Folgore e fuoco

Forest fire: Photo by waterboi_atx

Folgore e fuoco sono anzitutto immagini della potenza, che si manifesta nella distruzione. Il fuoco è ambivalente, perché consente la vita dell’umano, e proprio il suo governo è ciò che lo distingue dall’animale, prima del linguaggio, perché nessun animale governa il fuoco. Il fuoco è divino, ma l’umano ne può fare uno strumento. Lo deve usare con moderazione, nella consapevolezza che può sfuggirgli di mano, perché il suo governo rimane sempre problematico. Il fuoco che dilaga inarrestabile è un mare di fuoco o un fiume di fuoco, e qui si rivela il legame tra i due mondi apparentemente incomunicabili e avversi del fuoco e dell’acqua: nell’universo della rappresentazione essi sono uniti dalla violenza distruttiva, che sconvolge e cancella l’ordine e la sua bellezza, e annienta la comunità umana. Il calore vitale si contrappone al freddo del cadavere, e determina in ultima istanza la rappresentazione del fuoco d’amore che in Dante è antitetico al fuoco infernale. Tuttavia, il fuoco e l’acqua mantengono pur sempre una natura dinamica, e per questo Dante concepisce poeticamente il male assoluto in termini di ghiaccio, che tutto immobilizza, morte universale e solido nulla, e nel lago di ghiaccio del Cocito pone Lucifero, che, desiderando essere Dio e non potendo, preferisce il nulla alle cose che sono.

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