EROISMO

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Micronote 69

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Fabio Brotto

  1. PERCEZIONE. Molti si sentono traditi, nessuno si sente traditore.
  2. VITE. Anche un libro incompleto ha le sue ultime pagine.
  3. FARSA. Guai a liquidare un sommovimento politico dicendo “è una farsa”! Ricordatevi che da sempre commedia e tragedia convivono, e le loro maschere sono intercambiabili.
  4. SETE. La sete di dominio sempre si traveste da amore.
  5. NOMI. Inquadro il fenomeno dell’eccesso di nominazione, che si riscontra nei vari termini usati a sproposito (il primo è da noi fascismo con la sua costellazione) dai Grillini e da altri, in una generale crisi dei significanti che è chiaramente, a mio avviso, un fenomeno mondiale.
  6. KOPROS. Come gli escrementi attirano molti insetti, così i fondi pubblici sono appetiti da molti coprofagi umani.
  7. SALTI. Nessuno può saltare oltre la propria ombra, è ben vero. Molti però ci provano.
  8. BREVITÀ. Breve un’ora. Brevi anche dieci anni. Breve una vita.
  9. SUINI. Se prima il nemico, poi l’avversario politico, infine chi la pensa diversamente è visto come un porco, l’orizzonte si oscura.
  10. EN-STASIS. Quando senti che il tuo figlio autistico ti ha divorato tutto il tempo, l’intelletto e la vita, abbandona il mondo delle apparenze caotiche, e concentrati sul Sole di cui nulla può essere detto.
  11. ASTRAZIONE. Quello di concretezza è uno dei concetti più astratti, diciamo.
  12. SCAMBIO. Mi pare che oggi quasi tutti confondano l’eloquenza con la loquacità.
  13. ERRORE. L’idea che per ogni problema personale, politico e sociale esista sempre una soluzione ragionevole e praticabile è falsa.
  14. IDEE. Anche le idee si ammalano, e possono morire. A volte anche rinascono: le buone e le maligne.
  15. INEVITABILE. Anche gli intelletti più raffinati presentano aspetti di rozzezza, diciamo.
  16. NEURODIVERSITA’: passeggiando con Guido, che considera ogni cacca di animale una leccornia, la sperimento nella versione radicale.
  17. OSSESSI. Smontare, decostruire, sbugiardare, smascherare: ossessione di spiriti flaccidi.
  18. VOTAZIONI. Un giorno voterà 1 elettore su 10. Demoastenia.
  19. Intossicati dai metalli PENSANTI.
  20. POPULISTI.  Molti si autodefiniscono fascisti. Nessuno si dichiara seriamente populista. Un motivo c’è.
  21. CORRUZIONE. Dalla Cina all’Arabia Saudita, ad ogni paese, l’accusa di corruzione  è sempre usata per liquidare gli avversari.
  22. ASCOLTO. Chi sa ascoltare? Chi prende sul serio le parole e i silenzi degli altri.
    Pochissimi lo fanno.
  23. DUE. Il dio dell’uno per l’altro è un demone.
  24. ALLEATE. Ignoranza, Stupidità e Follia sono molto diverse fra loro, ma talvolta stringono una Santa Alleanza.
  25. BEL PAESE. Il mare e il cielo e la terra e la religione e la storia, tutto concorse a rendere l’assunzione di responsabilità rara in Italia.

Micronote 67

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  1. LA. Al cognome di una donna io continuerò a premettere l’articolo la. Lo so che questo mi fa apparire arretrato e protervo, ma tant’è. E, per addurre un esempio, dichiaro che nulla, né uomini né dèi, né demoni né eroi né ninfe, mi porterà a leggere un libro della Ferrante.
  2. AMORE. La distinzione tradizionale tra amore e innamoramento è necessaria, ma insufficiente: oggi la cultura occidentale tende a pensare l’amore tra due persone nei termini di un innamoramento prolungato, senza fine, ovvero come passione permanente – anche nel matrimonio – ed è questo il punto critico e paradossale.
