Draghi

Il nome del prossimo presidente della BCE è davvero pieno di senso. Si sa che i Draghi amano i tesori, e solitamente li accumulano in caverne, ci dormono sopra, e ne sono i guardiani. Che la guardia all’oro sia affidata ai Draghi è stupefacente, ma non strano. Infatti, il Drago è un mostro primevo, un agente del caos, un nemico della città ordinata e del giusto e pacifico vivere degli umani. E il denaro, la cui circolazione è originariamente sacrificale e non ha mai perduto questo carattere, ha un lato mortale e distruttivo. Quindi è sacro, e va trattato con ogni precauzione, e su di esso deve vigilare una casta sacerdotale, che con i Draghi ha varie forme di commercio. I sacerdoti del denaro lo hanno sempre più smaterializzato, ma la sua natura sacra rimane intatta. Nel suo tempio, la Borsa, tutti i fenomeni e gli aspetti che dall’origine accompagnano il Sacro si manifestano con la massima intensità: reverenza, timore e tremore, entusiasmo orgiastico, mimesi intensa, panico, terrore, rischio mortale, contagio, annientamento. La Borsa è infinitamente lontana dalla scienza, e vicina all’altare dei sacrifici. E al Casinò. In entrambi i luoghi si gioca e si rischia: la ricchezza, la vita.

Damigella

Tra le ombre e le luci del bosco, un micromondo in cui anche nell’aria si aggirano predatori, e la morte può arrivare all’improvviso. Le damigelle sono simili alle libellule, ma più esili, e quando si posano tengono le ali chiuse sopra il corpo, come si vede bene nella foto, mentre le loro cugine le tengono aperte in orizzontale. Anche le graziose damigelle sono predatrici, e catturano e mangiano altri insetti. Questa che ho trovato nel parco dello Storga, vicino a casa mia, è una calopterix virgo (padana), femmina.

Liquidazione della religione?

Un titolo come Liquidazione della religione?  (Abschaffung der Religion? , 2008, trad. it. di C. Danna, Queriniana 2011) mi ricorda subito il linguaggio leninista, che amava le liquidazioni.   Non è un caso, perché l’autore di questa apologia del cristianesimo di fronte allo scientismo, Richard Schröder, ha vissuto molti anni nella DDR, dove imperava un credo marxista-leninista, un aspetto del quale era la fede in un naturale dissolversi della fede religiosa in una società comunista dominata dalla scienza, il cosiddetto ateismo scientifico. In realtà, Schröder in questo testo non attacca tanto la visione marxista (Marx stesso, dice l’autore, avrebbe definito volgare l’ateismo di Dawkins e soci), quanto i darwinisti ideologici e gli scientisti che popolano la scena della cultura globale dominante. Non è di per sé un gran libro dal punto di vista speculativo, si rivolge ad un pubblico piuttosto ampio, e tuttavia ha anche pagine per me divertenti là dove mostra l’inconsistenza di pensatori come il già citato Dawkins, la cui furia antireligiosa porta a svarioni concettuali, e a teorie ridicole come quella del meme, che nessuno scienziato serio potrebbe accogliere.

Divenire nulla 17

Qualcosa di paragonabile non avviene già nel poeta persiano Omar Khayyam (sec. XI – XII), essendo polvere e vuoto la prospettiva finale di ogni malinconia del divenire? Dice la quartina 29:

Poi che vacuo vento ci resta di ogni cosa ch’esiste,
Poi che difetto e sconfitta colgono al fine ogni cosa,
Considera bene: ogni cosa che è, è in realtà nulla;
Medita bene: ogni cosa ch’è nulla, è in realtà tutto.

 [Quartine, trad. A. Bausani, Einaudi 1979, p. 13] Continua a leggere

Le Alpi nel mare

Le Alpi nel mare

L’esile libretto di W.G. Sebald Le Alpi nel mare, le ultime cose scritte da Sebald. Una visione dalla Corsica, ma forse non della Corsica, perché lo scrittore tedesco ovunque vede una sola cosa: la distruzione, la consumazione di tutte le cose. Qui soprattutto della natura corsa. Ho sempre pensato che la meravigliosa scrittura di Sebald, animata da una sovrabbondante pietà, non riesca a dar conto della pienezza dell’essere, e della multiforme vita degli esseri, e anche delle differenze che intercorrono tra gli esseri umani. Qui giungo a questa conclusione: le foto che costellano i libri di Sebald, e ne sono parte integrante, non potevano non essere quello che sono: in bianco e nero e prive di vita. Rispetto ai Corsi, l’atteggiamento di Sebald appare assolutamente non antropologico. Egli non li capisce, non può non solo calarsi dentro, ma neppure accostarsi al loro modus vivendi, non afferra la vitalità di una cultura nel suo essere differente, vede in loro soltanto il barbarico primitivismo e la brama di distruzione (anzitutto delle foreste). La foto di copertina, con un cancello di ferro e un muro oltre i quali si intravede il mare, e sbarrano la strada verso di esso, potrebbe essere assunta come cifra dell’intera opera sebaldiana.

La coscienza della Brambilla

L’instancabile promotrice della libertà, la ministra Brambilla, ha promosso un manifesto della coscienza degli animali, che si può leggere qui. Il manifesto appare una summa del sentimentalismo animalista, una congerie di elementi del tutto irrazionali. Che vi abbiano aderito degli scienziati è l’ennesima dimostrazione della parcellizzazione contemporanea dei saperi: uno può essere un genio in una disciplina e uno sprovveduto totale in altri campi. L’uso disciplinare (verrebbe da dire idiota nel senso originario) della ragione convive con l’incapacità di ragionare in termini universali, e porta ad una più generale idiozia.  Vediamo dunque alcune affermazioni idiote del manifesto. Continua a leggere

I ferri del mestiere

 

  A valle è scomparsa la neve, si
pensa a scavare canali di ghiaia:
a capire la secca, il suo morso
che divarica i legni del cortile,
lo stomaco del cane spaccato
col badile. Rimane
un’arcata di sasso da stringere
con le mani – un destino.

Fammi sentire la sete dei cani,
dimmi da dove viene la fine, se
siamo vicini agli incroci bruciati

o deposta selvaggina assonnata
nella fodera del bracconiere. Che
una porta si richiude – e le prede
riposano, salvate nel sale.

Divenire nulla 16

La Modernità sarebbe andata ben oltre la soglia del nichilismo proprio della cultura romantica, in cui “anche dove gli esiti artistici si rivelano più legati a una dimensione nichilistica, la maggior parte degli scrittori … sembra continuare a muoversi nell’ambito di una poetica (e di un’estetica) della trasfigurazione”. [L. Zagari, Mitologia del segno vivente, Il Mulino 1985, p.75]. Secondo Luciano Zagari la Morte di Danton di Georg Büchner è il testo in cui per la prima volta si esibisce il crollo del Valore fondativo, crollo così totale che “il nulla è così radicale da capovolgersi e porsi come pieno [c. mio]” [Ivi, p. 52]. Il nulla è solido (Leopardi) e sta (Celan). “Là dove l’assurdo non è più limitato all’approccio del soggetto al Valore ma intacca la struttura oggettiva del Valore stesso, là si può dire che il romanticismo è alla fine e si annunzia la più radicale crisi dei nostri giorni” [ibidem]. Continua a leggere