli. Staterelli che in un mondo di titani finiranno schiacciati come noci.
  12. CRITERIO. “La dote di ogni grande capopolo” scrive Hitler nel Mein Kampf “si misura innanzitutto nella capacità di non disperdere l’attenzione di un popolo, ma di concentrarla sempre su un unico nemico”. Bene: questo è esattamente il criterio che possiamo applicare ai leader attuali, per misurare il loro grado di prossimità al nazifascismo. Quanto più essi nei loro discorsi incendiari ritornano ossessivamente a indicare il nemico, tanto più essi sono allievi, consapevoli o no, del caporale austriaco.
  13. NON FIGLI. La situazione demografica è grave sia in Germania che in Italia, nazioni assai diverse, con condizioni strutturali, culturali ed economiche differenti. Italiani e tedeschi non fanno figli. Una spiegazione generale convincente del fenomeno non può che essere molto articolata e complessa. Quelle che circolano sono semplici, sempliciotte, o furbesche.
  14. EXCOMUNISMO. Fenomeno culturale, sociale e politico interessante è l’excomunismo. Difficilmente troverete in Italia qualcuno che voglia professarsi comunista, se non in piccole e poco influenti riserve indiane. Invece sono molti coloro che, essendo stati un tempo iscritti al PCI ed essendosi formati nell’ecclesia comunista, ne mantengono, pur diluiti e sovente molto diluiti, alcuni tratti essenziali, e che vorrebbero disperatamente conservarli. Sono gli excomunisti, caratterizzati non tanto da quello che sono ora quanto da quel che sono stati. Come se alla domanda “politicamente cosa sei?” potessero rispondere solo “sono stato comunista”. Costoro non potevano convivere nel PD con Renzi e i suoi sostenitori, e sono migrati altrove. L’altrove dell’excomunismo è però nebbioso, incerto, polveroso, ma esiste: insula destinata a sparire come quella degli ex combattenti e reduci di lontane stagioni, di lotte che pochi ricordano.
  15. ECCEZIONE. Non mi risulta che sia mai esistita nella storia del mondo alcuna grande civiltà che ad un certo punto non sia regredita. Sono ammesse eccezioni?
  16. STUDIO. Io penso che lo studio appassionato abbia una dimensione etica, e che abbia inoltre una dimensione intersoggettiva e sociale, anche se i singoli soggetti coinvolti nello studio non se ne rendono sempre conto. La scelta del singolo avviene sempre – anche quando, come spesso avviene, lui non se ne rende conto – entro una trama relazionale e mimetica, e si modella inevitabilmente su altre scelte operate da altri. Anche un eremita solitario ha come modello un altro eremita, al primo non puoi risalire, l’origine è celata. La stessa cosa potrebbe dirsi dell’eros, che viene declinato secondo modelli sociali che gli attribuiscono valore e modalità di espressione, e forme di contenimento.
  17. FAMA. La fama è data da un insieme di fattori imponderabili, un intreccio oscuro, un magma. E il mondo è sempre stato pieno di persone famose destinate a cadere nell’oblio. Basta scorrere la lista dei premi Nobel (anche per la letteratura)…
  18. LIBRI SCOLASTICI. L’italiano medio legge poco, molti italiani non leggono nulla di nulla. Bisognerebbe chiedersi perché tanti studenti italiani escano dalla scuola odiando i libri. Purtroppo quelli scolastici non sono veramente libri, nemmeno nell’aspetto fisico: sono mostri. Infatti normalmente li chiamano testi, e sono testicoli. Quando ero insegnante, e a scuola venivano i rappresentanti delle case editrici a proporre le versioni rinnovate dei testi e le novità dell’anno, le quintalate di pagine inutili e deprimenti, la sola idea di dover leggere quella roba mi provocava una violenta reazione. Fuggivo i rappresentanti, come il diavolo l’acqua santa.
  19. TECNO. Due sette religiose assai temibili, quella dei Tecnolatri e quella dei Tecnofobi, si stanno combattendo in tutto il mondo. In questa guerra, entrambe utilizzano la tecnica.
  20. MORTIFICAZIONE. Un fatto innegabile è che tutta la storia del Cristianesimo è percorsa da un potentissimo filone di mortificazione della carne, dimentico del fatto che Lucifero non è carne ma spirito. E tuttavia tra Cattolici e Catari fu sangue.

Micronote 10

  1. Forse il ritorno alla moneta nazionale è impossibile, se non come catastrofe, ma il progetto euro sembra fallito, e vi sarà comunque una catastrofe. Anzi, è già qui.
  2. Purtroppo i lavoratori iperprotetti sono ipopagati, i manager ipoprotetti sono iperpagati. Il contrario sembra irrealizzabile.
  3. Avremo dunque scuole coi cessi senza tavolette, ma piene di tablet.
  4. Dite, miei signori: persone malpagate e frustrate possono lavorare bene e produttivamente?
  5. Ciclicamente si celebra il Natale, che è rottura del tempo ciclico. Continua a leggere