  3. PACE. Questo so, che pensare una pace perpetua garantita per sempre ad una parte di mondo (L’Europa Occidentale) è mera insensatezza.
  4. MACELLAI. Macellai intellettuali fanno a pezzi i problemi complessi e danno le frattaglie in pasto alla massa furente.
  5. MITI. I miti e i sogni sono il carburante per le macchine del consenso.
  6. ENTI. L’Italia è quel paese in cui le istituzioni vengono chiamate col nome filosofico di enti. Per la qual cosa, appare giusto che le province oggi stiano sulla sottile soglia che divide l’essere dal non-essere.
  7. DIALOGO. Se un dialogo autentico è possibile solo quando ciascun interlocutore è aperto alla verità dell’altro, ovvero ad una ricerca comune, allora è impossibile se un interlocutore si sente graniticamente certo della propria verità. A maggior ragione se la certezza granitica è di tutti. Per questo, quando ci sono dogmi non c’è mai dialogo, ma al massimo trattativa, che spesso viene chiamata dialogo, ma è un’altra cosa: e spesso è un semplice armistizio.
  8. CONSUMISMO. Spesso chi condanna il consumismo pretende di essere dalla parte dell’emancipazione femminile, e non coglie affatto il nesso storico tra i due fenomeni. L’emancipazione femminile ha come presupposti: civiltà industriale, capitalismo (anche di stato, come nei paesi comunisti), consumismo. Il resto è vaniloquio.
  9. MAGO. Da un lato gli Italiani sono emotivi (e direi quasi affetti da disturbo bipolare), dall’altro sono convinti che il corso delle cose sia determinato e governato in modo sostanziale dalle parole, alle quali si affidano, pensando che il mutarle senza sosta adottandone sempre di nuove modifichi profondamente la realtà. Ma questa, al fondo, è una concezione della realtà nei termini della magia. E infatti gli Italiani in politica cercano sempre il Mago. E il Mago si incarna sempre di nuovo: in figure di duce, di energumeno, di piacione, di guitto, e così senza fine.
  10. BELLEZZA, DESIDERIO. La bellezza è nella perdita, la bellezza suprema e schiacciante è nella perdita per sempre. Per questo l’esperienza estetica della bellezza è sempre estatica, ti proietta fuori dall’esser-presente, in un luogo metafisico senza tempo dove tutto è trasfigurato, e al tuo ritorno in te è seguita da una lacerante nostalgia. E il desiderio presuppone l’assenza, se non c’è assenza non c’è desiderio, poiché nessun umano desidera ciò che già possiede.
  11. EDEN. La sofferenza dei viventi è iscritta nell’ordine del mondo fin dalla sua fondazione. Ammesso che si possa parlare propriamente di ordine.
  12. MODELLI. Tutto fluttua, ma non totalmente e sempre in tutti. Da ciò che è pensiero comune e che pur mutando ci avvolge, ci si può disancorare solo in parte. Parliamo la lingua comune, altrimenti non potremmo nemmeno discutere. E quella lingua non l’abbiamo creata noi. Anzi, il nostro io è frutto di processi che lo trascendono totalmente. Il suo spazio è limitato, ma può essere allargato. Gli strumenti per l’allargamento non sono affatto inventati autonomamente da ciascuno, ma si ritrovano in una catena di modelli che risale all’antichità.
    Il sentimento da solo di sé non sa nemmeno che cosa esso stesso sia. Men che meno se sia libertà o schiavitù. Visto dall’esterno, anzi, il sentimento per eccellenza agli occhi di noi moderni, quello amoroso di tipo romantico, ovvero la passione, come dice la parola stessa è incatenamento ed esattamente l’opposto della libertà. Il sentimento non “aborre qualsiasi modello”, e negli umani è totalmente culturalizzato, noi impariamo tutto da modelli, compresa la presunta libertà da qualsiasi modello.
