Rileggo Simone Weil 80

 

La prescrizione secondo la quale l’unione carnale va compiuta solo per avere figli va certamente interpretata in modo ben più severo di quanto non faccia la Chiesa; non nel senso che la possibilità di avere figli legittima l’unione carnale; ma nel senso che, avendovi rinunciato del tutto, la si realizza un piccolo numero di volte in tutta la vita per obbedienza alle parole “crescete e moltiplicatevi”; a meno che una vocazione invincibile proibisca anche questo. Così non ci sarebbe quasi differenza alcuna tra un padre di famiglia e un monaco, quanto alla castità.
Certo questa non è una cosa da tutti. Ma neppure amare Dio è cosa da tutti. (III, 342-343)

Perché l’atto di generare sia veramente un’imitazione della creazione divina, dovrebbe essere un atto di generosità e non di desiderio. Che l’uomo, avendo conquistato perfettamente la castità e sperimentandone tutto il valore, tranquillo in questo possesso, rinunci per una volta a una particella di energia sopravitale perché un altro essere sia. Lo stesso per la donna.
L’amore paterno e materno sarebbe allora pura generosità, e la riconoscenza filiale avrebbe una ragion d’essere. “Dare alla luce” avrebbe un senso.
Senza questo, in ogni famiglia c’è un peccato originale. (III, 343-344)

*  *  *  *  *  *  *

Quanto c’è di Agostino in Simone Weil? Almeno per quel che riguarda la sessualità, molto, mi pare. Mi pare anche molto interessante il fatto che a Simone Weil la castità appaia come un fatto primariamente maschile. Infatti parla in prima istanza di padre di famiglia e di monaco, né potrebbe venirle in mente prima la madre di famiglia e la monaca. Come se il desiderio, che per lei è la fonte di ogni male, fosse una realtà più potente nei maschi. Ma l’atto della generazione, anche accettando di confinare a questo la legittimazione dell’attività sessuale, non può essere  spogliato totalmente dal desiderio, che negli umani è nutrito dalla rappresentazione. Senza rappresentazione, non vi sarebbe desiderio ma puro impulso animale, che come tale non è sottoponibile a giudizio etico. La posizione della Weil in questa materia è totalmente insostenibile, come quella di S. Agostino, che sognava per gli umani di sesso maschile (Nel De Civitate Dei) un pene utilizzabile a comando, come la mano, sottoposto alla ragione, e totalmente sottratto all’eros e ai fantasmi del desiderio.

11 pensieri su “Rileggo Simone Weil 80

  1. L’ affermazione, qui, è addirittura delirante.
    Ma non c’ è di che stupirsi: i mistici sono tutti dei folli ed il loro integralismo intellettuale equivale all’ insania mentale. Citi Agostino con molta ragione, secondo me, ma con la differenza che egli giunge al suo dispregio per la carne dopo essersene abbondantemente saziato: tutto il suo pensiero successivo è frutto del bisogno di espiazione da quella colpa.
    I credenti dotti mi dovrebbero spiegare, una volta per tutte, se Dio ci abbia calato in quest’ orrido e ripugnante corpo desiderante per trarre gioia dai nostri tentativi tragicomici di negarlo inutilmente e continuamente…

  2. Il cristianesimo ha molti filoni. Simone Weil non è cristiana. E il corpo nella Bibbia non è né orrido né ripugnante. Io dico sempre, a questo proposito, che Abramo, il padre dei credenti, ha avuto 4 donne, e il santo re Davide se n’è fatte un sacco, e il saggio Salomone ancor di più…

  3. L’ ho sempre pensato, infatti – e la tua risposta me lo conferma-, che il cristianesimo è la religione delle contraddizioni e delle eterne smentite e revisioni. In particolare il cattolico la usa a sua discrezione e piacimento: una coperta elastica, che gli offre il riparo laddove, di volta in volta, gli abbisogna, nelle più disparate occasioni.
    Quanto alla mortificazione del corpo, non puoi negare che esso sia sempre stato contrapposto -anche letteralmente- all’ anima, quando non considerato vero intralcio rispetto al destino ultimo dell’ Uomo e la sua ricongiunzione con il divino.
    La demonizzazione della sessualità ne è conseguente. Hai ricordato tu Agostino, no?

    Gli esempi biblici che mi citi, però, a me fanno dedurre, prima che altro, che il maschilismo ha radici antiche, e che Dio stesso è maschio.

