Il libro delle parabole

Il libro delle paraboleIl sottotitolo di questo romanzo di Per Olov Enquist del 2013 (trad. it. di K. De Marco, Iperborea 2014) è un romanzo d’amore. Ma è un sottotitolo ingannevole: il libro è una sorta di gemmazione del più ampio Un’altra vita, di cui mantiene la sostanza di autobiografia, ma esplora le motivazioni dell’impossibilità della scrittura di un romanzo d’amore da parte dello stesso Enquist. Allo stesso modo si potrebbe definirlo un romanzo sull’attesa della morte, con gli amici anziani dello scrittore anziano che in molti hanno già varcato il fiume, mentre altri lo attendono presso le sue sponde. Due sono i poli: da un lato il rapporto tormentato con l’eros, segnato da una mistica iniziazione sessuale di Enquist quindicenne da parte di una solitaria e misteriosa cinquantenne, episodio che lo segna per sempre; dall’altro il rapporto col cristianesimo rigoroso della madre, una dimensione che lo scrittore oltrepassando il piano autobiografico ha esplorato splendidamente ne Il viaggio di Lewi. Lo sfondo culturale è molto svedese e molto protestante, e alcune sfumature sono comprensibili solo da chi abbia una qualche idea di quei movimenti di Risveglio che hanno animato, problematicamente, l’estremo nord dell’Europa.

Trattato del ribelle

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 jun.jpgL’eterna dialettica dei pochi e dei molti, di questo si tratta qui, nel Trattato del ribelle di Ernst Jünger (Der Waldgang, 1980, trad. it. di F. Bovoli, Adelphi 1990, 10ª edizione 2007). Waldgang è la via del bosco, Wald, e il titolo italiano non mi piace, rende scolastico ciò che appartiene ad un’altra orbita. Un’orbita fortemente germanica, e profondamente reazionaria (dove reazionario non è connotato negativamente).La libertà piena è dei pochi, e quella dei molti ne è derivazione secondaria, questo è il senso di questo libro. Non è un caso che il modello della libertà che qui Jünger tematizza sia quello del proscritto dell’antica Islanda, dell’uomo bandito che diviene eroe selvatico, che vive fra gli animali e nella natura. Imboscato, che in Italia, terra anti-silvana per eccellenza, suona negativissimo, non può avere senso spregiativo nella lingua dei popoli che, come ha meravigliosamente scritto Elias Canetti, hanno negli…

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Micronote 41

zab1. Purtroppo non esiste la coscienza in sé, uguale per tutti gli individui in ogni tempo e luogo. Le coscienze si formano fin dall’infanzia, nella famiglia, nella scuola, e nelle relazioni. Le coscienze non producono spontaneamente etica come le api secernono il miele. E in una società in cui tutti i punti di riferimento stanno crollando è inevitabile che venga a mancare un’etica comune di riferimento. In altre parole, siamo spacciati.

2. Un postulato: qualsiasi terapia dell’autismo venga offerta alle famiglie, per quanto bislacca e priva di evidenza scientifica e di seri fondamenti sperimentali, troverà sempre un certo numero di sostenitori convinti, appassionati, e talvolta fanatici. Vale per tutte le terapie, per tutte le ricette, per tutte le fedi.

3. La verità fondamentale del Cristianesimo è questa: il fatto di amare quelli che stanno per crocifiggerti non gli impedirà di crocifiggerti. Il Cristianesimo consiste nell’amare quelli che ti crocifiggono, e nel perdonarli perché non sanno quello che fanno, non nel dire che in fondo tutti sono buoni e basta accogliersi e parlarsi. Per questo, il Cristianesimo è umanamente impossibile.

4. Nelle  polemiche sulll’art.18, si vede all’opera il pensiero riduzionista, che ha un disperato bisogno di ridurre le cause ad una, possibilmente legata ad un capro espiatorio da dare in pasto alla massa. Purtroppo la realtà è complessa e “strikes back”.

5. Mai dal secondo Ottocento si sono viste in Occidente tante barbe (in tutte le fasce d’età, quella sessantottesca era generazionale). Basta guardare i maschi della pubblicità: gli sbarbati sono una infima minoranza. E il motivo è chiaro: nell’indifferenziazione odierna la barba è l’unico elemento sicuramente maschile interdetto alle donne. Almeno a quelle che vogliano restare tali.

