Repubblichino e imboscato 2

11 Giugno 1944. Oggi è domenica. Com’è stata lunga questa settimana! A pensare che domenica scorsa ero ancora rinchiuso tra i reticolati non mi par vero! Vedi com’è la natura umana? Stai in ansia, tremi per il timore di non arrivare in tempo in Italia, stimi infinitamente felice chi respira aria libera e daresti anni della tua povera vita per raggiungere quello stato di esistenza, poi un bel giorno, quando l’hai raggiunto, non ti volgi neanche indietro a considerare cosa sei e cosa eri. Troppo presto è attenuato il ricordo delle cose tristi. Io  penso che se in noi restasse più vivo tale ricordo se ne trarrebbe un insegnamento continuo.
Stamane ho subito l’interrogatorio (anche questo fa parte delle operazioni che si devono fare prima di avere la licenza).
Domani forse ci sarà il giuramento.
Corre voce che ad Alessandria abbiano (i tedeschi) fermati degli ufficiali. Nuovi timori? Certo, non sono cose che fanno piacere.

Giugno. È passato tra saluti, visite agli amici, ai parenti e dal dentista.
Ho scritto a Nina qualche volta esprimendole i miei sentimenti e il morale abbattutissimo.

Luglio. Ho fatto conoscenza con la Sfo – Com = Compagnia di Sfollati. Conoscevo già Spartaco Artuso, Bruno de Paris, Marina Matarollo.
Fu Bruno ad invitarmi ad un ballo in casa di Uccia Zamberlan sfollata a Sambughè.
Ho saputo da Edda che Marina mi aspettava e ne parlava spesso anche a mia madre.

Finisce la licenza e mi presento a Treviso. Mi destinano a Istrana. Ci vado quasi ogni giorno in bicicletta. Mi ritrovo con Luciano Salamon, Bosello, Tiveron, Gasparini, Ulliana.
Non c’è controllo. Me ne resto a casa anche 3-4 giorni.
Mi spiace non poter vivere a Zero ora che ho trovato da passare il tempo con le nuove amicizie.
A Istrana mi fanno un cicchetto solenne. Ci danno il corredo. Perciò bisogna indossare l’uniforme.
Non parlo delle disillusioni per quanto riguarda la Repubblica e l’esercito. Non ho più voglia di far niente. La camorra è grande. Perdo tutto quel po’ di entusiasmo che in Germania negli ultimi tempi mi era stato inculcato.
Ogni sera sono a Zero e molte volte anche di mattina. Me la spasso con Teresa. Fu grande gioia ritrovarmi a Zero con Mario Luison.
Viene spesse volte. Lui è al Deposito di Mestre.
Una sera Mario mi aperse il suo animo. Appresi cose che mi fecero male all’anima. Lo pregai di non venire più a Zero. Lui quasi pianse. In quello stato d’animo credetti di aver perso il migliore amico. Pensai che non esiste l’amicizia.

Agosto. A Istrana mi presento ogni giorno in divisa. Da Zero parto in pantaloni lunghi g. v. e a Condotta, dove ho la stanza con Sandro Gasparini, mi metto la giubba sahariana. Ci impiego qualche minuto per essere in uniforme.
Conosco le signore sfollate Malossi e la signorina.
Qualche sera devo pernottare a Istrana perché mi hanno messo di pattuglia notturna. Servizio pesante e inutile. I soldati sono pochi e indisciplinati. Dal canto mio dò cattivo esempio e me ne frego del servizio. Qualche sera sto di pattuglia una o due orette e poi me ne vado a dormire.
Penso che una pacchia simile non può durare.
Intanto ci pagano gli arretrati
19.000
Poi la perdita bagaglio
8.000
Poi la licenza non fruita
3.000
E la mensilità è di 3.600 con i viveri.

Prendo diversi arresti semplici e di rigore perché riscontrano che me ne resto a casa spesso e volentieri.

A Nina non scrivo più. Rinuncio al progetto di andare a Oderzo. Con Teresa passo molte ore e me ne vado con lei a stradette e campi. Con la Sfo – Com si va da Uccia, si va da Italo Zugno nel pescheto. Mi diverto quella domenica con Uccia. Si beve grappa. Ci si elettrizza.

Le solite ragazze incominciano col pettegolezzo. Stimo che la Sfo – Com si sfaldi. La credevo di tutt’altro spirito.

A Zero ci sono le giostre. Ogni sera c’è frastuono di canzoni e spari di mortaretti.

Il coprifuoco è anticipato. I patrioti sono scesi fino a Soligo – Follina e comandano un po’ dappertutto. C’è un rastrellamento in vista. A Istrana c’è calma.

A casa hanno comperato un maialino.

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