    1. La contrapposizione anima-corpo appartiene ad un filone della filosofia greca, e ha influenzato molto il Cristianesimo, senza mai però sopraffare la visione biblica, per cui la “carne” è l’uomo nella sua totalità. E questo è dimostrato dal fatto che il nucleo del cristianesimo non sta affatto nell’idea dell’immortalità dell’anima ma in quella della resurrezione dei morti. Il pensiero di Agostino è stato importante nello sviluppo del Cristianesimo, ma non lo ha egemonizzato.
      Che Dio sia maschio è una palla. Il divieto biblico delle immagini ne è la prova sovrana. Gli dèi dei popoli intorno ad Israele, essi sì erano maschi e femmine, e infatti erano rappresentati. Dio è spirito, e qualsiasi antropomorfismo è fuorviante. Quelli che ci sono nella Bibbia e nei Vangeli sono simbolici.

  4. che Dio sia maschio è una palla!
    con divido pienamente :-)
    non si è mai visto il sesso di Dio.

    pensare che sia maschio probabilmente fa parte dei pregiudizi dell’uomo.
    è un’idea…sinceramente non mi sono mai posta il problema dal momento che Dio me lo figuro come un padre.

  5. Quando Dante, nel XXXIII del Paradiso, narra la sua visione di Dio, rappresentando l’irrappresentabile, non si sogna nemmeno di mostrarlo come un vecchio con la barba bianca (che nell’ingenua iconografia cristiana significa “l’antico di giorni”, come se il tempo esistesse per il creatore del tempo) ma come un punto (il punto non ha estensione) in cui è contenuto l’intero universo. L’idea di Dio, a sua volta, è il punto massimo di tensione cui può giungere l’intelletto umano.

  6. Fabio, sai bene che le mie sono le riflessioni di una non-credente ed agnostica: gli approfondimenti e le puntualizzazioni strettamente teologiche non mi competono e, francamente, mi appaiono poco interessanti. Il più delle volte le trovo pretestuose ed arroganti, oltreché contraddittorie in un’ infinità di aspetti. Ciò non significa che non comprenda il bisogno di religiosità, nell’ Uomo, o che io stessa non l’ avverta – pur se la mia ricerca rimane, ad oggi, frustrata-; né significa che mi siano ignoti i simboli biblici ed evangelici.

    Se era una conversazione di tipo teologico che volevi stimolare -non mi è chiaro: magari anche sì?-, sono fuori tema e mi scuso per il discorso fuorviante, ma se si può ragionare anche nei dintorni, allora provo a spiegare le mie affermazioni precedenti.

    Parlo di ciò che da quei simboli è derivato nella “cultura” laica e nella vita di tutti noi. Quegli “insegnamenti”, sempre coniugati al maschile, il decimo comandamento stesso “Non desiderare la donna d’ altri”, la genesi che vuole plasmato l’ uomo prima della donna, un’ infinità di altri dettagli, forniscono una rappresentazione fondamentalmente e oggettivamente maschio-centrica, che come tale è stata recepita ed ampiamente usata dalla Chiesa cattolica e, conseguentemente, dalla società. Come si può negarlo?
    Infatti, dici tu, Abramo, Salomone, Davide ecc. ” se ne son fatte…”: già donne-oggetto fin dai biblici tempi! Nella poligamia non ci vedi proprio neanche un pochino di maschilismo?
    Simboli, sì. Simboli maschilisti,, nell’ inconscio collettivo, appunto.
    In questo senso anche “Dio è maschio”.

    E mi stupisce un po’ che Carla non si sia avveduta che dire “padre” e non “madre” , riferito al suo personale sentimento di Dio, corrisponda ad avvalorare , sostanzialmente, quello che ho appena provato a chiarire.

    1. carissima, me ne sono accorta eccome, ma non posso fare a meno di affermarlo, dal momento che è una sensazione he ho maturato sin da quando ero bambina. è la mia rappresentazione di Dio, ma sicuramente il “puntino” di Fabio sarebbe più appropriato….perhè non si può definire la figura di Dio, Dio è intoccabile e invisibile.

  7. Da un lato, la Bibbia va letta “storica mente”, situandola nei vari contesti: a differenza del Corano, v’è di tutto, testi composti nell’arco di secoli.
    Poi, è vero che nell’inconscio collettivo Dio ha una immagine maschile. Ma il divieto biblico di farsi immagini di Dio va letto in profondità: nessuna immagine, nemmeno mentale!!

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