  13. DUE DOMANDE. Forse condanne a morte, omicidi e massacri operati dal Signore, più o meno direttamente, nelle Scritture sono proiezioni dell’umana brama di capri espiatori e nemici da distruggere? Forse i primogeniti degli Egiziani resero lode a Dio?
  14. NATURALE. Il concetto di naturale, essendo un concetto elaborato entro la cultura umana, è esso stesso non naturale. Il suo uso può sfociare in paradossi e assurdità. Va maneggiato con cautela.
  15. BEOTI. I beoti sono molto più numerosi degli antichi abitanti della Beozia, e la loro dura cervice determina la storia.
  16. ANTISIONISMO. Anche travestito da antisionismo, l’antisemitismo rimane la risorsa suprema dei cervelli deboli.
  17. NUDA VITA. Io penso che nelle attuali condizioni di tecno-medicina definire la vita (umana) sia un compito impossibile. La ragione può solo avvicinarsi, e lascia il campo all’intuizione. Anzi, a differenti intuizioni, tra loro in conflitto.
  18. PERIFERIA. L’umano è un essenzialmente periferico che brama costituirsi come Centro e rifiuta la propria perifericità costitutiva. Per questo da sempre ha perduto l’Eden.
  19. SPARIRE. Trascorsi migliaia di anni, possiamo ancora leggere le tavolette dei Sumeri, ma tra pochi anni nessuno leggerà nulla di noi, e le foto digitali saranno svanite.
  20. CIECHI. Clericalismo e anticlericalismo sono anche due opposte forme di accecamento.

Micronote 66

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  1. FEDI. Ci sono fedi religiose e fedi antireligiose. La saggezza le trascende tutte. Per questo gli umani saggi, di ogni luogo e provenienza, si intendono sempre tra loro.
  2. SOCIETATES. Il capitalismo è un sistema sacro e sacrificale, come tutti i sistemi costruiti dagli umani, compresi gli Stati, religiosi, laici o ateistici che siano. Anche una democrazia ha bisogno di vittime, carnefici e capri espiatori. Ma poiché differenti sono i gradi di arbitrio e violenza coessenziali alle differenti strutturazioni, i sistemi non si equivalgono: c’è peggio e meglio, non ci è data la perfezione. E chi la cerca nella società diventa un mostro e genera mostri.
  3. FEDE CRISTIANA (1). Tutte le affermazioni sulla pura fede sono proposizioni che rimandano a rappresentazioni. Ammesso che esista la pura fede, e io non lo ammetto.
    Ma di che cosa sia la fede in Cristo occorre parlare, la teologia fa questo. E del resto per difendere la fede i cristiani si sono anche uccisi fra loro. Argomentandone il perché. “La fede salva” è una proposizione, è logos. Come tale, deve dare ragione di sé. Altrimenti, i cristiani come tali potrebbero solo tacere. Quanto all’evento in cui si ha fede, anche quello non può essere lasciato alla pura fede, perché “fides quaerit intellectum”.
    La sostanza è questa: La Chiesa ha visto nelle categorie della metafisica greca un ambiente amichevole, e le ha usate per elaborare la sua visione complessiva della realtà. A cominciare dal Credo, dove senza la metafisica greca non ci sarebbe “della stessa sostanza del Padre”, e non solo. Tutte le controversie cristologiche della tarda antichità, e quelle trinitarie, sono metafisiche. La metafisica greca è stata fondamentale per l’auto-definizione del cristianesimo. Dunque, il cristianesimo ha trovato una cultura intrisa di metafisica, e in essa si è espresso, assumendola e mediandola con l’eredità ebraica. Il problema è se oggi la fede debba auto-comprendersi con quelle categorie o assumerne delle altre, e quali, e come. Questo sul piano teologico.
    Poi c’è quello della vita dei fedeli, un piano nel quale in tutta la tradizione monoteistica la lotta con la superstizione è sempre stata difficile, fin dal tempo del vitello d’oro.