6. La crisi educativa del nostro Paese è tutta qui. L’assenza di una cultura della responsabilità. Dio chiede a Caino “Dov’è tuo fratello?”, noi rispondiamo “Sono forse il guardiano di mio fratello?”. Che nel linguaggio corrente equivale a: “Chi se ne fotte?”

7. Vedendo quel che accade in Senato, ascoltando le voci dei senatori, le volgarità e stupidaggini che escono dalle loro bocche, e guardando i loro gesti infantili e volgari, non si può non pensare che l’unico argomento che si addice loro sia il calcio. Infatti non percepiscono nemmeno la differenza tra il luogo in cui stanno per mandato elettorale e quello cui è diretto il loro vero interesse. Essi sono, anche in ambito politico, puri tifosi, e in questo sono degni rappresentanti di un popolo che ha perduto ogni dignità e ogni moralità.

8. Berlusconi, Grillo, Renzi: tre differenti incarnazioni della menzogna organica, che il sistema Italia produce senza sosta.

9. La cultura radical-borghese è incredibile: decenni di lotte per disgiungere amore e matrimonio (la tomba dell’amore) e per demolire l’ideologia della famiglia, e ora lotta per garantire ai gay il diritto che il loro amore sia riconosciuto col matrimonio. C’è da perdersi.

10. Anche al di fuori di un contesto religioso dichiarato, sempre gli umani cercano senza sosta nuove colpe e responsabilità di altri umani.

11. Il nostro mondo mediatico-immaginale penalizza severamente la serietà, escludendola – come “seriosità” – dall’ambito del visibile, ed esalta acriticamente, di contro, da un lato la leggerezza, e dall’altro, perversamente e con falsa coscienza, la crudeltà. Lo sanno bene anche i tagliatori di teste del Califfato.

12. La sconcertante sensazione che qualcosa nella Chiesa non vada, nel profondo. Questi preti che si danno un gran da fare, che muovono mari e monti, forse alla fine incontrano sempre lo spirito di Mammona.

13. Ci sono i club “Forza Silvio” e i fan inneggiano a Silvio, Matteo, ecc. È lo spirito dei tempi. Le bariste sconosciute dicono “ciao” al cliente sessantenne… Lo chiamo “il mondo della falsa prossimità”.

14. C’è un oscuramento generale della razionalità politica, e la legge è un fantasma irreale che si evoca a proprio piacimento. Marino incarna lo spirito relativistico e pressapochistico dell’Italia di oggi. Alla fine in questa prospettiva prevale la forza.

15. Se nessuna cultura umana è superiore alle altre o migliore delle altre, ma si può parlare solo di differenze, questo deve valere anche rispetto al passato, e si deve affermare che la cultura greca, basata sulla schiavitù e sulla subordinazione della donna, era diversa dalla nostra, ma non inferiore. Lo stesso per la cultura del nostro medioevo. Lo stesso per la cultura islamica. Ma se è così io ho tutto il diritto di dire che preferisco una società in cui il matrimonio tra persone dello stesso sesso sia ritenuto un abominio, perché se non esiste migliore e peggiore, ma solo differente, ogni scelta è possibile e lecita. Io invece penso che la categoria peggiore-migliore sia inevitabile, e che il pensiero attuale su questi temi sia sostanzialmente auto-contraddittorio e aporetico.

16.  Bisognerebbe trattare la scrittura di poesie come si trattano i reati, e parlare di presunta poesia e presunto poeta, finché non sia passata una generazione, diciamo.

17. Un fenomeno interessante da numerosi punti di vista (antropologico, sociologico, ecc.) che riguarda i social media è questo: l’emergere di una massa di persone che, non sapendo nulla di alcuna materia, ed essendo totalmente inconsapevoli della propria abissale ignoranza e dei propri limiti umani e caratteriali, si accaniscono a discutere di ciò che non conoscono, si impancano a maestri, e impartiscono lezioni al mondo pontificando di questo e di quello, e soprattutto esprimono un insano irreprimibile bisogno di denunciare e linciare capri espiatori di ogni sorta. I social media sono la più potente struttura ideata dagli umani per far circolare il risentimento generando rivalità. Non è detto che questa funzione sia a priori negativa.

