I ferri del mestiere

 

  A valle è scomparsa la neve, si
pensa a scavare canali di ghiaia:
a capire la secca, il suo morso
che divarica i legni del cortile,
lo stomaco del cane spaccato
col badile. Rimane
un’arcata di sasso da stringere
con le mani – un destino.

Fammi sentire la sete dei cani,
dimmi da dove viene la fine, se
siamo vicini agli incroci bruciati

o deposta selvaggina assonnata
nella fodera del bracconiere. Che
una porta si richiude – e le prede
riposano, salvate nel sale.

3 risposte a "I ferri del mestiere"

  1. leggendo queste righe
    si sente forte la sete dei cani.
    e così il sale salva?
    dipende sempre dal punto di vista…
    il poeta deve essere stato un cacciatore, assolutamente.

  2. No, Carla, Ponso non è stato cacciatore, ma vivendo in campagna di cacciatori ne ha visti molti. La sua è una natura senza idillio, mi ricorda, incredibilmente, quella di Cormac McCarthy.

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