Homo necans

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Col progresso della coscienza le civiltà superiori esigono una serietà assoluta, il sacrificio umano effettivamente compiuto. La massima espressione del potere statale fu pertanto la pena di morte; la notevole corrispondenza tra l’esecuzione capitale del criminale come festa pubblica e un rituale sacrificale è stata più volte descritta. Nei tempi antichi la pena di morte non minaccia tanto l’assassino profano quanto chi infrange comandamenti religiosi, calpesta un recinto “inaccessibile”, entra, non consacrato, nella casa dei misteri o depone un ramoscello su un falso altare. Il tabù diviene addirittura il pretesto per trovare vittime allo sfogo della sacra volontà di distruzione.

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Ben più seria è l’altra forma, quella di dirigere l’aggressività verso l’esterno e di integrare grandi masse umane nello scatenamento di una collettiva furia bellicosa: la guerra. La storia, da quando ci diventa nota, è una storia di conquiste e di guerre. A partire da Tucidide, la storiografia cerca di comprendere questo fatto nella sua necessità e di renderlo, ove possibile, prevedibile; oggi comunque abbiamo più chiaramente di prima dinanzi agli occhi il carattere irrazionale e coatto di questi meccanismi comportamentali. La guerra è rituale, autorappresentazione e autoconvalida della società maschile che si stabilizza nell’incontro con la morte, in una ostinata disponibilità alla morte e nell’ebbrezza della sopravvivenza. Questo è così profondamente radicato nello sviluppo delle forme di potere e dei valori dellaa società, che anche oggi, dopo che la meccanizzazione della guerra a distanza ne ha svelato l’assurdità e al posto della solidarietà tende a produrre l’effetto contrario, una sua estinzione appare ancora estremamente remota.
Per il mondo antico, caccia, sacrificio e guerra sono “simbolicamente” interscambiabili: il faraone è cacciatore, sacrificante o guerriero, così come Eracle. Sui rilievi funerari il giovane greco appare come cacciatore, guerriero o atleta. Gli accenti differiscono certo a seconda della realtà sociale: il coltivatore sembra vivere di preferenza nel rito sacrificale; gli allevatori nomadi, che malvolentieri decimano con lo sgozzamento la loro superba proprietà, diventano guerrieri conquistatori.

Walter Burkert, Homo necans. Antropologia del sacrificio cruento nella Grecia antica, Boringhieri 1981.

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