- La Ripresa, miei signori, Come l’Araba Fenice, Che vi sia ciascun lo dice, Dove sia nessun lo sa.
- Da noi si spera, per il momento. In altri luoghi si spara.
- Poniamo che umani e animali debbano godere degli stessi diritti. Chi decide quali siano i diritti? E il fondamentale diritto alla libertà come si applica al tuo gatto, che tu costringi nel tuo appartamento? E il fondamentale diritto all’integrità fisica come si applica al tuo gatto, che tu fai sterilizzare?
- Ci afferriamo alle nostre certezze, cerchiamo conferma delle nostre convinzioni, leggiamo autori che la pensano come noi, evitiamo chi semina in noi il dubbio.
- Idealizziamo la vita contadina come priva di violenza. Deformazione di cittadini. Quante risse per un confine a colpi di vanga e di forca, quanti odii trasmessi di padre in figlio, quante coltellate in osteria! Continua a leggere
Fabio Brotto
Madre e Padre
All’interno dell’inesorabile processo di indifferenziazione in corso nel mondo occidentale, la questione del genere assume una rilevanza eccezionale. L’indifferenziazione è un moto difensivo della cultura vittimaria dominante in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale, un moto difensivo nei confronti dell’idea–erronea–secondo cui la violenza (emblematizzata nelle stragi naziste) sarebbe il prodotto della differenziazione (tra classi, generi, etnie, ecc.) anziché del suo contrario. Per questo, oggi stiamo attraversando una Kulturkampf, scatenata dalle forze culturali che vedono il loro avversario principale nel Cristianesimo, e in particolare nel Cattolicesimo. Poiché questo rappresenta l’unica realtà culturale solida che attualmente mantenga chiara la distinzione armoniosa tra il maschile e il femminile, e l’idea di famiglia in cui, pur nelle differenze storiche e ambientali, sono essenziali le figure della madre e del padre. Io sostengo la necessità di mantenere il discorso su di un piano rigorosamente antropologico, in cui i concetti non possano essere travolti dall’approssimazione e dall’imprecisione, utilizzate come strumenti ideologici. Pertanto affermo che il genitore (padre) è colui che genera fecondando, la genitrice (madre) colei che genera essendo fecondata e partorendo. Aggiungo, a corollario, che se vogliamo essere attenti alla differenza di genere, e salvaguardare la dignità del femminile, dobbiamo rifiutare il concetto del “genitore 1 – genitore 2”, che in tutta evidenza è il prodotto da una prevaricazione omomaschilista anche a livello linguistico, e comporta inoltre una successione numerica del tutto problematica. Chi poi non genera, e per natura è impossibilitato, come coppia omosessuale, a generare, non è né genitore né genitrice. E i genitori adottivi? Possono essere intesi come tali solo quelli che per il reciproco rapporto di genere avrebbero potuto generare.
Autismo e relazione
Un librettino di 97 pagine, note comprese, è questo Autismo e relazione (Mimesis 2013), in cui la psicoanalista Marta Tagliabue ci presenta la sua visione dell’autismo, fondata su una serie di letture e sull’esperienza fatta con una bambina autistica, Sara. Il testo è interessante per chi come me è attento ai tentativi che la psicoanalisi opera per autogiustificarsi nei confronti di una realtà psichica circa la quale essa ha commesso il suo errore più clamoroso. Sono tentativi quasi commoventi, a volte. Marta Tagliabue dimostra un’apprezzabile apertura mentale, per alcuni aspetti, rispetto allo standard medio degli psicoanalisti, ma ovviamente il suo libro soffre del difetto capitale di fondare il discorso sull’autismo sopra una relazione con una sola persona autistica. In un qualche modo, potremmo ricondurre la prospettiva cui approda la Tagliabue–occorre accettare l’essere autistico della persona con autismo come il suo proprio modo di essere e di relazionarsi al mondo, e non tentare in tutti i modi di portarla al nostro neurotipico modo di essere e di relazionarci al mondo–a quella portata avanti dai movimenti di auto-advocacy, di affermazione della neurodiversity ecc., che si vanno affermando negli USA. Continua a leggere
Micronote 30
- L’entusiasmo di tanti laici per Bergoglio : non si sa se ridere o piangere. In ogni caso, di cristianesimo e religione non sanno niente.
- Una delle modalità preferite dagli Italiani per interagire fra loro è la querela.
- Vorrei una legge contro l’omofollia.
- Come è possibile difendere l’ identità di genere se nessuno sa più quale sia, e si vuole per di più combattere ogni stereotipo di genere?
