La natura di Mancuso

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Mancuso fatica, da sempre, a pensare la natura. La vede (qui) come un ordine armonioso, che non esiste. Ecco un passo che rende bene il suo pensiero:

«Il problema, in altri termini, è la mancanza di fondamento dell’etica. Torna la domanda che mi è stata posta da uno studente: perché il bene dovrebbe essere meglio del male, se il male talora risulta più efficace? Io penso che a questa domanda si possa rispondere solo andando ad appoggiarsi al fondamento ultimo dell’etica, e penso altresì che tale fondamento abbia molto a che fare con la fisica, con la natura intima della realtà. È infatti un clamoroso falso che la cattiveria e l’immoralità siano più produttivi e più appaganti del bene e della giustizia. Che non lo siano lo dimostrano gli stati nei quali è più bassa la corruzione (Danimarca, Norvegia e in genere i paesi del nord Europa) e nei quali corrispettivamente è più alto il tasso di benessere sociale e individuale. L’etica infatti non fa che esprimere a livello interpersonale la logica della relazione armoniosa che abita l’organismo a livello fisico e che lo fa essere in salute, l’armonia tra le componenti subatomiche che compongono gli atomi, tra gli atomi che compongono le molecole, e così sempre più su, passando per cellule, tessuti, organi, sistemi, fino all’insieme dell’organismo. Lo stesso vale per la vita psichica, tanto più sana quanto più alimentata da relazioni armoniose, in famiglia, a scuola, al lavoro, e viceversa tanto più malata quanto più esposta, magari fin da piccoli, a relazioni disarmoniche e violente. Il segreto della vita in tutte le sue dimensioni è l’equilibrio, e l’etica non è altro che l’equilibrio esercitato tra persone responsabili.»

Ai miei occhi questi concetti rivelano un semplicismo disarmante…  Ed ecco che un bambino africano, che vive una vita armoniosa nella sua famiglia e il cui organismo è tutta una relazione armoniosa, va a giocare nell’acqua bassa del fiume. E lì c’è un coccodrillo, il cui organismo, dai livelli subatomici alle proteine ecc., è tutta una relazione armoniosa. E quel coccodrillo, armoniosamente secondo l’ordinamento naturale, si pappa quell’armonioso bambino. Su questa armonia naturale vogliamo fondare l’etica?

Grillotalpa

grillotalpa

Ai primi di giugno in Italia chiudono le scuole. Tutto sembra fermarsi, o quasi, in superficie. Le TV chiudono quasi tutti i programmi di informazione e i talk-show, come se la vita politica cessasse. In superficie.  Come in un prato, in cui sotto la vampa del sole estivo tutto sembra fermarsi, mentre sottoterra i grillitalpa scavano gallerie, lavorano, lavorano incessantemente…

Micronote 28

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  1. Esiste una fisiologia dell’amministrazione democratica. Essa esige che vi sia alternanza. Quando gli stessi uomini governano un comune per decenni, necessariamente l’organismo politico-amministrativo genera pustole, bubboni e cancri, o finisce nell’inedia.
  2. Fides quaerit intellectum. Si non quaerit, non est fides.
  3. Brunetta presenta il carattere del capro espiatorio, che mette in luce la bassezza dei suoi linciatori.
  4. Sono troppi i cristiani che spargono veleno. Ma chi sparge veleno è un cristiano?
  5. Europa: una tecnarchia che regna su popoli che hanno perso ogni voglia di combattere. Continua a leggere

Oxythyrea funesta

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Su di un fiore di Tagete, a qualche metro dalla porta di casa, colgo due esemplari di Oxythyrea funesta. Bei coleotteri dal nome oscuro che amano il sole.

Letteratura canadese e altre culture 3,5

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Esce il N.5 della terza serie di Bibliosofia Canada – Letteratura canadese e altre culture, a cura di Elettra Bedon e  Giulia De Gasperi.

Il porto dei sogni incrociati

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Romanzo dal plot schematico, costruito quant’altri mai, Il porto dei sogni incrociati di Björn Larsson (1997, trad. it. di K. De Marco, Iperborea 10ª ed. 2013) mantiene tuttavia una sua leggerezza. Lo assimilerei ad un calice di prosecco, ricco di sfumature e ambiguità, con tante bollicine. Il capitano di una nave mercantile, l’occidentale-orientale Marcel, si muove tra un porto e l’altro, suscitando in chi lo incontra nei porti sogni e desideri differenti, come se egli fosse portatore di un’apertura, di un altrove ricco di significato rispetto alla povertà della vita concreta presente, alla solitudine radicale che i quattro personaggi di terraferma sperimentano. Ma la rinuncia ad ogni legame affettivo, ad ogni radicamento, che è la determinazione esistenziale di Marcel, fa sì che l’apertura che egli può donare sia solo nella consapevolezza della natura transitoria dell’esistenza umana, della sua assoluta immanenza, una apertura che può condurre al nulla o ad una modesta uscita dalla solitudine. La cifra del romanzo è un nichilismo sobrio, un placido consentire alle parole di Marcel: “Per me vuol dire che la vita è come la scia di una nave. Un attimo dopo il nostro passaggio, è come se non fossimo mai esistiti”. (p. 224)