18. La tragedia dell’umanità è qui: che per salvare l’umanità dall’orrore a volte bisogna combattere e uccidere.

19. Trovatemi un ordinamento giuridico nel quale l’amore tra due persone sia condizione necessaria perché possano contrarre matrimonio. Non lo trovate? Dunque il matrimonio non si fonda sull’amore.

La gamba del Felice

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bia.jpgSono molti i motivi che rendono interessante e degno di ragionamento il breve ma succoso libro La gamba del Felice di Sergio Bianchi (Sellerio, Palermo 2005): dalla narrazione costruita per piccoli quadri alla mimesi dell’italiano semplice di un narrante popolare. Ma sono due gli aspetti della realtà che si evidenziano e che mi colpiscono in quest’opera: la rapidità del mutamento sociale e ambientale in Italia dagli anni Cinquanta ai Settanta, e la sparizione della cultura contadina, col mutamento antropologico corrispondente.
Ricordo bene, dal canto mio, la campagna veneta della fine degli anni Cinquanta, i contadini veneti poveri, la miseria di molte abitazioni rurali, quel tipo di vita che mi impressionava quando dalla mia Venezia andavo a trovare i parenti di campagna. Quel mondo, quel tipo di rapporto alle piante e agli animali, quella radicale alterità rispetto alla vita urbana, sono scomparsi, cancellati. Nel libro di Bianchi questo evento è reso…

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Ipazia, scena XV

91eZc+mnoCL._SL1500_Lungo la corrente del Nilo scende Filemone coi suoi nuovi compagni, i goti. Una dopo l’altra, lungo le rive, appaiono antichissime città, ora ridotte a villaggi. Anche i campi sembrano aver perso la fertilità, oppressi dallo sfruttamento romano e dal malgoverno. È sera quando imboccano il grande canale di Alessandria. Scivolano tutta la notte tra le ombre stellate del lago Mareotide, e all’alba si trovano tra le innumerevoli alberature e i rumorosi moli del più grande porto del mondo.

Questo per il giovane monaco è il primo volto del mondo. Folla variopinta di stranieri, frastuono di lingue diverse, dalla Spagna alla Crimea, immense pile di mercanzia, mucchi di grano, massicce sagome di navi granarie dalle alte murate. Vedendo queste cose, e molte altre, Filemone pensa che il mondo a prima vista non sembra meritare solo disprezzo, come gli avevano insegnato i fratelli del deserto. Gruppi di schiavi neri davanti a mucchi di frutta. Ridono e chiacchierano sul molo, in attesa di ordini. Loro certo non pensano che essere stati tolti alla fatica nei campi per questa vita nella città sia stato un cambiamento in peggio… Filemone distoglie lo sguardo da questa vanità. Ma ovunque lo posa, lo sguardo accoglie una nuova vanità. Si sente oppresso dalla moltitudine di cose nuove, stordito dal chiasso. Fatica a concentrarsi abbastanza per cogliere la prima occasione di fuga. Ma lo sforzo gli riesce, e approfittando della folla e della confusione tenta di allontanarsi dalla pericolosa compagnia.

Ehi là! ruggisce Smid l’armiere, inseguendolo. Non te ne stai mica andando via senza un saluto?

Fermati qua con me, ragazzo! dice il vecchio Wulf. Io ti ho salvato, e tu sei un mio uomo.

Filemone si gira. Esita. Io sono un monaco, dice, un uomo di Dio.

Puoi esserlo ovunque. Io farò di te un guerriero.

Filemone pensa che in Alessandria gli serviranno molte più armi spirituali di quelle che gli bastavano nel deserto. Le armi della mia guerra, risponde al goto, non hanno a che fare con la carne e il sangue: sono la preghiera e il digiuno. Lasciami andare! Io non sono fatto per il vostro genere di vita. Ti ringrazio e ti benedico, signore. Pregherò per te. Ma lasciami libero!

Ruggisce uno dei goti: Dannato cane vigliacco! Principe Wulf, perché non hai lasciato che lo sistemassimo a modo nostro? Dovevi aspettartela una gratitudine del genere da un vile monaco!

Devo finire di divertirmi con lui, dice Smid. E scaglia un’ascia mirando alla testa di Filemone. Ma il giovane ha riflessi fulminei e la schiva, e l’ascia sbatte contro un muro di granito.