- Anche nel cioccolato si presenta l’eterna lotta tra il Bene e il Male: il Bene è il Fondente Amaro, il Male è la Nutella. Ed è evidente come il Male non sia originario, ma sia una perversione del Bene: la Nutella è cioccolato pervertito, che rende gradualmente dipendenti, distrugge il gusto, fingendo di consolare avvelena lo spirito. Come la Coca-Cola, sua sorella nel pervertimento. Continua a leggere
La mia religione 17
Καὶ ἔρχεται ἡ μήτηρ αὐτοῦ καὶ οἱ ἀδελφοὶ αὐτοῦ καὶ ἔξω στήκοντες ἀπέστειλαν πρὸς αὐτὸν καλοῦντες αὐτόν. καὶ ἐκάθητο περὶ αὐτὸν ὄχλος, καὶ λέγουσιν αὐτῷ· ἰδοὺ ἡ μήτηρ σου καὶ οἱ ἀδελφοί σου [καὶ αἱ ἀδελφαί σου] ἔξω ζητοῦσίν σε. καὶ ἀποκριθεὶς αὐτοῖς λέγει· τίς ἐστιν ἡ μήτηρ μου καὶ οἱ ἀδελφοί [μου]; καὶ περιβλεψάμενος τοὺς περὶ αὐτὸν κύκλῳ καθημένους λέγει· ἴδε ἡ μήτηρ μου καὶ οἱ ἀδελφοί μου. ὃς [γὰρ] ἂν ποιήσῃ τὸ θέλημα τοῦ θεοῦ, οὗτος ἀδελφός μου καὶ ἀδελφὴ καὶ μήτηρ ἐστίν.
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”. Continua a leggere
Micronote 29
- Una fioritura di “diritti” soggettivi e soggettivistici senza un terreno di solidi doveri socialmente consolidati da cui possa germinare è insostenibile e contraddittoria. Occorrerebbe dunque anzitutto preparare una “stagione dei doveri”.
- Che un ministro sia tenuto alle dimissioni quando emerge che da semplice cittadino si è comportato in modo non irreprensibile, costituendo un esempio negativo, questa è un’idea che non sfiora nemmeno i cervelli degli Italioti. Essi detestano infatti ogni moralismo, e apprezzano invece molto la furbizia.
- Il “giogo”, iugum – coniugium, nei latini rimanda al matrimonio, che è un patto che congiunge. Del resto la radice sanscrita jeug– unifica joga, giogo e coniugalità. Il matrimonio non ha di per sé nulla a che fare con la passione amorosa, che anzi nella tradizione greco-romana ed ebraica lo mina nelle sue fondamenta, e fondarlo su di essa, come vogliono fare gli occidentali moderni, porta inevitabilmente al matrimonio omosessuale.
- Finalmente è legge: ai ciclisti migliori verrà attribuito il marchio DOP.
- Il crinale sul quale procede la critica è incrinato dalla crisi. Continua a leggere
La mia religione 16
Καὶ ἔρχεται εἰς οἶκον· καὶ συνέρχεται πάλιν ὁ ὄχλος, ὥστε μὴ δύνασθαι αὐτοὺς μηδὲ ἄρτον φαγεῖν. καὶ ἀκούσαντες οἱ παρ’ αὐτοῦ ἐξῆλθον κρατῆσαι αὐτόν· ἔλεγον γὰρ ὅτι ἐξέστη. Καὶ οἱ γραμματεῖς οἱ ἀπὸ Ἱεροσολύμων καταβάντες ἔλεγον ὅτι Βεελζεβοὺλ ἔχει καὶ ὅτι ἐν τῷ ἄρχοντι τῶν δαιμονίων ἐκβάλλει τὰ δαιμόνια. Καὶ προσκαλεσάμενος αὐτοὺς ἐν παραβολαῖς ἔλεγεν αὐτοῖς· πῶς δύναται σατανᾶς σατανᾶν ἐκβάλλειν; καὶ ἐὰν βασιλεία ἐφ’ ἑαυτὴν μερισθῇ, οὐ δύναται σταθῆναι ἡ βασιλεία ἐκείνη· καὶ ἐὰν οἰκία ἐφ’ ἑαυτὴν μερισθῇ, οὐ δυνήσεται ἡ οἰκία ἐκείνη σταθῆναι. καὶ εἰ ὁ σατανᾶς ἀνέστη ἐφ’ ἑαυτὸν καὶ ἐμερίσθη, οὐ δύναται στῆναι ἀλλὰ τέλος ἔχει. ἀλλ’ οὐ δύναται οὐδεὶς εἰς τὴν οἰκίαν τοῦ ἰσχυροῦ εἰσελθὼν τὰ σκεύη αὐτοῦ διαρπάσαι, ἐὰν μὴ πρῶτον τὸν ἰσχυρὸν δήσῃ, καὶ τότε τὴν οἰκίαν αὐτοῦ διαρπάσει. Ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι πάντα ἀφεθήσεται τοῖς υἱοῖς τῶν ἀνθρώπων τὰ ἁμαρτήματα καὶ αἱ βλασφημίαι ὅσα ἐὰν βλασφημήσωσιν· ὃς δ’ ἂν βλασφημήσῃ εἰς τὸ πνεῦμα τὸ ἅγιον, οὐκ ἔχει ἄφεσιν εἰς τὸν αἰῶνα, ἀλλ’ ἔνοχός ἐστιν αἰωνίου ἁμαρτήματος. ὅτι ἔλεγον· πνεῦμα ἀκάθαρτον ἔχει.
Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”. Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni”. Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: “Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito immondo”. Continua a leggere
Lumen Fidei
Ho letto la Lumen Fidei con molta attenzione. La prima enciclica di Francesco è (forse) l’ultima di Benedetto, e lo si vede ad ogni riga. Il papa emerito infatti, se le forze della sua aetas ingravescens lo consentiranno, resterà di certo il consulente teologico primo del papa regnante. Ma di che stupirsi? Tra papi ci sono discontinuità nei modi, ma non nella sostanza. Eppure, i modi possono in qualche modo farsi sostanza, non certo dogmatica, ma pastorale. Una sostanza modale, per così dire. E questo propriamente si vede nel pontificato di Francesco.
L’idea di fondo della Lumen Fidei è che il mondo è minacciato alla radice dal relativismo, e la fede àncora l’umanità alla solida roccia che è Dio, mediante il Salvatore Gesù Cristo, mediante la Chiesa. Ci sono due punti, nell’enciclica, in cui mi pare che possa delinearsi una certa problematicità nel rapporto tra fede e società. O piuttosto nel rapporto fede-religione-società: «Se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, si affievolirà la fiducia tra di noi, ci terremmo uniti soltanto per paura, e la stabilità sarebbe minacciata». (55) Da un lato si richiama qui la funzione ancestrale della religione (unire il gruppo umano), dall’altro emergerebbe un certo integralismo. Se non si intende “fede in Dio” latissimo sensu. L’altro passo è il seguente: «La sofferenza ci ricorda che il servizio della fede al bene comune è sempre servizio di speranza, che guarda in avanti, sapendo che solo da Dio, dal futuro che viene da Gesù risorto, può trovare fondamenta solide e durature la nostra società». (57) Qui il problema è cosa si intenda per nostra società, ed è il problema dell'”autonomia del mondano”, dal Concilio in poi una questione ineludibile, anche se presente nel Cristianesimo fin dalla sua origine.
Micronote 28
- Esiste una fisiologia dell’amministrazione democratica. Essa esige che vi sia alternanza. Quando gli stessi uomini governano un comune per decenni, necessariamente l’organismo politico-amministrativo genera pustole, bubboni e cancri, o finisce nell’inedia.
- Fides quaerit intellectum. Si non quaerit, non est fides.
- Brunetta presenta il carattere del capro espiatorio, che mette in luce la bassezza dei suoi linciatori.
- Sono troppi i cristiani che spargono veleno. Ma chi sparge veleno è un cristiano?
- Europa: una tecnarchia che regna su popoli che hanno perso ogni voglia di combattere. Continua a leggere
La mia religione 15
Καὶ εἰσῆλθεν πάλιν εἰς τὴν συναγωγήν. καὶ ἦν ἐκεῖ ἄνθρωπος ἐξηραμμένην ἔχων τὴν χεῖρα. καὶ παρετήρουν αὐτὸν εἰ τοῖς σάββασιν θεραπεύσει αὐτόν, ἵνα κατηγορήσωσιν αὐτοῦ. καὶ λέγει τῷ ἀνθρώπῳ τῷ τὴν ξηρὰν χεῖρα ἔχοντι· ἔγειρε εἰς τὸ μέσον. καὶ λέγει αὐτοῖς· ἔξεστιν τοῖς σάββασιν ἀγαθὸν ποιῆσαι ἢ κακοποιῆσαι, ψυχὴν σῶσαι ἢ ἀποκτεῖναι; οἱ δὲ ἐσιώπων. καὶ περιβλεψάμενος αὐτοὺς μετ’ ὀργῆς, συλλυπούμενος ἐπὶ τῇ πωρώσει τῆς καρδίας αὐτῶν λέγει τῷ ἀνθρώπῳ· ἔκτεινον τὴν χεῖρα. καὶ ἐξέτεινεν καὶ ἀπεκατεστάθη ἡ χεὶρ αὐτοῦ. Καὶ ἐξελθόντες οἱ Φαρισαῖοι εὐθὺς μετὰ τῶν Ἡρῳδιανῶν συμβούλιον ἐδίδουν κατ’ αὐτοῦ ὅπως αὐτὸν ἀπολέσωσιν.
Entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Continua a leggere







