Un prato a Cison di Valmarino, in pieno sole. Gran varietà di insetti e di essenze vegetali. Numerose farfalle della specie melitaea athalia. Dopo molti tentativi di avvicinamento andati a vuoto, ne fermo una. Anche le cacce sottili sono faticose.
Letteratura canadese e altre culture

Curata da Elettra Bedon e Giulia De Gasperi, inizia su Bibliosofia la Terza Serie di Letteratura canadese e altre culture, la rivista bilingue concepita e portata avanti per alcuni anni da Egidio Marchese. Qui il primo numero.
Papavero
Il tempo della fioritura è breve, suggerisce la contemplazione di un papavero. C’è l’espansione della vita e c’è il suo ritrarsi. Conosco pochi umani che sappiano rappresentarsi serenamente il ritrarsi della propria vita. Conosco pochi umani che contemplando un papavero vedano se stessi.
Risponde al sole l’immagine fugace,
si ritrarrà dal libro dei presenti
la memoria che reggi tu, lo stelo,
astro d’amor che si soave ardi.
Il ladro della guerra e della pace,
l’ospite, si annida e tu lo senti
falco delle tue brame, la tua notte,
pietra delle faville e dei tormenti.
Repubblichino e imboscato 4

Dicembre. Conosco 2 ragazze al ballo (?) di Scandolara. Con Italo Zugno si va ad accompagnarle a casa da Achille Calzavara (sono sfollate là). Si balla e si fuma. Una bella serata in 4. Non sono contento. Penso a casa. Però continuo.
Il lunedì viene Italo Gardin. Poi ogni sera si va assieme e si scherza con loro due, si gioca, si passa il tempo. A me sono indifferenti tutte 2. Continua a leggere
Giovanni Paolo I
Al mio personale rapporto con Albino Luciani ho accennato qui. La bella biografia scritta da Marco Roncalli mi ha riportato ai primi anni Settanta, evocando persone conosciute ed episodi decisivi per la mia vita di cristiano. Il libro è documentato, oggettivo e rigoroso: esemplare nell’articolata e fine ricostruzione dei momenti fondamentali dell’esistenza di Luciani, un pastore tridentino con la passione dell’obbedienza, che avrebbe da ragazzo voluto entrare nella Compagnia di Gesù, e che si trovò ad essere vescovo, patriarca e papa. Notevole l’analisi degli anni trascorsi nella Chiesa veneziana, la parte migliore della quale ebbe con lui un rapporto difficilissimo. Nel libro di Roncalli compaio anch’io. Continua a leggere
L’autismo come territorio di falsi profeti e capri espiatori
Nell’ultimo numero della rivista quadrimestrale Problemi in psichiatria compare un mio scritto col titolo Idee per l’autismo. Ne riporto un passo.
Fin dal suo emergere come una questione specifica e mondiale, l’autismo si è presentato come un territorio di forte conflittualità. Dura è stata infatti la lotta delle prime grandi associazioni di familiari, che hanno avuto un ruolo decisivo negli ultimi decenni del secolo scorso, una lotta contro le convinzioni radicate e per i diritti delle persone con autismo, che non è ancora cessata. Oggi il conflitto presenta, tuttavia, molte facce, e appare anzitutto come scontro tra scienza ufficiale e pratiche alternative. Continua a leggere
Folgore e fuoco

Folgore e fuoco sono anzitutto immagini della potenza, che si manifesta nella distruzione. Il fuoco è ambivalente, perché consente la vita dell’umano, e proprio il suo governo è ciò che lo distingue dall’animale, prima del linguaggio, perché nessun animale governa il fuoco. Il fuoco è divino, ma l’umano ne può fare uno strumento. Lo deve usare con moderazione, nella consapevolezza che può sfuggirgli di mano, perché il suo governo rimane sempre problematico. Il fuoco che dilaga inarrestabile è un mare di fuoco o un fiume di fuoco, e qui si rivela il legame tra i due mondi apparentemente incomunicabili e avversi del fuoco e dell’acqua: nell’universo della rappresentazione essi sono uniti dalla violenza distruttiva, che sconvolge e cancella l’ordine e la sua bellezza, e annienta la comunità umana. Il calore vitale si contrappone al freddo del cadavere, e determina in ultima istanza la rappresentazione del fuoco d’amore che in Dante è antitetico al fuoco infernale. Tuttavia, il fuoco e l’acqua mantengono pur sempre una natura dinamica, e per questo Dante concepisce poeticamente il male assoluto in termini di ghiaccio, che tutto immobilizza, morte universale e solido nulla, e nel lago di ghiaccio del Cocito pone Lucifero, che, desiderando essere Dio e non potendo, preferisce il nulla alle cose che sono.
Tetramorium
Sul marmo delle scale di casa mia per alcune mattine si svolge un tentativo di volo nuziale di tetramorium caespitum, una piccola formica nera molto comune, che non sdegna di vivere in anfratti dei marciapiedi e dei muri delle città, anche se in campagna i suoi nidi sono piccoli cumuli di terra tra le erbe. Negli anni Sessanta, quando ero studente di scuola media, ogni pomeriggio prima dei compiti dicevo a mia mamma “vado a vedere le formiche” e scendevo dal nostro appartamento a Venezia giù nel rio terà, dove purtroppo le specie di formiche che potevo osservare erano solo due: la tetramorium e la specie rivale pheidole pallidula. Continua a leggere
Repubblichino e imboscato 3

Settembre. A Istrana c’è qualcosa nell’aria. Soldati disertano perché non vogliono andare a Fadalto. Scappa anche Marco Graziati.
Adesso il servizio di pattuglia notturna è più pesante. Ogni tre sere. La notte fa freddo. Faccio la spola Zero – Istrana. Di Mario Luison ho avuto un biglietto. È a Mesola – Treporti. S’è sganciato elegantemente. Continua a leggere
La gioia di vivere
Leggo La gioia di vivere nella quarta edizione BUR del 2010. La joie de vivre (1884, trad. it. di P. Messori) è un romanzo la cui azione, che si distende nell’arco di anni, è concentrata in una famiglia borghese, l’unica famiglia borghese di Bonneville, un piccolo e malandato villaggio di pescatori sulla costa atlantica di Francia. Villaggio al cui confronto quello dei verghiani Malavoglia appare una città, villaggio abitato da pescatori così abietti che al loro confronto gli abitanti di Aci sono gran signori, anche moralmente. Zola qui però non esprime una critica sociale, ma sembra piuttosto applicare ad alcuni personaggi una lettura, forse affrettata, di Schopenhauer. Ennesima conferma del fatto che per la buona riuscita di un’opera letteraria non occorre una buona comprensione della filosofia che la ispira. Continua a leggere