  4. FEDE CRISTIANA (2). Mi pare anche significativo che il Nuovo Testamento sia stato scritto in greco. Le lingue non sono mai neutre. Così “In principio era il Verbo” parla all’orecchio del greco, e logos athanatos è certamente anche una mediazione culturale. Certo, il tempo dei cristiani deriva non da Atene ma da Gerusalemme. “Quid Athenae Hierosolymis?”, ovvero che cosa ha a che fare Atene con Gerusalemme? Ma le due città si sono coordinate ben presto, e la teologia cristiana senza la filosofia greca non sarebbe nata, come ha scritto lo stesso Ratzinger. Significa qualcosa o no? Il Padre di Gesù si è ben presto identificato col principio metafisico dei Greci, col motore immobile, l’atto puro, ecc.
    Rimanendo nella sfera mia personale: in altri non lontani tempi i credenti avrebbero visto nella nascita del mio figlio autistico l’intervento divino a punizione dei miei peccati, o un tiro mancino di satana. Oggi si sa che lui è tale per un accidente neurobiologico, e nemmeno le suore dell’asilo pensano a cose mitiche del genere. Rappresentazioni? O c’è forse bisogno di ripensare il rapporto di Dio al mondo? Se poi la scienza è un prolungamento dell’umano, umana troppo umana potrebbe essere la credenza in una salvezza trascendente, e sicuramente il discorso teologico.  È semplicemente ovvio che il pensiero umano sia umano. E il fatto che le scoperte scientifiche possano dar luogo ad una visione di un universo privo di fini non può screditarle in forza di una sorta di idealismo per cui tutto si riduce alla rappresentazione che ci facciamo, né liquidarne la portata perché ci tolgono il senso della vita. Tra l’altro, il cattolicesimo non può permettersi questa posizione, avendo sempre sostenuto un realismo conoscitivo, l’idea che la mente umana possa apprendere il com’è realmente della cosa. Tant’è vero che la stessa teoria dell’evoluzione non è attualmente ritenuta dal Magistero incompatibile con la fede…
    Nego che il cristianesimo non avesse alcuna compatibilità con le visioni del mondo antiche, che fosse avvertito come totalmente altro: tant’è vero che si è diffuso facilmente e rapidamente. E basta leggere il prologo del Vangelo di Giovanni per capire che il cristianesimo ha potuto utilizzare moltissimo di ciò che la filosofia greca aveva elaborato. Il carteggio immaginato tra Seneca e San Paolo ne è prova.
  5. PROFITTO. Anche nella pura e semplice ricerca del profitto può apparire o non apparire l’intelligenza. In molti non appare, in loro si manifesta solo l’astuzia del cretino.
  6. SERIETÀ. Nella società italiana da decenni la serietà non è perseguita: è perseguitata. Si preferiscono ovunque i commedianti, i fanfaroni, i guitti. Adveniat Grillus. Amen.
  7. PROSSIMITÀ. L’umano e il disumano sono vicinissimi, anzi adiacenti.
  8. RIFORMISTI. Propongo di smettere di parlare di riformismo e riformisti, è terminologia inscritta nel linguaggio politico del Novecento peggiore, e del resto sento questi termini da quando avevo 10 anni. Diciamo riformatori, se proprio vogliamo, a indicare persone che vere e sane riforme le fanno davvero, e non si cullano sugli –ismi… Meglio ancora sarebbe usare l’espressione solo quando le riforme siano state fatte. Del resto, non tutte quelle fatte finora si sono rivelate buone, ad esempio quelle della scuola sono pessime. Si può cambiare anche in peggio, diciamo.
  9. GUERRA. Siamo in una fase storica in cui le Potenze non possono più farsi la guerra usando tutta la potenza di cui dispongono: è la prima volta in migliaia di anni che questo accade. Si tratta di una novità assoluta. Per questo il futuro bellico del mondo è del tutto imprevedibile. Per questo, si sa con certezza solo che le nuove guerre saranno strane e diverse. Sarà difficile accorgersi dell’entrata in una guerra. In ogni caso, mai gli uomini hanno compreso a fondo il proprio presente.