Bella schivata, dice freddo Wulf. Marinai e donne del mercato si mettono a gridare. Accorrono funzionari, agenti e guardie del porto. Ma l’Amalo dalla poppa della nave tuona: Non preoccupatevi, ragazzi! Noi siamo solo un gruppetto di goti, e stiamo anche andando a rendere visita al prefetto

Siamo solo goti, cari amici cavalcatori di somari, gli fa eco Smid. A quel nome temibile tutti cercano di apparire tranquilli, e si ricordano di avere pressanti impegni altrove.

Lasciatelo andare, dice Wulf, lasciate che il ragazzo se ne vada. Io non ho mai riposto totale fiducia in un uomo, mormora a se stesso, ma questo mi ha davvero deluso. E da lui non devo aspettarmi null’altro. Andiamo, gente, andiamo a sbronzarci!

Ora che potrebbe andarsene, ovviamente, Filemone desidererebbe restare. In ogni caso, sente l’obbligo di tornare indietro a ringraziare i suoi ospiti. Torna veloce, e trova Pelagia col suo gigantesco innamorato. Stanno salendo su una portantina. Filemone si avvicina con gli occhi bassi alla bellissima donna occhi di basilisco, e riesce a dire qualche parola convenzionale di saluto. Lei subito gli rivolge un ammaliante sorriso. E gli dice: Prima di andartene, dicci qualcos’altro di te. Tu parli un greco così bello, che sembra ateniese puro. È così piacevole udire di nuovo il proprio accento… Sei mai stato ad Atene?

Da bambino… ricordo qualcosa…

Cosa ricordi? chiede Pelagia, evidente ansia.

Una grande casa in Atene. E una grande battaglia. Un caos. E di essere venuto in Egitto su una nave.

O Cielo! esclama Pelagia, e dopo una pausa: Che strano. Ragazze, chi ha detto che lui mi assomiglia?

Non volevamo offendere nessuno, se l’abbiamo detto era per scherzo, sussurra una delle ancelle.

Mi assomiglia! Tu devi venire da noi. Io ho qualcosa da dirti… Devi assolutamente venire da noi!

Il tono della donna rivela un fortissimo interesse, e Filemone lo fraintende. Non si ritrae, ma fa un gesto involontario di riluttanza. Pelagia ride. Non essere così vanitoso da immaginarti chi sa cosa, ragazzino, ma vieni da noi! Pensi forse che io sappia parlare solo di argomenti frivoli? Io abito… e nomina una strada alla moda. Filemone in cuor suo fa voto di non accettare l’invito, ma non può evitare di prender nota di quel nome.

Lascia quel pazzo, vieni via, ringhia l’Amalo dalla portantina. Non starai mica pensando di farti monaca?

Certo che no, almeno finché nel mondo ci sarai tu, l’unico vero uomo che io abbia mai incontrato, risponde Pelagia salendo agilmente sulla portantina. Mostrando maliziosamente una bellissima gamba, una freccia per Filemone, come fanno coi loro archi i Parti in ritirata. Ma Filemone non vede, è già stato travolto da una folla indaffarata e allegra, tra cesti, casse e gabbie di uccelli. Vuole solo andarsene, in mezzo a quella Babele, e trovare la strada verso la casa del patriarca. Deve chiedere a qualcuno.

Silenzio

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 panik1.jpgL’imperativo “silenzio!” è presentissimo sulle labbra degli insegnanti. Dalla prima elementare (prima primaria, ora?) alla quinta superiore. Pronunciato spesso con una rabbia mista a rassegnazione, è l’imperativo pronunciato da coloro che non hanno saputo mostrare il silenzio, a suo tempo, ai bambini con un atto ostensivo, e da coloro che non sanno mostrarlo neppure agli allievi più grandi. Ciò che non è mostrato, spiegato, non può essere appreso. C’è del resto silenzio e silenzio. C’è il silenzio buono degli allievi presi dalla lezione e attenti, persuasi, e quello momentaneo e non convinto dei ragazzi impauriti; c’è quello amorfo degli allievi disinteressati che non osano chiacchierare ma lo farebbero volentieri, e quello teso degli inizi di un compito; c’è quello sospeso che si crea nel momento in cui entra un insegnante nuovo e quello che precede l’annuncio dei voti assegnati: molte qualità differenti. Ma in genere nelle nostre classi il…

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La dolce morte non è una performance

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occhio_telecameraSi può morire in molti modi. Si può anche scegliere di morire in molti modi. Avuta notizia di un cancro al cervello in fase avanzata, e saputo che le restavano pochi mesi di vita, Brittany Maynard, di anni 29, ha scelto di morire. Ha stabilito una data, ha reso pubblica la data, ha veduto insieme col marito il Grand Canyon, suo ultimo desiderio, e dopo un breve ripensamento di pochi giorni, si è tolta la vita, prima che il cancro distruggesse quel che le restava da vivere. Prima di soffrire troppo.