Micronote 9

1. La classe politica nel suo insieme vede bene le elezioni nel 2013. Ma che cosa diranno i partiti, il cui fallimento nella gestione dell’Italia è palese, per ottenere il voto? Penseranno che dopo qualche mese di Monti ci saremo dimenticati della loro inettitudine rapace? Ma forse la questione non è questa. L’inettitudine rapace è di moltissimi italiani. I più allontanano, indignati, lo specchio. Continua a leggere

Micronote 8

  1. Da Potere Operaio a Potere Bancario.
  2. A causa di Nietzsche sono molti in Occidente a pensare che un vero pensiero, una filosofia, possa scaturire da una condizione di rabbia, frustrazione e risentimento.
  3. “Limitati, dunque liberi”. Infatti la libertà non riguarda l’illimitato.
  4. Mi piace la limpida carriera di M. Ferrara: comunista, spia degli USA, socialista, fan di Berlusconi, difensore della democrazia parlamentare dei figli del porcellum. Un esempio della plasticità italiana. Continua a leggere

Micronote 7

  1. Desiderio e pensiero sono sempre in lotta. Nonostante le apparenze, nella psicoanalisi il primo trionfa.
  2. Il “piuttosto che” nell’uso che se ne fa da parte di molti è un abominio agli occhi del Signore.
  3. Renzi è il nuovo che arretra.
  4. Qui ci sono moltissimi profeti. Per lo più falsi.
  5. La hybris europea sta ricevendo la sua punizione. Il gigantismo dei 27 ha sfidato gli dèi.
  6. Le barche di lusso nei porticcioli italiani sono dieci volte più numerose dei contribuenti che secondo il fisco potrebbero permettersele. Ora tutto il popolo italiano è chiamato ai sacrifici. Qualcosa non va, forse.
  7. In tutti i tempi i Faraoni al potere, amministratori dell’ovvietà della loro epoca, esigono obbedienza e culto degli dèi di cui sono i figli.
  8. “Equità sociale” è un’espressione oggi sulla bocca di pochi. E nemmeno quei pochi ci credono realmente. “Giustizia” è una parola-fantoccio.
  9. Può qualcosa di sostanziale essere prodotto da una serie di accidenti?
  10. Urge un nuovo patto sociale. Tra disoccupati e padroni di barche da diporto.
  11. L’Amore divino creò lo squalo, il coccodrillo, la tigre, la mosca, la zanzara e i virus.
  12. Nessuno ama il ruolo di cavia.
  13. Il sacrificio altro non è se non un’uccisione trasformata.
  14. L’alternativa al flusso monetario è il flusso del piombo.

Micronote 6

1. La libertà conduce in spazi ampi, che sovente sono anche desolati.
2. Siamo una civiltà in cui si guarda se stessi dall’esterno.
 3. Per la Sinistra italiana si pone anche il problema della sua anima radical-borghese. Troppe anime fanno morire, come nessuna anima.
4. Il capitalismo ha i secoli contati, disse quello.
5. Tutti in pensione a 67 anni. Peccato che le aziende ti mandino via prima. Continua a leggere

Micronote 5

1. Politica significa sempre sporcarsi le mani. Ma bisogna vedere con che cosa.

2. Per fermare il macigno smosso da Penati ci vorrebbe un Ercole. Non lo vedo. L’Italia di oggi produce al massimo nani Brunelli e Cerchi magici.

3. ‎”Produzione letteraria”. Solo l’industrialismo poteva generare questa orribile espressione. Un uomo libero dovrebbe rinunciare ad usarla. Ma gli scrittori e gli intellettuali non sono affatto liberi. Anche quelli che si pensano “antagonisti”. Continua a leggere

Micronote 4

  1. “Il partito degli onesti”. In Italia dovrebbe essere proibito usare “onesto” al plurale.
  2. La società occidentale da molto tempo ama gli artisti che si autoannientano, e ne fa dei miti. Vittima – idolo: l’eterno circuito sacrificale.
  3. In Norvegia il rovesciamento del meccanismo del capro espiatorio: dal tutti contro uno all’uno contro tutti. Speculare.
  4. Se qui non si capisce che sta andando in fumo il patto di fondo, originario, che in un Paese deve esistere tra cittadini e classe politica, e che questa crisi non è come le precedenti, perché anche una buona parte del ceto intellettuale medio-borghese oggi odia i politici, allora davvero si è folli. Continua a leggere

Micronote 3

  1. La vita degli umani è breve, ed essi la impiegano quasi tutta in occupazioni vane.
  2. L’importanza dei beni culturali in Italia è rivelata dal fatto che il ministro Bondi per tre mesi non va a lavorare. E non si sa perché.
  3. Rimanere intellettualmente liberi in un ambiente di consorterie, mafie, logge, bande, schieramenti, ecc., è impresa sovrumana ed eroica.
  4. Ma perché le manifestazioni di piazza in Italia debbono sempre essere “colorate” e “gioiose”?
  5. La famiglia massacrata nella sua casa ad Itamar è israeliana, gli assassini palestinesi. Dunque la notizia non viene diffusa, e su quei morti nel mondo non piange nessuno. Se fosse stata una famiglia palestinese massacrata da fanatici ebrei, tutti i media del mondo si sarebbero scatenati. Continua a leggere