La mia religione 15

Giotto croce Ognissanti_1

Καὶ εἰσῆλθεν πάλιν εἰς τὴν συναγωγήν. καὶ ἦν ἐκεῖ ἄνθρωπος ἐξηραμμένην ἔχων τὴν χεῖρα. καὶ παρετήρουν αὐτὸν εἰ τοῖς σάββασιν θεραπεύσει αὐτόν, ἵνα κατηγορήσωσιν αὐτοῦ. καὶ λέγει τῷ ἀνθρώπῳ τῷ τὴν ξηρὰν χεῖρα ἔχοντι· ἔγειρε εἰς τὸ μέσον. καὶ λέγει αὐτοῖς· ἔξεστιν τοῖς σάββασιν ἀγαθὸν ποιῆσαι ἢ κακοποιῆσαι, ψυχὴν σῶσαι ἢ ἀποκτεῖναι; οἱ δὲ ἐσιώπων. καὶ περιβλεψάμενος αὐτοὺς μετ’ ὀργῆς, συλλυπούμενος ἐπὶ τῇ πωρώσει τῆς καρδίας αὐτῶν λέγει τῷ ἀνθρώπῳ· ἔκτεινον τὴν χεῖρα. καὶ ἐξέτεινεν καὶ ἀπεκατεστάθη ἡ χεὶρ αὐτοῦ. Καὶ ἐξελθόντες οἱ Φαρισαῖοι εὐθὺς μετὰ τῶν Ἡρῳδιανῶν συμβούλιον ἐδίδουν κατ’ αὐτοῦ ὅπως αὐτὸν ἀπολέσωσιν.
Entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Continua a leggere

René Girard’s Mimetic Theory

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Uscito in Germania nel 2011, René Girards mimetische Theorie viene pubblicato ora in inglese dalla Michigan State University Press. Wolfgang Palaver offre una panoramica globale del pensiero girardiano, che si raccomanda come approccio per tutti coloro che vogliano attuare un primo accostamento ai temi centrali del pensatore francese. Anche chi è già addentro alle questioni girardiane, tuttavia, potrà trovare qui molti spunti di riflessione e di approfondimento. L’opera è rigorosamente accademica, come dimostrano le 90 pagine di note e bibliografia, e tuttavia di buona leggibilità. Mi pare che tra i temi affrontati spicchi per rilevanza quello del sacrificio, con una modificazione nel tempo dell’atteggiamento di Girard nella sua valorizzazione all’interno della prospettiva cristiana. Riporto un passo su Satana. Continua a leggere

Micronote 27

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  1. L’evoluzione tecnologica accelerata, in mancanza di una corrispondente crescita culturale di massa, non può che condurre alla disoccupazione di massa.
  2. In giro ci sono molti squilibrati, potenzialmente violenti, e per nulla eterodiretti.
  3. Forse sarebbe meglio che le alte cariche dello Stato non twittassero. E misurassero sempre le parole.
  4. Gli Italiani sono gente emotiva e impressionabile, portata al melodramma, al mix di fatalità e congiura. Molti di loro sognano guadagni facili e veloci, e dalle dure repliche della vita sono portati rapidamente alla disperazione, allo sconforto, al gioco e infine ad atti violenti. L’ethos nazionale è fragile, lo Stato rapace. Gli onesti sono pochi, gli altri accusano di disonestà tutti quelli che hanno più denaro e potere di loro.
  5. Un buon ministro nell’attuale congiuntura parla poco e fa molto. Continua a leggere

Sacrificio umano nella Bibbia

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Di sacrifici umani nella Bibbia vi sono numerose tracce. Tralasciando la nota vicenda di Isacco e delle sue innumerevoli interpretazioni, non mancano elementi che rimandano alla pratica del sacrificio fondatore, diffusa in tutto il mondo. Ad esempio, in Giosuè 6, 26: – In quella circostanza Giosuè fece giurare: «Maledetto davanti al Signore l’uomo che si alzerà e ricostruirà questa città di Gerico! Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne erigerà le porte!». Cui segue, completando la vicenda, I Re 16, 34:  – Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.

Qualsiasi sacrificio, anche quello fondatore, esprime una logica, che è sempre la stessa: se vuoi ottenere qualcosa dalla divinità, devi a tua volta offrirle qualcosa. Se vuoi una cosa importante devi darle una cosa importante, e dare alla divinità è sacrificare. L’offerta che vale ha sempre carattere sacrificale. Questa logica si può osservare anche nel cristianesimo, e in particolare nel cattolicesimo, massime in quello popolare. Dal sacrificio non si esce, non ne escono nemmeno gli illuministi e i liberali, anche se non se ne accorgono. La differenza che Gesù mette definitivamente in luce, l’unica, è quella tra il sacrificio dell’altro da sé, finalizzato alla potenza del sé e alla sua autoconservazione, e il sacrificio di sé, libero dall’egoità, dall’autocompiacimento e dal masochismo, puramente animato dall’amore verso l’altro da sé, che nulla chiede per se stesso, e che offre molto, o tutto, anche se sa che non ne ricaverà nulla.

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