Repubblichino e imboscato 1

Sera del giorno 3 Giugno 1944. Ieri sera non si riusciva a dormire dal nervosismo. Si credeva davvero che fosse la penultima notte. C’erano infatti notizie ufficiali di partenza domenica mattina in 2 convogli: 1° convoglio composto di capitani tenenti e pochi sottotenenti, 2° convoglio composto di sottotenenti e ufficiali anziani. Esclusa la Marina, Commissariato, Sussistenza. Col viso sul duro guanciale, non riuscivo ad addormentarmi e sognavo tante belle cose con gli occhi nel buio della baracca. Poi calarono le cimici dal tetto e mi tormentarono fino a notte alta.
Stamattina si versarono tutti gli oggetti datici dai tedeschi. Nel pomeriggio ci fu una prima adunata per ritiro delle personali ricevute dei marchi da incassare. A me devono 438.38 R.M.
Ci doveva essere pure la seconda adunata, sospesa a suo tempo perché… perché la partenza è stata rimandata di 24 ore. Il «Morgen» tedesco che per tanto tempo è stato il nostro assillo, la nostra disperazione, è tornato alla ribalta, anzi ci sta sospeso sul capo come la spada di Damocle. Fino all’ultimo istante ci fanno penare: Dio Santo, perché illuderci così? Forse non è colpa loro, ma noi siamo ciechi, non vediamo che buio, non pensiamo che male.

Domenica 4 Giugno. Dovrebbe essere l’ultima che passo tra i reticolati. Adesso sono le 15.30, tra ½ ora ci sarà l’adunata di commiato. Parlerà il col. Küne. L’ultima volta che lo vidi fu a Benjaminowo. Ricordo come ora la sfilata della colonna degli aderenti carichi del bagaglio. C’era sole, vento e nubi. Fino a pochi minuti prima era piovuto. La strada fangosa era piena di pozzanghere e le ultime sentinelle ci ricontarono per l’ennesima volta. S’era contenti per speranze che avevamo in cuore ma che non si avverarono. Sullo sfondo del cielo bianco e azzurro, sopra la scarpata verde al lato della strada si stagliava la figura snella di un ufficiale tedesco. Un cane grosso abbaiava furioso al nostro passaggio e poi scodinzolando ritornava sull’argine alto dove il padrone stava immobile. Era il col. Küne. Sembrava non ci degnasse d’uno sguardo. Chissà stavolta come ci guarderà, cosa ci dirà.

7 Giugno. Nel cortile della caserma Duca d’Aosta c’è un po’ di subbuglio. Stanno organizzando alla meglio. Io son qui seduto sullo zaino sotto un ippocastano.
Percorso fatto da Norimberga: Monaco, Innsbruck, Brennero, Bolzano, Trento, Verona, Milano, Brescia, Alessandria, Acqui.
Sono le ore 12.

9 Giugno. Sono le 10 di sera. È suonato il silenzio. M’è sembrato di essere al corso AA. UU. Oggi c’è stata visita medica e bagno all’albergo… termale. Domani ci sarà l’interrogatorio.
Sono uscito poco fa dal cinematografo. Guido è voluto andare al dopolavoro dove ieri sera le donne fasciste ci hanno offerto ciliege e biscotti. S’è parlato con quella signora molto gentile che ha il marito in Polonia. È successo poi quel piccolo inconveniente di Radio Bari e di conseguenza lo sdegno della signorina giovane.
Oggi sono un po’ sù di morale. Ieri e l’altro ieri ero assai giù. Ho ascoltato i discorsi dei generali, molti aderenti al vero e assai chiari. Purtroppo ho dovuto convincermi della situazione. Ne ho dedotto tanti pensieri e ne ero rattristato.

 

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