  10. A: Tu credi in Dio?
    B: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Micronote 65

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  1. PRISMA. Nella sfera delle relazioni umane la verità è sempre un prisma: c’è chi è capace di vederne più facce, chi soltanto una. Nessuno è in grado di vederle tutte. Per questa sua natura la verità genera conflitto.
  2. TRAVI. Abbiamo travi nei nostri occhi, travi che abbiamo collocato con cura e amore, perché ci impediscano di vedere le pagliuzze negli occhi degli altri.
  3. DOMANDA. Dite dunque, miei signori: persone malpagate e frustrate possono lavorare bene e produttivamente? Non è forse vero che la maggioranza di voi risponderà “Sì”?
  4. ODIO QUELLO CHE CONOSCO. Io non sono affatto convinto che reciproca conoscenza generi pace, che la via della pace sia soprattutto questa: la reciproca conoscenza. Questo è un luogo comune contemporaneo, totalmente avulso dalla realtà. Alla radice, esso presuppone che si odii ciò che non si conosce (il che dovrebbe essere dimostrato), e che ciò che si conosce lo si ami (il che è evidentemente falso, come dimostrano le innumerevoli violenze familiari): occorrerebbe che la conoscenza ci desse la cosa come è in sé, e che la cosa com’è in sé fosse per noi amabile. Dite: pensate forse che se io conoscessi il dott. Mengele com’era veramente, oltrepassando i pregiudizi antinazisti su di lui, ammesso che lo potessi fare, lo amerei?
  5. SCUOLA. Sarebbe pudico della scuola italiana tacere, e pensare, ed invece se ne parla, molto e male, e non si pensa, mentre essa sta crollando, insieme all’università. L’enorme quantità di discorsi e discorsetti, un chiacchiericcio che si diffonde dovunque, copre l’immenso silenzio delle idee, il loro abissale nulla. Purtroppo lo stesso si può dire anche di altri temi, non solo di quello della scuola. Il nulla delle idee si può chiamare anche ignoranza, la vera trionfatrice della nostra epoca.
  6. MOLTI. Mi convinco però di una cosa: ci sono sempre stati molti Ebraismi, molti Cristianesimi, molti Islam. E non è detto che vinca sempre il migliore. Anche qui, ora.
  7. VILI. Soprattutto la vigliaccheria mi pare pervasiva in Italia (e in Europa). Scontro di opposte vigliaccherie, si potrebbe amaramente dire.
  8. POTERE. Il primo privilegio che il potere conferisce, e il supremo, è se stesso.
  9. CATASTROFI. L’incombere di una catastrofe deprime molti spiriti, altri ne esalta. Da sempre anche la storia delle religioni ha a che fare con questa duplicità.
  10. APPARENZA. L’apparenza è l’apparire di qualcosa. Quello che c’è, in una qualche forma o in un qualche modo, appare. Quindi, dietro un’apparenza c’è sempre un’altra apparenza, oppure il nulla. Dunque, non curarsi delle apparenze è insensato. Ma ciò non significa affatto che tutte le apparenze siano equivalenti, che un’apparenza valga quanto un’altra apparenza.
  11. PUNTO. Al di là di Renzi, che sul punto non è chiaro, il problema è la globalizzazione: il discrimine è tra quelli che vogliono attrezzarsi per starvi dentro nel modo migliore, e quelli che pensano di salvarsi chiudendosi negli staterelli. Staterelli che in un mondo di titani finiranno schiacciati come noci.
  12. CRITERIO. “La dote di ogni grande capopolo” scrive Hitler nel Mein Kampf “si misura innanzitutto nella capacità di non disperdere l’attenzione di un popolo, ma di concentrarla sempre su un unico nemico”. Bene: questo è esattamente il criterio che possiamo applicare ai leader attuali, per misurare il loro grado di prossimità al nazifascismo. Quanto più essi nei loro discorsi incendiari ritornano ossessivamente a indicare il nemico, tanto più essi sono allievi, consapevoli o no, del caporale austriaco.