L’aspetto legale della vicenda è ovviamente legato all’assistenza prestata a termine di legge nello Stato dell’Oregon, dove il suicidio assistito è consentito, e dove il caso di Brittany è dunque solo uno fra molti. Ma la vicenda non avrebbe raggiunto l’opinione pubblica se fra la possibilità offerta dalle leggi dello Stato dell’Oregon e la decisione di Brittany, fra il…

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Proconsul

amnh2 Da sinistra, Shivapitekusu, proconsole

Nella mente di ogni persona adulta abitano parole che richiamano aspetti e scene della fanciullezza, diciamo dei primi dieci anni di vita. Per lo più si tratta di parole comuni, talvolta interessanti solo per l’accento con cui venivano pronunciate da qualcuno, o per il contesto. Le più interessanti sono quelle strane, desuete, poco frequentate. Un esercizio piacevole è andare a ripescarle, anche se spesso riemergono spontaneamente, come ben si sa. Sono sempre legate ad immagini e sensazioni che colpirono la nostra fantasia di bambini. Negli anni Cinquanta mio padre comprava regolarmente il settimanale Epoca, che conteneva spesso articoli di divulgazione scientifica, con illustrazioni. Quando avevo sette od otto anni, uscì una serie sulla preistoria,  che potei leggere, e che rilessi poi per anni (mio padre faceva rilegare gli inserti). Un termine tra gli altri mi si fissò nella mente: proconsul.  Proconsul africanus, un primate del miocene, presentato come un remoto antenato dell’uomo. Ricordo anche che non fu possibile parlarne coi compagni di classe, scarsamente interessati alla paleontologia. Non essendo autistico, tuttavia, capivo le loro ragioni. Condividevamo molti altri interessi.

Sulla caccia

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scru.jpg“La mia vita è divisa in tre parti: ero disgraziato nella prima, a disagio nella seconda e a caccia nella terza.” Comincia così, in questo modo folgorante, il libro di Roger Scruton Sulla caccia (On Hunting, 1998, trad. it. di D. S. Panconesi, Editoriale Olimpia 2007). Non è tuttavia un testo sulla caccia in generale, ma su quella, contestatissima e infine abolita recentemente, alla volpe. Una caccia a cavallo, con mute di cani, che costituiva un momento fondamentale, e in un certo senso fondante, della vita della campagna inglese.
Scruton da animale cittadino si converte alla vita di campagna e alla caccia a cavallo. Questa è in effetti una sorta di autobiografia, in cui sono presenti alcuni dei temi polemici principali di Scruton, ma anche pagine che potrebbero stare in un romanzo, tanto sono narrativamente persuasive. Fra tutte, le più belle sono quelle della conversione. Scruton ha…

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Altre notti

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Altre notti di Muhammad al-Busati (Layàl ukhra, 2000, trad. it. di P. Zanelli, Jouvence 2003) è un romanzo che all’inizio ti lascia perplesso per due fondamentali motivi: in primo luogo perché, ambientato al tempo di Anwar al-Sadàt, non sembra cogliere affatto il problema islamico che cova nelle viscere dell’Egitto; in secondo luogo, avendo come protagonista una giovane donna intellettuale, non ne mostra alcuna modificazione nel corso della storia, che la vede sempre uguale, nella sostanza e nella visione del mondo, dall’inizio alla fine.
Cominciamo da questo punto. Che i personaggi di romanzo debbano modificarsi, svilupparsi nel corso della storia narrata è una convenzione narrativa. Vi sono storie in cui i personaggi propriamente non si sviluppano se non alla superficie, o per nulla, per le più varie ragioni. E vi sono storie in cui i personaggi non mutano per scelta dell’autore. Del resto, questo di al-Busati è un romanzo…

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