1963

Quasi mezzo secolo è passato dal momento fermato in questa fotografia dell’agosto 1963, in cui sono con mio padre dalle parti di Caviola: avevo 12 anni e fatto la seconda media. L’anno dopo avremmo preso in affitto a Cortina d’Ampezzo un appartamento il cui proprietario era un falegname ottantenne, Antonio Caldara, che aveva appreso l’arte sotto il governo imperial-regio. A volte gioco mentalmente col tempo, e penso cose di questo genere: che 49 anni prima del 1964 era il 1915, e dunque quell’anno sta in mezzo tra questi due punti, è tanto lontano dal mio presente di oggi quanto l’entrata dell’Italia nella Grande Guerra dall’altro versante. Oppure penso cose di questo genere: che io ho conosciuto persone che nell’anno del Signore 1900 avevano 18 anni, e a loro volta avevano conosciuto persone nate nel 1810, in pieno regime napoleonico. E sempre un brivido mi coglie, sempre di nuovo.

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Repubblichino e imboscato 5

1 Gennaio 45. Ieri è venuta Lisetta. A casa tutto bene. Ciro è stato incolume. Poteva lasciarci la pelle nell’incursione del 27 su Treviso.
Avevo sognato di lui stranamente.
Ho saputo del ritorno di Frezza da Torino.
Secondo Teresa, Titi Rossi avrebbe saputo da Spinelli il prossimo nostro ritorno da TO.
Ieri sera con Armando sono stato a Martellago per il cinematografo. Siamo tornati subito perché il cinema era chiuso.
Oggi ho fatto gli auguri a tutti i parenti. Stasera sono tornato dal piccolo trattenimento in casa Casarin. Diverse ragazze. Dolci, vino e musica di Armando.
Mi sono discretamente passato qualche ora.
Ogni giorno si va a scivolare sui fossi. Niente altro. Continua a leggere

Repubblichino e imboscato 4

Dicembre. Conosco 2 ragazze al ballo (?) di Scandolara. Con Italo Zugno si va ad accompagnarle a casa da Achille Calzavara (sono sfollate là). Si balla e si fuma. Una bella serata in 4. Non sono contento. Penso a casa. Però continuo.
Il lunedì viene Italo Gardin. Poi ogni sera si va assieme e si scherza con loro due, si gioca, si passa il tempo. A me sono indifferenti tutte 2. Continua a leggere

Repubblichino e imboscato 3

Settembre. A Istrana c’è qualcosa nell’aria. Soldati disertano perché non vogliono andare a Fadalto. Scappa anche Marco Graziati.
Adesso il servizio di pattuglia notturna è più pesante. Ogni tre sere. La notte fa freddo. Faccio la spola Zero – Istrana. Di Mario Luison ho avuto un biglietto. È a Mesola – Treporti. S’è sganciato elegantemente. Continua a leggere

Repubblichino e imboscato 2

11 Giugno 1944. Oggi è domenica. Com’è stata lunga questa settimana! A pensare che domenica scorsa ero ancora rinchiuso tra i reticolati non mi par vero! Vedi com’è la natura umana? Stai in ansia, tremi per il timore di non arrivare in tempo in Italia, stimi infinitamente felice chi respira aria libera e daresti anni della tua povera vita per raggiungere quello stato di esistenza, poi un bel giorno, quando l’hai raggiunto, non ti volgi neanche indietro a considerare cosa sei e cosa eri. Troppo presto è attenuato il ricordo delle cose tristi. Io  penso che se in noi restasse più vivo tale ricordo se ne trarrebbe un insegnamento continuo. Continua a leggere

Repubblichino e imboscato 1

Sera del giorno 3 Giugno 1944. Ieri sera non si riusciva a dormire dal nervosismo. Si credeva davvero che fosse la penultima notte. C’erano infatti notizie ufficiali di partenza domenica mattina in 2 convogli: 1° convoglio composto di capitani tenenti e pochi sottotenenti, 2° convoglio composto di sottotenenti e ufficiali anziani. Esclusa la Marina, Commissariato, Sussistenza. Col viso sul duro guanciale, non riuscivo ad addormentarmi e sognavo tante belle cose con gli occhi nel buio della baracca. Poi calarono le cimici dal tetto e mi tormentarono fino a notte alta. Continua a leggere

Taccuino di prigionia 32

29 Maggio 1944. Tiveron mi ha portato delle foto di Norimberga. Ieri ed anche oggi bellissime giornate. Con questo sole perché non ci sono le cicale?
I Tedeschi festeggiano la Pentecoste, oggi, lunedì. Tutti gli ufficiali si mettono in pantaloncini e stanno al sole.
Ho visto una pianta di ginestra. Ha il fiore quasi uguale alle nostre “bocche di lupo”. Non ha profumo. Avevo un’idea ben differente della ginestra. Continua a leggere

Taccuino di prigionia 31

22 Maggio 1944. Sono giornate fredde, queste, umide e piovigginose. Sembra di vivere il novembre delle nostre regioni. I miei reumatismi si fanno sentire di più con questa umidità. Tiveron è andato a lavorare nella Kartei.
Il cap. Bertoli è andato alla disinfestazione e partirà domani per Semlager (Div. Littorio).
Della nostra partenza non si sa niente.
Gli attacchi sferrati a Cassino e Anzio mi fanno pensare male e aumentano i timori e le paure. Continua a leggere

Taccuino di prigionia 30

16 Maggio 1944. Stasera mi sento un po’ meglio. Son dieci giorni che sto a letto. Il pagliericcio è così duro e disuguale che è impossibile immaginarlo. Quella carta filata si pesta in maniera bestiale, tanto che sembra d’aver sotto fette di roccia.
Un soldato ha voluto 10 marchi per lavare quel po’ di biancheria. Mi rimangono 8 marchi dei 24 che ho riscosso stamane. 6 per 2 sigarette; 2 per rifondere la coperta di Confalonieri, ceduta ai tedeschi. Continua a leggere