Precarietà italica

Vado alla scuola di mio figlio Guido, autistico a basso funzionamento e del tutto averbale di 13 anni, che frequenterà la terza media. Ci vado per parlare con la sua nuova insegnante di sostegno e con la nuova addetta all’assistenza. Le cambia entrambe, queste figure fondamentali per lui, e per una persona con autismo i cambiamenti sono sempre difficili. Bisogna prepararli. La sua scuola, la Arturo Martini di Treviso, autonoma quando anni fa la frequentò la mia primogenita, poi aggregata ad un’altra come succursale, quest’anno farà parte di un istituto comprensivo, come ora s’usa per risparmiare. Appena arrivo, ahimè, vedo che l’entrata principale è bloccata: sono in corso lavori di ristrutturazione o sistemazione di impianti, di messa a norma, o cose del genere. Saranno in corso anche durante i primi giorni di scuola. Ottimo per mio figlio, che soffre rumori e confusione, come tutti gli autistici, e non potrà entrare a scuola per la solita porta, e non troverà le persone con cui è abituato ad interagire. Si cercherà di provvedere in qualche modo, gli mostreremo le foto dell’insegnante e dell’addetta, e quella dell’entrata provvisoria, in modo che sia preparato alla novità. Tuttavia, a parte le considerazioni particolari, l’immagine della scuola italiana che si respira qui è deprimente: possibile che ogni inizio d’anno debba sempre avvenire nella provvisorietà, nell’incertezza, nella confusione? Con un sacco di docenti che non sanno ancora nulla della propria sorte. Perché nelle scuole medie si fanno i lavori quando inizia l’anno scolastico, mica in giugno, luglio e agosto. E la direzione scolastica provinciale di Treviso anch’essa per traslocare nella sua nuova sede ha atteso questi stessi giorni, i più problematici e affannosi dell’anno, e i locali che abbandona sono pieni di scatoloni, che sono pieni di documenti, anche di quelli che riguardano le situazioni dei precari che attendono una risposta. E lunedì inizia la scuola. Immagine della condizione dell’intera nazione italiana.

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3 thoughts on “Precarietà italica

  1. Come non convenire con queste inconfutabili osservazioni?
    Ma noi siamo il Paese che eccelle soprattutto nelle approssimazioni e nel trasformismo, in ogni campo.
    Siamo al contempo anarchici e bigotti, irreprensibili a parole nella veste di semplici cittadini e di botto pessimi e corrotti se diventiamo governanti della cosa pubblica, una volta al potere ci vantiamo d’ essere usciti dalle Università d’ eccellenza con il massimo dei voti e lasciamo comunque edifici scolastici e corpo insegnante in balìa di sé stessi, eleggiamo imprenditori barzellettieri alle massime cariche dello Stato e non facciamo nulla neppure quando hanno reso pubblicamente risibile anche il nostro stesso Paese…
    Siamo storicamente una pietosa contraddizione: siamo Italiani.

  2. Nel mio Liceo sono iniziati lavori di ampliamento e messa a norma nel ’99, termine previsto il 2001, ma tuttora in corso.
    Tre imprese fallite con altrettante gare d’appalto rifatte.
    L’ente locale responsabile dell’edilizia scolastica è la provincia.
    L’ex presidente della provincia di Milano si chiamava Filippo Penati.
    Devo aggiungere altro?

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