Repubblichino e imboscato 2

11 Giugno 1944. Oggi è domenica. Com’è stata lunga questa settimana! A pensare che domenica scorsa ero ancora rinchiuso tra i reticolati non mi par vero! Vedi com’è la natura umana? Stai in ansia, tremi per il timore di non arrivare in tempo in Italia, stimi infinitamente felice chi respira aria libera e daresti anni della tua povera vita per raggiungere quello stato di esistenza, poi un bel giorno, quando l’hai raggiunto, non ti volgi neanche indietro a considerare cosa sei e cosa eri. Troppo presto è attenuato il ricordo delle cose tristi. Io  penso che se in noi restasse più vivo tale ricordo se ne trarrebbe un insegnamento continuo. Continua a leggere

Gorgoglioni

Natale 1958: vista la mia passione per gli insetti, i miei mi regalarono una lente. La usai per molti anni, per guardare il mondo piccolo, specialmente durante i due mesi di villeggiatura estiva in montagna. Ricordo che le prime creature viventi che osservai con quella lente furono, nella primavera del 1959, degli afidi su di una piantina di fiori che ornava il terrazzino della nostra casa a Venezia. Di quelle creature appresi molte cose interessanti nei libri, ma anzitutto mi colpì moltissimo che animali così piccoli fossero chiamati anche col nome reboante di gorgoglioni. Lessi anche che venivano chiamati le vacche delle formiche, perché queste usano pascersi delle loro deiezioni zuccherine, e le stimolano con colpetti delle loro antenne, quasi mungendoli. Vigilano anche su questi loro armenti, perché gli afidi, attaccati col loro rostro alle piante da cui succhiano la linfa, sono totalmente indifesi, e di fronte ai loro predatori sono come le pecore davanti ai lupi. Imparai, leggendo degli afidi, che in natura spesso l’apparenza inganna, e che le coccinelle, che pur d’aspetto sono forse gli insetti più simpatici e attraenti, sono tigri fameliche e sterminatrici di gorgoglioni. E proprio considerando la sorte di costoro, che sono un popolo numerosissimo, prolifico e continuamente falcidiato, appresi che per la natura la vita del singolo non vale nulla. Ben prima di leggere Leopardi.

E oggi gli Italiani, chissà perché, mi appaiono come un popolo di gorgoglioni.

Micronote 16

  1. La metastasi dei derivati causerà infine una esplosione catastrofica.
  2. Sintesi degli ultimi 40 anni: da Potere Operaio a Potere Bancario.
  3. Quello di “conformismo” è oggi uno dei concetti più vaghi e fluttuanti.
  4. Come adulto occidentale maschio eterosessuale pensionato col retributivo, non rientro in alcun gruppo perseguitato (donne, gay, Palestinesi, neri, immigrati ecc. ecc.). Quindi nella visione vittimaria vigente non ho alcun valore positivo. A meno che la crisi sistemica devastante non mi riduca alla condizione di povertà, come avverrà quasi sicuramente. Continua a leggere

Repubblichino e imboscato 1

Sera del giorno 3 Giugno 1944. Ieri sera non si riusciva a dormire dal nervosismo. Si credeva davvero che fosse la penultima notte. C’erano infatti notizie ufficiali di partenza domenica mattina in 2 convogli: 1° convoglio composto di capitani tenenti e pochi sottotenenti, 2° convoglio composto di sottotenenti e ufficiali anziani. Esclusa la Marina, Commissariato, Sussistenza. Col viso sul duro guanciale, non riuscivo ad addormentarmi e sognavo tante belle cose con gli occhi nel buio della baracca. Poi calarono le cimici dal tetto e mi tormentarono fino a notte alta. Continua a leggere

La gloria degli altari

La gloria degli altari. I papi santi nella storia della chiesa

Il libro di Roberto Rusconi (Mondadori 2012) ha come sottotitolo I papi santi nella storia della Chiesa. La gloria degli altari è essenzialmente qui la gloria del papato, che dopo la fine del potere temporale (di cui si intravede ancora qualche residuo, tuttavia) tende sempre più all’autosantificazione. Il libro è interessante in quanto mette in luce la logica sottesa alla continua beatificazione di pontefici che si è attuata nell’ultimo secolo: si tratta della logica del rafforzamento del prestigio del papato. Una sfilza di papi santi rende infatti in ultima analisi santo il papato in quanto tale. Si tratta di una novità nella storia della Chiesa: a meno di non riandare ai secoli nebulosi delle persecuzioni imperiali prima di Costantino mai si videro tanti papi fatti beati e santi in rapida sequenza. Come questo possa essere in sintonia col Concilio Vaticano II è tutto da vedere. Personalmente ritengo che il papa polacco abbia tolto quasi ogni vigore alle riforme conciliari, e soprattutto abbia riempito i sommi gradi della Chiesa di spiriti deboli, la cui unica virtù è una supina obbedienza. Gli effetti si stanno vedendo in questi giorni. E penso che in seguito se ne vedranno di peggiori.

Taccuino di prigionia 32

29 Maggio 1944. Tiveron mi ha portato delle foto di Norimberga. Ieri ed anche oggi bellissime giornate. Con questo sole perché non ci sono le cicale?
I Tedeschi festeggiano la Pentecoste, oggi, lunedì. Tutti gli ufficiali si mettono in pantaloncini e stanno al sole.
Ho visto una pianta di ginestra. Ha il fiore quasi uguale alle nostre “bocche di lupo”. Non ha profumo. Avevo un’idea ben differente della ginestra. Continua a leggere

Babilonia

moneta d'oro vaticana

«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». (Matteo 6, 24)

Finché ci sarà una Curia, ossia finché il vertice della Chiesa cattolica sarà modellato sulla corte imperiale romana, attorno al papa ruoterà sempre qualcosa di torbido, di non trasparente. Perché meravigliarsi di quel che sta emergendo? Chiunque, come il sottoscritto, abbia avuto un minimo contatto con le sfere alte della Chiesa, sa bene quanto anche esse siano abitate da invidie, debolezze di ogni tipo, lotte per il primato. Poiché non c’è versetto del Vangelo meno amato dai numerosi carrieristi ecclesiastici del celebre MT 20, 16: «Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». Continua a leggere

Vedovella

Vedovella dei prati si chiama questo umile fiore, che ama i luoghi umidi e le rive alberate dei fiumi. Sembra grato agli insetti, e presso lo Storga colgo un imenottero (che in un primo momento mi sembra una vespula rufa, e in seguito non riesco più a classificare) che si pasce del suo nettare.