  13. NON FIGLI. La situazione demografica è grave sia in Germania che in Italia, nazioni assai diverse, con condizioni strutturali, culturali ed economiche differenti. Italiani e tedeschi non fanno figli. Una spiegazione generale convincente del fenomeno non può che essere molto articolata e complessa. Quelle che circolano sono semplici, sempliciotte, o furbesche.
  14. EXCOMUNISMO. Fenomeno culturale, sociale e politico interessante è l’excomunismo. Difficilmente troverete in Italia qualcuno che voglia professarsi comunista, se non in piccole e poco influenti riserve indiane. Invece sono molti coloro che, essendo stati un tempo iscritti al PCI ed essendosi formati nell’ecclesia comunista, ne mantengono, pur diluiti e sovente molto diluiti, alcuni tratti essenziali, e che vorrebbero disperatamente conservarli. Sono gli excomunisti, caratterizzati non tanto da quello che sono ora quanto da quel che sono stati. Come se alla domanda “politicamente cosa sei?” potessero rispondere solo “sono stato comunista”. Costoro non potevano convivere nel PD con Renzi e i suoi sostenitori, e sono migrati altrove. L’altrove dell’excomunismo è però nebbioso, incerto, polveroso, ma esiste: insula destinata a sparire come quella degli ex combattenti e reduci di lontane stagioni, di lotte che pochi ricordano.
  15. ECCEZIONE. Non mi risulta che sia mai esistita nella storia del mondo alcuna grande civiltà che ad un certo punto non sia regredita. Sono ammesse eccezioni?
  16. STUDIO. Io penso che lo studio appassionato abbia una dimensione etica, e che abbia inoltre una dimensione intersoggettiva e sociale, anche se i singoli soggetti coinvolti nello studio non se ne rendono sempre conto. La scelta del singolo avviene sempre – anche quando, come spesso avviene, lui non se ne rende conto – entro una trama relazionale e mimetica, e si modella inevitabilmente su altre scelte operate da altri. Anche un eremita solitario ha come modello un altro eremita, al primo non puoi risalire, l’origine è celata. La stessa cosa potrebbe dirsi dell’eros, che viene declinato secondo modelli sociali che gli attribuiscono valore e modalità di espressione, e forme di contenimento.
  17. FAMA. La fama è data da un insieme di fattori imponderabili, un intreccio oscuro, un magma. E il mondo è sempre stato pieno di persone famose destinate a cadere nell’oblio. Basta scorrere la lista dei premi Nobel (anche per la letteratura)…
  18. LIBRI SCOLASTICI. L’italiano medio legge poco, molti italiani non leggono nulla di nulla. Bisognerebbe chiedersi perché tanti studenti italiani escano dalla scuola odiando i libri. Purtroppo quelli scolastici non sono veramente libri, nemmeno nell’aspetto fisico: sono mostri. Infatti normalmente li chiamano testi, e sono testicoli. Quando ero insegnante, e a scuola venivano i rappresentanti delle case editrici a proporre le versioni rinnovate dei testi e le novità dell’anno, le quintalate di pagine inutili e deprimenti, la sola idea di dover leggere quella roba mi provocava una violenta reazione. Fuggivo i rappresentanti, come il diavolo l’acqua santa.
  19. TECNO. Due sette religiose assai temibili, quella dei Tecnolatri e quella dei Tecnofobi, si stanno combattendo in tutto il mondo. In questa guerra, entrambe utilizzano la tecnica.
  20. MORTIFICAZIONE. Un fatto innegabile è che tutta la storia del Cristianesimo è percorsa da un potentissimo filone di mortificazione della carne, dimentico del fatto che Lucifero non è carne ma spirito. E tuttavia tra Cattolici e Catari fu sangue.