René Girard’s Mimetic Theory

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Uscito in Germania nel 2011, René Girards mimetische Theorie viene pubblicato ora in inglese dalla Michigan State University Press. Wolfgang Palaver offre una panoramica globale del pensiero girardiano, che si raccomanda come approccio per tutti coloro che vogliano attuare un primo accostamento ai temi centrali del pensatore francese. Anche chi è già addentro alle questioni girardiane, tuttavia, potrà trovare qui molti spunti di riflessione e di approfondimento. L’opera è rigorosamente accademica, come dimostrano le 90 pagine di note e bibliografia, e tuttavia di buona leggibilità. Mi pare che tra i temi affrontati spicchi per rilevanza quello del sacrificio, con una modificazione nel tempo dell’atteggiamento di Girard nella sua valorizzazione all’interno della prospettiva cristiana. Riporto un passo su Satana.

«L’interpretazione mimetica di Satana esplica questo significativo argomento cristiano in un modo che evita da un lato la lettura del diavolo come un “anti-dio” esistente e, dall’altro, la comune pratica teologica dell’accantonamento del concetto di Satana come mera superstizione. Entrambe queste false percezioni debbono essere evitate. Il freudiano Il disagio della civiltà illustra il primo pericolo, in particolare laddove Freud si riferisce alla prima funzione del “Diavolo cristiano” come una “scusante per Dio: in questo modo egli economicamente avrebbe la funzione di scarico che ricade sull’Ebreo nel mondo degli ideali ariani”. Tali interpretazioni del diavolo come persona o entità reale possono trasformarlo in un capro espiatorio con una funzione di discolpa non per Dio – come argomenta Freud – ma piuttosto per l’uomo stesso. Satana incarna sia le rivalità mimetiche  che le reciproche accuse di cui gli umani cercano di purificarsi mediante il processo di vittimizzazione. Come entità personale, Satana esprime la presenza di capri espiatori reali, le vittime della violenza collettiva, così come l’obiettivo reale della folla persecutoria. Infine, il diavolo non è null’altro che la mimesi che può essere vista come il concreto soggetto desiderante implicato nel ciclo mimetico. Egli incarna la dinamiche mimetiche operanti tra soggetto e modello […] senza mai assumere un essere personale separato. Egli è mimesi pura o, in altre parole, la scimmia di Dio. La sua essenza è l’assenza di essere, che tenta di annidarsi nelle relazioni mimetiche delle creature di Dio.» (pp. 260-261)

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